- Item
- AIAC_3495
- Name
- Castellazzo
- Date Range
- 1200 – 1250
- Monuments
- Castle
Seasons
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AIAC_3495 - Castellazzo - 2013Dalla primavera del 2011 nell’ambito di una convenzione tra il Parco Archeologico di Iato e dei comuni limitrofi (dir. F. Maurici) e il Gruppo Archeologico «Valle dello Jato» (dir. A. Scuderi), sono state operate le prime indagini di scavo relative allo studio dell’area del «Castellazzo» di Jato. Il pianoro che occupa le strutture castrali si trova di fronte all’ingresso orientale dell’antica città di Jato ed è stato sede dell’ultimo assedio di Federico II contro i musulmani ribelli di Sicilia nella prima metà del XIII secolo. Lo scavo ha messo in luce i resti di una cortina muraria che cinge tutto il pianoro e che si caratterizza per la presenza di torri aggettanti poste a distanza regolare; un ingresso è stato rintracciato sul lato nord mentre un altro probabile accesso doveva esistere anche sul lato sud-ovest. I livelli archeologici sono immediatamente intercettabili al di sotto del piano di campagna che ha subito pochi rimaneggiamenti successivi legati all’impianto di un vigneto. È stato inoltre completamente scavato un ambiente quadrangolare addossato alla cinta muraria, al di fuori del quale si è intercettata e scavata una sepoltura monosoma, probabilmente pertinente ad un soldato. La ricognizione sul pianoro ha portato alla luce alcuni materiali relativi all’uso dell’area come necropoli in età classica ed ellenistica. A seguito dello scavo si è iniziato un ambizioso progetto di ricognizione di superficie nell’intero comprensorio delle Valli dello Jato e del Belìce Destro che ha portato al censimento di più di 200 località con resti archeologici e monumentali molto eterogenei.
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AIAC_3495 - Castellazzo - 2016A partire dal 2011 si sono svolte sei campagne di scavo presso sul sito del Castellazzo di Monte Iato, presso S. Cipirello in Provincia di Palermo, grazie ad una convenzione fra il Parco Archeologico di Iato e i Gruppi Archeologici d’Italia, sede “Valle dello Jato”. Le attività dei volontari, sotto la direzione scientifica di chi scrive, hanno permesso di riconoscere le strutture superstiti di quello che fu il fortilizio di assedio fatto edificare da Federico II contro parte della popolazione musulmana residua di Sicilia, assediata nel vicino centro fortificato di Giato. Gli assedi avvennero tra gli anni 1223-1226 e nel 1246. L’esistenza di questo accampamento fortificato è attestata da una serie di documenti di Federico II dati _in castris_ in obsidione Iati fra 1222 e 1224 e da un passo di una cronaca, per quanto riguarda l’assedio finale del 1246. Tale fortilizio d’assedio, in condizioni certamente migliori di quelle attuali, fu visto alla metà del XVI secolo dallo storico Tommaso Fazello. Allo stato attuale non è semplice distinguere fra la fase relativa al primo e quella relativa al secondo assedio anche per la presenza, negli stessi strati indagati, di monete databili ad entrambi i periodi, separati solo da una ventina d’anni durante i quali non sappiamo quale fu il destino del fortilizio. E' ipotizzabile che il grosso della struttura fortificata non abbia subito cambiamenti di grande rilievo fra i due assedi Le strutture occupano un’altura di modestissima altezza ma con ampia sommità pianeggiante posta di fronte alla porta orientale di Giato a ca. 400 m. in linea d’aria, separata da un vallone relativamente profondo. La distanza era tale da mettere gli assedianti al riparo dai tiri provenienti dalle mura della cittadella assediata. Sono stati rinvenuti due tratti della cinta muraria che cingeva il rilievo, tre torri ed alcuni ambienti addossati alla cinta. La tecnica muraria prevede l’utilizzo di pietra cavata o raccolta in loco ed utilizzata appena sbozzata usando come legante malta di terra argillosa. Due degli ambienti hanno pianta quadrata mentre uno è rettangolare; quest’ultimo si caratterizza per la presenza di due rocchi di colonna antichi con probabile funzione di arredo mobile. Da questo ambiente vengono poi quattro dadi in avorio, diversi frammenti di bicchieri in vetro polibugnati, fibbie e fermagli in bronzo ed ancora 25 monete. Solo qualche reperto riconducibile ad armi. Ciò ha indotto a ritenerlo un luogo con funzione di riposo e distrazione per gli assedianti o una parte privilegiata di essi. Dagli altri ambienti provengono infatti in massima parte armi e oggetti di corredo militare, oltre che finimenti per cavallo. Si tratta di quadrelle di balestra, punte di freccia, fibbie per bardature, coltelli ed altri oggetti di chiaro carattere militare. Interessante anche la presenza di una sepoltura, appena fuori da un ambiente, forse relativa ad un musulmano che avrebbe potuto far parte della compagine militare del sovrano. Oltre ad avere il cranio orientato a Sud-Est, presentava un elemento di corredo costituito da una piccola borchia in bronzo dorato ed inciso con la figura di un cavallo alato. Anche la ceramica, ad esclusione di alcuni reperti di età ellenistica relativi alla necropoli che occupava l’area precedentemente, si ascrive tutta alla prima metà del XIII secolo. Si tratta nel 90% di frammenti relativi a coppe decorate a spirali in bruno e verde (spiral ware) di produzione campana e di forme da fuoco invetriate prodotte in area messinese. La prosecuzione delle indagini ha l’obiettivo di porre in luce il sistema fortificato della parte meridionale del pianoro dove si nota, anche dalle tracce di microrilievo, la presenza di una torre e di una rampa d’accesso ricoperta da un lastricato.
