- Item
- AIAC_2965
- Name
- Omo della Roccia
- Date Range
- 4495 BC – 4350 BC
- 1300 BC – 1100 BC
- 864 – 1020
- 1200 – 1600
- Monuments
- Fortification
Seasons
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AIAC_2965 - Omo della Roccia - 2014La campagna di ricognizione nell’area si è tenuta nel luglio 2014. L’area nel corso degli anni ’70 ha restituito importanti rinvenimenti antropici. Nel 2013 si era già effettuata nella località una ricognizione nell'ambito del Progetto Archeologico Agno-Leogra: essa ha permesso di individuare intorno al monolite almeno quattro strutture antropiche, realizzate in muri a secco, nei cui pressi, in superficie, sono stati rinvenuti alcuni frammenti di ceramica di età protostorica, frammenti di selce lavorata, ossa e una scoria di fusione. Nelle vicinanze del monolite si trova una valletta in cui è stata documentata la presenza di un piccolo riparo sotto-roccia; purtroppo non è stato possibile eseguire un’indagine più approfondita poiché il riparo è stato riempito da un cumulo di pietre e dalla folta vegetazione. L'insieme delle osservazioni ha suggerito di riprendere e approfondire lo studio del sito, con un'esplorazione più intensiva. È quanto si è fatto durante la campagna 2014, rilevando che il sito, lungo il versante sud-orientale del rilievo, è composto da una serie di terrazzamenti artificiali, tutti con orientamento N-S, posti su più livelli: terrazzamento 1; t. 2; t. 2 a; t. 3; t.4; t.5. Il terrazzamento 1 è il più vicino al monolite e potrebbe essere un ampliamento dei ripari ricavati sotto-roccia; potrebbe essere un passaggio. È in crollo, quindi difficile da riconoscere; costituito da massi di pezzatura pluri-decimetrica. Il terrazzamento 2 è convesso verso valle, dove è limitato da un muro a secco spesso circa 1,20 m, alto circa 85-90 cm, composto da conci litici di pezzatura variabile senza alcun legante. Non appaiono organizzati in filari, piuttosto ammassati, tanto che potrebbe trattarsi di un crollo. Il terrazzamento 2A (l’unico con orientamento E-W) è composto da 2-3 filari di pietre delle dimensioni di 10-20 cm; si tratta di un muro a secco, alto circa 50 cm. Si appoggia su uno strato contenente concotti, materiale litico (un’ascia in pietra verde levigata) e organico. Il Terrazzamento 3 è stato suddiviso in tre settori, il più interessante dei quali è il terrazzamento 3 lungo, un muro a sacco composto sul fronte da pietre calcaree di grandi dimensioni il cui riempimento, visibile in alcune zone di crollo, è composto da pietre di pezzatura minore. È concavo verso valle, lungo all’incirca 14 metri e profondo 1,80 m. Il terrazzamento 4 ha andamento N-S, la lunghezza è di circa 2,5 m, è alto 1,15 m. È formato da un primo corso di elementi litici di grosse dimensioni senza legante. La parte superiore, formata da elementi piatti e larghi, di pezzatura diversa, è in parte crollata. Copre uno strato fortemente organico denominato US1 e un muretto più antico (US3). Qui sono stati rinvenuti frammenti ceramici, tra cui alcuni diagnostici dell’età del Bronzo, selci tra cui un acciarino del XVIII sec., ossa. Immediatamente a monte del terrazzamento 4 è stato effettuato un carotaggio di 40 cm circa di profondità che ha individuato uno strato di terriccio scuro sciolto ricco di apparati radicali, numerosi scarti di lavorazioni di selce, concotti e frammenti di ceramica.
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AIAC_2965 - Omo della Roccia - 2015Durante la campagna 2015 si è deciso di operare con un saggio di scavo in due settori: presso il terrazzamento 2A e presso il terrazzamento 3. Il terrazzamento 2A ha orientamento E-W, è lungo 4,80 m, è composto da 2-3 filari di pietre delle dimensioni di 10-20 cm; si tratta di un muro a secco, alto circa 50 cm, il cui orientamento appare anomalo rispetto a quello di tutti gli altri terrazzamenti individuati, non essendo ortogonale ma parallelo al pendio. Si appoggia su uno strato (US 1) limo argilloso, di colore bruno e consistenza compatta. Esso, in seguito alla semplice ricognizione di superficie 2014, appariva contenere concotti, materiale litico (un’ascia in pietra levigata) e organico. In seguito alla scavo il terrazzamento 2 a si è rivelato essere il muro meridionale di una piccola struttura quadrangolare, fortemente abrasa sui lati settentrionale e soprattutto orientale; ancora riconoscibili alcuni strati antropici (US 2= piano d’uso ad andamento sub-planare, sottostante US1, formato da brecciola in matrice di terriccio franco; US 2 A probabile sistemazione pre-pavimentale, sottostante US2, costituita da pietre di 5-8 cm di diametro) significativi di un’occupazione/ utilizzo databile, sulla base del materiale rinvenuto, alle fasi finali dell’età del Bronzo. Si segnalano tra i rinvenimenti frammenti fittili significativi, quali orli frammentari di scodelloni; orli appiattiti esoversi di piccoli recipienti; orli decorati a tacche o a cordonature oblique; pareti cordonate; prese impostate su carena e prese a bugna insellata; orli di tazzine. Si è operato con uno scavo anche lungo il terrazzamento 3, suddiviso in tre settori (A e B = terrazzamento 3 lungo, C = terrazzamento 3 breve). Il terrazzamento 3 lungo ha orientamento N-S, 14 m di lunghezza e 75 cm di altezza; si tratta di un muro a sacco composto sul fronte da pietre calcaree di grandi dimensioni (40-45 cm) il cui riempimento, visibile in alcune zone di crollo, è composto da pietre di pezzatura minore. Forma un terrazzamento concavo verso valle, profondo 1,80 m. Il terrazzamento 3 breve con orientamento N-S, 6,4 m di lunghezza, 1,35 m di altezza, è un terrazzo convesso verso valle, composto da conci litici a secco con pezzatura variabile; la profondità del muro è di 2 m circa. Le operazioni di pulitura e scavo lungo tali terrazzamenti hanno portato all’individuazione di piani di attività, sui quali sono stati rinvenuti molti reperti in selce, consistenti di scarti di lavorazione ma anche peduncoli di punte di freccia, talloni di ascia in pietra levigata, schegge ritoccate, una macina frammentaria; assai interessante il rinvenimento di un piccolo strumento in rame: sembra essere un ritoccatore, uno dei primissimi strumenti in metallo utilizzati per lavorare la selce. L’insieme dei rinvenimenti indica una datazione coerente con l’età del Rame/ antica età del Bronzo.
