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AIAC_3769 - Gazzo, Ronchetrin - 2015Nel settembre 2015 si è condotta una seconda campagna di scavo in loc. Ronchetrin a Gazzo Veronese, aprendo una trincea di m 60 x 4, al fine di ottenere ulteriori dati sul tracciato, le tecniche costruttive e la datazione della strada romana che correva da Hostilia a Verona (comunemente nota come “via Claudia Augusta Padana”), già portata alla luce nel 2014. Confrontando i dati emersi nel corso dei due scavi, si è potuto capire che la strada in questo territorio caratterizzato da un’ampia depressione valliva non correva lungo un rettilineo continuo, ma secondo segmenti leggermente disassati, per seguire le unghie dei paleodossi che emergevano nel paesaggio: probabilmente la parte alta degli stessi dossi, più asciutta e sicura, era riservata all’insediamento abitativo e allo sfruttamento agricolo, mentre per il tracciato viario si preferivano questi settori marginali, comunque asciutti. La carreggiata era costruita su un terrapieno realizzato con le stesse sabbie del sostrato naturale, coperte alla sommità da un’inghiaiatura in ciottoli: il materiale derivava dallo scavo dell’unico fossato laterale, aperto dalla parte del dosso, e quindi variamente ubicato a est o a ovest del tracciato a seconda appunto del posizionamento delle morfologie più rilevate del terreno. Sull’altro lato della strada, posto verso la depressione valliva, impaludata o comunque solcata da corsi d’acqua di portata stagionale, non era necessario alcun fossato. Nelle sabbie del paleodosso a diretto contatto con la sponda del fossato stradale si è messa in luce un’area funeraria a incinerazione indiretta: con la campagna 2015 si sono individuate 2 tombe terragne, 9 tombe a cassetta di embrici (di cui una ne presentava tre con lo stesso bollo Veciliai Liberalis), una tomba in anfora segata e un’ultima forse in cassetta lignea, che vanno ad aggiungersi alle due, rispettivamente a cassa di laterizi e ad anfora segata, e al monumento funerario lapideo frammentario, evidenziati qualche centinaio di metri più a nord con lo scavo 2014. Lo stato di conservazione delle tombe è risultato molto diverso per la diversa profondità del loro impianto in relazione alla superficie del dosso, che risaliva di quota verso nord e verso est, e quindi per il diverso intacco subito dalle tombe stesse durante le arature. Le tombe ubicate più a nord risultavano distrutte fino alla base, quelle più meridionali erano meglio conservate, anche perché in parte coperte dalle torbe che si formarono nell’areale dopo la defunzionalizzazione del sistema stradale: di queste, due conservavano ancora gli embrici di copertura. Sempre a causa dell’impatto agrario, che ha gravemente intaccato nel tempo il piano d’uso della necropoli, lo scavo non ha evidenziato nessun segnacolo. Le tombe risultavano disposte - non ordinatamente - secondo file parallele al fossato, seguendo l’andamento del dosso, con orientamenti diversi l’una dall’altra. In nessun caso si sono individuati ossuari entro le fosse: nella maggior parte dei casi la terra di rogo era posizionata all’esterno della tomba, ma anche all’interno si sono trovate piccole concentrazioni di ossa combuste, carbone e ceneri, forse originariamente raccolte in sacchetti di materiale deperibile. La terra di rogo è stata raccolta integralmente tomba per tomba, in prospettiva di analisi osteologiche sulle ossa combuste e paleobotaniche/archeozoologiche sui resti vegetali/animali. I corredi erano molto ben conservati e risultano databili tra la fine del I sec. d.C. ed il II sec. d.C.: si tratta per lo più di olpai, vasi potori, balsamari anche deformati dal calore, lucerne, monete, su cui attualmente sono in corso studi e analisi chimiche dell’interno, al fine di definirne il contenuto.
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AIAC_3769 - Gazzo, Ronchetrin - 2016Nell’ottobre 2016 si è condotta una terza campagna di scavo in loc. Ronchetrin a Gazzo Veronese, aprendo una trincea di m 17 x 5, al fine di ottenere ulteriori dati sulla necropoli posta lungo il tracciato della strada romana nota come “via Claudia Augusta Padana”, già portata alla luce nel 2015. Nelle sabbie del paleodosso, sulla sponda del fossato laterale alla strada, si sono individuate e scavate altre 14 tombe a incinerazione, oltre alle 13 già individuate nel 2015 e alle 2 del 2014, il cui stato di conservazione è risultato molto diverso per la diversa profondità del loro impianto in relazione alla superficie del dosso (che risaliva di quota verso sud) e quindi per il diverso intacco subito durante le arature: le tombe ubicate più a sud risultavano distrutte fino alla base, quelle più settentrionali erano meglio conservate, anche perché in parte coperte dalle torbe che si formarono nell’areale dopo la defunzionalizzazione del sistema stradale. Come nel 2015, le tombe risultavano disposte - non ordinatamente - secondo due file parallele al fossato, con orientamenti diversi l’una dall’altra (e in una caso anche a diversa profondità), ma presentavano una tipologia più varia. Nella maggioranza dei casi si tratta di tombe a incinerazione indiretta, ma almeno due sembrano a incinerazione diretta; per lo più erano costituite da una cassetta di embrici (in un caso sesquipedali), che a loro volta – in almeno due casi – potevano contenere una cassetta lignea; una tomba conteneva forse un recipiente di forma arrotondata a intreccio di vimini o altro materiale simile, deperito nel tempo; due tombe sembrano realizzate in nuda terra; altre due non presentavano terra di rogo né ossa combuste né corredo all’interno, per cui si è ipotizzata una spoliazione antica dell’ossuario; un’ultima presentava solo ossa combuste senza terra di rogo né corredo, ma la vicinanza di un probabile bustum, fa ipotizzare che si tratti di un unico contesto funerario. In soli tre casi si è individuata la copertura della cassetta costituita da un embrice o un sesquipedale. A causa dell’impatto agrario, che ha gravemente intaccato nel tempo il piano d’uso della necropoli, non si è evidenziato nessun segnacolo. I tutti i casi la terra di rogo era posizionata all’esterno della cassetta, sempre comunque entro la fossa quadrangolare scavata preliminarmente; in un caso la terra di rogo era disposta sui due lati opposti della cassetta, facendo pensare a una tomba bisoma; in alcune tombe sull’embrice di fondo si sono trovate piccole concentrazioni di ossa combuste, forse originariamente raccolte in sacchetti di materiale deperibile. La terra di rogo è stata raccolta integralmente tomba per tomba, in prospettiva di analisi osteologiche sulle ossa combuste e paleobotaniche/archeozoologiche sui resti vegetali/animali. I corredi sono molto ben conservati e risultano databili tra la fine del I sec. d.C. ed gli inizi del II sec. d.C.: si tratta per lo più di olpai, vasi potori, balsamari anche deformati dal calore, coppe vitree, lucerne, monete, ma anche due fibule bronzee, un paio di orecchini in oro, un coltellino in ferro, forse un fuso e una spatoletta in bronzo. Sui contenitori ceramici e vitrei integri sono attualmente in corso studi e analisi chimiche dell’interno, al fine di definirne il contenuto.