FOLD&R
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317 - Antonio Alfano, Ferdinando Maurici, Sebastiano Muratore, Filippo Salamone, Alberto Scuderi - 2014Il «Castellazzo» di Monte Iato in Sicilia occidentale (prov. di Palermo). Terza e quarta campagna di scavo. Ricognizioni nel territorio -
360 - Ferdinando Maurici, Antonio Alfano, Mario Bonaviri, Gabriele D’Amico, Maria Amalia De Luca, Alberto Scuderi - 2016Il «Castellazzo» di Monte Iato in Sicilia occidentale (PA) Quinta e sesta campagna di scavo. Aggiornamenti dal territorio
Media
- Name
- Castellazzo
- Year
- 2013
- Summary
- it Dalla primavera del 2011 nell’ambito di una convenzione tra il Parco Archeologico di Iato e dei comuni limitrofi (dir. F. Maurici) e il Gruppo Archeologico «Valle dello Jato» (dir. A. Scuderi), sono state operate le prime indagini di scavo relative allo studio dell’area del «Castellazzo» di Jato. Il pianoro che occupa le strutture castrali si trova di fronte all’ingresso orientale dell’antica città di Jato ed è stato sede dell’ultimo assedio di Federico II contro i musulmani ribelli di Sicilia nella prima metà del XIII secolo. Lo scavo ha messo in luce i resti di una cortina muraria che cinge tutto il pianoro e che si caratterizza per la presenza di torri aggettanti poste a distanza regolare; un ingresso è stato rintracciato sul lato nord mentre un altro probabile accesso doveva esistere anche sul lato sud-ovest. I livelli archeologici sono immediatamente intercettabili al di sotto del piano di campagna che ha subito pochi rimaneggiamenti successivi legati all’impianto di un vigneto. È stato inoltre completamente scavato un ambiente quadrangolare addossato alla cinta muraria, al di fuori del quale si è intercettata e scavata una sepoltura monosoma, probabilmente pertinente ad un soldato. La ricognizione sul pianoro ha portato alla luce alcuni materiali relativi all’uso dell’area come necropoli in età classica ed ellenistica. A seguito dello scavo si è iniziato un ambizioso progetto di ricognizione di superficie nell’intero comprensorio delle Valli dello Jato e del Belìce Destro che ha portato al censimento di più di 200 località con resti archeologici e monumentali molto eterogenei.
- en The first excavations in the area of the “Castellazzo” of Jato were undertaken in 2011 as part of an agreement stipulated between the Archaeological Park of Iato and neighbouring towns (Dir. F. Maurici) and the “Valle dello Jato” Archaeological Group (Dir. A. Scuderi). The structures stand on a plateau facing the eastern entrance to the ancient city of Jato the site of Federico II’s final siege of the Muslim rebels in the first half of the 13th century. The excavations exposed the remains of a curtain wall surrounding the entire plateau, characterised by the presence of regularly spaced projecting towers. An entrance was identified on the north side while another entrance probably existed on the south-western side. The archaeological levels lay immediately below the ground surface, which had remained relatively undisturbed apart from the creation of a vineyard. A quadrangular room abutting the curtain wall was completely excavated, outside of which a single burial was excavated, probably that of a soldier. The survey on the plateau recovered materials relating to the area’s use as a necropolis in the Classical and Hellenistic periods. Following the excavations, a large-scale project to survey the entire Jato and Belice Destro valleys began, which has surveyed over 200 localities with a wide variety of archaeological and monumental remains.
