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AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2009
Dal 6 al 26 settembre 2009 sono riprese le ricerche nel deposito del Paleolitico medio del Riparo l’Oscurusciuto nella gravina di Ginosa. Nei primi giorni di attività è stato ultimato lo scavo dell’unità stratigrafica 9, nei quadrati E-F/11-12, con la definitiva esplorazione del focolare us 43. Sulla base dei risultati delle scorse campagne, l’unità stratigrafica 9 ha restituito, in un’area scavata di circa 10 mq, un complesso di piccoli focolari di forma circolare o ellissoidale concentrati in due aree distinte, ognuna di circa mezzo metro quadrato di estensione. Lo scavo ha permesso di distinguere la successione di alcune strutture, in parte sovrapposte e dislocate.
Al di sotto dell’US 9, è stato messo in luce un altro interessante insieme di focolari situati alla superficie e all’interno della sottostante US 11. Come nella fase precedente, le strutture di combustione sono impostate in fossette per lo più circolari, della profondità massima di circa 5 cm. In un’area di 2 mq (q F-G/11) è stata rinvenuta una particolare concentrazione di questi focolari: in fase di scavo ne sono stati riconosciuti 19, in parte intaccati dalle successive escavazioni per uno spessore massimo di 20 cm. Il diametro medio dei focolari varia da 40 a 50 cm. Il riempimento delle strutture è costantemente di colore bruno nerastro; in alcuni casi sono presenti placche di sedimento chiaro concrezionato alla sommità, probabilmente misto a cenere. E’ frequente la presenza di ossa bruciate, in parte concentrate alla base delle fossette.
Nell’area indagata (circa 10 mq anche per questa unità) sono stati rinvenuti altri focolari in fossetta, isolati. Di particolare interesse è la presenza di una coppia di focolari di piccole dimensioni, sovrapposti solo per un piccolo lembo a testimonianza della loro costruzione e utilizzo in due fasi successive. Il diametro di queste due strutture (25 cm), nettamente inferiore alle altre, porta ad ipotizzare una diversa finalità nel loro utilizzo.
Dall'esame preliminare dei resti faunistici emerge un'attività di caccia indirizzata soprattutto verso l'Uro in un ambiente caratterizzato da estese aree di prateria arborata.
L'industria litica, sempre abbondante, non mostra marcate differenze rispetto a quanto messo in luce nelle unità sovrastanti. Il metoto Levallois ricorrente, prevalentemente unipolare, finalizzato alla produzione di manufatti piatti, allungati o triangolari, rimane dominante. Confermata la presenza, per quanto minoritaria, di una modalità di débitage diversa, unipolare a percussione diretta, caratteristica di uno sfruttamento dei nuclei per volume (e non per superfici), che anticipa la produzione tipica del Paleolitico superiore e che è finalizzata alla produzione di lamelle. Fra i ritoccati si segnalano, accanto ai più frequenti raschiatoi, alcune punte molto regolari e due grattatoi. Avendo lo scavo intercettato numerose aree di combustione numerosi sono i pezzi che hanno subito i danni del fuoco. Per alcuni è riconoscibile la derivazione da uno stesso nucleo, anche se la ricerca dei rimontaggi è un lavoro tutto a venire.
Un frammento di osso bruciato rinvenuto alla base della US 1 ha fornito la data C14 di 38.500±900 BP.
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AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2010
Nel Riparo l'Oscurusciuto (Ginosa – Taranto) le ricerche effettuate nel settembre 2010 hanno portato al rinvenimento di nuove interessanti strutture di combustione all'interno dell'unità stratigrafica 11, parzialmente scavata nel 2009. Questa unità, sabbioso limosa, di colore bruno rossastro con rari piccoli ciottoli e ancora più sporadici frammenti di calcarenite, ha uno spessore medio di 8 cm ed è legata sia da un punto di vista sedimentologico, sia per i caratteri delle associazioni faunistiche, alle soprastanti unità principali 4, 7 e 9. Gli insiemi faunistici di queste unità sono dominati da resti di Bos primigenius (che nelle percentuali degli elementi determinati supera il 70%) in associazione con Cervus elaphus, Dama dama, Capreolus capreolus, Equus ferus.
