Name
Grotta della Cala
Date Range
20000 BC – 7000 BC
Monuments
Settlement

Seasons

  • AIAC_960 - Grotta della Cala - 2005
    Le attività di ricerca nella Grotta della Cala hanno interessato il livello neolitico della serie olocenica della cavità. I reperti confermano l’attribuzione culturale dello strato per la presenza di frammenti di ceramica figulina a bande rosse semplici. Per il livello mesolitico, alla scarsità di reperti si aggiunge il fatto che lo strato mesolitico, procedendo verso l’interno della grotta, va assottigliandosi fino ad esaurirsi sopra un piano di stalagmite compatta. Quest’ultimo piano è la superficie a tetto della stalagmite “beta”, databile a circa 30000 anni fa, che costituisce la base di appoggio della serie gravettiana – epigravettiana. La stalagmite ha giacitura inclinata verso l’esterno della cavità e l’inclinazione aumenta rapidamente in corrispondenza della soglia tra le 2 sale della grotta. Lungo il tratto più acclive del piano stalagmitico si insaccano e si esauriscono gli strati gravettiano ed epigravettiano. (MiBAC)
  • AIAC_960 - Grotta della Cala - 2014
    L’area costiera tra Marina di Camerota e Scario (Salerno) è particolarmente importante per la presenza di un buon numero di giacimenti preistorici nei quali sono spesso rappresentate serie stratigrafiche di notevole potenza. Tra questi, la Grotta della Cala è il sito che contiene la sequenza più completa, poiché comprende un arco di tempo che va dal Paleolitico medio fino all’età del Rame. Questa Grotta è stato oggetto di ricerche stratigrafiche ad opera dell’Università di Siena (prof. Palma di Cesnola) dal 1966 al 1971. Nel 1974 il prof. Paolo Gambassini subentrò a Palma di Cesnola nella direzione degli scavi (affiancato dalla Prof. Annamaria Ronchitelli). Infine negli anni 2000 venne associata nella direzione scientifica delle ricerche anche la dott. Adriana Moroni. Nel 2014, dopo alcuni anni di sospensione, sono riprese le ricerche alla Grotta della Cala grazie alla sinergica collaborazione instauratasi tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta, il Comune di Camerota, il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e l’Università di Siena – Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente – U.R. Preistoria e Antropologia. Tali ricerche, che si inseriscono in un ampio progetto finalizzato alla valorizzazione dei siti preistorici cilentani, prevedono di: 1) continuare lo scavo dei livelli del Paleolitico superiore (Uluzziano, Aurignaziano, Gravettiano) nell’atrio della grotta (ricerche Gambassini); 2) ampliare la trincea aperta da Palma di Cesnola negli anni 1966-71 nella sala interna. 3) Effettuare nuovi campionamenti per analisi di tipo sedimentologico, cronologico e paleombientale. 4) Programmare un set di nuove datazioni specialmente per quanto riguarda i livelli relativi al Paleolitico superiore iniziale. Nel corso della campagna 2014, avente prevalentemente carattere di verifica dello stato di conservazione del giacimento, è stata eseguita, in primo luogo, una ripulitura integrale dei livelli e delle sezioni esposte nella parte atriale della Grotta, zona dalla quale sono ripartite le indagini stratigrafiche. Lo scavo ha interessato una porzione di deposito collassata a seguito dell’erosione esercitata dal mare olocenico, erosione che nella parte antistante della grotta aveva asportato i livelli epigravettiani e parte di quelli gravettiani scoprendo in talune zone il tetto dell’Aurignaziano. Tale deposito, la cui giacitura è dunque secondaria, conserva materiali pertinenti per la maggior parte al Paleolitico superiore (Gravetto-Epigravettiano), ma anche olocenici (Neo-Eneolitico ed età del Ferro). La rimozione del deposito collassato, il cui spessore varia da un minimo di 10 ad un massimo di 50 cm si è resa necessaria al fine di ampliare la superficie di scavo e con essa l’indagine nei livelli d’abitato del Gravettiano antico prima e dell’Aurignaziano e dell’Uluzziano poi. Uno degli scopi principali delle nuove indagini alla Grotta della Cala è infatti quello di ottenere informazioni sulla gestione dello spazio abitativo (e quindi sulla distribuzione delle diverse categorie di materiali) attuata dai gruppi umani che frequentarono la grotta nelle fasi iniziali del Paleolitico superiore.