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AIAC_3769 - Gazzo, Ronchetrin - 2017Nell’ottobre 2017 si è condotta una quarta campagna di scavo in loc. Ronchetrin a Gazzo Veronese, ampliando sia verso sud (m 25 x 5) sia verso nord (m 20 x 10) i settori aperti nel 2015 e 2016, al fine di ottenere ulteriori dati sulla necropoli posta lungo il tracciato della via Claudia Augusta, portato alla luce nel 2014 e 2015. Nelle sabbie del paleodosso, sulla sponda del fossato laterale alla strada, si è individuata un’altra trentina di tombe a incinerazione (in fossa terragna, in cassetta di embrici o in anfora segata), oltre alle 30 già scavate nel 2015-2016. Anche quest’anno i corredi risultano molto ben conservati, nonostante gli intacchi subiti dalle sepolture a causa dei lavori agricoli, e sono databili tra la fine del I sec. a.C. ed gli inizi del II sec. d.C. Tre sono le novità della campagna di scavo 2017: 1. il riconoscimento del limite meridionale della necropoli, ove le tombe erano disposte su un'unica fila, per allargarsi verso nord dapprima su due file parallele (come si era visto nel 2015-16), poi anche su quattro-cinque file, con andamento tuttavia non regolare; 2. il rinvenimento anche di due sepolture a inumazione: una, entro due coppi, di un infante, l’altra, delimitata su un lato da embrici disposti di taglio, probabilmente di un bambino di 8-11 anni. Entrambe queste tombe erano poste a una profondità maggiore rispetto a quelle a cremazione: la tipologia dei loro corredi dimostra che non si tratta tuttavia di una fase cronologicamente diversa della necropoli, ma di una diversa scelta rituale, probabilmente nell’ambito di uno stesso nucleo familiare; 3. l’individuazione immediatamente a sud del limite meridionale delle tombe di un accumulo di mattoni, disposti con andamento a “U”, pertinenti alle spallette di una passerella/piccolo ponte in legno, costruito sopra il canale laterale alla strada per mettere in comunicazione la strada stessa con l'area della necropoli e con i terreni contermini. Tale struttura venne realizzata contestualmente all’asse viario, in quanto il canale in questo punto fu aperto con larghezza più ridotta proprio per renderne più agevole il superamento. La presenza di questo piccolo ponte in fase con la via publica fa pensare che esso fosse funzionale a una strada privata (di cui non resta traccia per l'intacco dei lavori agricoli) diretta a un insediamento rurale, cui potrebbe essere riferibile anche la necropoli, collocata ai margini del predio, lungo la strada. Per verificare tale ipotesi sarà importante con le prossime campagne di scavo verificare il limite settentrionale di estensione delle tombe, le quali sembrano comunque estendersi anche sulla superficie del campo subito a nord di quello oggetto delle nostre indagini per almeno altri 1000 mq.