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AIAC_2965 - Omo della Roccia - 2016Nel 2016 si è continuato ad operare nei settori iniziati nel 2015. Lo scavo si è rivelato molto complesso presso il Terrazzamento 2 A, per la collocazione in pendio della stratigrafia con conseguenti effetti di soliflusso; per la presenza di muri di contenimento della struttura a realizzazione non particolarmente accurata; per il sovrapporsi di episodi diversi, per esempio un alzato murario realizzato a sud del muro sud della struttura 2 A, e ad esso appoggiato, conteneva una moneta chiaramente tardoantica. Si è scelto quindi di procedere asportando con scavo a cazzuola e documentando attentamente le unità stratigrafiche successive al piano di calpestio individuato nel 2015 e denominato US 2 A nel 2016, e non contestuali alla struttura riconosciuta nel 2015. Nel complesso, la struttura 2 A è risultata pertinente all’impianto di una capanna di realizzazione non particolarmente curata: chiusa da un muretto a secco sul lato sud, la struttura a sostegno del tetto doveva essere costituita da 4 pali portanti, per i quali si sono individuati due buche di palo e un battipalo, il quarto elemento portante nell’angolo nord-orientale deve essere stato eroso per normale soliflusso. A sud della piccola, precaria struttura, lo scavo ha evidenziato una buca/rifiutaia, nella quale è stato rinvenuto materiale ceramico in corso di studio, come materiale ceramico e litico è stato rinvenuto sui piani di utilizzo della struttura 2 A, le cui fasi più antiche sembrano attribuibili all’età del rame, mentre la rifiutaia contiene elementi databili all’età del bronzo recente/finale evidenziando una seconda fase di utilizzo del sito. Significativo il rinvenimento ai piedi del colle di una sezione antropica che era stata segnalata negli anni ’80 dalla Soprintendenza, ma non era più riconoscibile per il disturbo apportato da una pista da motocross, ore dismessa. Nel corso delle precedenti campagne avevamo cercato di individuare quella sezione, lungo il tracciato della pista ben visibile in foto aerea e anche su CTR; ci siamo riusciti quest’anno, anche a seguito del lavoro accurato di pulitura della boscaglia svolto preventivamente dai giovani rifugiati opportunamente guidati. Uno strato con matrice organica e carboniosa contenente numerosi frammenti di ossa, litica, materiale ceramico è stato messo in luce in tre saggi corrispondenti a tre sezioni ai piedi del colle, distanziati qualche metro l’uno dall’altro. Il più significativo è risultato il saggio 1, in cui si sono riconosciuti i seguenti strati: US 1= terrazzamento a secco, costituito da una base di una decina di grossi massi semilavorati, scelti, di almeno 20 per 50 cm nella faccia a vista; sopra la base, il terrazzamento è costituito da pietre calcaree di 15 per 30 cm; US 2= ammasso/ sacco di pietre abbastanza ordinato, delle dimensioni di 20 per 7 cm l’una circa, in matrice bruna; US 3= strato antropico ricco di carbone, ceramica frammentata, ossa frammentarie, selce, conchiglie, molto ricco di materiale organico, in matrice di consistenza plastica; US 4= allineamento lineare di massi sotto US 3, sistemazione antropica; US 5= ammasso caotico di pietrame, di formazione naturale, ricco di apparati radicali e malacofauna. Parecchio materiale litico, ceramico molto frantumato e osseo è stato individuato nella US 3 di tutte le sezioni; esso è in corso di studio, come tutto il restante, abbondante materiale rinvenuto nel sito, che si conferma occupato una prima volta a fine neolitico/Eneolitico; successivamente nelle fasi finali dell’età del Bronzo; i terrazzamenti sono invece di età storica, per i più antichi la datazione verrà ricavata dallo studio di alcune monete molto consunte in essi inglobate.
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AIAC_2965 - Omo della Roccia - 2017Nell’area di scavo sotto il monolite si è già operato nelle campagne precedenti, rinvenendo le tracce di una struttura insediativa (una capanna, denominata struttura A) e di un significativa area di dispersione di strumenti litici sotto il terrazzamento 3B. Nella campagna 2017, dopo avere preventivamente messo in sicurezza il monolite, si è deciso di pulire sistematicamente il pendio sottostante il terrazzamento 3B, dove per il soliflusso non è possibile rinvenire una stratigrafia significativa; l’obiettivo è stato piuttosto cercare eventuali reperti ed elementi significativi scivolati il lungo il pendio. Si è quindi quadrettata tutta la zona sotto il terrazzo 3 lungo e sopra il terrazzo 4, denominandola zona C: la zona è stata suddivisa in quadrati di 5 metri di lato, denominati 1C, 2C ecc. procedendo da sud verso nord. Si è operata la pulitura della zona, con setacciatura di tutta la terra asportata; questo lavoro paziente ha consentito il rinvenimento di centinaia di elementi in selce, di cui 113 strumenti e pezzi significativi inventariati; di un’ascia in serpentinite; centinaia di pezzi ceramici protostorici generalmente molto frammentati ed usurati, di cui 33 pezzi significativi inventariati; centinaia di frammenti di ossa animali, in corso di studio; pochi elementi metallici. Si è intervenuti anche nuovamente lungo la parete della ex-pista da motocross, identificata nella scorsa campagna archeologica, lungo la quale si era pulita, in tre finestre, una sezione molto significativa dal punto di vista stratigrafico per la storia del popolamento del colle su cui si eleva il monolite dell’Omo, illustrata nella relazione della campagna 2016. L’intervento di quest’anno è stato effettuato soprattutto per pulire lo strato antropico già individuato, corrispondente alla fase più significativa di occupazione preistorica del colle (US 3= strato antropico ricco di carbone, ceramica frammentata, ossa frammentarie, selce, conchiglie, molto ricco di materiale organico, in matrice di consistenza plastica). Questo ci ha consentito di raccogliere campioni che poi verranno analizzati dal punto di vista antracologico, palinologico e paleo-archeo-botanico presso il Laboratorio del Centro Agricoltura Ambiente “G. Nicoli” di San Giovanni in Persiceto, per ricostruire l’ambiente che ha caratterizzato nel tempo l’area collinare del sito. Lo sforzo maggiore della campagna 2017 si è esplicato nell’area denominata Pelade, situata appena a Nord del monolite oltre la strada, a 653 m di quota. Nell’area si erano effettuati una ricognizione e due saggi di scavo nella campagna 2016. Si è ripreso nella campagna 2017 il saggio A effettuato nell’angolo nord-orientale del muro di cinta che racchiude una sorta di quadrilatero di 2500 mq. circa, e si è effettuato un ulteriore saggio una decina di metri a sud rispetto alla struttura individuata dal saggio A. Qui è stata individuata una seconda struttura, probabile torretta di controllo, chiamata struttura B; la struttura A è da considerare una struttura di rifugio/controllo dell’angolo Nord/Est. La struttura A ha restituito frustuli di invetriata; si ipotizza però che il muraglione sia precedente a tale struttura, da connettere forse a una fase di occupazione altomedievale ancora da individuare in località Pelade, ma responsabile dei terrazzamenti presenti sul pendio a valle del monolite, databili grazie ad alcune monete molto consunte in essi inglobate ad età tardo-antica.
