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AIAC_2307 - Mausoleo di Augusto - 2010
Nei mesi di maggio – ottobre 2010 la Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma ha ripreso nell’area di Piazza Augusto Imperatore le indagini archeologiche che avevano avuto inizio nel settembre 2007 con l’obiettivo di acquisire dati utili alla progettazione definitiva della riqualificazione della piazza.
Lo scavo ha interessato il settore occupato dai resti dell’Oratorio di San Rocco già demolito negli anni Trenta del ‘900; in una prima fase si è proceduto all’asportazione di alcuni piani pavimentali sovrapposti, riferibili alle diverse fasi di vita dell’Oratorio, e alla demolizione delle strutture superstiti, pertinenti alle sue fondazioni.
I piani rinascimentali sigillavano una serie di depositi di obliterazione dei livelli di età romana; all’interno di questi depositi sono state individuate nove sepolture, delle quali soltanto quattro risultavano apprestate con grossi frammenti di tegole e pareti di anfore, mentre le altre si presentavano come semplici deposizioni in fossa terragna. L’insieme di queste sepolture appartiene alla già nota necropoli tardo-antica del Mausoleo di Augusto, in buona parte scavata senza documentazione negli anni ’50. Le fosse per l’apprestamento delle sepolture erano concentrate in un settore limitato, in asse con la fronte del Mausoleo. Gli strati tagliati dalle fosse, a un primo esame dei materiali, non risultano anteriori alla fine del IV-inizi V secolo d.C. Questa indicazione cronologica fornisce il termine _ante quem_ non per la datazione del sepolcreto.
L’asportazione degli interri ha consentito di mettere completamente in luce una struttura con andamento est-ovest, costituita da più blocchi di recupero di travertino e di marmo, collocati direttamente sul lastricato di età romana. Impiegati in tale struttura, in buona parte già visibile alla fine della precedente campagna di indagini, risultavano riutilizzati alcuni blocchi decorati con rami di alloro a rilievo.
Immediatamente a sud di questa, e a essa parallela, è stata individuata una struttura solo in parte conservata, costituita da frammenti più piccoli e più irregolari di marmo e travertino, sistemati contro terra con probabile funzione di contenimento.
Al di sotto delle strutture descritte è stato individuato un nuovo ampio tratto del lastricato di travertino di età imperiale, posto alla quota di m 10,58 s.l.m. in connessione con la parte messa in luce negli anni ’50 e con la porzione emersa nel corso delle indagini 2008-2009.
Sul lato opposto, un piccolo sondaggio aperto a est ha portato alla scoperta di un altro tratto di lastricato, corrispondente al limite orientale della pavimentazione antistante al Mausoleo.
È stato, inoltre, possibile indagare per una maggiore estensione il tracciato del collettore di età romana con andamento est-ovest che delimita a sud l’area lastricata; la struttura, nota in età moderna come Chiavica di Schiavonia, era già stata vista e documentata da Baldassare Peruzzi al momento della costruzione della Chiesa di S. Rocco.
A sud dell’antico collettore, nel corso dell’ampliamento verso ovest delle demolizioni di strutture pertinenti all’isolato compreso tra via degli Schiavoni e vicolo del Grottino, è stata completamente messa in luce la fondazione in conglomerato relativa alla struttura in blocchi di travertino già scoperta in occasione delle indagini archeologiche condotte negli anni 2008-2009.
È stata inoltre completata, nel settore orientale dell’area della piazza, la demolizione delle strutture di fondazione pertinenti all’isolato di proprietà del Collegio Croato, fino al raggiungimento della quota di ca. m 12 s. l. m., prevista dal progetto di riqualificazione. I livelli rinascimentali sigillavano resti di edifici tardo-antichi con pavimenti a mosaico, il cui sviluppo planimetrico ricade in buona parte nell’area esterna allo scavo; essi pertanto risultano di difficile comprensione. Nello stesso settore è stata individuata una serie di progressivi innalzamenti di livello dell’area, formati da interri con relativi piani di calpestio; tutta questa stratigrafia è attribuibile all’età romana imperiale.
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AIAC_2307 - Mausoleo di Augusto - 2012
Nel mese di ottobre, con il supporto dei tecnici dell’Associazione Roma Sotterranea, è stata intrapresa l’esplorazione di un tratto antico del Chiavicone di Schiavonia, al fine di individuare la sua connessione con il sistema drenante del Mausoleo. Sembrerebbe, infatti, per quanto è stato possibile vedere, che in esso convergesse almeno un condotto trasversale proveniente dal monumento.