  • AIAC_960 - Grotta della Cala - 2015
    La campagna di scavo 2015 a Grotta della Cala si è svolta nel mese di ottobre. L’indagine, oltre ad interessare i quadrati (D-E/8-9-10) già indagati nel 2014, è stata estesa ai quadrati C9-10 e B9. Dopo aver asportato ovunque il deposito rimaneggiato è stato messo in luce il livello a sabbia grossolana che si ritiene di origine marina e la cui presenza giustifica l’ampia erosione cui è andato soggetto il deposito paleolitico nella zona prossima all’apertura della grotta. Entrambi hanno restituito abbondanti materiali. La situazione messa in luce al di sotto del cosiddetto “deposito marino” si è rivelata varia e complessa poiché, oltre all’elemento di disturbo costituito dall’evento erosivo, che aveva agito in diversa misura a seconda delle aree, il tetto del Gravettiano antico si presentava, soprattutto in alcuni quadrati, intaccato da fossette, talora ampie e profonde, di stillicidio. Nei quadrati D-E/8-9-10 è stata individuata una grande fossa, contenuta nel deposito del Gravettiano antico, ricolma di un terreno frollo di colore bruno e assai ricca di materiali (in particolare reperti faunistici frammentati), da ricollegare stratigraficamente al livello Q relativo al Gravettiano evoluto. La pertinenza della fossa allo strato Q è comprovata, oltre che dalle caratteristiche sedimentologiche del terreno in essa contenuto, dalla presenza di strumenti litici (micro e nano gravettes e bulini di tipo para-Noailles), tipici di questa fase culturale e assenti, invece, nel sottostante Gravettiano antico. L’erosione, combinata con i fenomeni di stillicidio, ha, come si è detto, reso talora difficoltosa la lettura stratigrafica risparmiando, per quello che concerne le fasi più recenti del Gravettiano antico, solo alcuni lembi; fra questi un focolare in parte mangiato dall’erosione e in parte intaccato dalla fossa del Gravettiano evoluto. Il focolare localizzato nei quadrati C9-10 e tuttora in posto, è costituito da una spessa placca di cenere indurita. Nei quadrati D9 settori I-II, D8 settore I, E9 settore III, E8 settore IV, è stato raggiunto il tetto dello strato protoaurignaziano. Parallelamente allo scavo si è dato l’avvio alle prime indagini geomorfologiche e sedimentologiche. A questo scopo sono stati prelevati campioni per analisi da tutti i livelli visibili nelle sezioni di scavo
  • AIAC_960 - Grotta della Cala - 2016
    La campagna di scavo 2016 alla Grotta della Cala si è svolta nel periodo dal 3 al 21 ottobre. Sono stati indagati i quadrati E8, E7, B7, B8, B9 e B10 dove sono stati scavati il livelli GB3d e GB3m del Gravettiano antico fino al raggiungimento del tetto dell’Aurignaziano. Anche in questi quadrati, come nell’area indagata lo scorso anno, l’erosione dovuta all’ingressione del mare olocenico aveva risparmiato solo alcuni lembi della porzione superiore del deposito relativo al Gravettiano antico. Il tetto del GB3d risultava anche qui danneggiato da intensi fenomeni di stillicidio. In E7-8 e B9 il sedimento appariva maggiormente concrezionato per quel che concerne sia il Gravettiano base 3 duro (GB3d) sia lo strato sottostante, il Gravettiano base 3 morbido (GB3m), che, pur formato da un sedimento sciolto pulverulento, presentava a luoghi delle aree indurite. In E7 IV/ E8 III è stata messa in luce alla base del GB3m, e quindi alla base del Gravettiano antico, una fossetta ricavata (?) nel sottostante livello aurignaziano, il cui contenuto è stato trattato separatamente. In E7 si è iniziato a scavare l’Aurignaziano