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AIAC_2965 - Omo della Roccia - 2018Nella zona sotto il monolite denominato “Uomo della Roccia”, nella campagna 2018 si è continuato il lavoro di pulitura sistematica del pendio sottostante il terrazzamento 3B iniziato nella campagna 2017. Quest’anno in particolare interessava verificare se vi erano altri resti umani sparsi nella zona, a seguito del rinvenimento nel 2017 di un frammento di sterno nel quadrato C10. Si è pertanto seguita la quadrettatura impostata nello scorso anno in tutta la zona sotto il terrazzo 3 lungo e sopra il terrazzo 4, denominata zona C. Si è lavorato in particolare a partire dai quadrati C7 e C8, per giungere ai quadrati C10, C11, C12 e C16, asportando lo strato denominato US1=2 a, sottostante lo strato più superficiale. Lo strato US1=2 a è limo-argilloso, di colore bruno scuro e consistenza compatta, fortemente organico; presente sia alla base del terrazzamento 2 a, che del terrazzamento 4 si appoggia sullo strato US2, costituito da brecciame di 5-8 cm di diametro. US1=2 a parrebbe coincidere con US 3 della stratigrafia della sezione indagata lungo la ex pista ciclabile, che è la stratigrafia di riferimento per tutto il sito. Il lavoro di pulitura e asporto ha permesso il rinvenimento di centinaia di pezzi di selce e frammenti di ceramica, ossa, metalli. Si segnalano tra le selci significative 4 punte di freccia; una dozzina di strumenti, in particolare un pugnale foliato ogivale. Per la ceramica, si sono raccolti frammenti di orli, di pareti cordonate a tacche, di pareti carenate, anse a bastoncello e bugne, frammenti decorati a incisioni; un vago di collana in pietra e un possibile vago di collana in Spondylus; tra le ossa, assai significativi un frammento di bacino umano e un dente umano rinvenuti nel quadrato C8. I metalli risultano invece recenziori. Risulta a questo punto rilevante l’ipotesi di una sepoltura dell’età del Rame sconvolta in epoche successive, probabilmente a partire dall’età del Bronzo cui sono pertinenti le ultime fasi di utilizzo della struttura 2 a (cfr. Relazioni precedenti). Nella campagna 2018 si è intervenuti anche nell’area denominata Pelade, situata appena a Nord del monolite oltre la strada, a 653 m di quota. Nell’area si erano effettuati una ricognizione nella campagna 2016 e due saggi di scavo nel 2017, individuando una struttura di rifugio dell’angolo Nord/Est del muraglione di cinta, e una possibile torretta di controllo. Si sono quindi operati alcuni scassi, mirati soprattutto a verificare l’impianto dei muraglioni Est e Sud. Nella zona del muro Sud, nell’angolo ovest, si è scavato un approfondimento di m 1,60 per 1,60, profondo circa 60 cm. Uno scasso lungo m 2,25 è stato operato anche presso il muro Est, che presenta un alzato da suolo di 92 cm verso ovest, fino a 178 cm sul prospetto Est, ed è largo fino a 2,40 m. È stato realizzato a secco, con probabile sacco interno costituito da graniglia e pietrisco in matrice terrosa. La fondazione del muro sembra poggiare su un letto di roccia naturale, che si ritrova anche antistante al muro. Si è lavorato inoltre con tecnica analoga lungo il muro ovest di chiusura del grande recinto di Pelade, per verificare se è stato costruito in modo simile al muro orientale, cosa che non sembra risultare. Il muro ovest infatti, che emerge dal suolo per 75 cm al massimo ed è largo fino a 100cm, è costituito da pietre calcaree, legate però tra di loro da breccia, graniglia e terra: non si tratterebbe dunque tecnicamente di un muro a secco. Nel complesso l’intervento a Pelade non ha risolto il problema fondamentale di datare le opere murarie, che sembrano comunque attribuibili a fasi diverse o avere subito rimaneggiamenti significativi. Tutta la zona risulta interessata da episodi di frana che sarebbe fondamentale comprendere e datare; i pochi reperti materiali rinvenuti nell’area sono oggetti metallici che rinviano allo sfruttamento della zona in età storica. Resta il fatto che le strutture scavate nella campagna 2017 erano databili ad età moderna (XV-XVI secolo) per il rinvenimento di ceramica invetriata e sono chiaramente in appoggio al muro Est, che risulta quindi ad esse precedente. Si attendono perciò con interesse i risultati delle analisi radiometriche dei pochi carboni individuati alla base del muro Est.
FOLD&R
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460 - Mara Migliavacca, consulente scientifico Museo Civico “Domenico Dal Lago” di Valdagno; docente a contratto presso Università degli Studi di Padova, Dipartimento dei Beni Culturali. - 2020Il sito di Uomo della Roccia (Muzzolon di Cornedo, Vicenza). Campagne 2015-2018
Media
- Name
- Omo della Roccia
- Year
- 2014
- Summary
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it
La campagna di ricognizione nell’area si è tenuta nel luglio 2014. L’area nel corso degli anni ’70 ha restituito importanti rinvenimenti antropici. Nel 2013 si era già effettuata nella località una ricognizione nell'ambito del Progetto Archeologico Agno-Leogra: essa ha permesso di individuare intorno al monolite almeno quattro strutture antropiche, realizzate in muri a secco, nei cui pressi, in superficie, sono stati rinvenuti alcuni frammenti di ceramica di età protostorica, frammenti di selce lavorata, ossa e una scoria di fusione.