La fogna è posta al margine del lastricato di travertino antistante al Mausoleo, in una posizione che corrisponde al salto di quota tra l'area in cui sorgeva il monumento e l’area del Campo Marzio a sud di esso. Il dislivello di oltre 60 centimetri era colmato da una gradinata, di cui è riconoscibile l'impronta sul lastricato.
Lo scavo parziale del condotto, effettuato in corrispondenza di due pozzi di immissione non originari, è stato reso difficoltoso dall'afflusso costante di acqua, probabilmente di falda, e dalla presenza di un notevole interro. È stato comunque possibile verificare che il canale, realizzato in conglomerato cementizio, è largo internamente m. 0.75 e ha copertura a doppio spiovente.
Sarà necessario riprendere con altri mezzi l’indagine per definire meglio le caratteristiche costruttive del manufatto e per ricostruire, se possibile, il sistema di raccolta delle acque provenienti dal Mausoleo, verosimilmente drenate attraverso diversi condotti variamente dislocati e convogliate in questo collettore che si gettava nel Tevere.
Sono altresì proseguite le operazioni di rilievo archeologico degli elevati e dei conci di travertino crollati dalle volte del monumento, realizzate dalla Società Pragma s.r.l. e coordinate dal gruppo di ricerca della Sovraintendenza Capitolina.
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AIAC_2586 - Area sacra di S. Omobono - 2010
Nell’ambito dell’accordo di convenzione pluriennale tra la Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma e l’Università della Calabria e l’University of Michigan per la ricerca e la valorizzazione dell’area archeologica di S. Omobono, si è svolta nei mesi di maggio-luglio 2010 una prima campagna di scavo e documentazione.
Ad una fase preliminare di pulizia, schedatura e documentazione grafica delle unità stratigrafiche già in luce, è seguito un intervento di scavo che ha interessato il settore occidentale dell’area. In particolare l’indagine ha interessato l’apertura di sei saggi localizzati in corrispondenza di lacune presenti nella pavimentazione a lastre di tufo di età repubblicana, con l’obiettivo di accertare la sequenza stratigrafica e di comprendere l’entità degli interventi precedenti. Sono quindi stati effettuati tre saggi (A1, A2, A5), localizzati nell’area antistante la cella del tempio occidentale, un saggio lungo lo stilobate settentrionale (A3) e due altri saggi (F4, F6) compresi nella zona tra gli stilobati.
I primi quattro saggi erano già stati interessati da scavi riferibili agli interventi di A.M. Colini e a periodi successivi di ricerca, ma hanno permesso comunque di procedere ad una documentazione analitica della sequenza stratigrafica. Inoltre sia nel saggio A1 che A2 è stato possibile indagare alcune porzioni di stratigrafia non intaccata da interventi precedenti. All’interno dei medesimi saggi è stato possibile effettuare carotaggi manuali a maggiore profondità. Tutti e tre i sondaggi sono stati al momento ricoperti per ragioni di conservazione. Il saggio A3 si è interrotto a poca profondità dal piano di calpestio in quanto conservava, in sito, lastre riferibili alla pavimentazione in tufo repubblicana.
I restanti saggi, di cui F6 ancora da ultimare, hanno permesso di portare all’individuazione di fosse e di elementi strutturali (pozzi) riferibili a fasi successive alla frequentazione antica. L’attività di scavo è proceduta parallelamente ad interventi di pronto intervento di restauro e di interro di alcune cavità per motivi di conservazione.
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AIAC_2586 - Area sacra di S. Omobono - 2011
La seconda campagna di scavo e documentazione dell’area archeologica di S. Omobono, condotta nei mesi di maggio, giugno e luglio 2011 ha visto proseguire la collaborazione tra la Sovraintendenza di Roma Capitale, la University of Michigan e l’Università della Calabria.
Gli interventi diretti di indagine sul campo sono stati mirati a risolvere problematiche di ordine stratigrafico e cronologico. In particolare l’indagine di scavo ha interessato l’area dei due templi repubblicani e la parte antistante.
Si è proceduto ad indagare la porzione meridionale della cella del tempio ovest (A7) e una stratigrafia, di limitata estensione, conservatasi all’esterno della cella, che è risultata però sconvolta da precedenti scavi (A8 e A12). L’indagine interna alla cella ha consentito di individuare livelli anteriori alla sistemazione del III sec. a.C.