seguendo una suddivisione in settori di 25x25 cm. Nel quadrato B9 l’intero livello del Gravettiano antico appariva più spesso e maggiormente ricco di materiali, in particolare ossa. In B9 settori III-IV e in B8-7 è stato messo in luce il tetto del livello Aurignaziano, caratterizzato, in quest’area, dalla presenza di numerosi materiali. Nel quadrato B10, tolto il rimaneggiato dovuto all’erosione marina, è stato scoperto il tetto del Gravettiano antico che, come ovunque, risultava tormentato da fossette di stillicidio di varie dimensioni e profondità. Nell’ambito dei campionamenti svolti per indagini cronologiche è da segnalare l’intervento, nel mese di luglio, di studiosi dell’Università di Oxford che hanno prelevato campioni di carbone e di sedimento lungo tutta la serie stratigrafica per datazioni 14C e OSL.
  • AIAC_960 - Grotta della Cala - 2017
    La campagna di scavo 2017 alla Grotta della Cala si è svolta dal 2 al 21 ottobre. Sono stati indagati i quadrati C9, C10, D10, E, F, G 6 e F7. I quadrati C9, C10, D10 corrispondono all’area dove nel 2014-15 erano stati individuati e messi in luce i resti di un grande focolare, formato da uno spesso strato di cenere compattata e indurita, situato immediatamente a tetto del livello GB (= Gravettiano base) 3d. Il focolare, che appariva danneggiato da eventi di vario genere ed in particolare dall’escavazione di una fossa contenente materiali del sovrastante livello del Gravettiano evoluto, alloggiava in un avvallamento in lieve pendenza. Nei quadrati E, F, G 6 e F7 è stato effettuato il tg 1 nel livello proto-aurignaziano. Il tetto di questo livello si configura come una “paleosuperficie” caratterizzata, a seconda delle zone, da concentrazioni diverse di materiali e attestante l’ultima frequentazione della cavità da parte dei gruppi aurignaziani. Nell’ambito dei campionamenti svolti, una novità di quest’anno è rappresentata dal prelievo di unità di sedimento dai diversi strati per effettuare analisi sul DNA umano. Tali analisi sono ancora in via sperimentale e vengono eseguite al Max Planck Institute di Lipsia, con il quale il nostro Dipartimento collabora da tempo anche per altre tipologie di indagine. Dal 2017, la Grotta della Cala figura, come la Grotta di Castelcivita (altro sito paleolitico indagato dall’Unita di Ricerca di Preistoria e Antropologia dell’Università di Siena) tra i siti chiave del progetto europeo ERC Consolidator SUCCESS “The earliest migration of Homo sapiens in Southern Europe: understanding the biocultural processes that define our uniqueness”. Tale progetto, di durata quinquennale, ha come capofila l’Università di Bologna e coinvolge, oltre all’Università di Siena, le Università di Genova, Ferrara e Roma “La Sapienza”. E’ finalizzato alla ricostruzione delle dinamiche di popolamento della Penisola italiana durante la cosiddetta fase di transizione Paleolitico medio / superiore e prevede un’indagine su vasta scala a carattere multidisciplinare in vari siti preistorici del territorio nazionale.
  • AIAC_960 - Grotta della Cala - 2018
    La campagna di scavo 2018 alla Grotta della Cala si è svolta dall’ 8 al 19 ottobre e ha interessato i quadrati C 30, 31 e 32, D-E 30, 31, 32 e 33, F30, 31, 32 e 33. Nel corso dell’apertura di un sondaggio nella camera interna della grotta sono venute alla luce le tracce di una frequentazione rituale avvenuta nel corso del Bronzo Finale. Oltre alla presenza di incinerazioni, sono state rinvenute innumerevoli perle in pasta vitrea e ambra, oltre a frammenti di ossa calcinate e a resti umani costituiti prevalentemente da denti di individui di età diverse (da infantili ad adulti). In tutti i quadrati indagati è stato rimosso un primo taglio costituito da sedimento bruno sciolto a matrice sabbiosa. Al disotto del taglio 1 è emersa un’area ricca di pietrame con matrice grigia sabbiosa (taglio 2 grigio) limitatamente ai quadrati E30, E31 