Nelle vicinanze del monolite si trova una valletta in cui è stata documentata la presenza di un piccolo riparo sotto-roccia; purtroppo non è stato possibile eseguire un’indagine più approfondita poiché il riparo è stato riempito da un cumulo di pietre e dalla folta vegetazione. L'insieme delle osservazioni ha suggerito di riprendere e approfondire lo studio del sito, con un'esplorazione più intensiva. È quanto si è fatto durante la campagna 2014, rilevando che il sito, lungo il versante sud-orientale del rilievo, è composto da una serie di terrazzamenti artificiali, tutti con orientamento N-S, posti su più livelli: terrazzamento 1; t. 2; t. 2 a; t. 3; t.4; t.5.
Il terrazzamento 1 è il più vicino al monolite e potrebbe essere un ampliamento dei ripari ricavati sotto-roccia; potrebbe essere un passaggio. È in crollo, quindi difficile da riconoscere; costituito da massi di pezzatura pluri-decimetrica.
Il terrazzamento 2 è convesso verso valle, dove è limitato da un muro a secco spesso circa 1,20 m, alto circa 85-90 cm, composto da conci litici di pezzatura variabile senza alcun legante. Non appaiono organizzati in filari, piuttosto ammassati, tanto che potrebbe trattarsi di un crollo. Il terrazzamento 2A (l’unico con orientamento E-W) è composto da 2-3 filari di pietre delle dimensioni di 10-20 cm; si tratta di un muro a secco, alto circa 50 cm. Si appoggia su uno strato contenente concotti, materiale litico (un’ascia in pietra verde levigata) e organico.
Il Terrazzamento 3 è stato suddiviso in tre settori, il più interessante dei quali è il terrazzamento 3 lungo, un muro a sacco composto sul fronte da pietre calcaree di grandi dimensioni il cui riempimento, visibile in alcune zone di crollo, è composto da pietre di pezzatura minore. È concavo verso valle, lungo all’incirca 14 metri e profondo 1,80 m.
Il terrazzamento 4 ha andamento N-S, la lunghezza è di circa 2,5 m, è alto 1,15 m. È formato da un primo corso di elementi litici di grosse dimensioni senza legante. La parte superiore, formata da elementi piatti e larghi, di pezzatura diversa, è in parte crollata.
Copre uno strato fortemente organico denominato US1 e un muretto più antico (US3). Qui sono stati rinvenuti frammenti ceramici, tra cui alcuni diagnostici dell’età del Bronzo, selci tra cui un acciarino del XVIII sec., ossa. Immediatamente a monte del terrazzamento 4 è stato effettuato un carotaggio di 40 cm circa di profondità che ha individuato uno strato di terriccio scuro sciolto ricco di apparati radicali, numerosi scarti di lavorazioni di selce, concotti e frammenti di ceramica. - Summary Author
- Mara Migliavacca - Università degli Studi di Padova e Museo Civico “Dal Lago” di Valdagno (VI)
- Director
- Armando De Guio
Media
- Name
- Omo della Roccia
- Year
- 2015
- Summary
-
it
Durante la campagna 2015 si è deciso di operare con un saggio di scavo in due settori: presso il terrazzamento 2A e presso il terrazzamento 3.
Il terrazzamento 2A ha orientamento E-W, è lungo 4,80 m, è composto da 2-3 filari di pietre delle dimensioni di 10-20 cm; si tratta di un muro a secco, alto circa 50 cm, il cui orientamento appare anomalo rispetto a quello di tutti gli altri terrazzamenti individuati, non essendo ortogonale ma parallelo al pendio. Si appoggia su uno strato (US 1) limo argilloso, di colore bruno e consistenza compatta. Esso, in seguito alla semplice ricognizione di superficie 2014, appariva contenere concotti, materiale litico (un’ascia in pietra levigata) e organico. In seguito alla scavo il terrazzamento 2 a si è rivelato essere il muro meridionale di una piccola struttura quadrangolare, fortemente abrasa sui lati settentrionale e soprattutto orientale; ancora riconoscibili alcuni strati antropici (US 2= piano d’uso ad andamento sub-planare, sottostante US1, formato da brecciola in matrice di terriccio franco; US 2 A probabile sistemazione pre-pavimentale, sottostante US2, costituita da pietre di 5-8 cm di diametro) significativi di un’occupazione/ utilizzo databile, sulla base del materiale rinvenuto, alle fasi finali dell’età del Bronzo. Si segnalano tra i rinvenimenti frammenti fittili significativi, quali orli frammentari di scodelloni; orli appiattiti esoversi di piccoli recipienti; orli decorati a tacche o a cordonature oblique; pareti cordonate; prese impostate su carena e prese a bugna insellata; orli di tazzine.
Si è operato con uno scavo anche lungo il terrazzamento 3, suddiviso in tre settori (A e B = terrazzamento 3 lungo, C = terrazzamento 3 breve). Il terrazzamento 3 lungo ha orientamento N-S, 14 m di lunghezza e 75 cm di altezza; si tratta di un muro a sacco composto sul fronte da pietre calcaree di grandi dimensioni (40-45 cm) il cui riempimento, visibile in alcune zone di crollo, è composto da pietre di pezzatura minore. Forma un terrazzamento concavo verso valle, profondo 1,80 m. Il terrazzamento 3 breve con orientamento N-S, 6,4 m di lunghezza, 1,35 m di altezza, è un terrazzo convesso verso valle, composto da conci litici a secco con pezzatura variabile; la profondità del muro è di 2 m circa.
Le operazioni di pulitura e scavo lungo tali terrazzamenti hanno portato all’individuazione di piani di attività, sui quali sono stati rinvenuti molti reperti in selce, consistenti di scarti di lavorazione ma anche peduncoli di punte di freccia, talloni di ascia in pietra levigata, schegge ritoccate, una macina frammentaria; assai interessante il rinvenimento di un piccolo strumento in rame: sembra essere un ritoccatore, uno dei primissimi strumenti in metallo utilizzati per lavorare la selce. L’insieme dei rinvenimenti indica una datazione coerente con l’età del Rame/ antica età del Bronzo. -
en
During the 2015 campaign, one trench was opened on terrace 2 and one on terrace 3.
