Name
David George
Organisation Name
St. Anselm College, New Hampshire, USA

Season Director

  • AIAC_2387 - Coriglia - 2009
    Le campagne di scavo condotte nell’insediamento etrusco-romano di Coriglia, a partire dal 2006, dal Saint Anselm College (NH) in collaborazione con il Comune di Castel Viscardo, hanno messo in luce una serie di strutture che insistono su un terrazzamento che si affaccia sulla valle del Paglia, affluente del Tevere, accanto alla via Traiana Nova. Uno dei saggi ha restituito sia evidenze della fase etrusca, con materiali in bucchero grigio di VI secolo a.C. e strutture in tufo, che della tarda romanità quali un possente muro di sostruzione orientato E/W. Un altro, più settentrionale, ha permesso di definire parte dell’edificio tripartito che si affaccia sulla vallata, con canalette e ambienti termali, la cui frequentazione inizia in epoca repubblicana e termina nella seconda metà del III sec. d.C. - monete di Gallieno (253-268) e Claudio Gotico (270). Un saggio aperto negli anni ’90 (SAU), ha parte di un muro spesso 90 cm. che attraversa l’area di scavo con andamento E/W. Immediatamente a S del muro, alla stessa quota di affioramento, è stato documentato un acciottolato con pietre di notevoli dimensioni, separato dall’opera muraria da uno strato di terra rossastra che negli anni ’90 ha restituito materiali ellenistici. Nel 2009 si è aperto un nuovo saggio verso S ed è comparsa parte di una vasca la cui facciavista risulta rivestita da lastrine con concrezioni calcaree (le analisi XRF hanno confermato la presenza di ferro, calcare e potassio), quindi ristagno o flusso di acqua. I dati di scavo e le tecnologie archeometriche (XRF e Raman), indicano l’acqua, nello specifico sulfurea, come chiave di lettura del sito. Si tratta quindi di un complesso monumentale di età romana, con un impianto architettonico scenografico terrazzato, legato allo sfruttamento delle acque termali, impostato su una preesistenza etrusca sulla cui natura al momento non è possibile fornire interpretazioni.
  • AIAC_2387 - Coriglia - 2010
    La quinta campagna di scavo nel sito di Coriglia (Saint Anselm College (NH, USA) con il Comune di Castel Viscardo e la Soprintendenza Archeologica per l’Umbria) svoltasi nei mesi di maggio e giugno 2010, ha avuto come obiettivo quello di indagare precisi settori per sciogliere problemi legati alla destinazione d’uso di alcune strutture emerse negli anni passati e alla topografia generale del sito. Le indagini archeologiche 2010 hanno visto l’ampliamento di due aree (F ed A), sondaggi di approfondimento in C, nuova apertura di G, destinato a chiarire lo sviluppo di una struttura muraria in una zona mai esplorata. Di estremo interesse l’ampliamento Nord di F, che ha permesso di individuare l’intero perimetro della vasca parzialmente riportata alla luce nella campagna 2009. Si tratta di una struttura quadrangolare (3,40 x 6 m.) con piano pavimentale in cocciopesto e bauletto di sponda. L’eterogeneità delle componenti antropiche dello strato che riempiva la vasca (numerosi frammenti di opus doliare, terrecotte architettoniche, anforacei, oltre a crustae marmoree e frammenti di macine), lasciano ipotizzare che la vasca sia stata riempita intenzionalmente con materiale di varia natura già frammentati in antico. La presenza di sigillata africana e di una moneta di Gordiano III (243-244 d.C.) permettono di ascrivere il riempimento intorno alla metà del III secolo d.C. Il supporto di strumentazioni archeometriche (XRF – Raman), utilizzate sulle concrezioni, ha constatato la presenza di elementi chimici quali calcio, sodio, potassio e zolfo in quantità simili a quelle delle acque sulfuree di Monterubiaglio. Il saggio A, ampliato a Sud di circa 4 x 5 m., ha incontrato acqua di falda; vi è stato messo in luce, per 10 m, un muro orientato NE/SW (malta giallastra e pietre fluviali) che attraversa obliquamente l’area di scavo sino ad uno dei muri di terrazzamento già individuati in precedenza. Forse proprio ascrivibile alla fase tardo-romana è una strada glareata composta da un piano stradale, orientato NE/SW (cfr. sopra), a ciottoli fluviali di piccole dimensioni ben coesi, alloggiati in terreno compatto; la carreggiata, larga 3 m, è delimitata ai lati da pietre di