- Item
- AIAC_249
- Name
- Lavagnone
- Date Range
- 2077 BC – 1200 BC
- Monuments
- Settlement
Seasons
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AIAC_249 - Lavagnone - 2005Gli scavi del bacino torbificato del Lavagnone, intrapresi dal 1989, mirano ad una precisa definizione della cronologia e della tipologia degli abitati, soprattutto del Bronzo Antico. Nel BA, le strutture abitative emergono come un fitto campo di pali: si distinguono l’impianto delle palificate più antiche (2010-2008±10 BC) del BA IA (Lavagnone 2), e l’abitato su plinti (1984±10-1916±10 BC) del BA I B (Lavagnone 3). I livelli sono caratterizzati da scarichi (prevalentemente ceramiche e resti di pasto) da strutture abitative; notevoli alcuni resti di intrecci vegetali. In corrispondenza di un altro settore, allineamenti di pali (fase Ia: 2080-2067±10 BC e sottofasi Ib/c: 2048, 2032±10 BC) potrebbero verosimilmente costituire una delimitazione del villaggio palafitticolo nel tratto verso la sponda nord-orientale, dove la base del deposito ha restituito resti di una struttura interpretata come una timber trackway, cronologicamente coerente con le strutture palafitticole (impianto 207710 BC; intorno al 2048 e 2010-200810 BC successivi interventi). Al Lavagnone la fondazione dell’abitato, con l’impianto delle palafitte, la realizzazione della trackway e forse di una palizzata, sembra configurarsi come un intervento di pianificazione e organizzazione degli spazi e confermerebbe che, inizialmente, l’opzione di un insediamento spondale venne scartata, privilegiando aree almeno periodicamente esondate. Il BM è il periodo di maggiore espansione dell’insediamento. Sono stati indagati contesti di BM I in tutti i settori di scavo aperti; è del BM II A una capanna costruita a livello del suolo, con perimetro rettangolare (m 13x6), al cui interno si individua un focolare. L’occupazione durante il BM II B è ancora attestata, tra l’altro, da lembi di strutture presso la sponda nord-orientale e presso il centro del bacino. Lo studio paleoambientale mostra un passaggio brusco dalla foresta naturale a un paesaggio antropogenico caratterizzato da colture, pascoli, prati e di aree forestate di ridotta estensione. Dati preliminari sui resti faunistici riferiscono di una minima incidenza di fauna selvatica rispetto a quella domestica (superiore al 90%), con una predominanza di ovi-caprini. La base documentaria è costituita da molto materiale in osso e corno, notevole anche per ciò che riguarda le tracce di lavorazione e uso. (Raffaele C. de Marinis, Marta Rapi)
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AIAC_249 - Lavagnone - 2008_Settore E, luglio 2008_ Il settore denominato E, aperto per la prima nel 2007, ha una superficie totale di 126 m2. Lo scavo ha proseguito l’indagine dei livelli del Bronzo Medio avanzato. Si asportava l’US 3013, in cui sono stati rinvenuti un vago d’ambra, un frammento di tazza del cd. tipo Isolone, una piccola spatola in corno di cervo con impugnatura distinta e parte lavorante a paletta quadrangolare, una fusarola con la base decorata a denti di lupo incisi e alcune anse pertinenti a tazze-attingitoio. Al di sotto appariva quasi l’US 3006, dove è emersa una chiazza di limo giallo e ghiaia di aspetto cumuliforme, caratterizzata dalla presenza sulla superficie di concotti a faccia piana spalmata di pigmento bianco. A distanza di qualche metro verso Est, lungo la parete Sud dello scavo, affiorava un’altra struttura cumuliforme, probabile residuo del degrado di strutture in battuto limo-ghiaioso che insistevano sulla superficie di US 3006=3044 e 3015. In US 3039 è stato rinvenuto un pettine in corno di cervo, del tipo con piccola presa quadrangolare forata e decorato su tutta la superficie a occhi di dado, delle fasi centrali della media età del Bronzo. Alla base di US 3015 emergevano uno strato di sabbia bruna e un’area di ghiaia sciolta in cui vengono individuate tre buche. Nello strato 3006/3044 è stato rinvenuto un pettine in corno di cervo, due piccole spatole frammentarie e un lungo punteruolo in corno di cervo, un affilatoio in pietra, diversi frammenti di tazze con anse sopraelevate e di tazze tipo Isolone. Sotto l’US 3006 apparivano gli strati di limo torbificato marrone scuro (US 3041/3054), e un accumulo di limo nocciola compatto (3061) che sembrava essere delimitato da grosse pietre. In questa fase dello scavo risultavano esposti i livelli di accrescimento (US 3065 e 3041), mentre cominciavano ad affiorare livelli sottostanti (US 3062: strato ghiaioso, US 3043: strato di limo carbonioso e sabbia gialla, US 3057: cumulo ghiaioso giallo, e US 3058, strato formato da ciottoli sciolti). L’US 3041 ha restituito un frammento di crogiolo e un ugello da mantice, una lama di pugnale in bronzo di forma triangolare con base semplice trapezoidale fornita di due grossi ribattini di grosso spessore e con grande capocchia a calotta, mentre un terzo ribattino di minori dimensioni era collocato al centro della base, una ventina di anse di capeduncole, la maggior parte con sopraelevazione ad espansioni laterali coniche e a corna tronche, alcune di tipo lunato. Il pugnale e le anse indicano un orizzonte cronologico delle fasi centrali della media età del Bronzo (BM II B). L’unità stratigrafica principale sottostante è uno strato di limo molto scuro (US 3043) con frequenti carboniche copriva il sottostante strato di sabbia sciolta (US 3040). Sempre nella zona a contatto con il settore C si evidenziava una gettata fortemente antropizzata (US 3070) composta da grossi accumuli di cenere e frequente ceramica, che colmava un avvallamento dello strato sottostante marcato da cocci in scivolata. Tra i materiali rinvenuti si segnala una perla di ambra. L’US 3043 ha restituito una quindicina di anse del tipo a espansioni laterali e a corna tronche e due anse ad apici leggermente espansi e una a gomito che sembrerebbe riferibile a fasi più antiche. L’analisi preliminare dei materiali rinvenuti e la sequenza stratigrafica indagata nel settore E sembrano indicare l’esistenza di lacerti di strutture e livelli databili a fasi avanzate del Bronzo Medio, in particolare al BM II B. A favore di questa datazione depongono la tipologia delle sopraelevazioni delle anse, la maggior parte a espansioni laterali a muso animale e il pugnale in bronzo tipo Bacino Marina dall’US 3010. Inoltre, sono meno frequenti le anse a corna tronche e del tutto assenti quelle ad ascia (un solo esemplare dal terreno agrario).
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AIAC_249 - Lavagnone - 2011La campagna 2011, svoltasi dall’11 luglio al 5 agosto, ha interessato i settori D ed E. Il settore D, vicino alla palude al centro del bacino e al punto di prelievo dei carotaggi per indagini paleoambientali, è stato aperto nel 2007 per ottenere un riscontro stratigrafico alla sequenza degli orizzonti distinguibili nelle carote. È un piccolo saggio (m 5x5) ove le operazioni di scavo sono fortemente ostacolate dalla ingente ingressione d’acqua. Lo scavo ha interessato la parte sommitale del deposito individuando una serie di strati caratterizzati da una lieve pendenza E-W, probabilmente una zona di sponda soggetta ad interventi antropici segnati da apporti ghiaiosi. Le dimensioni dell’area limitano la comprensione degli aspetti strutturali, ma si segnala la consistente presenza di elementi lignei: pali verticali (spesso con testa piegata e spezzata) ed anche legni in giacitura orizzontale, come rilevato asportando US 4012, caratterizzata da un intrico di elementi lignei sovrapposti. I livelli indagati si riferiscono ad un orizzonte di avanzato Bronzo Medio (BM III), fatto di rilievo nel contesto in esame e nell’intera finestra regionale benacense, dove questo orizzonte è scarsamente documentato attraverso scavi stratigrafici; indicatori cronologici sono un’ascia in bronzo ad alette mediane e alcune ceramiche (tra cui un’ansa con espansione semicircolare e profonda insellatura, un’ansa con appendici coniche laterali ed un’ansa a corna tronche con profonda insellatura). Il settore E è stato aperto nel 2007 tra i settori A/Perini e C, per raccordarne le sequenze; la campagna 2011 si è limitata alla porzione occidentale del settore e più prossima al settore A (quadr. D-M /19-26, per un totale di 64 mq). L’intervento ha riguardato livelli interpretabili come stesure antropiche di bonifica, caratterizzate da ciottoli in matrice, di evidente apporto artificiale, e da numerosi reperti tra cui ceramiche frammentate in situ. Approfondendosi, il deposito assume carattere anaerobico ed infatti è a partire da questa quota che affiorano testate di pali verticali. Si rileva un allineamento nei quadr. D21-23, la cui associazione potrà essere avvalorata con analisi dendrocronologiche. Dal punto di vista cronologico, si anticipano alcune considerazioni preliminari sui contesti più significativi per quantità di reperti. L’US 3073 corrisponde ad un assemblage caratterizzato dalla prevalenza di anse a corna tronche, riferibile al BM IIA; questo orizzonte era già stato individuato al Lavagnone (settore B), ma il complesso del settore E è più consistente e stratigraficamente affidabile. Il sottostante strato segna una fase di transizione BM IIA/BM I: alle anse a corna tronche si accompagnano tipologie più arcaiche: anse ad ascia, a T; si segnalano un frammento di capeduncola con ansa a flabello (confrontabile con esemplari noti a sud del Po: Chiaravalle della Colomba –PC, La Braglia –RE, o con anse ad ascia tipo Monate-Mercurago, riferibili al BM I) e una parete di biconico con enorme ansa a bottone, elemento finora ritenuto esclusivo del Bronzo antico.