Terrace 2A is aligned east-west, is 4.80 m long and made up of 2-3 courses of stones sized between 10 and 20 cm. The alignment appeared anomalous with respect to that of the other identified terraces, as it ran parallel to the slope and not orthogonally to it. It rested on a layer of compact, brown clay silt. Following the 2014 surface survey, it appeared to contain baked clay, lithics (a smoothed stone axe), and organic material. Following the excavation, terrace 2 was shown to be the south wall of a small quadrangular structure, heavily abraded on the north, and especially the east side. Several occupation levels were recognisable (US 2 = occupation layer, almost level, underlying US 1, formed by gravel in a matrix of medium density soil; US A2 probable floor make-up, underlying US 2, constituted by stones 5-8 cm in diameter) indicating occupation/use that the finds date to the final phases of the Bronze Age. These included fragmentary rims of large bowls; flattened everted rims of small vessels; rims decorated with notches or oblique cordons; body sherds with cordon decoration; lug handles attached to carinations and indented knob-handles; cup rims.
A trench was opened on terrace 3 (divided into three sectors A and B = terrace 3 ‘lungo’, C = terrace 3 ‘breve’). Terrace 3 ‘lungo’ is aligned north-south, is 14 m long and 75 cm high. The excavation showed it to be a wall faced with large (40-45 cm) calcareous stones with a fill, visible in some areas of collapse, of smaller stones. It formed a terrace that was concave on the downhill side, 1.80 m wide. Terrace 3 ‘breve’ is aligned north-south, 6.4 m long, 1.35 m high and c. 2 m wide. Convex on the downhill side, it was a dry-stone construction with elements of various sizes. Cleaning along the terraces identified the surfaces of production areas on which many lithic finds were present. These consisted mainly of waste fragments but also shafts of arrowheads, heels of smooth-stone axes, retouched flakes, and a fragmented grindstone. The find of a small copper implement probably for retouching flints was of particular interest as it is one of the first metal tools used for flint working. The finds suggest a Copper Age/Early Bronze Age date. - Summary Author
- Mara Migliavacca - Università degli Studi di Padova e Museo Civico “Dal Lago” di Valdagno (VI)
- Director
- Armando De Guio
Media
- Name
- Omo della Roccia
- Year
- 2016
- Summary
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it
Nel 2016 si è continuato ad operare nei settori iniziati nel 2015. Lo scavo si è rivelato molto complesso presso il Terrazzamento 2 A, per la collocazione in pendio della stratigrafia con conseguenti effetti di soliflusso; per la presenza di muri di contenimento della struttura a realizzazione non particolarmente accurata; per il sovrapporsi di episodi diversi, per esempio un alzato murario realizzato a sud del muro sud della struttura 2 A, e ad esso appoggiato, conteneva una moneta chiaramente tardoantica.
Si è scelto quindi di procedere asportando con scavo a cazzuola e documentando attentamente le unità stratigrafiche successive al piano di calpestio individuato nel 2015 e denominato US 2 A nel 2016, e non contestuali alla struttura riconosciuta nel 2015. Nel complesso, la struttura 2 A è risultata pertinente all’impianto di una capanna di realizzazione non particolarmente curata: chiusa da un muretto a secco sul lato sud, la struttura a sostegno del tetto doveva essere costituita da 4 pali portanti, per i quali si sono individuati due buche di palo e un battipalo, il quarto elemento portante nell’angolo nord-orientale deve essere stato eroso per normale soliflusso.
A sud della piccola, precaria struttura, lo scavo ha evidenziato una buca/rifiutaia, nella quale è stato rinvenuto materiale ceramico in corso di studio, come materiale ceramico e litico è stato rinvenuto sui piani di utilizzo della struttura 2 A, le cui fasi più antiche sembrano attribuibili all’età del rame, mentre la rifiutaia contiene elementi databili all’età del bronzo recente/finale evidenziando una seconda fase di utilizzo del sito.
Significativo il rinvenimento ai piedi del colle di una sezione antropica che era stata segnalata negli anni ’80 dalla Soprintendenza, ma non era più riconoscibile per il disturbo apportato da una pista da motocross, ore dismessa. Nel corso delle precedenti campagne avevamo cercato di individuare quella sezione, lungo il tracciato della pista ben visibile in foto aerea e anche su CTR; ci siamo riusciti quest’anno, anche a seguito del lavoro accurato di pulitura della boscaglia svolto preventivamente dai giovani rifugiati opportunamente guidati. Uno strato con matrice organica e carboniosa contenente numerosi frammenti di ossa, litica, materiale ceramico è stato messo in luce in tre saggi corrispondenti a tre sezioni ai piedi del colle, distanziati qualche metro l’uno dall’altro.
Il più significativo è risultato il saggio 1, in cui si sono riconosciuti i seguenti strati: US 1= terrazzamento a secco, costituito da una base di una decina di grossi massi semilavorati, scelti, di almeno 20 per 50 cm nella faccia a vista; sopra la base, il terrazzamento è costituito da pietre calcaree di 15 per 30 cm; US 2= ammasso/ sacco di pietre abbastanza ordinato, delle dimensioni di 20 per 7 cm l’una circa, in matrice bruna; US 3= strato antropico ricco di carbone, ceramica frammentata, ossa frammentarie, selce, conchiglie, molto ricco di materiale organico, in matrice di consistenza plastica; US 4= allineamento lineare di massi sotto US 3, sistemazione antropica; US 5= ammasso caotico di pietrame, di formazione naturale, ricco di apparati radicali e malacofauna. Parecchio materiale litico, ceramico molto frantumato e osseo è stato individuato nella US 3 di tutte le sezioni; esso è in corso di studio, come tutto il restante, abbondante materiale rinvenuto nel sito, che si conferma occupato una prima volta a fine neolitico/Eneolitico; successivamente nelle fasi finali dell’età del Bronzo; i terrazzamenti sono invece di età storica, per i più antichi la datazione verrà ricavata dallo studio di alcune monete molto consunte in essi inglobate. -
en
In 2016, work continued in the sectors opened in 2015. The excavations were very complex in the area of Terrace 2A due to the sloping position of the stratigraphy with the consequent effect of solifluction; the presence of the structure’s roughly-made containing walls; the overlapping of diverse episodes, for example a wall built south of and abutting the south wall of structure 2A contained a late antique coin. It was therefore decided to proceed by removing and documenting the stratigraphic contexts subsequent to the floor surface identified in 2015 and denominated US 2A in 2016, and not contextual with the structure excavated in 2015. Overall, structure 2A was seen to relate to a rather shoddily made hut. Closed to the south by a dry-stone wall, the roof was probably supported by four timber posts, for which two postholes and a pile-driver were found. The fourth supporting element in the north-eastern corner must have been eroded away by solifluction. South of this small temporary structure, the excavations uncovered a hole/midden, which contained pottery. Pottery and lithics were also found on the floor surfaces of structure 2A, whose earliest phases can be attributed to the Copper Age, while the midden contained elements datable to the Recent/Final Bronze Age, indicating there was a second phase of use on the site. At the foot of the hill a significant find was a section that was noted by the Superintendency in the 1980s, but was no longer recognisable for the disturbance caused by the construction of a motocross track, now no longer in use. During previous campaigns, the section had been looked for along the track that is clearly visible in aerial photographs and on CTR. This season it was found, thanks also to careful cleaning of the undergrowth. A layer with an organic charcoally matrix containing numerous fragments of bone, lithics, and pottery was exposed in three trenches corresponding with three sections at the foot of the hill, one metre apart from each other.