II – III, F31 III, F30, D30 I-II, D31 II. Nel resto della superficie investigata il terreno era sciolto e di colore bruno (taglio 2 bruno). Pietre più grandi erano presenti al margine del grigio. Il taglio 2 bruno (stratigraficamente al di sotto del 2 grigio) conteneva gli elementi di origine antropica sopra descritti e ceramica d’impasto. Al disotto del 2 bruno è stato identificato un taglio 3 costituito da un livello di pietrisco in matrice bruna più grigiastra, apparentemente sterile, che sembra poggiare direttamente su una crosta stalagmitica (alfa?). Nel quadrato E30, settore I, è stata individuata alla base del taglio 2 bruno, una fossetta contenente sedimento carbonioso ricco di frammenti di ossa apparentemente calcinate/combuste sigillato da frammenti ceramici riferibili ad uno stesso vaso. Alcune delle perle rinvenute hanno consentito, per le loro caratteristiche tipologiche (tipo Frattesina), di attribuire l’intero complesso al Bronzo finale. Dal 2017, la Grotta della Cala figura, come la Grotta di Castelcivita (altro sito paleolitico indagato dall’Unita di Ricerca di Preistoria e Antropologia dell’Università di Siena), tra i siti chiave del progetto europeo ERC Consolidator SUCCESS “The earliest migration of Homo sapiens in Southern Europe: understanding the biocultural processes that define our uniqueness”. Tale progetto, di durata quinquennale, ha come capofila l’Università di Bologna e coinvolge, oltre all’Università di Siena, le Università di Genova, Ferrara e Roma “La Sapienza”. È finalizzato alla ricostruzione delle dinamiche di popolamento della Penisola italiana durante la cosiddetta fase di transizione Paleolitico medio / superiore e prevede un’indagine su vasta scala a carattere multidisciplinare in vari siti preistorici del territorio nazionale. Adriana Moroni
  • AIAC_960 - Grotta della Cala - 2019
    La campagna di scavo 2019 alla Grotta della Cala si è svolta dall'1 al 19 ottobre e ha interessato i quadrati G, D e E 9 e C e D 29 e E30. Lo scavo si è focalizzato su due fronti: 1) l'indagine nei livelli del Gravettiano antico nell'atrio della grotta; 2) l’indagine dell'area sepolcrale/rituale dell'età del Bronzo scoperta in fondo alla seconda camera nel 2018. Per quanto riguarda il Paleolitico superiore, è proseguito lo scavo dello strato GB3 (Gravettiano base 3) nei quadrati G, D e E 9, partendo dal tetto del GB3d (Gravettiano base 3 duro), venuto alla luce al di sotto della cosiddetta "Buca Q" (cfr relazione 2017); tale strato si presenta concrezionato e interessato da numerose profonde fosse di stillicidio che arrivano ad intaccare il tetto del sottostante Protoaurignaziano. Tutti e tre i quadrati hanno restituito abbondanti materiali costituiti soprattutto da resti di macrofauna che in taluni casi formavano dei veri e propri accumuli. Sono stati recuperati anche oggetti di ornamento (esclusivamente conchiglie marine forate). Solo in D9, dove è stato tagliato lo strato GB3m (Gravettiano base 3 morbido) si è raggiunto il tetto del Protoaurignaziano. Contestualmente è proseguita l'indagine nell'area in fondo alla seconda camera (età del Bronzo), dove è stato asportato lo strato 1/2 (grigio) nel quadrato E30 settori III-IV, mettendo in luce il tetto di 1/2 (bruno), e sono stati aperti ex novo i quadrati C e D 29, con lo scopo di individuare i limiti della complessa struttura dell'età del Bronzo. Lo strato 1/2 (grigio) si presentava, come lo scorso anno, clasto-sostenuto a ricchissimo scheletro calcareo a spigoli vivi/sub-arrotondati (originatosi dal disfacimento della volta), con matrice grigiastra (cenere?) e con scarso materiale antropico. Il contatto col sottostante strato 1/2 (bruno), netto, era, a luoghi, marcato dalla comparsa di pietrame di maggiore pezzatura immerso in 1/2 (bruno). A tetto di quest'ultimo è stata messa in luce un'area carboniosa con chiazze di cenere. In C-D29 è stato rimosso il livello di abbandono (sterile) 1/1 che copriva 1/2 (grigio). Evidenze coeve (perle in pasta vitrea, denti e ossa umane) sono state scoperte quest’anno in una terza camera laterale della grotta. Dalle diverse sezioni esposte sono stati prelevati campioni per datazione U/Th degli speleotemi e sono stati inseriti dosimetri per misurare la radioattività del suolo. Sono stati inoltre raccolti campioni per analisi chimiche