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AIAC_3769 - Gazzo, Ronchetrin - 2018Nell'ambito del progetto GaVe (Indagini archeologiche a Gazzo Veronese - Verona) condotto in stretta collaborazione fra la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio delle province di Verona, Vicenza, Rovigo, l’Università di Verona e l’Università “La Sapienza” di Roma, fra l'1 ed il 26 ottobre 2018 l'Università di Verona - Dipartimento Culture e Civiltà ha condotto una quinta campagna archeologica nel territorio di Gazzo V.se – loc. Ronchetrin, coordinata da Patrizia Basso, aprendo dei nuovi saggi di scavo e ampliando quelli aperti nel 2014 e 2017, con l'obiettivo di definire l'estensione e la datazione delle aree funerarie disposte sui due lati del tracciato della via Claudia Augusta, già individuate con le campagne precedenti. Quest’anno si è lavorato sia nel campo di proprietà privata già indagato negli anni 2015-2017 e in quello immediatamente orientale (tramite tre saggi che hanno verificato la continuazione dell’area funeraria orientale a nord e confermato il suo limite a sud) sia nel campo a nord di questo, sempre di proprietà privata, tramite sei saggi che hanno permesso di definire l’estensione della stessa necropoli orientale e i limiti di quella occidentale (a parte quello settentrionale): si tratta di una serie di transetti perpendicolari tra loro che in due casi sono arrivati a intercettare l'asse stradale, evidenziando ancora più precisamente l'andamento dello stesso e l'estensione del fossato laterale. In un primo momento l'intervento è stato condotto con mezzo meccanico, asportando il livello agrario fino a far emergere le sabbie del dosso oltre il fossato laterale della strada romana, intaccate dai lavori agricoli. L'asporto del livello agrario ha da subito rivelato una fitta presenza di tombe a cremazione, di cui 22 sono state selezionate per lo scavo. Nello svuotamento delle tombe si è fatta attenzione a registrare la posizione puntuale dei corredi e delle ossa e si è raccolta la terra di rogo (distinta a seconda della posizione rispetto alla tomba), che è stata completamente flottata sul campo, così da raccogliere le ossa e i resti vegetali per le analisi paleobotaniche e osteologiche. Valutando complessivamente quanto emerso nei saggi 2018, la necropoli orientale ha restituito 151 contesti funerari, di cui alcuni restano di rituale incerto, poiché, come si è detto, non è stato possibile scavare tutte le sepolture: fra quelle con rituale riconoscibile, 76 sono in fossa; 21 a cassa laterizia di cui una in struttura di mattoni; due in cassetta singola di embrici; 12 in cassetta di embrici doppia o alla cappuccina, tra le quali una presenta dei coppi sui due lati corti e un tubulo per le libagioni e un’altra mostra una mezza anfora su uno dei due lati corti. La densità delle tombe risulta essere fitta e simile agli anni precedenti (circa 1 tomba ogni 3,5 mq): le deposizioni si dispongono anche in quest’area parallelamente al tracciato viario - che quindi nel paesaggio rurale del tempo funse da elemento attrattore per la deposizione di quanti vivevano in area - fino a un massimo di circa 16 file documentate nel settore più settentrionale, dove è stato messo in evidenza l'intero sviluppo della necropoli da est a ovest, su una lunghezza di 35 metri. Considerando anche i dati delle precedenti campagne di scavo, è stato possibile determinare l'estensione complessiva di questa area funeraria orientale (circa 4000 mq) e ipotizzare, sulla base della densità di tombe ricavata dai dati di scavo 2015-2018 applicata all'intero areale, la presenza, secondo un calcolo comunque forzatamente approssimativo, di circa 1000 contesti funerari. La disposizione delle sepolture non sembra rivelare raggruppamenti ben definiti e separati da accessi pedonali ai vari spazi della necropoli, ma la parzialità dell'area indagata unitamente all'assenza dei piani di calpestio dell'epoca non consente di spingersi oltre in tale interpretazione. Lo studio dei materiali conferma una datazione complessiva delle deposizioni nel I sec. d.C., con pochi casi leggermente più antichi (tra fine I sec. a.C. e prima metà del I sec. d.C.) e qualche attardamento nel I-II sec. d.C. Per quanto riguarda invece la necropoli occidentale, già indagata nel 2014 e 2017, se ne sono attestati-confermati i limiti a parte, come si è detto, quello settentrionale: quello a sud si pone in corrispondenza della tomba in anfora segata già individuata nel 2014, quello a ovest solo a qualche metro a partire dal limite del fossato laterale: si tratta dunque di un’area funeraria molto meno estesa dell’orientale, meno densa e caratterizzata solo da una fila di tombe allineate lungo la strada. Complessivamente, considerando anche gli anni di scavo precedente, 5 sepolture sono in fossa, 2 in cassa di laterizi, e due in anfora segata. Anche la datazione dei materiali di queste sepolture sembra attestarsi genericamente al I secolo d.C., più probabilmente tra la fine del I secolo a.C. e la prima metà del I d.C., ma lo studio dei materiali è ancora in corso. In sintesi, alla già nota disposizione del tracciato viario secondo una linea spezzata al fine di sfruttare i dossi sabbiosi, grazie allo scavo 2018 si è precisata la conoscenza delle caratteristiche delle due aree funerarie (come si è detto) e dei due fossati laterali che fiancheggiavano la strada: quello orientale presenta una larghezza massima di 13 m, dove la strada è ormai in pieno attraversamento della bassura naturale, e diminuisce man mano che si prosegue verso sud-est fino ad arrivare a ridotte dimensioni (larghezza 1,70 m e profondità 0,75 m), del tutto coerenti con le minori necessità di drenaggio legate alla disposizione in alto morfologico di questo tratto viario. Il fossato occidentale è speculare in senso est-ovest e ribaltato in senso nord-sud rispetto al precedente, con un allargamento verso sud in direzione della bassura naturale, e probabilmente un restringimento verso nord, nel tratto in cui la strada correva sul dosso naturale e richiedeva quindi minore capacità drenante. Ma il dato sicuramente più insolito ed interessante è la sostanziale omogeneità cronologica di un numero così elevato di sepolture, ipotizzato attorno a 1000 nell'arco di poco più di un secolo. Tale quantità di contesti sepolcrali insieme a quelli desunti negli anni dalle ricognizioni di superficie lungo il tracciato viario e alla trentina di monumenti funerari reimpiegati nelle chiese del territorio, deve far riflettere sull’organizzazione insediativa di Gazzo Veronese e sulla possibilità di ipotizzarvi la presenza di un vicus.
