Name
Alfredo Geniola
Organisation Name
Università degli Studi di Bari, Facoltà di Lettere e Filosofia, Dipartimento di Beni Culturali e Scienze del Linguaggio

Season Director

  • AIAC_1150 - Santa Barbara - 2007
    Lo scavo arrestatosi nel 2002, viene ripreso nel 2007. L’insediamento neolitico nella contrada di Santa Barbara insiste sul secondo rialzo subcostiero a 1,5 km dalla costa adriatica. Il sito archeologico, indagato dalla metà degli anni settanta, è stato interessato da due periodi di frequentazione. Nel primo (VI-V millennio a.C.), fu impiantato un villaggio di capanne (delle quali restano buche di palo), perimetrato, seppur a tratti, da un fossato. All’epoca la comunità organizzata praticava un’agricoltura primitiva ed una pastorizia stabulata, oltre ad attività collaterali e saltuarie come quella venatoria o quella artigianale, destinata alla produzione delle ceramiche e di strumenti d’uso comune. Nel secondo periodo di frequentazione (metà del IV millennio a.C.), compare una nuova generazione di agricoltori con una forte propensione per la caccia selettiva e per l’artigianato ceramico. Essa introdusse l’uso di ipogei artificiali, dalla complessa struttura, generalmente con ingressi alla base dei fossati. L’ipogeo Manfredi ne costituisce l’esempio più evidente.
  • AIAC_1150 - Santa Barbara - 2010
    La campagna di ricerca appena trascorsa è stata incentrata, quasi esclusivamente, al controllo stratigrafico nel deposito interno al fossato c.d. La Trappola sul lato meridionale del sito. Le indagini hanno riguardato la rettifica e la caratterizzazione dei rilievi effettuati nella precedente campagna di scavo sia all’interno sia all’esterno del deposito archeologico. Quest’ultimo, localizzato nella porzione centrale della struttura del fossato, risulta avere una potenza di oltre due metri e mezzo dal piano calcarenitico di base del fossato. La superficie attuale risulta contraddistinta da una fase funeraria caratterizzata dalla presenza di 2 piccoli tumuli litici addossati alla spalletta orientale interna del fossato. Il tumulo 1, ricadente nella porzione nord/ovest del fossato, proprio per le condizioni di particolare integrità, ha permesso di individuare i resti di un individuo adulto. Si tratta di una sepoltura ad inumazione di un soggetto rannicchiato e deposto in una fossa ricavata direttamente nel deposito interno al fossato. Lo strato antropico su cui giacevano i due tumuli ha restituito materiale ceramico tipico dello stile di Serra d’Alto, elementi di industria litica laminare e resti di fauna. Accanto a ciascun tumulo, e precisamente ad est, furono individuati due distinte aree di combustione caratterizzate da cenere, frustoli di carbone e delimitate da blocchetti calcarei di medie dimensioni: all’interno si rinvennero resti di fauna e molluschi marini in evidente stato di calcinazione dovuta all’ esposizione al fuoco. Probabilmente le strutture, interpretabili come focolari, erano connesse direttamente ai singoli tumuli con funzione rituale. In particolare durante le attività del 2010 sono state evidenziate le superfici del piano di posa delle strutture funerarie in tutta l’area di scavo (saggio I) soprattutto in prossimità dei focolari dove si sono effettuati campionamenti del sedimento cineroso. Inoltre, in occasione di una bonifica ambientale effettuata dal proprietario della particella indagata, di una piccola area (dapprima interessata dalla presenza di rifiuti solidi urbani e macerie), è stata accertata la presenza di buche di palificazione dell’impianto capannicolo neolitico in probabile estensione al di sotto dell’attuale strada vicinale Scorze di Santa Barbara. Infine una parte dell’annuale campagna di ricerca è stata dedicata alla georeferenzazione topografica (mediante l’uso di GPS di ultima generazione) di alcune aree già oggetto d’indagine negli anni precedenti.
  • AIAC_948 - Grotta della Monaca - 2010
    Le tre campagne di ricerca e scavo si sono svolte nei mesi di aprile-maggio, giugno e ottobre, durando ciascuna, in media, tra 10 e 15 giorni. Le indagini hanno interessato i macrosettori ipogei della Sala dei pipistrelli (aprile-maggio), dei Cunicoli terminali (giugno) e della Pregrotta (ottobre), coinvolgendo squadre speleo-archeologiche formate generalmente da 8-10 componenti, tranne che nella Sala dei pipistrelli dove, per le difficili condizioni ambientali, sono stati impiegati solo due operatori. Nell’area dei Cunicoli terminali sono stati eseguiti interventi di scavo in tre differenti distretti ipogei (Cengia, Salto e Imbocco CTdx). Tali interventi, finalizzati ad una migliore comprensione delle antiche dinamiche estrattive nella parte più profonda della grotta, hanno comportato la rimozione di notevoli depositi sedimentari e/o clastici. Gli stessi sono stati investigati con estrema cautela perché inglobanti una miriade di minuscoli carboni residuo dei sistemi d’illuminazione impiegati in antico nel sottosuolo (torce fatte con legnami resinosi). L’accurata raccolta dei campioni antracologici ha permesso, successivamente, una serie di determinazioni archeobotaniche e diverse datazioni radiocarboniche. Queste ultime hanno confermato ancora una volta l’orizzonte cronologico delle attività minerarie attestate nella parte più interna della cavità (Sala dei pipistrelli e Cunicoli terminali), riferibile alla fine del V - metà del IV millennio a.C. in cronologia calibrata. Nella Sala dei pipistrelli è proseguita l’esplorazione della cosiddetta “Buca delle impronte”, una diramazione secondaria caratterizzata da sorprendenti testimonianze minerarie eccezionalmente conservate a dispetto della loro antichità (impronte di scavo, pilastri con funzione di sostegno della volta, etc.). I lavori hanno permesso l’individuazione degli snodi di passaggio più trafficati dagli antichi minatori, riconoscibili per la presenza di suoli fortemente compattati originatisi a seguito del continuo andirivieni durante le attività estrattive. Il contesto si inquadra in un momento avanzato dell’età neolitica, attorno agli inizi del IV millennio a.C. La campagna di scavo in Pregrotta, infine, ha interessato l’ultima porzione di deposito ancora conservata nei pressi dell’ampio imbocco della cavità (Saggio S9). Qui l’esplorazione stratigrafica ha permesso di cogliere, ancora una volta con estrema evidenza, il disturbo arrecato dalle coltivazioni minerarie di età tardo-medievali e post-medievali alle evidenze di occupazioni più antiche del sito, in modo particolare a quelle riferibili ad età pre-protostorica. L’interesse a sfruttare i depositi di idrossidi ferrosi esistenti sotto i livelli di frequentazione pre-protostorica ha portato ad un vero e proprio sbancamento, con conseguente rimaneggiamento, delle sequenze stratigrafiche esistenti nella Pregrotta. Le azioni di disturbo sono comprovate da colpi di piccone metallico presenti a notevole profondità nel deposito sedimentario nonché a “stratigrafie inverse”, con materiali antichi presenti in alto e recenti in basso, dovuti appunto alle azioni di scavo dei minatori di età storica. Si delineano ad oggi tre distinte fasi di presenza antropica antica nel sito sotterraneo: la più antica databile attorno a 20000 anni da oggi (Pregrotta); la mediamente antica inquadrabile tra i 6500 e i 5500 anni da oggi (Sala dei pipistrelli e Cunicoli terminali); la più recente collocabile fra il 900 e il 1400 d.C. (Pregrotta e Cunicoli terminali).