  • AIAC_960 - Grotta della Cala - 2020
    La campagna di scavo 2020 alla Grotta della Cala (Camerota – SA) si è svolta dal 5 al 24 ottobre ed è stata dedicata principalmente al proseguimento delle indagini del contesto rituale di età protostorica scoperto nella nicchia di fondo grotta nel corso della campagna 2018. All’indagine principale si è affiancato un breve intervento nei livelli paleolitici dell’atrio teso soprattutto al ripristino di quelle zone in cui erano presenti terreno franato dalle sezioni o materiali affioranti in superficie che rischiavano col tempo di essere rimossi dal loro contesto originario. Nell’area rituale è stata messa in luce la seguente sequenza: alla base una crosta stalagmitica (st1) compatta ma poco indurita, che interessa un sedimento di colore bruno giallastro a matrice limoso-sabbiosa (ancora non scavato). Tale crosta è coperta da un livello di consistenza sciolta, ricchissimo in clasti calcarei (con scarsa matrice limoso-sabbiosa), denominato strato 1, la cui origine sembra in larga parte legata ad episodi di crollo di materiale dalla volta della grotta. Lo strato 1 è articolato in una serie di sottolivelli, tutti sterili tranne l’1/2bruno, ossia quello che ha restituito le testimonianze archeologiche. Il top della sequenza interna allo strato 1 è formato da un sottile livello sciolto (1/1), spesso qualche cm, caratterizzato da sedimento a matrice limoso-sabbiosa bruno grigiastro. La presenza, tra i materiali, di numerosi resti umani (principalmente denti ma anche parti dello scheletro post-craniale) denota la natura di tipo funerario dei rituali espletati. Benché pratiche di rituali funerari secondari siano ipotizzabili per spiegare la formazione di questo orizzonte culturale, ulteriori studi di laboratorio sono necessari per giungere a dati interpretativi più completi. Sulla base dei materiali rinvenuti, questo contesto potrebbe essere attribuito, seppure ancora con qualche riserva, ad una fase del Bronzo Medio.
  • AIAC_960 - Grotta della Cala - 2021
    La campagna di scavo 2021 alla Grotta della Cala si è svolta dall’ 11 al 28 ottobre. Le indagini stratigrafiche si sono concentrate nell’area della nicchia di fondo grotta dove, nel corso delle precedenti campagne, era stato messo in luce un complesso di carattere funerario riferibile al Bronzo Medio. In questo settore erano stati identificati (campagne 2018-2020) 2 strati principali: un livello indurito composto da un sedimento di colore bruno giallastro a matrice limoso-sabbiosa denominato strato 2 e, al di sopra, uno strato di consistenza sciolta, ricchissimo in clasti calcarei, denominato strato 1, articolato in una serie di sottolivelli (1/1, 1/2g, 1/2b, 1/3a, 1/3b) sterili, ad eccezione di 1/2b e della base di 1/3b. Il livello 1/2b era caratterizzato dalla presenza di elementi culturali (ceramica, vaghi d’ambra e in pasta vitrea), ossa e denti in larga parte umani. Una volta asportata la sequenza interna allo strato 1 è emerso, in tutta l’area di scavo, il tetto dello strato 2, che appare nettamente distinguibile dallo strato soprastante. Lo strato 2 è stato scavato in D30/I, D30/IV e D31 e risulta articolato in due sottolivelli, dall’alto verso il basso: 2/1, 2/1b. Il contenuto antropogenico è poco abbondante, costituito prevalentemente da frammenti ossei e carboni (presumibilmente ascrivibili ad età mesolitica). Al disotto dello strato 2 è emerso uno strato a matrice relativamente fine di colore giallastro, denominato 3/1 ancora da scavare.