Trench 1 produced the most significant results. The following layers were identified: US 1 = dry-stone terracing, constituted by a base of about ten large semi-worked blocks, at least 20 x 50 cm on the facing side; above the base, the terracing was formed by stones of 15-30 cm; US 2 = a fairly tidy accumulation/ loose foundation of stones sized c. 20 x 7 cm, in a brown matrix; US 3 = anthropic layer rich in charcoal, pottery and bone fragments, flint, shells, abundant organic material, in a matrix with a plastic consistency; US 4 = manmade alignment of boulders below US 3; US 5 = chaotic accumulation of stone, naturally formed, rich in roots and malacofauna. An abundance of lithic material, very fragmented pottery and bone was identified in US 3 of all the sections. This material is currently being studied, like the rest of the abundant finds from the site, which is confirmed to have been occupied for the first time in the late Neolithic/Eneolithic period and subsequently in the final phases of the Bronze Age. The terraces date to the historical period, for the earliest the dating will be provided by the study of several very worn coins found within them. - Summary Author
- Mara Migliavacca - Università degli Studi di Padova e Museo Civico “Dal Lago” di Valdagno (VI)
Media
- Name
- Omo della Roccia
- Year
- 2017
- Summary
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it
Nell’area di scavo sotto il monolite si è già operato nelle campagne precedenti, rinvenendo le tracce di una struttura insediativa (una capanna, denominata struttura A) e di un significativa area di dispersione di strumenti litici sotto il terrazzamento 3B.
Nella campagna 2017, dopo avere preventivamente messo in sicurezza il monolite, si è deciso di pulire sistematicamente il pendio sottostante il terrazzamento 3B, dove per il soliflusso non è possibile rinvenire una stratigrafia significativa; l’obiettivo è stato piuttosto cercare eventuali reperti ed elementi significativi scivolati il lungo il pendio. Si è quindi quadrettata tutta la zona sotto il terrazzo 3 lungo e sopra il terrazzo 4, denominandola zona C: la zona è stata suddivisa in quadrati di 5 metri di lato, denominati 1C, 2C ecc. procedendo da sud verso nord. Si è operata la pulitura della zona, con setacciatura di tutta la terra asportata; questo lavoro paziente ha consentito il rinvenimento di centinaia di elementi in selce, di cui 113 strumenti e pezzi significativi inventariati; di un’ascia in serpentinite; centinaia di pezzi ceramici protostorici generalmente molto frammentati ed usurati, di cui 33 pezzi significativi inventariati; centinaia di frammenti di ossa animali, in corso di studio; pochi elementi metallici. Si è intervenuti anche nuovamente lungo la parete della ex-pista da motocross, identificata nella scorsa campagna archeologica, lungo la quale si era pulita, in tre finestre, una sezione molto significativa dal punto di vista stratigrafico per la storia del popolamento del colle su cui si eleva il monolite dell’Omo, illustrata nella relazione della campagna 2016. L’intervento di quest’anno è stato effettuato soprattutto per pulire lo strato antropico già individuato, corrispondente alla fase più significativa di occupazione preistorica del colle (US 3= strato antropico ricco di carbone, ceramica frammentata, ossa frammentarie, selce, conchiglie, molto ricco di materiale organico, in matrice di consistenza plastica).
Questo ci ha consentito di raccogliere campioni che poi verranno analizzati dal punto di vista antracologico, palinologico e paleo-archeo-botanico presso il Laboratorio del Centro Agricoltura Ambiente “G. Nicoli” di San Giovanni in Persiceto, per ricostruire l’ambiente che ha caratterizzato nel tempo l’area collinare del sito.
Lo sforzo maggiore della campagna 2017 si è esplicato nell’area denominata Pelade, situata appena a Nord del monolite oltre la strada, a 653 m di quota. Nell’area si erano effettuati una ricognizione e due saggi di scavo nella campagna 2016. Si è ripreso nella campagna 2017 il saggio A effettuato nell’angolo nord-orientale del muro di cinta che racchiude una sorta di quadrilatero di 2500 mq. circa, e si è effettuato un ulteriore saggio una decina di metri a sud rispetto alla struttura individuata dal saggio A. Qui è stata individuata una seconda struttura, probabile torretta di controllo, chiamata struttura B; la struttura A è da considerare una struttura di rifugio/controllo dell’angolo Nord/Est. La struttura A ha restituito frustuli di invetriata; si ipotizza però che il muraglione sia precedente a tale struttura, da connettere forse a una fase di occupazione altomedievale ancora da individuare in località Pelade, ma responsabile dei terrazzamenti presenti sul pendio a valle del monolite, databili grazie ad alcune monete molto consunte in essi inglobate ad età tardo-antica. -
en
During the previous campaigns, excavations in the area below the monolith revealed traces of a settlement (a hut, denominated structure A) and a substantial scatter of lithic instruments below terrace 3B.
The 2017 campaign, after securing the monolith, began by cleaning of the slope below terrace 3B, where it is not possible to reach any useful stratigraphy because of solifluction. The aim was rather to look for any finds and significant elements that had slipped down the slope. A grid was laid out across the zone below terrace 3 and above terrace 4, denominated zone C. The zone was divided into 5 m squares, denominated 1C, 2C etc. from south to north. The area was cleaned and all removed soil sieved, which resulted in the recovery of hundreds of flint elements, including 113 tools and significant pieces that were catalogued; a serpentinite axe; hundreds of proto-historic pottery fragments, mainly very small and abraded, including 33 important catalogued pieces; hundreds of animal bone fragments; a few metal fragments.