Nell’area tra i due stilobati, ancora in vista, si è scavata una stratigrafia sottostante due grandi blocchi in travertino, molto limitata come estensione ma importante per le fasi di obliterazione della pavimentazione repubblicana (F14). Nella zona antistante il tempio occidentale si è intervenuti semplicemente con una pulizia mirata a mettere in luce i rapporti stratigrafici (F9, E13).
Per quanto riguarda l’area del tempio orientale, si è proceduto con il riesame e in parte con lo scavo del vecchio settore VIII, qui denominato D10. Inoltre si è aperto un ampio saggio in corrispondenza di un’area occupata da una taberna imperiale (D11).
Tutta l’area è stata infine interessata dalle periodiche pulizie e dalla normale attività di diserbo. Accanto a questa attività di manutenzione generale si è proceduto alla sistemazione di parte del materiale lapideo e alla messa in sicurezza di alcune situazioni di pericolo.
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AIAC_2586 - Area sacra di S. Omobono - 2013
La campagna di scavo 2013 si è svolta tra aprile e luglio. La IV campagna di ricerca ha avuto come obiettivo la prosecuzione delle ricerche precedenti e l’ultimazione del riesame delle trincee dei precedenti scavi.
I nuovi interventi hanno interessato diversi settori al di sopra del podio dei templi repubblicani e nell’area ad est dello stesso. In particolare si è proseguito lo scavo del settore D10 (ex settore VIII dei vecchi scavi) dove è stato possibile raggiungere i livelli arcaici, inoltre si sono aperti sondaggi nella parte meridionale del podio ove purtroppo le stratigrafie erano già state intaccate da scavi precedenti (F20, F23, F24, E13a, E13b). Una cavità realizzata nella parte anteriore del podio ha portato all’individuazione di stratigrafie posteriori al XIII-XIV secolo d.C. (E13).
Nuovi interventi di scavo sono stati realizzati all’angolo sud-est dello scavo, all’esterno del podio repubblicano e in corrispondenza delle taberne di età imperiale. Qui sono infatti stati aperti due settori di scavo denominati C22 Est e C 22 ovest. I due interventi sono stati indirizzati a comprendere meglio la situazione topografica intorno al podio, in particolare in relazione alle problematiche della localizzazione della Porta Triumphalis.
L’intervento all’interno del saggio D10 ha richiesto un notevole impegno tecnico e organizzativo che ha portato alla messa in luce di una porzione del lato ovest del tempio arcaico e allo scavo delle stratigrafie ad esso connesse.
Al termine dello scavo l’area indagata è stata completamente interrata per ragioni di sicurezza e di conservazione. Si è proceduto all’interro anche per altri sondaggi e soprattutto per le cavità che erano state lasciate aperte dopo gli scavi precedenti al nostro intervento. Tra queste ultime segnaliamo la cavità relativa ai saggi VII/IX, ricoperte sino alla sommità del muro perimetrale del podio.
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AIAC_2586 - Area sacra di S. Omobono - 2014La V campagna di scavo si è svolta nel periodo compreso tra gli inizi di maggio e la fine di luglio 2014. Sono proseguite le indagini nelle aree già oggetto di precedenti interventi e sono stati effettuati nuovi sondaggi. I lavori sono continuati all’interno della cella del tempio ovest (saggio A7) dove è stato possibile indagare le stratigrafie fino all’ultimo filare della fondazione del muro della cella, restringendo, sebbene non di molto, l’ampiezza del saggio precedente. Gli interventi sono anche proseguiti nei saggi F20E e C22E, ma in misura molto limitata. Nuove esplorazioni sono state condotte nell’area della chiesa di S. Omobono, dove si è proceduto ad una ripulitura e ad una documentazione delle stratigrafie emerse dai precedenti scavi (B25) e ad un sondaggio localizzato al centro dell’abside della chiesa (B26). Sono stati inoltre aperti i sondaggi E28, E29 e E31, nell’area sud est del podio, e il sondaggio D30, sul lato est del podio, per i quali è stata sufficiente una semplice pulizia superficiale e una documentazione delle strutture e degli strati emersi. Il saggio D30 ha interessato un’area indagata dai vecchi scavi e riferibile ai settori V, VII e IX ma, soltanto in relazione alle stratigrafie superiori. Tra questi, soltanto per il saggio E 29 e forse per il D30 saranno necessari ulteriori approfondimenti. E' stata invece completamente scavata la stratigrafia all’interno del saggio E27.Gli scavi aperti nel settore A7, E27, E28 e E31, ultimate le indagini, sono stati ricoperti.