FOLD&R
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317 - Antonio Alfano, Ferdinando Maurici, Sebastiano Muratore, Filippo Salamone, Alberto Scuderi - 2014Il «Castellazzo» di Monte Iato in Sicilia occidentale (prov. di Palermo). Terza e quarta campagna di scavo. Ricognizioni nel territorio
Media
- Name
- Castellazzo
- Year
- 2016
- Summary
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it
A partire dal 2011 si sono svolte sei campagne di scavo presso sul sito del Castellazzo di Monte Iato, presso S. Cipirello in Provincia di Palermo, grazie ad una convenzione fra il Parco Archeologico di Iato e i Gruppi Archeologici d’Italia, sede “Valle dello Jato”. Le attività dei volontari, sotto la direzione scientifica di chi scrive, hanno permesso di riconoscere le strutture superstiti di quello che fu il fortilizio di assedio fatto edificare da Federico II contro parte della popolazione musulmana residua di Sicilia, assediata nel vicino centro fortificato di Giato. Gli assedi avvennero tra gli anni 1223-1226 e nel 1246. L’esistenza di questo accampamento fortificato è attestata da una serie di documenti di Federico II dati _in castris_ in obsidione Iati fra 1222 e 1224 e da un passo di una cronaca, per quanto riguarda l’assedio finale del 1246. Tale fortilizio d’assedio, in condizioni certamente migliori di quelle attuali, fu visto alla metà del XVI secolo dallo storico Tommaso Fazello. Allo stato attuale non è semplice distinguere fra la fase relativa al primo e quella relativa al secondo assedio anche per la presenza, negli stessi strati indagati, di monete databili ad entrambi i periodi, separati solo da una ventina d’anni durante i quali non sappiamo quale fu il destino del fortilizio. E' ipotizzabile che il grosso della struttura fortificata non abbia subito cambiamenti di grande rilievo fra i due assedi
Le strutture occupano un’altura di modestissima altezza ma con ampia sommità pianeggiante posta di fronte alla porta orientale di Giato a ca. 400 m. in linea d’aria, separata da un vallone relativamente profondo. La distanza era tale da mettere gli assedianti al riparo dai tiri provenienti dalle mura della cittadella assediata. Sono stati rinvenuti due tratti della cinta muraria che cingeva il rilievo, tre torri ed alcuni ambienti addossati alla cinta. La tecnica muraria prevede l’utilizzo di pietra cavata o raccolta in loco ed utilizzata appena sbozzata usando come legante malta di terra argillosa. Due degli ambienti hanno pianta quadrata mentre uno è rettangolare; quest’ultimo si caratterizza per la presenza di due rocchi di colonna antichi con probabile funzione di arredo mobile. Da questo ambiente vengono poi quattro dadi in avorio, diversi frammenti di bicchieri in vetro polibugnati, fibbie e fermagli in bronzo ed ancora 25 monete. Solo qualche reperto riconducibile ad armi. Ciò ha indotto a ritenerlo un luogo con funzione di riposo e distrazione per gli assedianti o una parte privilegiata di essi. Dagli altri ambienti provengono infatti in massima parte armi e oggetti di corredo militare, oltre che finimenti per cavallo. Si tratta di quadrelle di balestra, punte di freccia, fibbie per bardature, coltelli ed altri oggetti di chiaro carattere militare. Interessante anche la presenza di una sepoltura, appena fuori da un ambiente, forse relativa ad un musulmano che avrebbe potuto far parte della compagine militare del sovrano. Oltre ad avere il cranio orientato a Sud-Est, presentava un elemento di corredo costituito da una piccola borchia in bronzo dorato ed inciso con la figura di un cavallo alato.
Anche la ceramica, ad esclusione di alcuni reperti di età ellenistica relativi alla necropoli che occupava l’area precedentemente, si ascrive tutta alla prima metà del XIII secolo. Si tratta nel 90% di frammenti relativi a coppe decorate a spirali in bruno e verde (spiral ware) di produzione campana e di forme da fuoco invetriate prodotte in area messinese. La prosecuzione delle indagini ha l’obiettivo di porre in luce il sistema fortificato della parte meridionale del pianoro dove si nota, anche dalle tracce di microrilievo, la presenza di una torre e di una rampa d’accesso ricoperta da un lastricato. -
en
Excavations on the site of Castellazzo di Monte Iato, near S. Cipirello (Pa), began in 2011 thanks to an agreement between the Iato Archaeological Park and the “Valle dello Jato” branch of the “Archaeological Groups of Italy”. The volunteers’ activities (directed by the writer) identified the surviving structures of the siege fort built by Frederick II during his war against the residual part of the Muslim population besieged inside the nearby fortified town of Giato. The sieges took place between 1223-1226 and in 1246. The existence of this fortified encampment is attested by a series of documents of Frederick II given _in_ _castris_ _in_ _obsidione_ _Iati_ between 1222 and 1224 and by a passage in a chronicle, regarding the final siege in 1246. The historian Tommaso Fazello saw the siege fort in the mid 16th century when it was probably in a better state than it is now. It is not easy to distinguish between the phases relating to the first and second sieges, also because coins dating to both periods were present in the layers, separated by only twenty years during which it is not known what the fort was used for. It may be suggested that overall the fort’s structures did not undergo any substantial changes between the sieges.
