AIAC_2020 - Basilica Petriana - 2009Lo scavo si è svolto nell’area dell’antica città di Classe, presso il Podere Mazzotti, dove le indagini magnetometriche hanno permesso l’identificazione dell’edificio ecclesiastico.
Sono stati aperti 2 sondaggi e una trincea esplorativa lunga ca 100 m lineari, necessari per verificare le anomalie rilevate dalle indagini geognostiche. All’interno del primo sondaggio (m 7x7) è stata individuata la fossa di spoliazione di un’abside semicircolare situata ad una profondità di ca m 2 dal piano attuale di calpestio. Alla stessa quota è stata identificata la preparazione in malta di un pavimento in mosaico policromo, di cui si conservano modesti lacerti ancora in situ. Secondo la planimetria rilevata dal magnetometro questo ambiente absidato appartiene ad un edificio quadrangolare di grandi dimensioni (m 35x30), con due absidi poste sul lato est, a poche decine di metri dalla basilica.
Un secondo sondaggio è stato invece effettuato in corrispondenza dell’area presbiteriale dell’edificio ecclesiastico, per verificare la presenza dell’abside, le cui tracce sono visibili solo in alcune immagini geognostiche. Anche in questo caso è stata identificata una profonda fossa di spoliazione (fino a m 2,5 dal piano di calpestio) di forma semicircolare, interamente riempita da materiale edilizio ricavato dalle spoliazioni della basilica. Il pavimento della basilica risulta in questo tratto interamente spoliato e intaccato da una grande fornace in laterizi di forma circolare. Questo impianto produttivo, di cui si conserva esclusivamente il piano di cottura, è stato realizzato dopo la distruzione e la spoliazione dei muri perimetrali, in un periodo compreso tra la fine dell’VIII e il XV secolo.
La trincea aveva invece l’obiettivo di chiarire le reali dimensioni e l’articolazione interna della basilica. Si tratta di un edificio largo m 40, 3 e lungo ca 71, 4 se si esclude l’abside (m 8,5). In corrispondenza della navata centrale dell’edificio sono stati riportati alla luce diversi lacerti dell’originaria pavimentazione in mosaico policromo e, ancora una volta, le fosse di spoliazione dei muri perimetrali, le cui fondazioni sono state identificate a ca m 2 dal piano di calpestio attuale. Nella precedente campagna di scavi era stato identificato il piano pavimentale della navata nord, realizzato in opus sectile, con motivi simili a quelli realizzati per la basilica di S. Croce a Ravenna, costruita nello stesso periodo.
Le fondazioni dei muri perimetrali nord e sud erano ancorate agli stilobati della navata centrale da imponenti strutture perpendicolari, poste a distanza di ca 15 m l’una dall’altra. Tali strutture non erano chiaramente visibili in alzato e risultano tuttora coperte dai piani pavimentali della basilica, nei tratti in cui non sono stati oggetto di spoliazione.
Al centro della navata mediana sono state anche identificate strutture appartenenti probabilmente al recinto presbiteriale, intaccate da spoliazioni di XV secolo.
Un saggio è stato infine effettuato all’esterno dell’edificio, presso il lato meridionale. Qui sono stati identificati alcune strutture di smaltimento delle acque piovane della basilica e un impianto artigianale. Si tratta di impianti legati alla produzione di ceramica e vetro, forse parte di un più ampio quartiere artigianale la cui presenza è ipotizzabile a partire da alcune anomalie dell’immagine prodotta dal magnetometro nel 2008.
AIAC_827 - Basilica di S. Severo - 2009Gli scavi di quest’ultima campagna di indagini si sono svolte in un area di circa 1000 mq posta a sud della chiesa tardoantica, con l’obiettivo di riportare alla luce le strutture del monastero medievale. Pochi cm al di sotto del piano di calpestio sono state identificate le rasature dei muri che costituivano l’imponente complesso monastico. Si tratta di un grande edificio rettangolare (m 60x13), preceduto da un portico sostenuto da colonne e pilastri alternati, parallelo alla navata meridionale della basilica. Sul lato sud di questo edificio sono stati identificati numerosi ambienti di servizio realizzati in materiale deperibile e un altro fabbricato, in muratura, inizialmente distinto dal complesso monastico.
Le strutture in laterizi del monastero sono state interamente e sistematicamente spoliate fino alle fondazioni e a pochi filari dell’alzato originario, in un periodo compreso tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo. Solo l’edificio posto a sud-est sembra aver avuto una vita più lunga, con spoliazioni che si datano tra il XVII e il XVIII secolo.
Lo scavo ha chiarito che l’impianto originario di questo complesso si data alla prima metà del X secolo, grazie ai materiali associati alle stratificazioni tagliate dalle fondazioni dei muri perimetrali.
Un portico monumentale era collegato con un muro di recinzione al sacello funerario che ospitava la sepoltura di S. Severo e lo racchiudeva in un vasto chiostro rettangolare, interrotto sul lato est da un braccio di raccordo tra la basilica e il complesso monastico. Verso la metà del XIII secolo venne realizzato un ulteriore portico che separava il chiostro dal sacello. Il monastero disponeva così di due chiostri: il primo, più piccolo, con la memoria della sepoltura di S. Severo; il secondo, più ampio, con un pozzo nel settore centrale. Nel XIII secolo furono realizzati alcuni vialetti di collegamento tra il centro del chiostro e i la facciata del monastero.
Nel settore centrale dell’edificio è stato identificato un ampio refettorio scandito da pilastri rettangolari. Verso la fine del XIV secolo questo edificio subì diverse modifiche e restrizioni che portarono alla realizzazione di un piccolo ambiente quadrangolare, sul lato est, destinato all’essiccazione e all’affumicatura del pesce. Sono state poi identificate le tracce delle numerose installazioni in legno che dovevano sostenere i pesci e il focolare al centro, con migliaia di resti faunistici sul pavimento in malta. L’edificio sembra essere stato abbandonato nella metà del XV secolo, nello stesso periodo in cui anche la basilica subì un ridimensionamento consistente, con l’abbattimento delle navate laterali.
L’edificio rinvenuto presso l’angolo sud-est dell’area di scavo era anch’esso originariamente diviso da pilastri centrali. Verso la metà del XIV secolo venne collegato al complesso monastico attraverso una struttura in pisè, rinvenuta sul lato ovest. Dopo un crollo del tetto, avvenuto agli inizi del XV secolo, il lato ovest dell’edificio venne rialzato con uno spesso strato di argilla estremamente selezionata (m 0,5 ca) e sopra fu installato un focolare rettangolare e una struttura di lavorazione in laterizi di forma ovale. L’ambiente fu abbandonato nel XVI secolo e successivamente spoliato.
Nei pressi del sacello tardoantico sono state infine scavate alcune sepolture privilegiare realizzate in cassa di laterizi. All’interno vi trovavano posto numerosi individui (fino a 8-9) probabilmente appartenenti allo stesso gruppo familiare. Sepolture individuali sono state invece trovate a ridosso del muro perimetrale del monastero, a testimonianza del perdurare di questa tipologia funeraria anche nel corso del Medioevo inoltrato.