La realizzazione del saggio A7, condotto per buona parte al di sotto della falda acquifera, ha comportato un consistente sforzo tecnico organizzativo, ma ha consentito il recupero complessivo di una sequenza stratigrafica che dal III sec. a.C. arriva fino alla prima fase del podio. Il saggio all’interno della chiesa invece, dopo l’asportazione di depositi riconducibili ai vecchi scavi, ha messo in luce stratigrafie e strutture relative alla precedente chiesa di S. Omobono. Il saggio E27 ha indagato una sequenza di strati riferibili ad un butto con reperti del XII-XIII sec. d.C.
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AIAC_82 - Colle Oppio, Terme di Traiano - 2009
A seguito dei lavori eseguiti nel 1998-99, e delle scoperte effettuate in quegli anni, si è ottenuto un finanziamento su fondi L. 396/90 per Roma Capitale, eseguendo quindi successive campagne di intervento negli anni 2003-2006 e 2007-2008.
In vista di una futura musealizzazione della galleria sottostante l’esedra sudoccidentale delle Terme di Traiano (cd. “criptoportico”), dove nel 1998 erano stati rinvenuti sia l’edificio con il grande affresco della “Città Dipinta” che quello con il mosaico parietale della “Musa e Filosofo”, era indispensabile procedere con l’obiettivo principale di garantire le migliori condizioni di conservazione possibili alle opere conservate nell’ambiente. Il programma dei lavori prevedeva, preliminarmente agli interventi di scavo all’interno della galleria sottostante l’esedra sudoccidentale, l’impermeabilizzazione ed il consolidamento statico della volta, considerando quindi l'asportazione dei livelli tardosettecenteschi e lo scavo delle stratificazioni soprastanti l'estradosso della volta stessa. Al termine dei lavori sarebbe stato ripristinato il piano di calpestio precedente.
La situazione rinvenuta a seguito degli scavi ha però condizionato le successive strategie di scavo: si è quindi deciso di procedere ad una sistemazione generale al piano traianeo, impermeabilizzando l'estradosso della volta con un alto strato di cocciopesto e ricostituendo il filo della muratura di limite del porticato sovrastante la galleria.
Un saggio di scavo eseguito all'interno dell'esedra ha mostrato la conservazione di ampi resti sia della struttura architettonica che dei rivestimenti, e si è quindi deciso di intraprendere lo scavo totale di essa, riportandola al livello originale. Lo scavo degli interri tardo settecenteschi che coprivano tutta quest’area, relativi alla “Fabbrica del Salnitro” (nota come Polveriera) installata in questo angolo, ha rivelato una sottostante situazione di interri tardo antichi, spesso interessati da fosse e cunicoli praticati in età rinascimentale alla ricerca di tesori d’arte e materiali da costruzione. Gli interri si riferiscono a successive fasi di defunzionalizzazione del complesso termale, databili tra il VI e il VII secolo d.C. Ad epoca tardo antica si riferiscono anche due sepolture isolate e scarse tracce di occupazione.
Lo scavo di queste stratificazioni ha portato in luce il livello pavimentale dell’esedra, originariamente in lastre di marmo giallo antico e pavonazzetto (delle quali alcune ancora conservate); lungo le pareti dell’esedra è invece una bassa gradinata perimetrale, anch’essa rivestita originariamente di marmo bianco. L’esedra semicircolare (diametro circa 30 metri), con due ordini di nicchie rettangolari, viene tradizionalmente identificata con una biblioteca; la fronte era scandita da quattro colonne, (delle quali si sono rinvenute le fosse di spoliazione) e da due paraste o semicolonne addossate alla testata delle due ante laterizie che limitano sulla fronte le estremità nord e sud dell’emiciclo; si affacciava su un porticato largo circa 10 metri, che perimetrava all’interno il recinto termale; il rinvenimento di almeno tre dadi di travertino, destinati al sostegno degli elementi verticali del portico (a pilastri o più probabilmente a colonne) ha permesso di ricostruire un colonnato che con intercolumnio di circa tre metri si affacciava sull’area a verde che circondava gli ambienti dedicati al vero e proprio percorso termale. Il porticato insisteva esattamente sulla sottostante galleria (cd. criptoportico”), evidentemente costruita proprio per fungere da fondazione nei punti dove non c’erano altre precedenti strutture da utilizzare come base per il terrazzamento.