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AIAC_249 - Lavagnone - 2012La campagna 2012 rappresenta la continuazione degli interventi dell’Università degli Studi di Milano, in corso dalle precedenti stagioni; ha interessato i settori D ed E, dove le indagini sono volte alle più recenti fasi di occupazione nel bacino. Gli orizzonti di Bronzo Medio pieno e finale che attualmente emergono nei settori D ed E sono stati finora riscontrati al Lavagnone solo in maniera limitata, da livelli superficiali fortemente erosi presso la sponda nord-occidentale (settore B) e da un piccolo sondaggio di Renato Perini verso la sponda sud-orientale. Più in generale, anche nell’intera finestra regionale benacense queste fasi sono scarsamente documentate attraverso scavi stratigrafici, pertanto le ricerche in corso possono contribuire ad una più compiuta definizione del quadro del popolamento in ambito gardesano, relativamente alle fasi successive a quelle ben più note della antica età del Bronzo. Il contesto restituisce inoltre reperti culturali che si prestano a stabilire connessioni con il settore padano di _facies_ terramaricola. Presso il settore D, di m 5x5, il contesto è di tipo anaerobico, fortemente intriso d’acqua per la vicinanza alla palude residuale. L’indagine ha interessato una serie di livelli di matrice limosa torbificata, di colore bruno, ricchi di sfasciume ligneo e, talvolta, con frammenti ceramici al tetto; nella parte più occidentale dell’area di scavo il deposito presenta una pendenza da E verso W e si caratterizza per l’alternanza di strati di sabbia grossolana di colore grigio-giallastro, ricchi di macroresti vegetali (corniolo, ghianda, mora...) e strati limo-sabbiosi. Le condizioni anaerobiche garantiscono l’ottima conservazione di reperti organici e di elementi lignei, molti dei quali riferibili a pali; le loro testate risultano spezzate e fortemente inclinate, quasi orizzontali, mentre la reale inclinazione, di circa 45°, è rilevabile negli strati sottostanti. L’intervento presso il settore E ha interessato un’area di 64 mq; riguarda l’indagine di una serie di unità stratigrafiche estese, costituite da matrice di limo organico e contraddistinte dall’abbondante presenza di ciottoli; numerosi sono anche i reperti culturali, tra cui ceramiche frammentate in situ e abbondanti resti faunistici. Ad un’interpretazione preliminare è possibile si tratti di stesure antropiche con finalità di bonifica. Con l’approfondimento dello scavo il deposito volge verso una situazione definitivamente anaerobica ed infatti è a partire dai livelli torbosi, raggiunti a fine campagna, che affiorano le teste di numerosi pali. Gli elementi lignei sono sub-verticali o lievemente inclinati in direzione da S a N e si riferiscono a strutture emergenti dai livelli sottostanti non in fase con le superfici esposte. Si rilevano degli allineamenti paralleli, ma la loro effettiva associazione potrà essere avvalorata solo con un programma di analisi dendrocronologiche di dettaglio. -
AIAC_249 - Lavagnone - 2013La campagna 2013, che si è svolta dall’8 luglio al 6 agosto, rappresenta la continuazione delle indagini dell’Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Beni culturali e ambientali avviate fin dal 2007: esse sono volte alle più recenti fasi di occupazione nel bacino, riferibili alla media età del Bronzo. Gli scavi interessano i settori D (in comune di Lonato, proprietà Grassi), al centro del bacino, ed il settore E (proprietà civica, in comune di Desenzano), rivolto verso la sponda nord-orientale. Nel settore D l’indagine si è in particolare concentrata sullo scavo di un deposito cumuliforme (us 4016), interessante per gli abbondantissimi indicatori antropici (numerosi frammenti ceramici pertinenti a unità vascolari ricostruibili, resti faunistici anche calcinati, concentrazioni di semi tra cui corniolo, nocciolo) e per l’indicazione indiretta sulla presenza di strutture d’abitato di tipo sopraelevato che tipicamente si correlano a questo tipo di evidenze. Del resto, il settore D restituisce resti di palificata ancora _in situ_ e ben conservati, che con l’analisi dendrocronologica si spera possano concorrere alla datazione assoluta di questo complesso. Il repertorio vascolare si riferisce al Bronzo Medio II A o al Bronzo Medio I, vista la presenza di anse con sopraelevazione del tipo a T, di tipo asciforme e di tazze o ciotole carenate con solcature orizzontali e parallele sul colletto. Nel settore E l’intervento ha riguardato l’area limitrofa al settore C, dove i lavori erano sospesi dal 2008; anche in questo caso si segnala la presenza di un deposito a cumulo stratificato e formato dall’alternanza di livelli giallastri a matrice sabbiosa e ghiaiosa e di livelli grigio-bruni a matrice limosa, ricchi di resti culturali (us 3099-3100, 3101, 3102); si tratta probabilmente di uno scarico localizzato che, essendo purtroppo al limite dell’area di scavo, è risultato indagabile solo marginalmente. Le evidenze strutturali sono di complessa lettura ed interpretazione per quanto riguarda gli orizzonti in esame: nella campagna 2013 si è potuta mettere completamente in luce una serie di stesure di bonifica a ciottoli (us 3073, us 3074, us 3083), che interessano longitudinalmente quasi l’intero settore e che erano state parzialmente scavate nel 2011 e nel 2012. I livelli indagati restituiscono un quadro culturale tipologicamente omogeneo e caratterizzato dalla prevalenza di anse a corna tronche, riferibile al Bronzo Medio IIA. La campagna si è svolta con fondi dell’Ateneo. Ha potuto giovarsi del prezioso contributo dei signori Vittorio Benedetti e Sergio Guglielmoni della Squadra Provinciale dell’Associazione Nazionale Alpini di Verona per la fornitura a titolo gratuito delle idrovore. Si ringrazia inoltre per l’amichevole supporto la signora Maura Grassi, il signor Paolo Pegoraro con la famiglia e l’Azienda agricola Il Serraglio di Desenzano.