FOLD&R
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498 - Patrizia Basso - Valeria Grazioli - Sabrina Masotti - Jessica Mongillo -
Marcella Giulia Pavoni - Marina Scalzeri - Elisa Zentilini - 2021Roman Cemeteries in Gazzo Veronese (VR) along the via Claudia Augusta
Media
- Name
- Gazzo, Ronchetrin
- Year
- 2015
- Summary
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it
Nel settembre 2015 si è condotta una seconda campagna di scavo in loc. Ronchetrin a Gazzo Veronese, aprendo una trincea di m 60 x 4, al fine di ottenere ulteriori dati sul tracciato, le tecniche costruttive e la datazione della strada romana che correva da Hostilia a Verona (comunemente nota come “via Claudia Augusta Padana”), già portata alla luce nel 2014. Confrontando i dati emersi nel corso dei due scavi, si è potuto capire che la strada in questo territorio caratterizzato da un’ampia depressione valliva non correva lungo un rettilineo continuo, ma secondo segmenti leggermente disassati, per seguire le unghie dei paleodossi che emergevano nel paesaggio: probabilmente la parte alta degli stessi dossi, più asciutta e sicura, era riservata all’insediamento abitativo e allo sfruttamento agricolo, mentre per il tracciato viario si preferivano questi settori marginali, comunque asciutti. La carreggiata era costruita su un terrapieno realizzato con le stesse sabbie del sostrato naturale, coperte alla sommità da un’inghiaiatura in ciottoli: il materiale derivava dallo scavo dell’unico fossato laterale, aperto dalla parte del dosso, e quindi variamente ubicato a est o a ovest del tracciato a seconda appunto del posizionamento delle morfologie più rilevate del terreno. Sull’altro lato della strada, posto verso la depressione valliva, impaludata o comunque solcata da corsi d’acqua di portata stagionale, non era necessario alcun fossato.
Nelle sabbie del paleodosso a diretto contatto con la sponda del fossato stradale si è messa in luce un’area funeraria a incinerazione indiretta: con la campagna 2015 si sono individuate 2 tombe terragne, 9 tombe a cassetta di embrici (di cui una ne presentava tre con lo stesso bollo Veciliai Liberalis), una tomba in anfora segata e un’ultima forse in cassetta lignea, che vanno ad aggiungersi alle due, rispettivamente a cassa di laterizi e ad anfora segata, e al monumento funerario lapideo frammentario, evidenziati qualche centinaio di metri più a nord con lo scavo 2014.
Lo stato di conservazione delle tombe è risultato molto diverso per la diversa profondità del loro impianto in relazione alla superficie del dosso, che risaliva di quota verso nord e verso est, e quindi per il diverso intacco subito dalle tombe stesse durante le arature. Le tombe ubicate più a nord risultavano distrutte fino alla base, quelle più meridionali erano meglio conservate, anche perché in parte coperte dalle torbe che si formarono nell’areale dopo la defunzionalizzazione del sistema stradale: di queste, due conservavano ancora gli embrici di copertura. Sempre a causa dell’impatto agrario, che ha gravemente intaccato nel tempo il piano d’uso della necropoli, lo scavo non ha evidenziato nessun segnacolo.
Le tombe risultavano disposte - non ordinatamente - secondo file parallele al fossato, seguendo l’andamento del dosso, con orientamenti diversi l’una dall’altra. In nessun caso si sono individuati ossuari entro le fosse: nella maggior parte dei casi la terra di rogo era posizionata all’esterno della tomba, ma anche all’interno si sono trovate piccole concentrazioni di ossa combuste, carbone e ceneri, forse originariamente raccolte in sacchetti di materiale deperibile. La terra di rogo è stata raccolta integralmente tomba per tomba, in prospettiva di analisi osteologiche sulle ossa combuste e paleobotaniche/archeozoologiche sui resti vegetali/animali.
I corredi erano molto ben conservati e risultano databili tra la fine del I sec. d.C. ed il II sec. d.C.: si tratta per lo più di olpai, vasi potori, balsamari anche deformati dal calore, lucerne, monete, su cui attualmente sono in corso studi e analisi chimiche dell’interno, al fine di definirne il contenuto. -
en
This was the second season of excavations in the locality of Ronchetrin at Gazzo Veronese. A 60 x 4 m trench was opened with the aim of gaining further data about the line, construction techniques and dating of the Roman road that ran from Hostilia to Verona (commonly known as the “via Claudia Augusta Padana”), first excavated in 2014. A comparison between the two sets of excavation data showed that the road in this territory characterised by a valley, did not run in a straight line, but was formed by segments that were slightly out of axis with each other, in order to follow the lower parts of the hills that emerged from the landscape. The upper parts of these hills, drier and safer, were probably reserved for settlements or agriculture, while the road was built in these marginal sectors, that were however dry. The road ran on an embankment built with sands from the natural substrata, its summit covered with cobbles. The materials came from the excavation of the only lateral ditch, opened on the side next to the rise, and therefore varyingly situated to the east or west of the road according to the position of the higher parts of the terrain. There was no need for a ditch on the other side of the road, towards the valley as the latter was swamped or furrowed by seasonal watercourses.
A funerary area with cremation burials was exposed in the sands in direct contact with the side of the road ditch. This season, 2 earth graves, 9 “a cassetta” tombs built of imbrices (one of which had three imbrices bearing the stamp _Veciliai_ _Liberalis_), a burial in a cut amphora, and one possibly in a wooden box, were excavated. In 2014, a tomb made of tile and one made of cut amphora were identified, together with a fragmented stone funerary monument, found a few hundred metres to the north.
The tombs were in varying states of preservation depending on their depth in relation to the surface of the mound, which rose in height towards the north and east. The tombs situated further north were destroyed down to the base; those to the south were better-preserved, also because they were partially covered by the peat that formed in the area when the road system went out of use: the covering tiles were still in place on two. Agricultural activity had also badly damaged the ground surface of the necropolis and the excavation did not find any grave markers.
The tombs were positioned in untidy rows parallel to the ditch, following the line of the mound and on different orientations. No ossuaries were found in the graves: in most cases, the earth from the pyre was placed outside the tomb, but small concentrations of burnt bone, charcoal and ash were found inside, perhaps originally held in sacks made of perishable material. All of the earth from the pyres was collected from each grave for osteological analysis of the burnt bone and paleobotanical/archeozoological analyses of the vegetal/animal remains.