più grandi dimensioni. Il saggio C, è stato interessato da indagini volte alla comprensione delle tecniche edilizie usate per la costruzione degli ambienti termali. Nell’area interna all’esedra scavata nelle campagna precedenti è stato messo in luce un condotto idrico (fistula plumbea con margini ribattuti), che si direziona verso una struttura quadrangolare interpretata come fontana. Nella fascia Nord dell’area di scavo la stratigrafia indica il proseguimento delle strutture anche in quella direzione (lacerti murari, canalette). Il saggio G, 4 x 4 m., ha consentito di documentare il proseguimento del muro di contenimento/recinzione verso Ovest; il braccio E/W attraversa i saggi A, B ed E dove piega a 90° verso il saggio C. Il rinvenimento di una moneta attribuita a Papa Clemente VIII (databile attorno al 1600) fornisce elementi sulla frequentazione del sito di Coriglia.
  • AIAC_2387 - Coriglia - 2011
    La campagna di scavo 2011 si è concentrata nell’indagine di quattro saggi, di cui uno aperto quest’anno. Nel saggio C, il più settentrionale e vasto, sono stati precisati i termini cronologici del complesso termale, il cui primo impianto è ascrivibile all’età repubblicana per il rinvenimento di terrecotte architettoniche di II-I sec. a.C., per l’analisi delle murature su cui s’imposta l’edificio successivo e le pavimentazioni in cocciopesto più volte restaurate e rialzate. Al periodo seguente (I sec. d.C.) si datano gli affreschi parietali, gli stucchi e alcune lastre Campana decorate ad ovoli e soggetto dionisiaco. Per le terrecotte più antiche è attestato il riutilizzo come laterizi, elemento cronologico importante. Ad una fase più recente, datata con la sigillata africana, va riferita la fornace individuata in C, probabilmente per la produzione di laterizi. Si tratta di una struttura quadrangolare con muri perimetrali a tegole sovrapposte, al centro della quale si colloca il mastio in argilla refrattaria. Purtroppo la morfologia del sito potrebbe aver causato la perdita del muro perimetrale Nord, dilavato verso valle. Nell’ampliamento Est si è verificato che le strutture d’epoca romana poggiano su una allineamenti Nord/Sud di pietre calcaree di medio-grandi dimensioni, poste in opera a secco. Quest’ultime erano coperte da strati terrosi estremamente coerenti databili con la vernice nera, riferendosi pertanto alla frequentazione ellenistica del sito. Per indagare una nuova area, si è deciso di aprire un nuovo saggio (H, 4 X 5 m), ad Est del saggio C.. Ha consentito di documentare strutture in situ di notevole interesse: la cresta di un muro di più di 90 cm di spessore, orientata Est/Ovest, rasata fino ai livelli di fondazione su banco di argilla naturale, probabilmente un altro muro di terrazzamento del complesso d’epoca romana, simile al muro dei saggi A, B, E, G (cfr. campagne precedenti). Immediatamente a Nord di tale muro si trova un allineamento parallelo, realizzato con pietre fluviali di medio-grande pezzatura e un concio tufaceo: una preesistente struttura muraria a secco di epoca etrusca. In corrispondenza del blocco si è notata una fossa semicircolare con piccole pietre inzeppate lungo il profilo. All’interno è stata recuperata un’olletta in pasta grigia con orlo estroflesso, fondo piano ed anse a “tenons perforés”, databile tra la fine del IV ed inizi III sec.a.C., in armonia con la fase ellenistica del sito. Nel saggio B si è praticato uno scavo in profondità alla base della canaletta sul lato settentrionale del muro di terrazzamento in opera cementizia: il materiale più recente è un fondo di vernice nera con _petites éstampilles_. L’ultimo saggio di scavo indagato nella campagna 2011 è F, dove vengono individuati i muri perimetrali della vasca principale che sembra fiancheggiata, a valle. da un’altro vascone (collegata alla prima da tubature in piombo e in terracotta individuate in passato) e da due vasche di piccole dimensioni, mal conservate: una sorta di monumentalizzazione del complesso idrico. La campagna di scavo si è conclusa in questo settore con la documentazione dello strato di crollo all’interno del vascone, la cui datazione sembra potersi ascrivere all’orizzonte cronologico della sigillata africana, pur nella genericità che questo arco di tempo comporta.