Media

Name
Grotta della Cala
Year
2005
Summary
it Le attività di ricerca nella Grotta della Cala hanno interessato il livello neolitico della serie olocenica della cavità. I reperti confermano l’attribuzione culturale dello strato per la presenza di frammenti di ceramica figulina a bande rosse semplici.

Per il livello mesolitico, alla scarsità di reperti si aggiunge il fatto che lo strato mesolitico, procedendo verso l’interno della grotta, va assottigliandosi fino ad esaurirsi sopra un piano di stalagmite compatta. Quest’ultimo piano è la superficie a tetto della stalagmite “beta”, databile a circa 30000 anni fa, che costituisce la base di appoggio della serie gravettiana – epigravettiana.

La stalagmite ha giacitura inclinata verso l’esterno della cavità e l’inclinazione aumenta rapidamente in corrispondenza della soglia tra le 2 sale della grotta. Lungo il tratto più acclive del piano stalagmitico si insaccano e si esauriscono gli strati gravettiano ed epigravettiano. (MiBAC)
en The research undertaken inside the Grotta della Cala examined the Neolithic level of the cavern’s Holocene stratigraphy. The presence of plain ware pottery decorated with simple red bands confirmed the layer’s cultural attribution.

There was a lack of finds in the Mesolithic layer and the stratum itself gradually thinned out towards the cavern’s interior, where it finally became totally depleted above a level of compact stalagmite. The latter is the roof-like surface of the “beta” stalagmite, datable to circa 30,000 years ago, which constitutes the base of the Gravettian – Epigravetian levels.

The stalagmite lies sloping towards the exterior of the cavity, the incline rapidly increasing in correspondence with the threshold between the grotto’s two chambers. Along the steepest tract of the stalagmite surface the Gravettian and Epigravetian layers form sacs and then diminish. (MiBAC)
Team
Archaeologist representing the Soprintendenza - Antonella Fiammenghi
Field director - Paolo Gambassini

Media

Name
Grotta della Cala
Year
2014
Summary
it L’area costiera tra Marina di Camerota e Scario (Salerno) è particolarmente importante per la presenza di un buon numero di giacimenti preistorici nei quali sono spesso rappresentate serie stratigrafiche di notevole potenza.

Tra questi, la Grotta della Cala è il sito che contiene la sequenza più completa, poiché comprende un arco di tempo che va dal Paleolitico medio fino all’età del Rame. Questa Grotta è stato oggetto di ricerche stratigrafiche ad opera dell’Università di Siena (prof. Palma di Cesnola) dal 1966 al 1971. Nel 1974 il prof. Paolo Gambassini subentrò a Palma di Cesnola nella direzione degli scavi (affiancato dalla Prof. Annamaria Ronchitelli). Infine negli anni 2000 venne associata nella direzione scientifica delle ricerche anche la dott. Adriana Moroni.
Nel 2014, dopo alcuni anni di sospensione, sono riprese le ricerche alla Grotta della Cala grazie alla sinergica collaborazione instauratasi tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta, il Comune di Camerota, il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e l’Università di Siena – Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente – U.R. Preistoria e Antropologia.