The structures occupied a low rise with a large flat summit, situated opposite the east gate of Giato at about 400 m “as the crow flies”, separated by a gorge. This position kept the besiegers a safe distance from the missiles coming from the walls of the besieged town. Two stretches of the curtain wall surrounding the rise, three towers, and several rooms abutting the wall were identified. The walls were built using stone that was either quarried or collected on the site, roughly-hewn and bonded with clay. Two of the rooms were square and one was rectangular; inside the latter there were two column drums that probably functioned as furnishings. Four ivory dice, several fragments of prunted glass beakers, bronze buckles and clasps, and 25 coins were found in this room. Only a few finds were attributable to weapons. This suggests the room was a place for rest and relaxation for the besiegers or a privileged part of them. In fact, most of the arms, other military artefacts, and horse tackle were found in the other rooms: crossbow quarrels, arrowheads, buckles for horse tackle, knives and other objects of a clearly military nature. The presence of a burial, just outside one room, was also of interest. It was perhaps that of a Muslim who could have been one of the emperor’s soldiers. The cranium was orientated to the south-east and the grave contained a small gilded bronze boss incised with the figure of a winged horse.
With the exception of some fragments of Hellenistic date from the necropolis that previously occupied the area, all the pottery dated to the first half of the 13th century. Brown and green spiral ware cups of Campanian production and glazed cooking wares produced in the Messina area formed 90% of the fragments. The coming excavation seasons will aim to expose the fortifications on the southern side of the plateau where the presence of a tower and paved access ramp are known. - Director
- Ferdinando Maurici
FOLD&R
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360 - Ferdinando Maurici, Antonio Alfano, Mario Bonaviri, Gabriele D’Amico, Maria Amalia De Luca, Alberto Scuderi - 2016Il «Castellazzo» di Monte Iato in Sicilia occidentale (PA) Quinta e sesta campagna di scavo. Aggiornamenti dal territorio
Media
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Alfano cdsA. Alfano, in cds, “L’insediamento medievale nella valle dello Jato e del Belìce destro: i primi risultati dalle ricognizioni di superficie”, in A. Musco - G. Parrino (a cura di), Santi, santuari, pellegrinaggi. Atti del Seminario Internazionale di Studio svoltosi a San Giuseppe Jato e San Cipirello dal 31 agosto al 4 settembre 2011.
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Alfano, Castelli, Muratore 2012A. Alfano, G. Castelli, S. Muratore, 2012, “L’insediamento Medievale nell’alta valle del Belìce e dello Jato: un SIT per la ricerca archeologica”, in Atti della 13a Conferenza Italiana Utenti Esri, Roma 18-19 aprile 2012, http://www.esriitalia.it/images/Atti_13aConfer/Poster_section/articoli/Paropos_soc_Cooperativa.pdf (ultimo accesso 30/04/14).
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Alfano, Salamone cdsA. Alfano, F. Salamone, cds, Dinamiche insediative nella Valle dello Jato e dell’Alto Belìce Destro II (I sec. a.C. - XII sec. d.C.), Atti del V Convegno Nazionale dei Giovani Archeologi, Catania 23-26 maggio 2013.
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Alfano, Sacco 2014A. Alfano, V. Sacco, 2014, “Tra alto e basso medioevo. Ceramiche, merci e scambi nelle valli dello Jato e del Belìce Destro dalle ricognizioni nel territorio (Palermo)”, in www.fastionline.org/docs/Folder-it-2014-309.pdf (ultimo accesso 30/04/14).
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Maurici cdsF. Maurici (a cura di), cds, In castris ante Iatum. Archeologia e storia, in A. Musco, G. Parrino (eds.), Santi, santuari, pellegrinaggi. Atti del Seminario Internazionale di Studio svoltosi a San Giuseppe Jato e San Cipirello (31 agosto-4 settembre 2011).
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Maurici et al. 2014F. Maurici, A. Afano, S. Muratore, F. Salamone, A. Scuderi, Il «Castellazzo» di Monte Iato in Sicilia occidentale (prov. di Palermo). Terza e quarta campagna di scavo. Ricognizioni nel territorio. http://www.fastionline.org/docs/FOLDER-it-2014-317.pdf (ultimo accesso 10 gennaio 2016).
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Maurici 2015F. Maurici 2015, Le guerre musulmane di Federico II in Sicilia e il castello ossidionale di Jato, in, G. Fallacara - U. Occhinegro (a cura di), Castel del Monte. Inedite indagini scientifiche, Atti del primo Convegno interdisciplinare su Castel del Monte(Bari, 18-19 giugno 2015), Roma: 135-180.