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AIAC_249 - Lavagnone - 2014Anche nell’anno 2014 sono proseguite le ricerche nel sito dell’età del Bronzo del Lavagnone da parte dell’Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Beni culturali e ambientali. Duplice la linea delle attività svoltesi nel terreno di proprietà del Comune di Desenzano del Garda. In primo luogo, vi è stato un intervento di riqualificazione e messa in sicurezza dell’area, finalizzata alla tutela e alla conservazione del contesto, nonché come premessa per eventuali azioni di valorizzazione o fruizione del sito che da 2011 rientra nella Lista dei Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino del Patrimonio mondiale dell’UNESCO (codice identificativo del sito: “IT-LM-01”). In secondo luogo, si è proseguito con le indagini di scavo: non nel settore D, che si trova nel territorio del Comune di Lonato e dove i lavori per quest’anno sono stati sospesi, ma nel settore E. Qui, la campagna ha riguardato la parte più settentrionale del settore, con l’obiettivo di portare in fase l’intera area di scavo e di arrivare a un raccordo coll’attiguo settore C; l’intervento ha riguardato quindi i quadrati D-M 27 – 38, per complessivi 64 mq. In quest’area già si erano concentrate le ricerche della campagna 2013. Oggetto d’indagine è stata una serie di strati caratterizzati da ciottoli e abbondanti componenti artificiali (ceramiche frammentate e fauna); essi sono interpretabili come stesure di bonifica che nella parte sud-occidentale del settore, già scavata negli anni precedenti, sigillano il deposito anaerobico torboso (gyttja) in cui affiorano le testate dei pali di una sottostante palafitta. I livelli indagati restituiscono un quadro culturale tipologicamente riferibile alle fasi iniziali della media età del Bronzo. La campagna si è svolta con fondi d’Ateneo, di Regione Lombardia e di Comune di Desenzano del Garda; il progetto ha potuto inoltre giovarsi del generoso contributo dell’Associazione Nazionale Alpini (Squadra Provinciale Protezione Civile di Verona) per la fornitura a titolo gratuito delle idrovore. Si ringraziano anche, per l’amichevole e prezioso supporto, il signor Paolo Pegoraro con la famiglia, la signora Maura Grassi, il signor Gianni Bravo, il Gruppo Scout Desenzano 1°, l’Azienda agricola Il Serraglio.is season.
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AIAC_249 - Lavagnone - 2015Anche nell’anno 2015, tra il 15 giugno e il 31 luglio, sono proseguite le ricerche al Lavagnone, sito palafitticolo dell’età del Bronzo iscritto nel patrimonio Unesco in cui opera il Dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’Università degli Studi di Milano. Gli scavi hanno riguardato due distinti settori. Nel settore D, prossimo al centro del bacino in un’area attualmente paludosa, sono in corso di indagine livelli della media età del Bronzo avanzata (BM 3) e iniziale (BM 1); come si definisca il raccordo tra questi due orizzonti è argomento ancora da chiarire, poiché la sequenza segna forse una cesura in corrispondenza alla fase del pieno Bronzo Medio (BM 2A). Per quanto riguarda il BM 1, si è proseguita l’indagine di un cumulo di scarico individuato e solo parzialmente indagato nella campagna 2013, formatosi tra pali lignei di strutture di tipo probabilmente palafitticolo, in corso di analisi e datazione. Il cumulo è articolato in varie unità stratigrafiche (us 4016, us 4027, us 4026), ed è caratterizzato da abbondanti resti antropici: ceramiche, semi e fauna come resti di pasto, carboni. Il complesso risulta essere, in via preliminare, interamente riferibile alla fase di BM 1. Per quanto riguarda il BM 3, si è deciso di ampliare il settore di scavo verso est, in modo da indagare su un’area accresciuta di circa 10 metri quadrati i depositi più superficiali e recenti, dal momento che questa fase risulta ad oggi nota al Lavagnone solo dal settore D e da alcune più labili evidenze del settore E. Nel settore E la campagna è stata dedicata in primo luogo ad esaurire i depositi Bronzo medio iniziale nella parte nord-orientale dell’area di scavo, caratterizzati da una consistente frazione ciottolosa e interpretati come stesure di bonifica, in modo da portarsi in fase sull’intera area di scavo e di arrivare ad un raccordo coll’attiguo settore C; in tal modo si è arrivati ad esporre su tutta l’area il deposito torboso a gyttja che si approfondisce notevolmente e in cui affiorano le testate dei pali di una sottostante palafitta, ancora da scavare, ma preliminarmente osservabile su un’area di quasi 130 metri quadri. Secondariamente, si è intervenuti lungo il limite occidentale del settore, dove si riscontrava un grave deterioramento del bordo scavo dovuto a fenomeni di bioturbazione e si temeva il crollo della sezione in parete (sez. 3000); ciò permetteva di indagare un contesto stratigraficamente riferibile all’avanzato Bronzo Medio e caratterizzato da due lenti di limo giallo allettate su un livelletto di carboni (us 3111), interpretabile come lembi residuali di strutture abitative poste a livello del terreno. La campagna si è svolta con fondi d’Ateneo, di Regione Lombardia e di Comune di Desenzano del Garda; il progetto ha potuto inoltre giovarsi del generoso contributo dell’Associazione Nazionale Alpini (Squadra Provinciale Protezione Civile di Verona) per la fornitura a titolo gratuito delle idrovore. Si ringraziano anche, per l’amichevole e prezioso supporto, il signor Paolo Pegoraro con la famiglia per l’appoggio logistico presso la cascina Lavagnone, la signora Maura Grassi per il permesso accordato a scavare nei terreni di sua proprietà, il Gruppo Scout Desenzano 1° con il dott. Damiano Scalvini e la Parrocchia di Desenzano per l’alloggio.
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AIAC_249 - Lavagnone - 2018La campagna di scavi dell’Università degli Studi di Milano dell’anno 2018 si è svolta tra il 20 giugno e 3 agosto ed ha interessato esclusivamente il settore D. Siamo verso il centro dell’antico bacino del Lavagnone, in un’area che normalmente è ancora paludosa. Quest’anno però, come già nel precedente, si riscontravano condizioni ambientali eccezionali: un notevole abbassamento della falda freatica semplificava da un punto logistico le operazioni di scavo e, in particolare, permetteva l’approfondimento stratigrafico ricorrendo all’utilizzo delle idrovore in modo limitato e sporadico. L’indagine si è rivolta innanzitutto al completamento dello scavo di un deposito cumuliforme (ES 4016) riferibile agli inizi della media età del Bronzo. Si interveniva su una serie di livelletti stratificati, in cui si riconoscevano lenti di cenere e carboni, avanzi di pasto come fauna, semi e resti carpologici talora carbonizzati e, soprattutto, accumuli di ceramiche con cocci in grandi pezzature spesso ricomponibili e non disturbati da calpestio e rimaneggiamento. Si riscontravano inoltre numerosi elementi lignei strutturali, sia in giacitura orizzontale che pertinenti a palificazioni verticali. L’interpretazione è che si tratti di scarichi da strutture d’abitato sopra-elevate dal suolo. Il contesto, interamente inquadrabile nel BM 1, si distingue dagli altri complessi coevi di Lavagnone per i caratteri strutturali di tipo palafitticolo: strutture a livello del suolo negli orizzonti del Lav. 5-6 documentati dagli scavi di R. Perini nel settore I (Lav. 5-6) e materiali ridepositati in stesure di bonifica negli scavi dell’Università di Milano dei settori A, B ed E. Secondariamente, si realizzava un sondaggio in profondità per andare ad accertare i caratteri della parte inferiore del deposito archeologico e degli orizzonti culturali eventualmente presenti. Anche se su una limitata estensione, a circa m-4,70 - -4,80 dal piano di campagna è stato raggiunto lo sterile; stando ai rari materiali culturali rinvenuti e alle caratteristiche del deposito, si ipotizza che in quest’area corrispondente ad una sponda dell’antico bacino del Lavagnone il primo orizzonte insediativo documentato da consistenti attività antropiche si riferisca al BM1 e che, per l’antica età del Bronzo, si attesti solo una frequentazione, testimoniata da materiali culturali sporadici in livelli anaerobi formati da gyttja di consistente spessore. L’esplorazione in profondità metteva in luce altresì alcuni eccezionali reperti lignei: due tronchi cavi in quercia, interpretabili come monossili, rinvenuti uno vicino all’altra, verticalmente tra le palificate, uno dei quali racchiudeva una tavola e un remo. Inoltre, un giogo completo ed apparentemente mai utilizzato. Il carattere eccezionale di questi manufatti richiede una prosecuzione delle ricerche arealmente più estesa per acquisire ulteriori elementi atti a comprendere il significato di questo settore del bacino nel quadro degli insediamenti palafitticoli di Lavagnone.
Media
- Name
- Lavagnone
- Year
- 2005
- Summary
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it
Gli scavi del bacino torbificato del Lavagnone, intrapresi dal 1989, mirano ad una precisa definizione della cronologia e della tipologia degli abitati, soprattutto del Bronzo Antico.