The grave goods, mainly _olpai_, pouring vessels, _balsamaria_ (some deformed by heat), lamps, and coins were well-preserved and date to between the late 1st and the early 2nd centuries A.D. Chemical analyses are being carried out to define the vessel contents.
Media
- Name
- Gazzo, Ronchetrin
- Year
- 2016
- Summary
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it
Nell’ottobre 2016 si è condotta una terza campagna di scavo in loc. Ronchetrin a Gazzo Veronese, aprendo una trincea di m 17 x 5, al fine di ottenere ulteriori dati sulla necropoli posta lungo il tracciato della strada romana nota come “via Claudia Augusta Padana”, già portata alla luce nel 2015. Nelle sabbie del paleodosso, sulla sponda del fossato laterale alla strada, si sono individuate e scavate altre 14 tombe a incinerazione, oltre alle 13 già individuate nel 2015 e alle 2 del 2014, il cui stato di conservazione è risultato molto diverso per la diversa profondità del loro impianto in relazione alla superficie del dosso (che risaliva di quota verso sud) e quindi per il diverso intacco subito durante le arature: le tombe ubicate più a sud risultavano distrutte fino alla base, quelle più settentrionali erano meglio conservate, anche perché in parte coperte dalle torbe che si formarono nell’areale dopo la defunzionalizzazione del sistema stradale.
Come nel 2015, le tombe risultavano disposte - non ordinatamente - secondo due file parallele al fossato, con orientamenti diversi l’una dall’altra (e in una caso anche a diversa profondità), ma presentavano una tipologia più varia. Nella maggioranza dei casi si tratta di tombe a incinerazione indiretta, ma almeno due sembrano a incinerazione diretta; per lo più erano costituite da una cassetta di embrici (in un caso sesquipedali), che a loro volta – in almeno due casi – potevano contenere una cassetta lignea; una tomba conteneva forse un recipiente di forma arrotondata a intreccio di vimini o altro materiale simile, deperito nel tempo; due tombe sembrano realizzate in nuda terra; altre due non presentavano terra di rogo né ossa combuste né corredo all’interno, per cui si è ipotizzata una spoliazione antica dell’ossuario; un’ultima presentava solo ossa combuste senza terra di rogo né corredo, ma la vicinanza di un probabile bustum, fa ipotizzare che si tratti di un unico contesto funerario. In soli tre casi si è individuata la copertura della cassetta costituita da un embrice o un sesquipedale. A causa dell’impatto agrario, che ha gravemente intaccato nel tempo il piano d’uso della necropoli, non si è evidenziato nessun segnacolo. I tutti i casi la terra di rogo era posizionata all’esterno della cassetta, sempre comunque entro la fossa quadrangolare scavata preliminarmente; in un caso la terra di rogo era disposta sui due lati opposti della cassetta, facendo pensare a una tomba bisoma; in alcune tombe sull’embrice di fondo si sono trovate piccole concentrazioni di ossa combuste, forse originariamente raccolte in sacchetti di materiale deperibile. La terra di rogo è stata raccolta integralmente tomba per tomba, in prospettiva di analisi osteologiche sulle ossa combuste e paleobotaniche/archeozoologiche sui resti vegetali/animali.
I corredi sono molto ben conservati e risultano databili tra la fine del I sec. d.C. ed gli inizi del II sec. d.C.: si tratta per lo più di olpai, vasi potori, balsamari anche deformati dal calore, coppe vitree, lucerne, monete, ma anche due fibule bronzee, un paio di orecchini in oro, un coltellino in ferro, forse un fuso e una spatoletta in bronzo. Sui contenitori ceramici e vitrei integri sono attualmente in corso studi e analisi chimiche dell’interno, al fine di definirne il contenuto. -
en
This was the third excavation campaign in the locality of Ronchetrin at Gazzo Veronese. A 17 x 5 m trench was opened in order to further investigate the necropolis situated along the Roman road known as the “via Claudia Augusta Padana”, uncovered in 2015. A further 14 cremation burials were excavated in the sands forming the hump on the side of the road’s lateral ditch (13 were identified in 2015 and 2 in 2014). Their state of preservation was very different due to the diversity of depth in relation to the surface of the hump (that got higher towards the south) and therefore had suffered different levels plough damage. The tombs situated further south were destroyed down to the base; those to the north were better preserved, also because they were partially covered by the turf that formed in the area after the road system went out of use.
As in 2015, the tombs, of various types, were positioned in two untidy rows parallel to the ditch, on different alignments (and in one case at a different depth). In most cases, the tombs were indirect cremations, but at least two seemed direct cremations. Most were “cassette” made of imbrices (in one case sesquipedales), which in turn – in at least two cases – could have contained a wooden box. One tomb perhaps contained a round container made of wickerwork or something similar, which had perished over time. Two burials were dug directly in the ground, two presented neither earth from the pyre, burnt bone, or grave goods suggesting it may have been robbed in antiquity. The last contained only burnt bones without the burnt soil or grave goods, but the presence of a possible _bustum_ nearby suggests this was a single funerary context. In only three cases was the covering identified, constituted by an _imbrex_ or _sesquipedales_. Due to the impact of agricultural work, which had heavily cut the necropolis ground surface, no grave markers were found. In all cases, the soil from the pyre was placed outside the “cassetta”, always within the quadrangular pit dug to contain the burial. In one case, the soil was placed on either side of the “cassetta”, suggesting a double cremation. In some burials, there were small concentrations of burnt bones on top of the bottom imbrex, perhaps once contained in small bags made of perishable material. The burnt soil was collected from each burial for the oseteological analyses of the bones and palaeobotanical/archaeozoological analyses of the plant/animal remains.