Sopra la galleria, in corrispondenza dell’edificio dell’affresco, un passaggio apertosi nella volta di copertura ha consentito di esplorare il sottostante ambiente, parte dell’antico ingresso dell’edificio, decorato con un largo tratto di mosaico con una scena di vendemmia. Il mosaico, precedentemente visto solo mediante una videocamera, si conservava su una parete laterale dell’ambiente, e doveva essere parte di una più ampia superficie decorata a mosaico, che con vari quadri e registri decorava tutta la volta dell’ambiente. Il mosaico appartiene dunque all’apparato decorativo dello stesso grande edificio, costruito probabilmente nell’età dei Flavi, nell’ultimo quarto del I secolo d.C., sulla cui facciata si collocava l’affresco della “Città Dipinta”, a un’altezza di quasi quindici metri da terra, a lato della grandiosa arcata, larga oltre dieci metri, che costituiva l’ingresso principale. Nel corso del 2009 è stato eseguito il restauro e consolidamento sia della volta dell’ambiente che del mosaico stesso.
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AIAC_2634 - Circo Massimo - 2010
I lavori al Circo Massimo, in corso nella zona dell'emiciclo, riguardano la conservazione e valorizzazione del monumento, in particolare il consolidamento e restauro di alcuni settori di murature in condizioni precarie, e la sua riqualificazione da un punto di vista urbanistico-ambientale. L'obiettivo è di creare un'area fruibile, con piano di calpestio nell'insieme unitario, facilmente accessibile. Pertanto, sono state eseguite sia alcune indagini mirate, sia pulizie accurate nelle zone pesantemente manomesse negli anni '30-'40 del '900, quando il monumento fu utilizzato come sede di esposizioni e di attività ricreative.
Il ritrovamento più importante è stato un lungo tratto rettilineo, l'unico per il momento conosciuto, delle sostruzioni del Circo del lato contiguo all'Aventino, precisamente una parte, fortemente danneggiata e resecata, della struttura interna in conglomerato cementizio.
Inoltre, nel settore semicircolare adiacente, in corrispondenza dell'angolo tra via del Circo Massimo e piazza di Porta Capena, la pulizia di altre porzioni delle murature in laterizio dell'ima cavea ha permesso di avere una visione relativamente completa di questo settore delle gradinate e del sistema dei vomitori di accesso; nella zona esterna, nel fornice VI, si è individuata una taberna di cui si conserva ancora in discrete condizioni il pavimento in opus spicatum. In quest'ultimo è incassato un dolio di grandi dimensioni (diametro circa m 1,30), il cui contenuto, per il momento, non è stato scavato.
Alcune indagini hanno interessato la torre della Moletta (documentata nelle fonti a cominciare dal 1145): particolarmente interessanti i risultati dello scavo, eseguito nell’ambiente interno, finalizzato alla verifica delle condizioni di stabilità della struttura. Sono stati riconosciuti diversi strati pavimentali, legati non solo alle variazioni dei livelli esterni, ma anche alle trasformazioni d'uso nei secoli del manufatto ed, infine, le fondazioni della torre stessa, costituite da grossi blocchi di travertino che sembrerebbero relativi ad un crollo.
Da ultimo, nei lavori di sistemazione del piano di calpestio dell'area corrispondente alla pista, si sono rinvenuti resti di strutture di tipo artigianale (fine '800, inizio '900), oltre qualche muratura e grandi blocchi di cemento armato da riferire probabilmente alla Mostra Autarchica del Minerale Italiano (1939-1940).
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AIAC_2634 - Circo Massimo - 2011
Nel 2011, nell’ambito del Progetto di Riqualificazione, in atto, sono stati eseguiti alcuni interventi di scavo e sondaggi archeologici in alcuni settori dell’emiciclo del Circo Massimo.