Nel BA, le strutture abitative emergono come un fitto campo di pali: si distinguono l’impianto delle palificate più antiche (2010-2008±10 BC) del BA IA (Lavagnone 2), e l’abitato su plinti (1984±10-1916±10 BC) del BA I B (Lavagnone 3). I livelli sono caratterizzati da scarichi (prevalentemente ceramiche e resti di pasto) da strutture abitative; notevoli alcuni resti di intrecci vegetali. In corrispondenza di un altro settore, allineamenti di pali (fase Ia: 2080-2067±10 BC e sottofasi Ib/c: 2048, 2032±10 BC) potrebbero verosimilmente costituire una delimitazione del villaggio palafitticolo nel tratto verso la sponda nord-orientale, dove la base del deposito ha restituito resti di una struttura interpretata come una timber trackway, cronologicamente coerente con le strutture palafitticole (impianto 207710 BC; intorno al 2048 e 2010-200810 BC successivi interventi). Al Lavagnone la fondazione dell’abitato, con l’impianto delle palafitte, la realizzazione della trackway e forse di una palizzata, sembra configurarsi come un intervento di pianificazione e organizzazione degli spazi e confermerebbe che, inizialmente, l’opzione di un insediamento spondale venne scartata, privilegiando aree almeno periodicamente esondate.
Il BM è il periodo di maggiore espansione dell’insediamento. Sono stati indagati contesti di BM I in tutti i settori di scavo aperti; è del BM II A una capanna costruita a livello del suolo, con perimetro rettangolare (m 13x6), al cui interno si individua un focolare. L’occupazione durante il BM II B è ancora attestata, tra l’altro, da lembi di strutture presso la sponda nord-orientale e presso il centro del bacino.
Lo studio paleoambientale mostra un passaggio brusco dalla foresta naturale a un paesaggio antropogenico caratterizzato da colture, pascoli, prati e di aree forestate di ridotta estensione.
Dati preliminari sui resti faunistici riferiscono di una minima incidenza di fauna selvatica rispetto a quella domestica (superiore al 90%), con una predominanza di ovi-caprini. La base documentaria è costituita da molto materiale in osso e corno, notevole anche per ciò che riguarda le tracce di lavorazione e uso. (Raffaele C. de Marinis, Marta Rapi) -
en
The excavation in the peat basin of Lavagnone, begun in 1989, aim towards a precise definition of the chronology and typology of the dwellings, especially of the early Bronze Age
In the Bronze Age the dwellings emerge as a field packed with stakes: it is possible to distinguish the structure of the earliest palafittes (2010-2008±10 BC) of the BA IA (Lavagnone 2), and the habitat on piles (1984±10-1916±10 BC) of the BA I B (Lavagnone 3). The levels are characterised by dumps (mainly pottery and the remains of food) from dwellings; of note are the remains of some basketwork. In correspondence with the other sector, rows of stakes (phase Ia: 2080-2067±10 BC e sub-phases Ib/c: 2048, 2032±10 BC) could constitute the perimeter of a palafitte village in the tract towards the north-eastern bank, where the base of the deposit has produced the remains of a structure interpreted as a timber trackway, which is coherent with the chronology of the palafitte structures (constructed 207710 BC; subsequent interventions around 2048 e 2010-200810 BC). At Lavagnone the foundation of the settlement, with the creation of the palafittes, the trackway and perhaps a palisade seems to take the form of a planned intervention and spatial organisation, confirming that, initially, the option of a lakeside settlement was rejected in favour of areas that were periodically flooded.
The settlement underwent major expansion in the middle Bronze Age. Contexts from the middle Bronze Age I have been investigated in all sectors of the excavation. A rectangular hut (13 x 6 m), built at ground level with a hearth inside, belongs to the middle Bronze Age II. Occupation during the middle Bronze Age II B is also attested, amongst other things, by fragmentary remains of structures on the north-eastern bank and near the centre of the basin.
The environmental study reveals a harsh landscape with natural forests and an anthropological landscape characterised by cultivations, pastures, meadows and small wooded areas.
The preliminary data regarding the faunal remains shows a minimal presence of wild animals compared to domestic animals (90% more), with a predominance of sheep/goat. The documentary basis comprises a large amount of bone and horn material, which is also interesting as regards the traces of working/butchering and use. (Raffaele C. de Marinis, Marta Rapi) - Research Body
- Università degli Studi di Milano
Media
- Name
- Lavagnone
- Year
- 2008
- Summary
-
it
_Settore E, luglio 2008_
Il settore denominato E, aperto per la prima nel 2007, ha una superficie totale di 126 m2.
Lo scavo ha proseguito l’indagine dei livelli del Bronzo Medio avanzato.
Si asportava l’US 3013, in cui sono stati rinvenuti un vago d’ambra, un frammento di tazza del cd. tipo Isolone, una piccola spatola in corno di cervo con impugnatura distinta e parte lavorante a paletta quadrangolare, una fusarola con la base decorata a denti di lupo incisi e alcune anse pertinenti a tazze-attingitoio.
Al di sotto appariva quasi l’US 3006, dove è emersa una chiazza di limo giallo e ghiaia di aspetto cumuliforme, caratterizzata dalla presenza sulla superficie di concotti a faccia piana spalmata di pigmento bianco. A distanza di qualche metro verso Est, lungo la parete Sud dello scavo, affiorava un’altra struttura cumuliforme, probabile residuo del degrado di strutture in battuto limo-ghiaioso che insistevano sulla superficie di US 3006=3044 e 3015. In US 3039 è stato rinvenuto un pettine in corno di cervo, del tipo con piccola presa quadrangolare forata e decorato su tutta la superficie a occhi di dado, delle fasi centrali della media età del Bronzo.
Alla base di US 3015 emergevano uno strato di sabbia bruna e un’area di ghiaia sciolta in cui vengono individuate tre buche. Nello strato 3006/3044 è stato rinvenuto un pettine in corno di cervo, due piccole spatole frammentarie e un lungo punteruolo in corno di cervo, un affilatoio in pietra, diversi frammenti di tazze con anse sopraelevate e di tazze tipo Isolone.
Sotto l’US 3006 apparivano gli strati di limo torbificato marrone scuro (US 3041/3054), e un accumulo di limo nocciola compatto (3061) che sembrava essere delimitato da grosse pietre. In questa fase dello scavo risultavano esposti i livelli di accrescimento (US 3065 e 3041), mentre cominciavano ad affiorare livelli sottostanti (US 3062: strato ghiaioso, US 3043: strato di limo carbonioso e sabbia gialla, US 3057: cumulo ghiaioso giallo, e US 3058, strato formato da ciottoli sciolti).
L’US 3041 ha restituito un frammento di crogiolo e un ugello da mantice, una lama di pugnale in bronzo di forma triangolare con base semplice trapezoidale fornita di due grossi ribattini di grosso spessore e con grande capocchia a calotta, mentre un terzo ribattino di minori dimensioni era collocato al centro della base, una ventina di anse di capeduncole, la maggior parte con sopraelevazione ad espansioni laterali coniche e a corna tronche, alcune di tipo lunato. Il pugnale e le anse indicano un orizzonte cronologico delle fasi centrali della media età del Bronzo (BM II B).
L’unità stratigrafica principale sottostante è uno strato di limo molto scuro (US 3043) con frequenti carboniche copriva il sottostante strato di sabbia sciolta (US 3040). Sempre nella zona a contatto con il settore C si evidenziava una gettata fortemente antropizzata (US 3070) composta da grossi accumuli di cenere e frequente ceramica, che colmava un avvallamento dello strato sottostante marcato da cocci in scivolata. Tra i materiali rinvenuti si segnala una perla di ambra.
L’US 3043 ha restituito una quindicina di anse del tipo a espansioni laterali e a corna tronche e due anse ad apici leggermente espansi e una a gomito che sembrerebbe riferibile a fasi più antiche.
L’analisi preliminare dei materiali rinvenuti e la sequenza stratigrafica indagata nel settore E sembrano indicare l’esistenza di lacerti di strutture e livelli databili a fasi avanzate del Bronzo Medio, in particolare al BM II B. A favore di questa datazione depongono la tipologia delle sopraelevazioni delle anse, la maggior parte a espansioni laterali a muso animale e il pugnale in bronzo tipo Bacino Marina dall’US 3010. Inoltre, sono meno frequenti le anse a corna tronche e del tutto assenti quelle ad ascia (un solo esemplare dal terreno agrario).
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en
_Sector E, July 2008_
Sector E, opened in 2007, covers a total surface area of 126 m2.
Investigation of the late Middle Bronze Age levels continued.
US 3013 was removed. This layer contained an amber bead, a fragment from a cup of the so-called Isolone type, a small deer horn spatula with a distinct handle and quadrangular blade, a spindle whorl, the base decorated with an incised “wolf’s tooth” pattern and a number of handles from cups-ladles.