The grave goods were very well-preserved and datable to between the late 1st century – early 2nd century A.D. The tomb groups were mainly constituted by olpai, pouring vessels, balsamari, some deformed by the heat, glass cups, lamps, and coins. Also present were two bronze fibulae, a pair of gold earrings, a small iron knife, perhaps a spindle whirl and a small bronze spatula. Chemical analyses are being carried out on the intact ceramic and glass vessels in an attempt to define their content.
Media
- Name
- Gazzo, Ronchetrin
- Year
- 2017
- Summary
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it
Nell’ottobre 2017 si è condotta una quarta campagna di scavo in loc. Ronchetrin a Gazzo Veronese, ampliando sia verso sud (m 25 x 5) sia verso nord (m 20 x 10) i settori aperti nel 2015 e 2016, al fine di ottenere ulteriori dati sulla necropoli posta lungo il tracciato della via Claudia Augusta, portato alla luce nel 2014 e 2015. Nelle sabbie del paleodosso, sulla sponda del fossato laterale alla strada, si è individuata un’altra trentina di tombe a incinerazione (in fossa terragna, in cassetta di embrici o in anfora segata), oltre alle 30 già scavate nel 2015-2016. Anche quest’anno i corredi risultano molto ben conservati, nonostante gli intacchi subiti dalle sepolture a causa dei lavori agricoli, e sono databili tra la fine del I sec. a.C. ed gli inizi del II sec. d.C.
Tre sono le novità della campagna di scavo 2017:
1. il riconoscimento del limite meridionale della necropoli, ove le tombe erano disposte su un'unica fila, per allargarsi verso nord dapprima su due file parallele (come si era visto nel 2015-16), poi anche su quattro-cinque file, con andamento tuttavia non regolare;
2. il rinvenimento anche di due sepolture a inumazione: una, entro due coppi, di un infante, l’altra, delimitata su un lato da embrici disposti di taglio, probabilmente di un bambino di 8-11 anni. Entrambe queste tombe erano poste a una profondità maggiore rispetto a quelle a cremazione: la tipologia dei loro corredi dimostra che non si tratta tuttavia di una fase cronologicamente diversa della necropoli, ma di una diversa scelta rituale, probabilmente nell’ambito di uno stesso nucleo familiare;
3. l’individuazione immediatamente a sud del limite meridionale delle tombe di un accumulo di mattoni, disposti con andamento a “U”, pertinenti alle spallette di una passerella/piccolo ponte in legno, costruito sopra il canale laterale alla strada per mettere in comunicazione la strada stessa con l'area della necropoli e con i terreni contermini. Tale struttura venne realizzata contestualmente all’asse viario, in quanto il canale in questo punto fu aperto con larghezza più ridotta proprio per renderne più agevole il superamento. La presenza di questo piccolo ponte in fase con la via publica fa pensare che esso fosse funzionale a una strada privata (di cui non resta traccia per l'intacco dei lavori agricoli) diretta a un insediamento rurale, cui potrebbe essere riferibile anche la necropoli, collocata ai margini del predio, lungo la strada. Per verificare tale ipotesi sarà importante con le prossime campagne di scavo verificare il limite settentrionale di estensione delle tombe, le quali sembrano comunque estendersi anche sulla superficie del campo subito a nord di quello oggetto delle nostre indagini per almeno altri 1000 mq. -
en
This was the fourth excavation campaign in the locality of Ronchetrin at Gazzo Veronese. The areas opened in 2015-2016 were extended to the south (25 x 5 m) and the north (20 x 10 m) in order to obtain further data from the necropolis situated along the via Claudia Augusta (uncovered in 2014-2015). On the edge of the road’s lateral ditch, thirty more cremation burials were identified (in containers made of tiles or sawn amphora placed in pits). Thirty burials were excavated in 2015-2016. The new burials also had well-preserved grave goods, despite the damage caused by agricultural activity, and are datable to between the late 1st century B.C. and the early 2nd century A.D.
This season’s excavations resulted in the following:
1. the identification of the southern edge of the necropolis, where the tombs were arranged in a single row and then widened to the north forming first two parallel rows (as already seen in 2015-2016), and then four –five rows that became irregular;
2. the discovery of two inhumation burials: one was an infant burial inside two imbrices, the other bordered by vertically placed tiles, probably of an 8-11 year old child. Both burials were at a greater depth than the cremations. However, the typology of the grave goods showed that they did not belong to a different chronological phase of the necropolis, but represent a different choice of funerary ritual, probably within the same family nucleus;
3. the identification, immediately south of the southern edge of the necropolis, of a “U” shaped accumulation of bricks, part of the parapets of a walkway/small timber bridge built above the lateral channel running along the road to link the road itself with the necropolis and adjacent terrain. That this structure was built at the same time as the road is shown by the fact that at this point the channel is narrower in order to make the crossing easier. The presence of this small bridge in phase with the _via_ _publica_ suggests that it led to a private road (all traces of which have been destroyed by agricultural activity) leading to a rural settlement, which the necropolis situated on the edges of the property along the road, was also a part of. In order to verify this proposal, it will be necessary in coming campaigns to check how far the tombs extend to the north where they already appear to be present in the field north of the excavation area covering an area of at least another 1000 m2.
Media
- Name
- Gazzo, Ronchetrin
- Year
- 2018
- Summary
-
it
Nell'ambito del progetto GaVe (Indagini archeologiche a Gazzo Veronese - Verona) condotto in stretta collaborazione fra la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio delle province di Verona, Vicenza, Rovigo, l’Università di Verona e l’Università “La Sapienza” di Roma, fra l'1 ed il 26 ottobre 2018 l'Università di Verona - Dipartimento Culture e Civiltà ha condotto una quinta campagna archeologica nel territorio di Gazzo V.se – loc. Ronchetrin, coordinata da Patrizia Basso, aprendo dei nuovi saggi di scavo e ampliando quelli aperti nel 2014 e 2017, con l'obiettivo di definire l'estensione e la datazione delle aree funerarie disposte sui due lati del tracciato della via Claudia Augusta, già individuate con le campagne precedenti.