  • AIAC_2387 - Coriglia - 2012
    Il saggio A è stato ampliato di 2 m nell’angolo SE, per indagare il tracciato stradale individuato nel 2007: un acciottolato largo circa 3 m, allineato N/S, delimitato da spallette di pietre fluviali. Il piano carrabile è in ciottoli e in contropendenza rispetto al declivio della collina; è in buono stato di conservazione, eccetto piccoli ammanchi con materiale litico compattato. Una moneta di bronzo repubblicana datata al 160 a.C. rinvenuta a diretto contatto con i ciottoli e la corrispondenza di orientamento con un muro a secco localizzata ad W ne indicano la cronologia tardo-etrusca. Un sottostante livello di ciottoli più piccoli potrebbe essere la preparazione della carreggiata etrusca o una precedente strada. Un tardo utilizzo si inquadra tra la fine del III e gli inizi del IV secolo d.C. sulla base di alcune monete attribuibili a Claudio Gotico e ad Elena. Nel saggio C, a N, ci si è concentrati sulla fornace rinvenuta nel 2011; al di sotto di uno strato compatto di color rosso che la oblitera si riporta in luce il muro N, realizzato con tegoloni, in cattive condizioni di conservazione per la localizzazione a ridosso del salto altimetrico della collina. La pavimentazione dell’ambiente di cottura è un compatto piano di argilla e la planimetria della fornace può dirsi completa: un unico ambiente rettangolare col praefurnium ad E, lati lunghi di m 3,60 e quello di fondo di m 2.20 in argilla, un mastio per la graticola. Una moneta di IV secolo e frammenti di sigillata africana rinvenuti nello strato rubefatto di obliterazione indicano la cronologia tardo-antica del complesso. La porzione orientale del saggio C ingloba il saggio H del 2011: è emerso che tutti gli ambienti proseguono in direzione E dove manca ancora il perimetrale di chiusura. Le stratigrafie ricalcano quelle conosciute: accumuli di pietre e grumi di malta, il disfacimento delle strutture murarie. Diversa la situazione nella parte più a S, in corrispondenza proprio del saggio H. In questa zona si è documentata una situazione molto disturbata: frammenti di cocciopesto, monconi di muri, laterizi, risultanti da profonde lavorazioni agricole. Al di sotto dello strato disturbato è apparso un lacerto di cocciopesto (m 1,40 x 1,10) decorato da un punteggiato di tessere quadrangolari in calcaree. Gli elementi dell’ornato hanno dimensioni di cm 2 x 2. L’ultima zona indagata del saggio C ha indicato che la vasca quadrangolare rinvenuta a S dell’esedra era in funzione dell’ambiente absidato, collegata a questa da una _fistula plumbea_. Il saggio F, coll’articolato sistema di vasche tardo-imperiali, è stato ampliato a N. Negli strati superficiali si è documentato uno strato di calce, interpretato come calcara. I materiali raccolti in questo contesto sono frammenti di invetriata medievale e maiolica arcaica. Il riempimento della vasca antica appare compatto e restituisce anforacei, _dolia_ e forme in ceramica comune. Apparentemente disgiunta dal sistema di vasche appare una compatta concentrazione di pietre medio-grandi, nell’angolo NW del saggio che oblitera una potente struttura muraria orientata N/S , con malta giallastra.