US 3013 overlay US 3006 in which a heaped patch of yellow silt and gravel appeared. It was characterised by the presence of flat elements of baked clay spread with white pigment on its surface. At a few metres to the east, along the southern excavation edge, another heaped feature appeared, probably the remains of the disintegration of silt-gravel structures overlying US 3006=3044 and 3015. In US 3039 a deer horn comb was found, of the type with a small pierced quadrangular handle and surfaces decorated with dice eyes. This artefact dated to the central phases of the middle Bronze Age.
At the base of US 3015 a layer of brown sand emerged together with an area of loose gravel in which there were three holes. In layer 3006/3044 a comb, two small fragmentary spatulas and a long punch all made of deer horn, a stone sharpener, several fragments of high-handled cups and of Isolone type cups.
Below US 3006 layers of dark brown peat appeared (US 3041/3054) together with a deposit of hazelnut coloured compact silt (3061) which seemed to be delimited by large stones. At this stage of the excavations the levels of deposition (US 3065 and 3041) were exposed, whilst the underlying layers began to appear (US 3062: gravely layer, US 3043: layer of charcoal-rich silt and yellow sand, US 3057: yellow gravely deposit and US 3058: a layer of loose cobbles).
US 3041 produced a crucible fragment and the nozzle from a bellows, a triangular bronze dagger blade with a simple trapezoidal base that had two large thick rivets with large domed heads, whilst a third smaller rivet was situated at the centre of the base, circa twenty handles from capeduncole (one-handled cups or bowls) most with lateral conical expansions and with truncated horn appendages, some of which of the crescent type. The dagger and the handles indicate a date within the central phases of the middle Bronze Age (BM II B).
The main stratigraphic unit below was a layer of very dark silt (US 3043) with frequent charcoal inclusions. This overlay a level of loose sand (US 3040). Also in the zone beside sector C there was a dump of material (US 3070) comprised of large deposits of ash and numerous pottery fragments, which filled a hollow in the layer below that was marked by a slippage of pottery. Among the finds there was an amber bead.
The US 3043 produced about fifteen handles of the type with lateral expansions and truncated horns and two handles with slightly expanded points and one “elbow” type handle which seemed to date to an earlier phase.
A preliminary analysis of the finds and of the stratigraphic sequence in sector E seems to indicate the existence of the remains of structures and levels datable to an advanced phase of the middle Bronze Age, in particular the BM II B. This dating is supported by the typology of the high handles, most of which with lateral expansions in the form of animal snouts and the bronze dagger of the Bacino Marina type from US 3010. Moreover, the truncated horn-shaped handles were rarer and axe-shaped handles were absent (only one example was found in the agricultural soil). - Summary Author
- Raffaele C. de Marinis
Media
- Name
- Lavagnone
- Year
- 2011
- Summary
-
it
La campagna 2011, svoltasi dall’11 luglio al 5 agosto, ha interessato i settori D ed E.
Il settore D, vicino alla palude al centro del bacino e al punto di prelievo dei carotaggi per indagini paleoambientali, è stato aperto nel 2007 per ottenere un riscontro stratigrafico alla sequenza degli orizzonti distinguibili nelle carote. È un piccolo saggio (m 5x5) ove le operazioni di scavo sono fortemente ostacolate dalla ingente ingressione d’acqua.
Lo scavo ha interessato la parte sommitale del deposito individuando una serie di strati caratterizzati da una lieve pendenza E-W, probabilmente una zona di sponda soggetta ad interventi antropici segnati da apporti ghiaiosi. Le dimensioni dell’area limitano la comprensione degli aspetti strutturali, ma si segnala la consistente presenza di elementi lignei: pali verticali (spesso con testa piegata e spezzata) ed anche legni in giacitura orizzontale, come rilevato asportando US 4012, caratterizzata da un intrico di elementi lignei sovrapposti.
I livelli indagati si riferiscono ad un orizzonte di avanzato Bronzo Medio (BM III), fatto di rilievo nel contesto in esame e nell’intera finestra regionale benacense, dove questo orizzonte è scarsamente documentato attraverso scavi stratigrafici; indicatori cronologici sono un’ascia in bronzo ad alette mediane e alcune ceramiche (tra cui un’ansa con espansione semicircolare e profonda insellatura, un’ansa con appendici coniche laterali ed un’ansa a corna tronche con profonda insellatura).
Il settore E è stato aperto nel 2007 tra i settori A/Perini e C, per raccordarne le sequenze; la campagna 2011 si è limitata alla porzione occidentale del settore e più prossima al settore A (quadr. D-M /19-26, per un totale di 64 mq).
L’intervento ha riguardato livelli interpretabili come stesure antropiche di bonifica, caratterizzate da ciottoli in matrice, di evidente apporto artificiale, e da numerosi reperti tra cui ceramiche frammentate in situ.
Approfondendosi, il deposito assume carattere anaerobico ed infatti è a partire da questa quota che affiorano testate di pali verticali. Si rileva un allineamento nei quadr. D21-23, la cui associazione potrà essere avvalorata con analisi dendrocronologiche.
Dal punto di vista cronologico, si anticipano alcune considerazioni preliminari sui contesti più significativi per quantità di reperti. L’US 3073 corrisponde ad un assemblage caratterizzato dalla prevalenza di anse a corna tronche, riferibile al BM IIA; questo orizzonte era già stato individuato al Lavagnone (settore B), ma il complesso del settore E è più consistente e stratigraficamente affidabile. Il sottostante strato segna una fase di transizione BM IIA/BM I: alle anse a corna tronche si accompagnano tipologie più arcaiche: anse ad ascia, a T; si segnalano un frammento di capeduncola con ansa a flabello (confrontabile con esemplari noti a sud del Po: Chiaravalle della Colomba –PC, La Braglia –RE, o con anse ad ascia tipo Monate-Mercurago, riferibili al BM I) e una parete di biconico con enorme ansa a bottone, elemento finora ritenuto esclusivo del Bronzo antico. -
en
The 2011 campaign, 11th July-5th August, concentrated on sectors D and E.
Sector D, close to the marsh at the centre of the basin and to the point where core samples were taken for paleo-environmental analyses, was opened in 2007 in order to check the sequence of horizons seen in the core samples. It is a small trench (5 x 5m), in which digging is rendered extremely difficult by considerable water infiltration.
The excavation investigated the roof of the deposit, identifying a series of layers characterised by a slight east-west slope, probably a bank area where a number of manmade gravel dumps were noted. The size of the area limited the understanding of structural aspects, but the removal of US 4012 revealed a large number of timber elements: vertical posts (many with the tops bent and broken) and a jumble of overlying horizontal timbers.
The investigated levels belong to a late middle Bronze Age horizon (BM III). This is of interest within the context under examination and within the entire Benacense region where this horizon is scantly documented by stratigraphic excavations. The dating was provided by a bronze axe with bent over wings and some pottery (including a saddleback handle with semicircular expansion, a saddleback handle with truncated horn-shaped appendages).
Sector E was opened in 2007, between sectors A/Perini and C, in order to link the sequences. The 2011 campaign was limited to the western part of the sector, closest to sector A (quadrants D-M/19-26, covering a total of 64 m2).
Levels interpreted as land reclamation were excavated, characterised by cobbles in a matrix of material brought to the site, and numerous finds including pottery vessels broken in situ.
Below these levels, the deposit took on an anaerobic character. In fact, the heads of vertical posts began to emerge. An alignment of posts was uncovered in quadrants D21-23, whose association may be confirmed by dendrochronological analyses.
The preliminary dating for the contexts with significant quantities of finds is as follows: US 3073 was an assemblage characterised by a prevalence of truncated horn-shaped handles, attributable to the BM IIA. This horizon had already been identified at Lavagnone (sector B), but in sector E it was more substantial and the stratigraphy more reliable. The layer below marked a transition phase BM IIA/BM I: the truncated horn-shaped handles were associated with earlier typologies: axe-shaped and T-shaped handles. Also present: a fragment of a capeduncola cup with fan-shaped handle (parallels known south of the Po: Chiaravalle della Colomba –PC, La Braglia –RE, or with axe-shaped handles of the Monate-Mercurago type, datable to the BM I) and a wall fragment from a biconical vase with a very large button-handle, an element previously thought to be exclusive to the early Bronze Age. - Research Body
- Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Scienze dell’Antichità
- Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali del C.N.R di Dalmine (BG)
- Funding Body
- Università degli Studi di Milano
Media
- Name
- Lavagnone
- Year
- 2012
- Summary
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it
La campagna 2012 rappresenta la continuazione degli interventi dell’Università degli Studi di Milano, in corso dalle precedenti stagioni; ha interessato i settori D ed E, dove le indagini sono volte alle più recenti fasi di occupazione nel bacino. Gli orizzonti di Bronzo Medio pieno e finale che attualmente emergono nei settori D ed E sono stati finora riscontrati al Lavagnone solo in maniera limitata, da livelli superficiali fortemente erosi presso la sponda nord-occidentale (settore B) e da un piccolo sondaggio di Renato Perini verso la sponda sud-orientale.