All'interno dell'unità stratigrafica 11 il materiale litico e faunistico risulta abbondante nella parte superiore e media dello strato, più rarefatto nella sua parte basale. L'industria litica, a un esame preliminare in corso di scavo, non mostra modalità e obiettivi di produzione diversi rispetto alle unità stratigrafiche soprastanti. La materia prima prevalente è sempre costituita da ciottoli di diaspro. La sequenza Levallois, che inizia con sistema prevalentemente unipolare, finalizzato alla produzione di lame (trasformate soprattutto in raschiatoi) e punte, prosegue con modalità centripeta volta a ottenere schegge di dimensioni più piccole. Una produzione minoritaria di piccole lame e lamelle è ottenuta con sistema del tutto diverso, per piani ortogonali a partire da ciottoli di minore dimensione.
I numerosi focolari dell'unità stratigrafica 11 risultano concentrati lungo una fascia larga un metro e mezzo che delimita una zona di circa 2 mq, completamente libera da strutture, situata a ridosso delle pareti d’angolo nell’area nord del riparo. Questo piccolo spazio poteva essere adibito a giaciglio o usato come zona di stazionamento da parte dei neandertaliani. Il bordo di erosione della stratigrafia, posto a circa 50 cm dalla fascia di concentrazione dei focolari, può avere obliterato eventuali altre strutture a completamento della fascia individuata.
I focolari scavati sono tutti impostati su fossette circolari di profondità variabile tra 3 e 6 cm, facilmente individuabili per il colore bruno nerastro del loro riempimento. Più difficile è risultato invece isolare i singoli focolari nei quadrati GF 11, in quanto impostati in successione e con fossette parzialmente tagliate dalle strutture di combustione superiori. Nel corso di questa campagna di scavo si è osservata una chiara differenza di dimensioni dei focolari tra la parte alta e quella basale dell'unità 11. Nella parte superiore dell'unità le fossette conservano un diametro di 40-50 cm contro i 20-25 cm di quelle individuate sul fondo dello strato. Questi piccoli focolari, meno numerosi dei primi, sono in alcuni casi presenti a coppie con reimpostazione parzialmente dislocata del secondo sul primo. Le analisi microstratigrafiche in corso potranno dare risposte sull'eventuale diverso utilizzo di queste due tipologie di strutture di combustione. In uno di questi piccoli focolari (US 70) è stata rinvenuta alla sommità del riempimento, sul bordo della fossetta, una scheggia di diafisi di osso lungo di grande ungulato con tracce di bruciatura limitate alla sola porzione immersa nel riempimento della fossetta stessa. In alcuni casi, le fossette di questi focolari basali intaccano la parte sommitale della sottostante unità di tefra (US 13).
Lo scavo dell'unità stratigrafica 11 è stato ultimato in un'area di circa 9 mq: al di sotto è affiorata la superficie dello strato piroclastico 13 con evidenti tracce di frequentazione antropica, sporadico materiale litico e faunistico e focolari in fossetta. Questi ultimi, poco numerosi e non ancora scavati, sembrano conservare le stesse caratteristiche delle piccole strutture della parte basale di US 11. Nella prima occupazione del riparo successiva alla potente deposizione di tefra e nel corso della sedimentazione della prima porzione dell'unità 11 sembra dunque emergere un modello analogo nell’impostazione delle strutture di combustione, che potremo verificare nel corso della prossima campagna di scavo analizzando nel complesso la superficie di occupazione del tefra.