  • AIAC_2978 - Cavità n. 254 - 2012
    Da Maggio 2012 è iniziato lo scavo archeologico nella cavità 254, nel centro storico di Orvieto (proprietà Pagliaccia, concessione ministeriale alla Fondazione per il Museo C. Faina). La cavità, nel corso del ’900, è stata laboratorio di falegnameria ed officina ceramica per i Vascellari (Ilario Ciaurro e Pericle Perali) ed anche per i Riccardi, questi ultimi noti falsari di inizio secolo. La ricerca è parte del progetto “Orvieto Ipogea” e ha interessato un ambiente a pianta quadrangolare, dotato di gradini ricavati nel masso. Le indagini hanno consentito di individuare, a quota -1,75/1,81, un livello tardo-rinascimentale, al disotto del quale è comparso un piano di calpestio che sigillava uno strato caratterizzato da frammenti ceramici d’epoca medievale. A quota di -2,53 è stato individuato un primo livello archeologico databile alla metà del V secolo a.C.; si è documentata una serie di operazioni di riempimento della cavità verticale sia con materiale pozzolanico pressoché sterile sia con scarichi effettuati dai gradini della scala lungo la parete ovest del vano. A quota -3.50, nella parete meridionale, è apparsa la volta di un cunicolo che conduce ad una struttura simile già parzialmente svuotata in passato. Il consistente materiale recuperato, concentrato lungo le pareti del vano, è costituito da forme aperte in bucchero grigio, frammenti di bucchero nero e di ceramica attica a figure nere e rosse, numerose olle di ceramica comune, bracieri, _dolia_, bacini, scarsi frustuli di metallo (oro, bronzo e ferro), laterizi esclusivamente di impasto rossiccio. Interessante la presenza di un numero consistente (almeno 20) di lettere incise e di brevi graffiti su coppe in bucchero grigio e sugli orli delle olle. E’ da sottolineare la presenza di ceramica protostorica negli strati di V secolo a.C. Per i contesti orvietani del pianoro costituisce un dato piuttosto consistente, con frammenti di vasi di grandi dimensioni, decorati a graffito e non, coppe con bugne e, forse, due frammenti dell’età del Bronzo (una parete decorata ed un’ansa con piccolo bottone e presa forata). Dal punto di vista strutturale la cavità si articola su pianta quadrangolare con sezione verticale a tronco di piramide. L’allargamento verso il basso del vano è avvertibile lungo le pareti orientale e occidentale; al momento è comunque prematuro fornire indicazioni sulla natura del vano ad imbuto rovesciato ma si può escludere una utilizzazione quale cisterna in quanto manca uno strato impermeabilizzante, la forma non è quella dei pozzi per acqua noti in ambito volsiniese ed il trattamento delle pareti non consente di individuare con certezza eventuali fronti di cava (solamente su una parete - quella E - rimangono i resti di una risega a scala).

Season Team

  • AIAC_2978 - Cavità n. 254 - 2015
    Le attività di scavo si sono concentrate all’interno dell’ambiente troncopiramidale convenzionalmente denominato “A”. Sono stati asportati alcuni scarichi di terreno molto ricchi di materiale archeologico. Tutti vanno a costituire coni detritici con apice localizzato nei pressi della parete occidentale della cavità. Si riscontra, ancora una volta, la presenza di attacchi tra le varie unità stratigrafiche. La profondità ad oggi raggiunta, rispetto alla volta, è pari a -10 metri. I reperti sono assolutamente eterogenei, per tipologia e cronologia. A datare la colmata sono vari frammenti di ceramica attica a figure rosse ed a vernice nera, verosimilmente databili entro la seconda metà del V sec. a.C. Di grande rilevanza sono centinaia di frammenti ceramici assegnabili alla classe dell’impasto non tornito. Alla classe della ceramica da cucina si riferiscono olle cilindro-ovoidi e ciotole-coperchio, spesso da ricondurre alla c.d. “Officina della spirale”. Il bucchero grigio è documentato da coppe emisferiche e piattelli, con più rare forme miniaturistiche. La ceramica di importazione ateniese è rappresentata, massimamente, da forme aperte a figure rosse. Si segnalano anche frammenti di un cratere e di alcune _lekythoi_. Molto rari i