Lo scavo del tratto esterno del monumento, già effettuato in realtà negli anni ’30 del ‘900, ha permesso di rimettere in luce la strada basolata esterna con le strutture connesse all’edificio antistante, forse un Horreum, come documentato dalla Forma Urbis, caratterizzato da alcuni ambienti prospicienti, probabilmente tabernae. Tre questi ambienti sono stati rinvenuti lungo il limite Est della strada, unitamente ad un reticolo fognario che comprendeva anche una fogna di ingente portata. Lo scavo delle tabernae è stato eseguito solo per alcuni tratti limitati, poiché si è reso necessario procedere alla realizzazione della massicciata di contenimento del soprastante piano stradale. E’ stata anche messa in luce una vasca-abbeveratoio in blocchi di travertino, posizionata tra due pilastri del circo.
Tutta l’area nel complesso appare interessata da numerosi interventi che nel tempo hanno rinforzato la struttura e inciso anche sulla percorribilità, in particolare a seguito della costruzione, in epoca imperiale, di vari contrafforti a supporto delle volte dell’ambulacro esterno o della facciata.
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AIAC_2634 - Circo Massimo - 2012
I lavori al Circo Massimo, in corso nella zona dell'emiciclo, riguardano la conservazione e valorizzazione del monumento, in particolare il consolidamento e restauro di alcuni settori di murature in condizioni precarie e la sua riqualificazione da un punto di vista urbanistico-ambientale. L'obiettivo è di creare un'area fruibile, con piano di calpestio nell'insieme unitario, facilmente accessibile. Pertanto, sono state eseguite sia alcune indagini mirate, sia pulizie accurate nelle zone pesantemente manomesse negli anni '30-'40 del '900, quando il monumento fu utilizzato come sede di esposizioni e di attività ricreative.
Il ritrovamento più importante è avvenuto lungo delle sostruzioni del Circo, nel lato contiguo all'Aventino, precisamente una parte, fortemente danneggiata e resecata, della struttura interna in conglomerato cementizio. La pulizia di altre porzioni delle murature in laterizio dell'ima cavea ha permesso di avere una visione relativamente completa di questo settore delle gradinate e del sistema dei vomitori di accesso; nella zona esterna, nel fornice VI, si è individuata una taberna di cui si conserva ancora in discrete condizioni il pavimento in _opus_ _spicatum_. In quest'ultimo è incassato un dolio di grandi dimensioni (diametro circa m 1,30), il cui contenuto, per il momento, non è stato scavato.
Alcune indagini hanno interessato la torre della Moletta (documentata nelle fonti a cominciare dal 1145): particolarmente interessanti i risultati di una indagine nell’ambiente interno, finalizzata alla verifica delle condizioni di stabilità della struttura. Sono stati riconosciuti diversi strati pavimentali, legati non solo alle variazioni dei livelli esterni, ma anche alle trasformazioni d'uso nei secoli del manufatto.
Da ultimo, nei lavori di sistemazione del piano di calpestio dell'area corrispondente alla pista, sono state rinvenute le fondazioni di strutture di tipo artigianale (fine '800, inizio '900), oltre a murature e grandi blocchi di cemento armato da riferire probabilmente alla Mostra Autarchica del Minerale Italiano (1939-1940).
Nel corso del 2012 sono stati completati alcuni lavori relativi all’allestimento generale dell’area archeologica, quali la nuova recinzione e la terrazza panoramica, la predisposizione di sottoservizi e la messa in opera del sistema di contenimento dei terrapieni. Contestualmente sono iniziati, e sono ancora in corso, i lavori di consolidamento e restauro che interessano alcuni ambienti dell’emiciclo est.
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AIAC_2634 - Circo Massimo - 2013
I lavori di restauro, consolidamento, ricostruzione e predisposizione dei percorsi di visita continuano nel 2013. In particolare sono state consolidate ed in parte ricostruite alcune volte dei fornici dell’emiciclo est (lato Palatino) e dell’emiciclo ovest (lato Aventino), e sono stati restaurati i pilastri di consolidamento lungo la facciata esterna. E’ stato predisposto il sistema di pompe necessario per abbassare il livello della falda acquifera e sono state effettuate analisi tecniche per monitorare la Torre della Moletta, oggetto del prossimo intervento di consolidamento e restauro.
Le indagini nel settore compreso tra la Torre della Moletta e l’arco di Tito hanno permesso di portare alla luce un ulteriore tratto del basolato altomedievale utilizzato come piano di scorrimento dell’acqua Mariana (a. 1122), al di sotto delle fondazioni degli edifici già demoliti negli anni ’30 del ‘900.