Alle ricerche, effettuate dal 5 al 25 settembre 2010, hanno partecipato oltre agli scriventi: Claudia Abruzzese, Sara Alconchel Romero, Francesco Boschin, Jacopo Crezzini, Elena D'Itria, Paolo Gambassini, Zaray Guerrero Bueno, Stefania Mainieri, Giulia Musella, Elvira Orso, Francesca Paraskoulakis, Anna Pizzarelli, Vincenzo Stasolla.
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AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2011
Dal 5 al 23 settembre 2011 sono proseguite le ricerche nel riparo del Paleolitico medio dell'Oscurusciuto a Ginosa (TA). Nella prima parte della campagna è stato ultimato lo scavo dell'unità stratigrafica 11 che negli scorsi due anni ha restituito numerosi focolari impostati in fossette circolari (diam. tra i 20 e i 50 cm, prof. 3-6 cm.). Nell'area di scavo, estesa circa 10 mq, queste strutture sono concentrate in una fascia orientata N/E – S/W e lasciano completamente libera un'area d'angolo del riparo di circa due metri di ampiezza, probabilmente utilizzata dai neandertaliani come giaciglio o zona di stazionamento. Nel corso di questa campagna sono stati rinvenuti una coppia di piccole strutture di combustione in fossette (diam. circa 20 cm), parzialmente sovrapposte, e un focolare di dimensioni maggiori (circa 40 cm di diametro) sottostante un'area del settore Sud dello scavo, caratterizzata da una forte concentrazione di focolari.
I focolari dell'unità 11 sono spesso sovrapposti e non è possibile effettuare una correlazione di utilizzo tra le singole strutture rinvenute all'interno del sedimento (8 cm di spessore medio) a causa della mancanza di evidenze di piani intermedi di frequentazione. Fa eccezione l'insieme basale, costituito da 16 focolari con fossette di circa 20 cm di diametro (compresa la coppia di fossette rinvenute durante questa campagna), che caratterizza la parte inferiore dell'unità stratigrafica. Questi focolari sono tutti di dimensioni più piccole rispetto a quelli superiori di US 11 e 9 e probabilmente appartengono ad un'unica fase di frequentazione. Sono ancora in corso le analisi microstratigrafiche che potranno fornire dati su un eventuale diverso utilizzo dei focolari in relazione alle dimensioni delle fossette.
Nella parte basale di US 11 aumenta gradualmente la frazione di tefra del sedimento e risultano meno abbondanti i reperti litici e ossei.
La seconda fase dello scavo ha interessato l'asportazione della sottostante US 13, in parte messa in luce lo scorso anno, a matrice ricca di tefra e con piccoli frammenti di calcarenite. Nella parte sommitale sono stati rinvenuti 9 focolari in fossette (diam. 20-30 cm) e un'area più ampia di combustione di cui non si conosce la reale forma ed estensione perché in parte asportata dall'erosione di versante. I focolari, per lo più isolati, occupano la stessa zona delle strutture soprastanti: rimane libero da focolari l'angolo N/W del riparo e un corridoio lungo la parete di fondo. Sono quasi tutte strutture isolate: solo tre risultano sovrapposte (83a, 83b, 84).
Nello strato i materiali sono sporadici e spesso rinvenuti in piccole concentrazioni. Le ossa, fortemente frammentate, la produzione litica continua ad essere caratterizzata dalla dominanza della modalità Levallois unipolare ricorrente, senza che si siano notate in fase di scavo particolari cambi di gestione nella catena operativa.
Questa unità stratigrafica copre uno strato di ceneri vulcaniche compatte dello spessore di circa 60 cm (US 14) che sigilla una paleosuperficie ricca di materiali. I focolari rinvenuti in US 13 sono quindi pertinenti alle prime sporadiche frequentazioni del riparo, successive alla cospicua caduta di ceneri. Le analisi in corso del tefra probabilmente forniranno dati sull'attribuzione e quindi sulla cronologia dell'evento vulcanico. La superficie di US 14 è irregolare, caratterizzata da frequenti depressioni/escavazioni forse legate ad azioni erosive. Queste buche irregolari, in parte ancora da svuotare, risultano riempite da US 13 e hanno restituito pochi reperti litici e ossei.