reperti in metallo, tra i quali si segnalano chiodi in ferro, poche fibule in bronzo e dell’aes rude. Tra le terrecotte architettoniche è di particolare pregio il frammento di un altorilievo raffigurante un guerriero abbattuto, in cui sembrerebbe suggestivo riconoscere un Gigante. Tra le testimonianze riconducibili alle attività quotidiane ed artigianali si ricorda la presenza di numerosi pesi da telaio in terracotta, macinelli in leucitite e frammenti di matrici fittili per la fusione dei metalli. Cospicua è la mole di reperti osteologici, riferibili a _taxa_ diversi, e talvolta caratterizzati da tracce che permettono di ipotizzare macellazione o esposizione al fuoco. Sui reperti in ceramica comune e bucchero grigio sono stati frequentemente individuate iscrizioni in caratteri etruschi, in corso di studio. L’analisi dei reperti e della sequenza stratigrafica permette di appurare come il riempimento della struttura, di cui si ignora ad oggi la funzione, sia avvenuto in un lasso di tempo ridotto, verosimilmente entro l’ultimo trentennio del V sec. a.C. Questa azione, che sembra contestuale all’obliterazione di una serie di strutture idrauliche nell’area di Piazza Ranieri, potrebbe essere stata funzionale alla parziale riorganizzazione degli spazi urbani in questo settore del pianoro. Le macerie prodotte a causa della demolizione di questi edifici potrebbero essere state utilizzate per colmare ambienti ipogei, non più funzionali per l’assetto che il centro abitato avrebbe, di lì a poco, assunto.
  • AIAC_3421 - Sant'Ansano - 2013
    Nel corso dell'estate 2013 si è svolta la prima campagna di scavo archeologico in località S. Ansano, in collaborazione fra PAAO (direttore prof. Claudio Bizzarri) e Comune di Allerona. Il sito è localizzato nel comune di Allerona, provincia di Terni, e si trova a 3.2 km a sud di Allerona, 16.9 km a nord-ovest di Orvieto, 45.1 km a sud di Chiusi, e a 34.9 km a nord del lago di Bolsena. L'area è circondata attualmente da coltivi a vigneto ed a oliveto e vi si trovano diverse rilevanti strutture di importanza storico-archeologica. Ai due lati di un tratturo che forse ha ricoperto valenza carrabile anche in antico, vi sono due esedre in laterizio e cementizio, mentre a circa 30 metri a Nord si notano altri resti murari di una certa portanza. All'inizio della campagna di scavo è stata data attenzione all'area attorno e all'interno della diruta cappella dedicata a S. Ansano, che ha utilizzato una delle strutture absidali per il collocamento dell'altare. Questa abside è particolarmente interessante per il suo stato di conservazione, i resti di affresco e per il riutilizzo post-antico del vano. La struttura dell'abside è caratteristica di un edificio d'epoca romana o tardo-antico con i suoi laterizi messi in opera con l'utilizzo di malta, alternati a ricorsi in materiale lapideo. Quest'_opus mixtum_ è ricoperto, in alcune zone, da uno strato di cocciopesto. La valenza del sito è indicata dalla vicinanza dei percorsi della Cassia e della Via Traiana Nova, per i quali potevano essere funzionali le risorgive presenti a poca distanza dalle strutture indagate. Un'area di fittili è stata infatti posizionata in passate indagini a valle del complesso oggetto della presente indagine ed interpretata quale probabile _mansio_. Nel corso del 2013 sono state impostate due distinte aree di scavo: il Saggio A (trench A), a forma di L che corre lungo le pareti ovest e nord dell'abside; il Saggio B (trench B) localizzato all'interno del corpo della chiesa, è in corrispondenza della navata, per una metà della superficie disponibile. Nel primo saggio sono state individuate due inumazioni ancora non scavate, da riferire probabilmente ad epoca post-antica. Il saggio all'interno della chiesa ha consentito di documentare lo smantellamento della pavimentazione relativa all'edificio di culto e la presenza di laterizi _in situ_ nella zona absidata, coperti da tracce di cocciopisto, un'indicazione che consente una prima ipotesi sulla funzione originaria del complesso quale parte di un edificio a connotazione idraulica, forse termale.