Più in generale, anche nell’intera finestra regionale benacense queste fasi sono scarsamente documentate attraverso scavi stratigrafici, pertanto le ricerche in corso possono contribuire ad una più compiuta definizione del quadro del popolamento in ambito gardesano, relativamente alle fasi successive a quelle ben più note della antica età del Bronzo. Il contesto restituisce inoltre reperti culturali che si prestano a stabilire connessioni con il settore padano di _facies_ terramaricola.
Presso il settore D, di m 5x5, il contesto è di tipo anaerobico, fortemente intriso d’acqua per la vicinanza alla palude residuale. L’indagine ha interessato una serie di livelli di matrice limosa torbificata, di colore bruno, ricchi di sfasciume ligneo e, talvolta, con frammenti ceramici al tetto; nella parte più occidentale dell’area di scavo il deposito presenta una pendenza da E verso W e si caratterizza per l’alternanza di strati di sabbia grossolana di colore grigio-giallastro, ricchi di macroresti vegetali (corniolo, ghianda, mora...) e strati limo-sabbiosi. Le condizioni anaerobiche garantiscono l’ottima conservazione di reperti organici e di elementi lignei, molti dei quali riferibili a pali; le loro testate risultano spezzate e fortemente inclinate, quasi orizzontali, mentre la reale inclinazione, di circa 45°, è rilevabile negli strati sottostanti.
L’intervento presso il settore E ha interessato un’area di 64 mq; riguarda l’indagine di una serie di unità stratigrafiche estese, costituite da matrice di limo organico e contraddistinte dall’abbondante presenza di ciottoli; numerosi sono anche i reperti culturali, tra cui ceramiche frammentate in situ e abbondanti resti faunistici. Ad un’interpretazione preliminare è possibile si tratti di stesure antropiche con finalità di bonifica.
Con l’approfondimento dello scavo il deposito volge verso una situazione definitivamente anaerobica ed infatti è a partire dai livelli torbosi, raggiunti a fine campagna, che affiorano le teste di numerosi pali. Gli elementi lignei sono sub-verticali o lievemente inclinati in direzione da S a N e si riferiscono a strutture emergenti dai livelli sottostanti non in fase con le superfici esposte. Si rilevano degli allineamenti paralleli, ma la loro effettiva associazione potrà essere avvalorata solo con un programma di analisi dendrocronologiche di dettaglio. -
en
The 2012 campaign undertaken by the Università degli Studi di Milano concentrated on sectors D and E, where the latest occupation phases in the basin were examined. Only limited evidence of the full and final middle Bronze Age horizons emerging in these sectors had previously been documented at Lavagnone. In fact, these horizons had only previously been seen in heavily eroded surface levels by the north-western shore (sector B) and in a small trench towards the south-eastern shore.
Generally, there is little stratigraphic evidence in the entire Lake Garda area for these phases; therefore the present research could contribute to the formation of a more complete picture of population around the lake in the phases following the very well documented early Bronze Age. The context produced finds which establish a connection with the Padovan Terramare _facies_.
The context in sector D (5 x 5 m) was anaerobic and heavily waterlogged due to the vicinity of the residual marsh. The investigation looked at a series of levels with a brown, peaty silt matrix containing abundant broken timbers and, sometimes having pottery fragments at the surface. In the westernmost part of the excavation area, the deposit sloped from east to west and was characterised by alternating layers of yellowish-grey coarse sand, rich in macro plant remains (cornel, acorns, blackberry....) and sandy-silt layers. The anaerobic conditions guarantee the optimal conservation of the organic finds and timber elements, many of which from posts. The heads of these posts were broken and heavily slanted, almost horizontal, while the real inclination of about 45° was documented in the layers below.
The intervention in sector E investigated an area of 64 m2, investigating a series of extensive stratigraphic contexts, constituted by an organic silt matrix containing large numbers of cobbles. The contexts also produced fragmented pottery still _in situ_ and abundant faunal remains. A preliminary interpretation identified these contexts as material used for a land reclamation intervention.
As the excavation deepened, the deposit became anaerobic. In fact, at the end of the season the heads of numerous posts emerged from these peaty layers. The timber elements were sub-vertical or slightly leaning south to north and belonged to structures emerging from underlying levels not in phase with the exposed surfaces. Parallel alignments of these timbers were documented but their effective association can only be established by detailed dendrochronological analyses. - Summary Author
- Marta Rapi
- Director
- Raffaele C. de Marinis
- Research Body
- Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali
- Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali del C.N.R di Dalmine (BG)
- Funding Body
- Università degli Studi di Milano
Media
- Name
- Lavagnone
- Year
- 2013
- Summary
-
it
La campagna 2013, che si è svolta dall’8 luglio al 6 agosto, rappresenta la continuazione delle indagini dell’Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Beni culturali e ambientali avviate fin dal 2007: esse sono volte alle più recenti fasi di occupazione nel bacino, riferibili alla media età del Bronzo.
Gli scavi interessano i settori D (in comune di Lonato, proprietà Grassi), al centro del bacino, ed il settore E (proprietà civica, in comune di Desenzano), rivolto verso la sponda nord-orientale.
Nel settore D l’indagine si è in particolare concentrata sullo scavo di un deposito cumuliforme (us 4016), interessante per gli abbondantissimi indicatori antropici (numerosi frammenti ceramici pertinenti a unità vascolari ricostruibili, resti faunistici anche calcinati, concentrazioni di semi tra cui corniolo, nocciolo) e per l’indicazione indiretta sulla presenza di strutture d’abitato di tipo sopraelevato che tipicamente si correlano a questo tipo di evidenze.
Del resto, il settore D restituisce resti di palificata ancora _in situ_ e ben conservati, che con l’analisi dendrocronologica si spera possano concorrere alla datazione assoluta di questo complesso.
Il repertorio vascolare si riferisce al Bronzo Medio II A o al Bronzo Medio I, vista la presenza di anse con sopraelevazione del tipo a T, di tipo asciforme e di tazze o ciotole carenate con solcature orizzontali e parallele sul colletto.
Nel settore E l’intervento ha riguardato l’area limitrofa al settore C, dove i lavori erano sospesi dal 2008; anche in questo caso si segnala la presenza di un deposito a cumulo stratificato e formato dall’alternanza di livelli giallastri a matrice sabbiosa e ghiaiosa e di livelli grigio-bruni a matrice limosa, ricchi di resti culturali (us 3099-3100, 3101, 3102); si tratta probabilmente di uno scarico localizzato che, essendo purtroppo al limite dell’area di scavo, è risultato indagabile solo marginalmente.
Le evidenze strutturali sono di complessa lettura ed interpretazione per quanto riguarda gli orizzonti in esame:
nella campagna 2013 si è potuta mettere completamente in luce una serie di stesure di bonifica a ciottoli (us 3073, us 3074, us 3083), che interessano longitudinalmente quasi l’intero settore e che erano state parzialmente scavate nel 2011 e nel 2012.
I livelli indagati restituiscono un quadro culturale tipologicamente omogeneo e caratterizzato dalla prevalenza di anse a corna tronche, riferibile al Bronzo Medio IIA.
La campagna si è svolta con fondi dell’Ateneo. Ha potuto giovarsi del prezioso contributo dei signori Vittorio Benedetti e Sergio Guglielmoni della Squadra Provinciale dell’Associazione Nazionale Alpini di Verona per la fornitura a titolo gratuito delle idrovore.
Si ringrazia inoltre per l’amichevole supporto la signora Maura Grassi, il signor Paolo Pegoraro con la famiglia e l’Azienda agricola Il Serraglio di Desenzano. -
en
The 2013 campaign continued the University of Milan’s investigation of the later occupation phases in the basin, datable to the middle Bronze Age.