Work also continued along the wall of the former motor-cross track. During the last campaign, three parts of a section was cleaned that was stratigrapically very important for the history of settlement of the hill on which the Omo monolith stands (see 2016 report). This year’s intervention was primarily undertaken in order to clean the previously identified anthropic layer, corresponding with the most important phase of prehistoric occupation on the hill (US 3=occupation layer rich in charcoal, pottery and bone fragments, flint, shells, very rich in organic material in a matrix with a plastic consistency). This made it possible to collect samples that will undergo anthracological, palinological and palaeo archaeo-botanical analyses in order to reconstruct the environment that characterised the hill area of the site through time.
Most of the work during the 2017 campaign took place in the locality of Pelade, situated beyond the road just north of the monolith, at 653 m a.s.l. A survey and two _sondages_ were carried out in the area in 2016. In 2017, excavation continued in trench A opened at the north-eastern corner of the curtain wall that encloses a sort of quadrilateral of c. 2500 m2, and a new trench was opened about ten metres south of the structure identified in trench A. A second structure was identified here, probably a look-out tower, called structure B; structure A may be considered a refuge/control structure in the north-east corner. Fragments of glazed pottery were found here, however it is suggested that the curtain wall predates this structure, which was perhaps associated with an early medieval occupation phase. This has yet to be identified in the locality of Pelade, but was responsible for the creation of the terraces present on the slope downhill from the monolith, datable thanks to several very worn coins found within them, to the late antique period.
Media
- Name
- Omo della Roccia
- Year
- 2018
- Summary
-
it
Nella zona sotto il monolite denominato “Uomo della Roccia”, nella campagna 2018 si è continuato il lavoro di pulitura sistematica del pendio sottostante il terrazzamento 3B iniziato nella campagna 2017. Quest’anno in particolare interessava verificare se vi erano altri resti umani sparsi nella zona, a seguito del rinvenimento nel 2017 di un frammento di sterno nel quadrato C10.
Si è pertanto seguita la quadrettatura impostata nello scorso anno in tutta la zona sotto il terrazzo 3 lungo e sopra il terrazzo 4, denominata zona C. Si è lavorato in particolare a partire dai quadrati C7 e C8, per giungere ai quadrati C10, C11, C12 e C16, asportando lo strato denominato US1=2 a, sottostante lo strato più superficiale. Lo strato US1=2 a è limo-argilloso, di colore bruno scuro e consistenza compatta, fortemente organico; presente sia alla base del terrazzamento 2 a, che del terrazzamento 4 si appoggia sullo strato US2, costituito da brecciame di 5-8 cm di diametro. US1=2 a parrebbe coincidere con US 3 della stratigrafia della sezione indagata lungo la ex pista ciclabile, che è la stratigrafia di riferimento per tutto il sito.
Il lavoro di pulitura e asporto ha permesso il rinvenimento di centinaia di pezzi di selce e frammenti di ceramica, ossa, metalli. Si segnalano tra le selci significative 4 punte di freccia; una dozzina di strumenti, in particolare un pugnale foliato ogivale. Per la ceramica, si sono raccolti frammenti di orli, di pareti cordonate a tacche, di pareti carenate, anse a bastoncello e bugne, frammenti decorati a incisioni; un vago di collana in pietra e un possibile vago di collana in Spondylus; tra le ossa, assai significativi un frammento di bacino umano e un dente umano rinvenuti nel quadrato C8. I metalli risultano invece recenziori. Risulta a questo punto rilevante l’ipotesi di una sepoltura dell’età del Rame sconvolta in epoche successive, probabilmente a partire dall’età del Bronzo cui sono pertinenti le ultime fasi di utilizzo della struttura 2 a (cfr. Relazioni precedenti).
Nella campagna 2018 si è intervenuti anche nell’area denominata Pelade, situata appena a Nord del monolite oltre la strada, a 653 m di quota. Nell’area si erano effettuati una ricognizione nella campagna 2016 e due saggi di scavo nel 2017, individuando una struttura di rifugio dell’angolo Nord/Est del muraglione di cinta, e una possibile torretta di controllo. Si sono quindi operati alcuni scassi, mirati soprattutto a verificare l’impianto dei muraglioni Est e Sud. Nella zona del muro Sud, nell’angolo ovest, si è scavato un approfondimento di m 1,60 per 1,60, profondo circa 60 cm. Uno scasso lungo m 2,25 è stato operato anche presso il muro Est, che presenta un alzato da suolo di 92 cm verso ovest, fino a 178 cm sul prospetto Est, ed è largo fino a 2,40 m. È stato realizzato a secco, con probabile sacco interno costituito da graniglia e pietrisco in matrice terrosa. La fondazione del muro sembra poggiare su un letto di roccia naturale, che si ritrova anche antistante al muro. Si è lavorato inoltre con tecnica analoga lungo il muro ovest di chiusura del grande recinto di Pelade, per verificare se è stato costruito in modo simile al muro orientale, cosa che non sembra risultare. Il muro ovest infatti, che emerge dal suolo per 75 cm al massimo ed è largo fino a 100cm, è costituito da pietre calcaree, legate però tra di loro da breccia, graniglia e terra: non si tratterebbe dunque tecnicamente di un muro a secco. Nel complesso l’intervento a Pelade non ha risolto il problema fondamentale di datare le opere murarie, che sembrano comunque attribuibili a fasi diverse o avere subito rimaneggiamenti significativi. Tutta la zona risulta interessata da episodi di frana che sarebbe fondamentale comprendere e datare; i pochi reperti materiali rinvenuti nell’area sono oggetti metallici che rinviano allo sfruttamento della zona in età storica. Resta il fatto che le strutture scavate nella campagna 2017 erano databili ad età moderna (XV-XVI secolo) per il rinvenimento di ceramica invetriata e sono chiaramente in appoggio al muro Est, che risulta quindi ad esse precedente. Si attendono perciò con interesse i risultati delle analisi radiometriche dei pochi carboni individuati alla base del muro Est. -
en
In 2018, work continued on the cleaning of the slope below terrace 3B, situated in the zone below the monolith denominated “Uomo della Roccia”. This year the aim was to check whether other scattered human remains were present in the area, following the find in 2017 of a sternum fragment in quadrant C10.
The exploration continued to make use of the grid laid out last year across the entire area below terrace 3 and above terrace 4, denominated zone C. In particular, work began in quadrants C7 and C8, to then reach quadrants C10, C11, C12 and C16, removing the layer US1=2 a, underlying the surface layer. Layer US1 =2 was a dark brown, compact clayey-silt layer with a substantial organic component. It was present both at the base of terrace 2 a, which from terrace 4 rested on layer US2, constituted by pebbles of 5-8 cm in diameter. US1=2 seemed to coincide with US 3 in the stratigraphy investigated along the ex-cycle path, which provides the reference stratigraphy for the site.