Quest’anno si è lavorato sia nel campo di proprietà privata già indagato negli anni 2015-2017 e in quello immediatamente orientale (tramite tre saggi che hanno verificato la continuazione dell’area funeraria orientale a nord e confermato il suo limite a sud) sia nel campo a nord di questo, sempre di proprietà privata, tramite sei saggi che hanno permesso di definire l’estensione della stessa necropoli orientale e i limiti di quella occidentale (a parte quello settentrionale): si tratta di una serie di transetti perpendicolari tra loro che in due casi sono arrivati a intercettare l'asse stradale, evidenziando ancora più precisamente l'andamento dello stesso e l'estensione del fossato laterale.
In un primo momento l'intervento è stato condotto con mezzo meccanico, asportando il livello agrario fino a far emergere le sabbie del dosso oltre il fossato laterale della strada romana, intaccate dai lavori agricoli. L'asporto del livello agrario ha da subito rivelato una fitta presenza di tombe a cremazione, di cui 22 sono state selezionate per lo scavo. Nello svuotamento delle tombe si è fatta attenzione a registrare la posizione puntuale dei corredi e delle ossa e si è raccolta la terra di rogo (distinta a seconda della posizione rispetto alla tomba), che è stata completamente flottata sul campo, così da raccogliere le ossa e i resti vegetali per le analisi paleobotaniche e osteologiche.
Valutando complessivamente quanto emerso nei saggi 2018, la necropoli orientale ha restituito 151 contesti funerari, di cui alcuni restano di rituale incerto, poiché, come si è detto, non è stato possibile scavare tutte le sepolture: fra quelle con rituale riconoscibile, 76 sono in fossa; 21 a cassa laterizia di cui una in struttura di mattoni; due in cassetta singola di embrici; 12 in cassetta di embrici doppia o alla cappuccina, tra le quali una presenta dei coppi sui due lati corti e un tubulo per le libagioni e un’altra mostra una mezza anfora su uno dei due lati corti. La densità delle tombe risulta essere fitta e simile agli anni precedenti (circa 1 tomba ogni 3,5 mq): le deposizioni si dispongono anche in quest’area parallelamente al tracciato viario - che quindi nel paesaggio rurale del tempo funse da elemento attrattore per la deposizione di quanti vivevano in area - fino a un massimo di circa 16 file documentate nel settore più settentrionale, dove è stato messo in evidenza l'intero sviluppo della necropoli da est a ovest, su una lunghezza di 35 metri.
Considerando anche i dati delle precedenti campagne di scavo, è stato possibile determinare l'estensione complessiva di questa area funeraria orientale (circa 4000 mq) e ipotizzare, sulla base della densità di tombe ricavata dai dati di scavo 2015-2018 applicata all'intero areale, la presenza, secondo un calcolo comunque forzatamente approssimativo, di circa 1000 contesti funerari.
La disposizione delle sepolture non sembra rivelare raggruppamenti ben definiti e separati da accessi pedonali ai vari spazi della necropoli, ma la parzialità dell'area indagata unitamente all'assenza dei piani di calpestio dell'epoca non consente di spingersi oltre in tale interpretazione.
Lo studio dei materiali conferma una datazione complessiva delle deposizioni nel I sec. d.C., con pochi casi leggermente più antichi (tra fine I sec. a.C. e prima metà del I sec. d.C.) e qualche attardamento nel I-II sec. d.C.
Per quanto riguarda invece la necropoli occidentale, già indagata nel 2014 e 2017, se ne sono attestati-confermati i limiti a parte, come si è detto, quello settentrionale: quello a sud si pone in corrispondenza della tomba in anfora segata già individuata nel 2014, quello a ovest solo a qualche metro a partire dal limite del fossato laterale: si tratta dunque di un’area funeraria molto meno estesa dell’orientale, meno densa e caratterizzata solo da una fila di tombe allineate lungo la strada. Complessivamente, considerando anche gli anni di scavo precedente, 5 sepolture sono in fossa, 2 in cassa di laterizi, e due in anfora segata.
Anche la datazione dei materiali di queste sepolture sembra attestarsi genericamente al I secolo d.C., più probabilmente tra la fine del I secolo a.C. e la prima metà del I d.C., ma lo studio dei materiali è ancora in corso.
In sintesi, alla già nota disposizione del tracciato viario secondo una linea spezzata al fine di sfruttare i dossi sabbiosi, grazie allo scavo 2018 si è precisata la conoscenza delle caratteristiche delle due aree funerarie (come si è detto) e dei due fossati laterali che fiancheggiavano la strada: quello orientale presenta una larghezza massima di 13 m, dove la strada è ormai in pieno attraversamento della bassura naturale, e diminuisce man mano che si prosegue verso sud-est fino ad arrivare a ridotte dimensioni (larghezza 1,70 m e profondità 0,75 m), del tutto coerenti con le minori necessità di drenaggio legate alla disposizione in alto morfologico di questo tratto viario. Il fossato occidentale è speculare in senso est-ovest e ribaltato in senso nord-sud rispetto al precedente, con un allargamento verso sud in direzione della bassura naturale, e probabilmente un restringimento verso nord, nel tratto in cui la strada correva sul dosso naturale e richiedeva quindi minore capacità drenante. Ma il dato sicuramente più insolito ed interessante è la sostanziale omogeneità cronologica di un numero così elevato di sepolture, ipotizzato attorno a 1000 nell'arco di poco più di un secolo. Tale quantità di contesti sepolcrali insieme a quelli desunti negli anni dalle ricognizioni di superficie lungo il tracciato viario e alla trentina di monumenti funerari reimpiegati nelle chiese del territorio, deve far riflettere sull’organizzazione insediativa di Gazzo Veronese e sulla possibilità di ipotizzarvi la presenza di un vicus. -
en
This was the fifth campaign of excavations in the territory of Gazzo V.se – locality of Ronchetrin as part of the GaVe Project (Indagini archeologiche a Gazzo Veronese – Verona). New trenches were opened and those opened in 2014 and 2017 were extended with the aim of defining the extension and dating of the funerary areas situated along both sides of the _via_ _Claudia_ _Augusta_, identified during part campaigns.