La parte superiore dello strato di ceneri vulcaniche contiene rari materiali antropici penetrati nel sedimento e andrà indagata nella prossima campagna di scavo.
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AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2012
Nel settembre 2012 una nuova campagna di scavo ha interessato il deposito del Paleolitico medio del Riparo l'Oscurusciuto a Ginosa (TA). L'obiettivo delle ricerche è stato lo scavo dello spesso strato di tefra (circa 60 cm) individuato nel corso dei primi accertamenti nell'agosto 1998. In questo riparo, infatti, l'erosione di versante ha intaccato l'intero deposito permettendo sin dal primo sondaggio l'individuazione di parte della serie stratigrafica attraverso la semplice eliminazione del suolo attuale. L'analisi del tefra, affidata a Roberto Sulpizio dell'Università di Bari, ha permesso l'attribuzione delle ceneri vulcaniche al Tufo Verde di Monte Epomeo (Ischia), datato attorno a 55.000 anni BP (com. pers.). E’ stata pertanto acquisita una definizione cronologica della parte superiore della stratigrafia, che si sviluppa fra questa data e i ca 43.000 anni BP cal (14C su collagene, AMS – Beta 181165: 38,500 ± 900 BP) ottenuti alla base del livello più recente (us 1). Questo risultato è di estrema importanza per le possibili correlazioni paleoambientali con altri depositi pugliesi, alcuni dei quali presentano livelli di tefra non ancora identificati.
In questa campagna di ricerche è stato scavato interamente il tefra (us 14) nei quadrati D/G – 13/16 per un totale di circa 11mq. Come già notato nella scorsa campagna di scavo, la superficie dello strato di tefra è caratterizzata da piccole depressioni irregolari probabilmente legate ad erosione, riempite da us 13 ma risultate quasi prive di materiali. La parte superiore delle ceneri vulcaniche ha fornito attestazione di una prima frequentazione antropica avvenuta durante l'ultima fase di deposizione delle ceneri. Reperti litici (non abbondanti ma significativi) e rari frammenti di ossa, infatti, sono stati rinvenuti fino a 10/15 cm di profondità. Il materiale risultava concentrato in piccole aree e da accertamenti preliminari sono stati individuati alcuni rimontaggi di elementi litici. Tutta la parte superiore del tefra scavato è stata setacciata a maglia di 2 mm. Le poche ossa determinabili sono state attribuite a Bos primigenius. All'interno del tefra sono frequenti limitate aree con inclusioni di sabbia grossolana compatta di colore bruno chiaro. E' stata segnalata la presenza sporadica di piccoli ciottoli di diaspro probabilmente provenienti dalla sommità del riparo.
Alla base è emersa la paleosuperficie (us 15) sigillata dalle ceneri vulcaniche. Si tratta di un piano orizzontale con abbondante materiale litico e osseo e pietre in parte strutturate a costituire un perimetro semicircolare di circa due metri di raggio, rivolto verso la parete nord del riparo. Le pietre strutturate, di dimensioni variabili da 15 a 30 cm, risultano disposte in piccoli raggruppamenti di 3-4 elementi. Sul piano racchiuso da questa struttura sono presenti scarsi reperti litici e ossei, tra cui un grosso frammento di mandibola di uro; i reperti risultano invece abbondanti tra le pietre, lungo il perimetro della struttura stessa. All'esterno della struttura sono evidenti altri numerosi reperti tra cui grosse schegge di diafisi di ossa lunghe, frammenti di mandibole e di mascellare di uro e industria litica. Sempre all'esterno emergono altre pietre senza evidenze di allineamento, in parte coperte da un articolato addensamento di resti vegetali concrezionati.
Nella prossima campagna di ricerche è in programma lo scavo di un'altra porzione di tefra con la messa in luce di una nuova area di paleosuperficie di 8 mq.