The cleaning and soil removal revealed hundreds of pieces of flint, and fragments of bone, pottery and metal. The flints included four arrowheads and a dozen implements, in particular a foliate ogive dagger. The pottery included rim fragments, body sherds with notched cordon decoration, carenated wall sherds, rod and “bugne” handles, and fragments with incised decoration. A stone bead and possible Spondylus shell bead were also found. Among the significant bone finds were a fragment of human pelvis and a human tooth found in quadrant C8. The metal fragments were of a slightly later date. At this point it is possible to suggest the presence of a Copper Age burial that was disturbed in later periods, probably from the Bronze Age onwards, period to which the final occupation phases of structure 2a date.
In 2018 work also took place in the area denominated Pelade, just north of the monolith beyond the road at 653 m a.s.l. A survey was carried out here in 2016, followed by two excavation campaigns in 2017 during which a shelter structure and a possible watchtower were identified in the north-eastern corner of the city wall. Therefore, a number of trenches were opened in order to check the layout of the east and south walls. In the zone of the south wall, at the western corner, a 1.60 x 1.60 trench was excavated to a depth of 60 cm. A trench 2.25 m long was opened by the east wall, which was standing to 92 cm towards the west, and up to 1.78 m on the east face. The wall, up to 2.40 m wide, was dry-stone built, probably with an internal fill of gravel and stones in a soil matrix. The wall’s foundation seemed to rest on the natural bedrock, which was also present in front of the wall. A similar intervention took place along the west wall closing the great enclosure of Pelade in order to see whether it was built using the same technique as the east wall, which did not appear to be the case. In fact, the west wall, which stands to a maximum of 75 cm above ground level and is up to 100 cm wide, is built of stones bonded with gravel, grit and soil; therefore, technically it is not a dry-stone wall. Overall, the intervention at Pelade did not resolve the fundamental problem of dating the walls, which however seem attributable to various phases or to have undergone significant modifications. The entire zone was affected by episodes of land slippage that it would be important to date and understand. The few material finds from the area are metals relating to the use of the area in the historical period. The fact remains that the structures excavated in 2017 were dated to the 15th-16th century by the presence of glazed pottery and they clearly abut the east wall, which is thus earlier. The results of the radiometric analyses on the few charcoal remains found at the base of the east wall are awaited with interest.
FOLD&R
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460 - Mara Migliavacca, consulente scientifico Museo Civico “Domenico Dal Lago” di Valdagno; docente a contratto presso Università degli Studi di Padova, Dipartimento dei Beni Culturali. - 2020Il sito di Uomo della Roccia (Muzzolon di Cornedo, Vicenza). Campagne 2015-2018
Media
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De Guio, Migliavacca 2012A. De Guio, M. Migliavacca, 2012, Progetto Agno-Leogra: nel cuore del distretto minerario veneto occidentale, in "Quaderni di Archeologia del Veneto" XXVIII: 132-136.
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Migliavacca 2011M. Migliavacca 2011, Monte Civillina, in Fasti on line.
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Migliavacca, De Guio 2012M. Migliavacca, A. De Guio, 2012, Monte di Malo e Valdagno, Località Mucchione, Progetto Agno-Leogra, Campagna 2012, in “NaVe” 1: 148-152; 113.
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Migliavacca et al. 2012M. Migliavacca et al., 2012, Schio, Torrebelvicino. Ricognizione di superficie e magnetometria con gradiometro. Progetto Agno-Leogra, Campagna 2012, in “NaVe” 1: 153-157.
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Migliavacca 2011M. Migliavacca, 2011, Il Monte Civillina nell’antichità e nel ‘900. Risultati della campagna archeologica 2011, in AA.VV., Il Monte Civillina tra natura e storia, Cornedo (VI): 41-45.
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Migliavacca et al. 2013M. Migliavacca, F. Carraro, M. Menato, 2013, Minescapes/Mindscapes: paesaggi minerari, paesaggi della mente, in “Sentieri culturali in Valleogra” 13: 11-41.
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Migliavacca 2013M. Migliavacca, 2013, Un progetto etno-archeologico nell’Alto Vicentino. Alla scoperta della ricchezza culturale delle nostre comunità, in Tangram. Studi e ricerche sull’Alto Vicentino, Luglio 2013: 1-11.
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Migliavacca et al. 2013M. Migliavacca, F. Carraro, A. Ferrarese, 2013, Nelle viscere della montagna. Paesaggi pre-industriali sulla dorsale Agno-Leogra, in Post-Classical Archaeologies 3: 247-280.
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Migliavacca 2014M. Migliavacca, 2014, Archeologia totale sulla dorsale Agno-Leogra: alla scoperta dei paesaggi antichi del versante Agno, in Quaderni del Gruppo Storico Valle dell'Agno 39, anni 17-19: 5-27.
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Ferrarese, Migliavacca 2014A. Ferrarese, M. Migliavacca, 2014, Mountain resource management in the Agno- Leogra ridge (Northern Italy): the case of Rivabella, in Research and preservation of ancient mining areas, Trento/ Valkenburg aan de Geul: 300-327.
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Migliavacca 2014Migliavacca M., 2014, Cornedo Vicentino, località Omo della Roccia. Progetto Agno-Leogra, campagna 2014, in “NAVe” 3: 187-190
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Migliavacca-Ferrarese c.d.s.M. Migliavacca, A. Ferrarese, c.d.s., Post-Medieval Mountain Resource Management In The Agno-Leogra Ridge (Northern Italy), comunicazione presentata al Convegno EAA 2014 a Istanbul.
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De Guio et al. 2015A. De Guio, M. Migliavacca, R. Deiana, G. Stropazzon, 2015, Remote sensing e archeologia di un paesaggio marginale, in “Post Classical Archaeologies” vol. 5/2015: 245-260.
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Migliavacca-De Guio 2012M. Migliavacca, A. De Guio, 2012, Monte di Malo e Valdagno, Località Mucchione, Progetto Agno-Leogra, Campagna 2012, in “NaVe” 1: 148-152.
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Migliavacca 2017M. Migliavacca, 2017, Metalli Mostri Miniere. Il progetto Agno-Leogra e l’estrazione mineraria nel distretto Recoaro-Schio, Cornedo (Vicenza).
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De Guio et al. 2015A. De Guio, M. Migliavacca, R. Deiana, G. Stropazzon 2015, Remote sensing e archeologia di un paesaggio marginale, in “Post Classical Archaeologies” vol. 5/2015: 45-260.