The excavations concentrated on Sector D (in the territory of Lonato) at the centre of the basin, and Sector E (in the territory of Desenzano), facing towards the north-eastern lake shore.
In Sector D, a cumuliform deposit (US 4016) was excavated that contained a large amount of occupation evidence (pottery fragments from reconstructable vases, faunal remains some of which calcined, concentrations of seeds including cornel and hazelnut), and indirect evidence for the presence of raised dwellings that are typically associated with this type of material.
In fact, the well-preserved remains of _in situ_ palafitte structures have been found in sector D, and it is hoped that dendrochronology will help to provide an absolute date for the complex.
The vessel forms were attributed to the Middle Bronze II A or the Middle Bronze I, given the presence of T-shaped and axe-shaped handles, and carenated cups or bowls with horizontal parallel grooves below the rim.
In sector E, the area at the edge of sector C was investigated, where work had been suspended in 2008. A stratified cumuliform deposit was also present here, formed by yellowish layers with a sand and gravel matrix alternating with greyish-brown layers with a silty matrix, containing an abundance of archaeological materials (us 3099-3100, 3101, 3102). This was probably a localized dump which could only be partially investigated due to its proximity to the excavation edge.
The structural evidence in the horizons examined was difficult to interpret.
During the 2013 campaign, the excavation of a series of cobblestones spreads used for land reclamation), which ran lengthwise across almost the entire sector was completed (us 3073, us 3074, us 3083. They were partially excavated in 2011 and 2012.
The typology of the finds was uniform and characterized by a prevalence of truncated horn-shaped handles datable to the Middle Bronze IIA. - Summary Author
- Marta Rapi
- Director
- Raffaele C. de Marinis
Media
- Name
- Lavagnone
- Year
- 2014
- Summary
-
it
Anche nell’anno 2014 sono proseguite le ricerche nel sito dell’età del Bronzo del Lavagnone da parte dell’Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Beni culturali e ambientali.
Duplice la linea delle attività svoltesi nel terreno di proprietà del Comune di Desenzano del Garda.
In primo luogo, vi è stato un intervento di riqualificazione e messa in sicurezza dell’area, finalizzata alla tutela e alla conservazione del contesto, nonché come premessa per eventuali azioni di valorizzazione o fruizione del sito che da 2011 rientra nella Lista dei Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino del Patrimonio mondiale dell’UNESCO (codice identificativo del sito: “IT-LM-01”).
In secondo luogo, si è proseguito con le indagini di scavo: non nel settore D, che si trova nel territorio del Comune di Lonato e dove i lavori per quest’anno sono stati sospesi, ma nel settore E.
Qui, la campagna ha riguardato la parte più settentrionale del settore, con l’obiettivo di portare in fase l’intera area di scavo e di arrivare a un raccordo coll’attiguo settore C; l’intervento ha riguardato quindi i quadrati D-M 27 – 38, per complessivi 64 mq. In quest’area già si erano concentrate le ricerche della campagna 2013.
Oggetto d’indagine è stata una serie di strati caratterizzati da ciottoli e abbondanti componenti artificiali (ceramiche frammentate e fauna); essi sono interpretabili come stesure di bonifica che nella parte sud-occidentale del settore, già scavata negli anni precedenti, sigillano il deposito anaerobico torboso (gyttja) in cui affiorano le testate dei pali di una sottostante palafitta.
I livelli indagati restituiscono un quadro culturale tipologicamente riferibile alle fasi iniziali della media età del Bronzo.
La campagna si è svolta con fondi d’Ateneo, di Regione Lombardia e di Comune di Desenzano del Garda; il progetto ha potuto inoltre giovarsi del generoso contributo dell’Associazione Nazionale Alpini (Squadra Provinciale Protezione Civile di Verona) per la fornitura a titolo gratuito delle idrovore. Si ringraziano anche, per l’amichevole e prezioso supporto, il signor Paolo Pegoraro con la famiglia, la signora Maura Grassi, il signor Gianni Bravo, il Gruppo Scout Desenzano 1°, l’Azienda agricola Il Serraglio.is season. -
en
In 2014, the University of Milan’s department of Cultural and Environmental Heritage continued work on the Bronze Age site of Lavagnone at Desenzano del Garda.
Firstly, work to improve and render the area safe was undertaken aimed towards the protection and conservation of the context, and in preparation for possible actions to enhance the site and open it to visitors. In fact, since 2011 the site has been on the UNESCO World Heritage List of Alpine Prehistoric Palafitte Sites (site identification code: IT-LM-01).
Secondly, excavations continued in sector E.
Excavations took place in the northernmost part of the sector, with the aim of bringing the entire excavation area into phase and link up with the adjacent sector C. Therefore, work was undertaken in quadrants D-M 27 – 38, an overall area of 64 m2.
A series of layers characterised by cobbles and abundant materials (pottery and faunal remains) were excavated, probably evidence of land reclamation. In the south-western part of the sector, excavated in previous years, these layers sealed the anaerobic peat (gyttja – lacustrine mud)) deposit from which the heads of the posts from an underlying palafitte emerged. The layers produced finds attributable to the early phases of the Middle Bronze Age. - Summary Author
- Marta Rapi
- Director
- Raffaele C. de Marinis- Università degli Studi di Milano, Dipartimento Beni culturali e ambientali
Media
- Name
- Lavagnone
- Year
- 2015
- Summary
-
it
Anche nell’anno 2015, tra il 15 giugno e il 31 luglio, sono proseguite le ricerche al Lavagnone, sito palafitticolo dell’età del Bronzo iscritto nel patrimonio Unesco in cui opera il Dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’Università degli Studi di Milano.
Gli scavi hanno riguardato due distinti settori. Nel settore D, prossimo al centro del bacino in un’area attualmente paludosa, sono in corso di indagine livelli della media età del Bronzo avanzata (BM 3) e iniziale (BM 1); come si definisca il raccordo tra questi due orizzonti è argomento ancora da chiarire, poiché la sequenza segna forse una cesura in corrispondenza alla fase del pieno Bronzo Medio (BM 2A). Per quanto riguarda il BM 1, si è proseguita l’indagine di un cumulo di scarico individuato e solo parzialmente indagato nella campagna 2013, formatosi tra pali lignei di strutture di tipo probabilmente palafitticolo, in corso di analisi e datazione. Il cumulo è articolato in varie unità stratigrafiche (us 4016, us 4027, us 4026), ed è caratterizzato da abbondanti resti antropici: ceramiche, semi e fauna come resti di pasto, carboni. Il complesso risulta essere, in via preliminare, interamente riferibile alla fase di BM 1. Per quanto riguarda il BM 3, si è deciso di ampliare il settore di scavo verso est, in modo da indagare su un’area accresciuta di circa 10 metri quadrati i depositi più superficiali e recenti, dal momento che questa fase risulta ad oggi nota al Lavagnone solo dal settore D e da alcune più labili evidenze del settore E.
Nel settore E la campagna è stata dedicata in primo luogo ad esaurire i depositi Bronzo medio iniziale nella parte nord-orientale dell’area di scavo, caratterizzati da una consistente frazione ciottolosa e interpretati come stesure di bonifica, in modo da portarsi in fase sull’intera area di scavo e di arrivare ad un raccordo coll’attiguo settore C; in tal modo si è arrivati ad esporre su tutta l’area il deposito torboso a gyttja che si approfondisce notevolmente e in cui affiorano le testate dei pali di una sottostante palafitta, ancora da scavare, ma preliminarmente osservabile su un’area di quasi 130 metri quadri. Secondariamente, si è intervenuti lungo il limite occidentale del settore, dove si riscontrava un grave deterioramento del bordo scavo dovuto a fenomeni di bioturbazione e si temeva il crollo della sezione in parete (sez. 3000); ciò permetteva di indagare un contesto stratigraficamente riferibile all’avanzato Bronzo Medio e caratterizzato da due lenti di limo giallo allettate su un livelletto di carboni (us 3111), interpretabile come lembi residuali di strutture abitative poste a livello del terreno.