This year work took place on the private field that was investigated between 2015-2017 and the one immediately to the east (three trenches were opened which showed the continuation of the eastern funerary area to the north and confirmed its southern edge). In the field north of the latter six trenches were opened that made it possible to define the extension of the eastern necropolis and the edges, apart from the north one, of the western necropolis. These were a series of perpendicular transects, which in two cases intersected the road, further clarifying its line and the extension of the lateral ditch.
A mechanical digger was used to remove the agricultural soil down to the sands of the rise beyond the lateral ditch of the Roman road, cut by agricultural activity. The removal of the agricultural level immediately revealed the presence of numerous cremation burials, 22 of which were chosen for excavation. In emptying the burials the position of the grave goods and bones was carefully documented and the earth from the pyre collected (distinguished according to its position with respect to the burial). Bones and vegetal remains were recovered from the floatation of this soil for palaeo-botanical and osteological analyses.
The 2018 excavations revealed 151 funerary contexts in the eastern necropolis, some of uncertain ritual as it was impossible to excavate all burials. Of those that were recognisable 76 were in graves, 21 in tile coffins (one in brick), two single box tombs made of imbrices, 12 box tombs with double imbrices or _a cappuccina_, including one with imbrices on both short sides and a libation tube, and another with half an amphora on one of the short sides. The density of the burials was similar to that documented in previous years (c. 1 tomb every 3.5 m2. Here, the burials were also parallel to the road – which therefore provided a focal point in the rural landscape for use as a funerary area – up to a maximum of c. 16 rows documented in the northernmost sector, where the entire extension of the cemetery from east to west has been uncovered, over a length of 35 metres.
Taking into consideration the data from the preceding campaigns, it was possible to determine the overall extension of this eastern funerary area (c. 4000 m2) and to suggest, based on the density of the burials in the 2015-2018 excavation data applied to the entire area, the presence of c. 1000 funerary contexts, according to a calculation that is however necessarily approximative.
The arrangement of the burials does not seem to reveal groups that are well-defined and separated by pedestrian access to the various spaces in the necropolis. However, the partial nature of the investigated area together with the absence of the ground surfaces of the period do not make it possible to go any further with this interpretation.
The finds study confirmed an overall dating of the 1st century A.D. for the burials, with a few cases just slightly earlier (between the late 1st century B.C. and the first half of the 1st century A.D.) and some later examples dating to the 1st-2nd century A.D.
As regards the western necropolis, already investigated in 2014 and 2017, its perimeters were identified/confirmed except for the northern one. The southern edge was situated in correspondence with the burial in a sawn amphora already identified in 2014, to the west it was just a few metres from the edge of the road’s lateral ditch. Therefore, this necropolis was much smaller than the eastern one, with a lower density and characterised by a single row of burials aligned along the road. Overall, considering the excavations in previous years, 5 burials were in graves, 2 in tile cassette and 2 in sawn amphora.
These burials also seem to date generically to the 1st century A.D., more probably to between the late 1st century B.C. and the first half of the 1st century A.D., however the finds study is still in progress.
In short, in addition to the already-known layout of the road, which follows an irregular line in order to make use of the sandy humps, thanks to the 2018 excavations the characteristics of the two funerary areas and the two ditches flanking the road were defined. The eastern ditch was a maximum of 13 m wide, where the road crossed the low land, and gradually narrowed as it continued towards the south-east until it became only 1.70 m wide and 0.75 m deep, which is coherent with the minor need for drainage due to the road’s higher position. The most unusual and interesting evidence is substantially homogeneous chronology of such a large number of burials, the suggested number is about 1000, within the space of just over one century. Such a quantity of burial contexts together with those identified during the years of surface survey along the road and about thirty funerary monuments reused in the territory’s churches, means thought should be given to the settlement organisation at Gazzo Veronese and the possibility that a _vicus_ existed here.
FOLD&R
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498 - Patrizia Basso - Valeria Grazioli - Sabrina Masotti - Jessica Mongillo -
Marcella Giulia Pavoni - Marina Scalzeri - Elisa Zentilini - 2021Roman Cemeteries in Gazzo Veronese (VR) along the via Claudia Augusta
Media
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Basso-Grazioli 2015P. Basso, V. Grazioli, 2015, Indagini archeologiche a Gazzo Veronese lungo la strada romana nota come Claudia Augusta “Padana”, in “Archeologia Veneta”, 62-79.
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Basso 2016P. Basso, 2016, Monumenti funerari romani a Gazzo Veronese, in I mille volti del passato. Scritti in onore di Francesca Ghedini, a cura di J. Bonetto, M.S. Busana, A.R. Ghiotto, M. Salvadori, P. Zanovello, Roma,627-642.
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Basso et al. 2016P. Basso, V. Grazioli, M.G. Pavoni, E. Zentilini, 2016, La via Claudia Augusta: recenti indagini archeologiche dell’Università di Verona a Gazzo Veronese (Verona), in FOLD&R , 370.
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Basso 2017P. Basso, 2017,Recherches récentes sur la voie Claudia Augusta, in La route antique et médiévale: nouvelles approches, nouveaux outils, a cura di S. Zanni, Bordeaux,91-108.