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AIAC_2634 - Circo Massimo - 2014
Nel corso del 2014 i lavori hanno riguardato il completamento delle opere di restauro delle murature in entrambi i settori dell’emiciclo e la realizzazione in tutta l’area dei percorsi per il pubblico con relativi sottoservizi.
Ulteriori interventi di restauro hanno interessato la Torre della Moletta dove inoltre sono stati indagati gli strati interni fino al piano di fondazione delle murature: all’interno sono stati ritrovati alcuni piani pavimentali genericamente databili dal XX al XIV secolo e canali e derivazioni riferibili al passaggio della vicina acqua Mariana. Il piano di fondazione si imposta al di sopra di uno strato contenente limo e frammenti architettonici provenienti dal vicino Arco di Tito.
Nel settore dell’emiciclo Est alcuni sondaggi nei fornici I, VI, X-XIII hanno permesso di individuare alcune fasi di occupazione tardoantica degli ambienti del circo. Sono ancora in corso (2014-2015) indagini archeologiche nella zona centrale dell’emiciclo, la zona dell’arco di Tito.
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AIAC_2634 - Circo Massimo - 2016
Nel corso del 2015 sono stati completati gli interventi finalizzati all’apertura al pubblico dell’area archeologica. In particolare è stato messo in luce e restaurato il piano pavimentale dell’ambulacro interno, sono state sistemate le aree dei fornici, le scale in travertino ed i piani pavimentali in basoli dell’emiciclo. Anche l’area esterna al cantiere è stata collegata all’area archeologica con la creazione di un tratto di percorso, sono state sistemate le scale e la spina moderna.
E’ stato possibile completare lo scavo stratigrafico nell’area dell’arco di Tito: gli interventi effettuati tra il 2014 ed il 2015 si sono concentrati ai due lati del fornice centrale occupato dall’acquedotto medievale dell’Acqua Mariana (di cui rimane in situ il basolato in marmi di riutilizzo che ne costituiva il fondo). Sono stati scoperti il primo ed il terzo plinto da oriente, con retrostante lesena, ed un ulteriore tratto di setto murario in opera quadrata di travertino, mentre del quarto plinto rimane solo un frammento sulla pavimentazione romana. Sono state rinvenute alcune strutture in marmi e laterizi realizzate sul piano antistante l’arco in periodo tardoantico-altomedievale ed un grande condotto in laterizi e lastre di marmo, probabilmente la Forma Iopia, che attraversa il fornice centrale intaccando anche il piano dell’arco. Lo scavo ha evidenziato in entrambi i saggi ai due lati del corso centrale della Mariana depositi di sabbie ed argille ricche di composti organici e reperti faunistici databili tra IX ed il X secolo, che coprono ormai il piano dell’arco fino ad una certa altezza. Grandi e piccoli frammenti architettonici in marmo lunense pertinenti alle parti superiori del monumento sono stati ritrovati a vari livelli, fino al piano di imposta delle basi sui plinti. I frammenti lapidei recuperati, tra cui alcune lettere dell’iscrizione, sono stati sistemati nel piazzale antistante la Torre della Moletta
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AIAC_82 - Colle Oppio, Terme di Traiano - 2004
As a result of the archaeological discoveries made between 1998 and 1999 in the gallery beneath the southwestern corner of the Baths of Trajan on the Oppian Hill (that included among other finds the building with the fresco "Painted City" and the wall mosaic "Muse and Philosopher"), excavations and restorations are at present in progress in the Baths above the gallery, in order to render them waterproof.
These excavations confirmed the presence of a large portico that ran along the inside of the entire western side of the Baths, exactly above the gallery. A few bases in travertine in the perimeter wall are all that remain of the portico's columns. There is no trace of the pavement above the extrados of the vault. The room formed by the southwestern exedra is commonly known as the "Great Library" because of the presence of two superimposed orders of niches. This room opened onto the portico, through a columned entranceway. A test excavation inside the exedra revealed three low concentric stairs on the inside perimeter, with ample remains of marble veneers. Another portico, of smaller dimensions and with smaller column bases, was discovered on the southern front of the Baths. Excavations are in progress on the western external part of the portico, where the stratigraphy of the Trajanic construction deposits is being investigated. (Giovanni Caruso-Rita Volpe)
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AIAC_82 - Colle Oppio, Terme di Traiano - 2013
Le attività all’interno del cd. criptoportico sono riprese soltanto nel mese di novembre, con l’ampliamento e l’approfondimento del saggio sul lato retrostante il muro del mosaico parietale; qui lo scavo degli strati di interro, sempre riferibili all’attività di costruzione traianea, ha messo in luce ulteriormente l’intonaco bianco che riveste il muro, con numerose lacune e fori di diversa estensione e natura.