La campagna si è svolta con fondi d’Ateneo, di Regione Lombardia e di Comune di Desenzano del Garda; il progetto ha potuto inoltre giovarsi del generoso contributo dell’Associazione Nazionale Alpini (Squadra Provinciale Protezione Civile di Verona) per la fornitura a titolo gratuito delle idrovore. Si ringraziano anche, per l’amichevole e prezioso supporto, il signor Paolo Pegoraro con la famiglia per l’appoggio logistico presso la cascina Lavagnone, la signora Maura Grassi per il permesso accordato a scavare nei terreni di sua proprietà, il Gruppo Scout Desenzano 1° con il dott. Damiano Scalvini e la Parrocchia di Desenzano per l’alloggio. -
en
This season the excavations on the Bronze Age palafitte site of Lavagnone ( a UNESCO World Heritage site) took place in two separate sectors. In sector D, a swampy area close to the centre of the basin, the mid Late Bronze Age (BM3) and Early Bronze Age (BM1) levels were investigated. The link between these two horizons remains to be clarified as the sequence may mark a break in occupation in correspondence with the full Middle Bronze Age (BM2A) period. As regards the BM1, the investigation continued of a dump of material identified and only partially explored in 2013, formed by structural timber posts, probably of the palafitte type, currently being analysed and dated. The accumulation presented several stratigraphic contexts (us 4016, us 4027, us 4026), and was characterised by abundant occupation evidence: pottery, seeds and faunal material such as food remains and charcoal. A preliminary interpretation dates the entire accumulation to the BM1 phase. In order to investigate the BM3 phase, it was decided to extend the trench towards the east, increasing the area by about 10 m2, and explore the most superficial and latest deposits, as this phase is, to date, only known at Lavagnone in sector D and with some slight traces in sector E.
In sector E, the campaign concentrated on completing the excavation of the mid Early Bronze Age deposits in the north-eastern part of the trench, characterised by a substantial zone with cobblestones and interpreted as a land reclamation intervention, so as to reach the same phase across the entire excavation area and link up with adjacent sector C. The peaty gyttja layer (mud formed by partially decayed peat) was exposed across the entire area, which deepened substantially. The heads of posts from an underlying palafitte emerged and remain to be excavated, but were observed over an area of almost 130 m2. Secondly, work was carried out on the western edge of the sector, where the excavation edge was badly deteriorated, and the section in danger of collapsing (sect. 3000). This made it possible to investigate a context of the advanced Middle Bronze Age, characterised by two lenses of yellow silt bedded on a small level of charcoal (us 3111), interpretable as residual patches of dwellings situated at ground level. - Summary Author
- Marta Rapi, Università degli Studi di Milano, Dipartimento Beni culturali e ambientali
Media
- Name
- Lavagnone
- Year
- 2018
- Summary
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it
La campagna di scavi dell’Università degli Studi di Milano dell’anno 2018 si è svolta tra il 20 giugno e 3 agosto ed ha interessato esclusivamente il settore D. Siamo verso il centro dell’antico bacino del Lavagnone, in un’area che normalmente è ancora paludosa. Quest’anno però, come già nel precedente, si riscontravano condizioni ambientali eccezionali: un notevole abbassamento della falda freatica semplificava da un punto logistico le operazioni di scavo e, in particolare, permetteva l’approfondimento stratigrafico ricorrendo all’utilizzo delle idrovore in modo limitato e sporadico.
L’indagine si è rivolta innanzitutto al completamento dello scavo di un deposito cumuliforme (ES 4016) riferibile agli inizi della media età del Bronzo. Si interveniva su una serie di livelletti stratificati, in cui si riconoscevano lenti di cenere e carboni, avanzi di pasto come fauna, semi e resti carpologici talora carbonizzati e, soprattutto, accumuli di ceramiche con cocci in grandi pezzature spesso ricomponibili e non disturbati da calpestio e rimaneggiamento. Si riscontravano inoltre numerosi elementi lignei strutturali, sia in giacitura orizzontale che pertinenti a palificazioni verticali. L’interpretazione è che si tratti di scarichi da strutture d’abitato sopra-elevate dal suolo. Il contesto, interamente inquadrabile nel BM 1, si distingue dagli altri complessi coevi di Lavagnone per i caratteri strutturali di tipo palafitticolo: strutture a livello del suolo negli orizzonti del Lav. 5-6 documentati dagli scavi di R. Perini nel settore I (Lav. 5-6) e materiali ridepositati in stesure di bonifica negli scavi dell’Università di Milano dei settori A, B ed E.
Secondariamente, si realizzava un sondaggio in profondità per andare ad accertare i caratteri della parte inferiore del deposito archeologico e degli orizzonti culturali eventualmente presenti. Anche se su una limitata estensione, a circa m-4,70 - -4,80 dal piano di campagna è stato raggiunto lo sterile; stando ai rari materiali culturali rinvenuti e alle caratteristiche del deposito, si ipotizza che in quest’area corrispondente ad una sponda dell’antico bacino del Lavagnone il primo orizzonte insediativo documentato da consistenti attività antropiche si riferisca al BM1 e che, per l’antica età del Bronzo, si attesti solo una frequentazione, testimoniata da materiali culturali sporadici in livelli anaerobi formati da gyttja di consistente spessore.
L’esplorazione in profondità metteva in luce altresì alcuni eccezionali reperti lignei: due tronchi cavi in quercia, interpretabili come monossili, rinvenuti uno vicino all’altra, verticalmente tra le palificate, uno dei quali racchiudeva una tavola e un remo. Inoltre, un giogo completo ed apparentemente mai utilizzato. Il carattere eccezionale di questi manufatti richiede una prosecuzione delle ricerche arealmente più estesa per acquisire ulteriori elementi atti a comprendere il significato di questo settore del bacino nel quadro degli insediamenti palafitticoli di Lavagnone. -
en
This season, Milan University’s excavations concentrated exclusively on sector D, towards the centre of the ancient basin of the Lavagnone, in an area that is usually still marshy. However, this year, as in the previous one, the environmental conditions were exceptional: a notable lowering of the water-table simplified the excavation logistics and, in particular made it possible to deepen the investigation of the stratigraphy only making occasional use of the water-scooping machine.
The aim was to complete the excavation of a cumuliform deposit (ES 4016) dating to the early middle Bronze Age. The deposit was formed by a series of thin undisturbed layers in which lenses of charcoal and ash, food remains (fauna), seeds and botanical remains, sometimes burnt, accumulations of large pottery fragments, often reconstructible, were present. In addition, there were numerous structural timber elements, in both horizontal and vertical position. This deposit can be interpreted as a series of dumps from dwellings raised above ground level. The context, entirely datable to the BM 1, differs from other coeval complexes at Lavagnone in its structural characteristics of palafitte type: structures at ground level in horizons Lav. 5-6 documented by Perini’s excavations in sector I and the materials in secondary deposition used to reclaim the area documented by Milan University’s excavations in sectors A, B and E.
Secondly, a deep trench was opened in order to check the characteristics of the lower part of the archaeological deposit and of any cultural horizons present. Although of limited size, natural was reached at c. -4.70 - -4.80 m below present ground level. Given the scarce quantity of materials found and the deposit’s characteristics, it is suggested that in this area corresponding with the shore of the ancient Lavagnone basin the first occupation documented by substantial anthropic activity dates to the BM 1, and that the early Bronze Age is only attested by sporadic materials in anaerobic levels formed by thick layers of gyttja.
This deep excavation brought to light several exceptional timber finds: two hollow oak tree trunks, interpretable as canoes, found next to each other in a vertical position among the palafitte structures. In one of the canoes, there was a plank and an oar. In addition, a complete and unused yoke was found. The exceptional nature of these finds suggests that a more extensive area should be excavated in order to acquire further elements that will aid in the understanding of this sector of the basin within the overall picture of palafitte settlement at Lavagnone. - Summary Author
- Marta Rapi, Università degli Studi di Milano, Dipartimento Beni culturali e ambientali
Media
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Busnelli,Amato c.s.S. Busnelli, A. Amato, c.s., Lavagnone (Desenzano del Garda-Lonato, BS). Manufatti in materia dura animale della media età del Bronzo, Poster presentato alla LII Riunione Scientifica Istituto italiano di Preistoria e Protostoria “Preistoria e Protostoria in Lombardia e Canton Ticino”, Milano, 17-20 ottobre 2017.
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Rapi et al. c.s.M. Rapi, A. Amato, A. Carri, M. Hirose, L. Lamanna, C. Sidoli, c.s.,Lavagnone (Desenzano del Garda – Lonato, BS): orizzonti culturali, fasi, facies, culture. Atti del Convegno e tavola rotonda, “Facies e culture nell’età del Bronzo italiana?” Academia Belgica, Roma, 3-4 dicembre 2015.
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