A circa 1,60 m al disotto della cresta del muro, la superficie dell’intonaco appare solcata da una linea, sotto la quale sono stati individuati graffiti in lingua latina.
Le indagini all’interno della galleria sono quindi proseguite con la ripresa dello scavo dei battuti di epoca traianea che occupano l’interno dell’ambiente del mosaico parietale, mettendo in luce nuovi tratti della composizione musiva.
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AIAC_963 - Area Teatro di Marcello e Portico di Ottavia - 2010
Il Portico d'Ottavia è stato oggetto negli anni recenti di una serie di lavori di scavo, restauro e sistemazione archeologica, che hanno notevolmente migliorato la comprensione e la fruizione del monumento. Attualmente, infatti, è visibile la maggior parte della zona frontale del porticato, con il propileo centrale di accesso; inoltre sono venute in luce numerose strutture relative agli interventi medievali legati alla chiesa di sant'Angelo in Pescheria.
L'indagine archeologica, iniziata nel 2010 e tuttora in corso nel settore interno del propileo, ha dato notevoli risultati scientifici: ha permesso di definire le caratteristiche del cimitero della chiesa e contestualmente ha messo in luce alcuni elementi delle fasi precedenti.
Infatti, scavando all'interno delle tombe (che si spingono in profondità nella struttura romana) si sono rinvenuti alcuni tratti di murature in cementizio con rivestimento in opera incerta, da riferire all'accesso monumentale dell'edificio di epoca repubblicana, eretto da Metello intorno alla metà del II secolo a. C. Tale ritrovamento conferma per la zona posteriore quanto già osservato nella facciata anteriore: l'edificio in età repubblicana non era provvisto di propileo sporgente, ma l'accesso doveva avere sicuramente un aspetto monumentale: infatti le murature del basamento, che risultano allineate con quelle del porticato, avevano un tale spessore da far ritenere che supportassero una struttura ben più pesante ed importante di quelle delle ali. Interessante risulta poi la scoperta di un ulteriore tratto di muratura, sempre con rivestimento in opera incerta, di considerevole spessore, addossato a quello perimetrale posto verso l'interno del quadriportico.
Altri dati sono venuti in luce per quanto attiene alla fase augustea del monumento, in particolare la scoperta di alcuni tratti dei muri frontale e posteriore del basamento del propileo ha evidenziato differenze nella esecuzione e nell'uso dei materiali, mentre per l'età severiana si è confermato il fenomeno del riuso di pezzi più antichi.
In epoca medievale la costruzione della chiesa provoca trasformazioni di grandi entità: l’indagine archeologica ha evidenziato la presenza di un tessuto ininterrotto di vani tombali nell’intera area indagata, ad esclusione dello spazio antistante l’intercolumnio centrale.
Sono state individuate 19 tombe (per il momento ne sono state scavate completamente 8 e parzialmente altre 4). La situazione stratigrafica si è rivelata estremamente più complessa e più ricca di dati rispetto alle sepolture già note del propileo, nonostante la presenza di una grossa fossa di spoliazione.
Le tombe sono di dimensioni relativamente 'regolari' (larghezza: 50-93 cm e lunghezza: 200-220 cm), con orientamento coerente con le murature romane, ma non omogeneo tra di loro. Anche la profondità è variabile, anche se accentuata; infatti, ad eccezione di una forma terragna, tutte le tombe sono multiple del tipo 'a cassone': alcune sono ossari contraddistinte da ossa in seconda giacitura, altre contengono individui in prima giacitura, talvolta affiancati tra loro e, comunque, accompagnati quasi sempre da resti infantili.
Le fosse sono quasi sempre foderate in muratura, per lo più in laterizio di discreta qualità, talvolta arricchite da inserti marmorei di recupero; in alcune tombe sono presenti setti lapidei che dividono trasversalmente il vano.
La cronologia del cimitero sembrerebbe da ascrivere tra fine X e inizio XII secolo, tuttavia potrà essere ulteriormente definita dallo studio dei reperti ceramici e delle numerose monete rinvenute.