Tali ricerche, che si inseriscono in un ampio progetto finalizzato alla valorizzazione dei siti preistorici cilentani, prevedono di:

1) continuare lo scavo dei livelli del Paleolitico superiore (Uluzziano, Aurignaziano, Gravettiano) nell’atrio della grotta (ricerche Gambassini);
2) ampliare la trincea aperta da Palma di Cesnola negli anni 1966-71 nella sala interna.
3) Effettuare nuovi campionamenti per analisi di tipo sedimentologico, cronologico e paleombientale.
4) Programmare un set di nuove datazioni specialmente per quanto riguarda i livelli relativi al Paleolitico superiore iniziale.

Nel corso della campagna 2014, avente prevalentemente carattere di verifica dello stato di conservazione del giacimento, è stata eseguita, in primo luogo, una ripulitura integrale dei livelli e delle sezioni esposte nella parte atriale della Grotta, zona dalla quale sono ripartite le indagini stratigrafiche.

Lo scavo ha interessato una porzione di deposito collassata a seguito dell’erosione esercitata dal mare olocenico, erosione che nella parte antistante della grotta aveva asportato i livelli epigravettiani e parte di quelli gravettiani scoprendo in talune zone il tetto dell’Aurignaziano. Tale deposito, la cui giacitura è dunque secondaria, conserva materiali pertinenti per la maggior parte al Paleolitico superiore (Gravetto-Epigravettiano), ma anche olocenici (Neo-Eneolitico ed età del Ferro).

La rimozione del deposito collassato, il cui spessore varia da un minimo di 10 ad un massimo di 50 cm si è resa necessaria al fine di ampliare la superficie di scavo e con essa l’indagine nei livelli d’abitato del Gravettiano antico prima e dell’Aurignaziano e dell’Uluzziano poi. Uno degli scopi principali delle nuove indagini alla Grotta della Cala è infatti quello di ottenere informazioni sulla gestione dello spazio abitativo (e quindi sulla distribuzione delle diverse categorie di materiali) attuata dai gruppi umani che frequentarono la grotta nelle fasi iniziali del Paleolitico superiore.
en The is no summary for this season.
The coastal area between Marina di Camerota and Scario (Salerno) is particularly important for the presence of a good number of prehistoric deposits often represented by deep stratigraphic sequences.

Among these, the site of Grotta della Cala has the most complete sequence, as it covers a period of time running from the middle Palaeolithic period until the Copper Age. Palma di Cesnola of the University of Siena began excavations inside the cave, working between 1966 and 1971. Since then Paolo Gambassini, Annamaria Ronchitelli, and Adriana Moroni have worked on the site.

In 2014, after several years during which work on the site was suspended, research in the Grotta della Cala resumed thanks to a collaboration between the Archaeological Superintendencies of Salerno, Avellino, Benevento and Caserta, the town of Camerota, the National Park of the Cilento and Vallo di Diana and Siena University.
The research, part of a project to enhance prehistoric sites in the Cilento, aims to:
1) continue excavation of the upper Palaeolithic levels (Uluzzian, Aurignacian, Gravettian) in the atrium of the cave (Gambassini excavations);
2) extend the trench opened by di Cesnola in 1966-71 in the inner part of the cave;
3) take new samples for sediment, chronological and paleo-environmental analyses,
4) programme the retrieval of new dating evidence, particularly for the early upper Palaeolithic period.

The 2014 season was largely undertaken to check the deposit’s state of preservation. Firstly, all exposed levels and sections in the atrium of the cave were cleaned, area in which the stratigraphic excavations began.
The excavation examined a part of the deposit that had collapsed following erosion caused by the Holocene sea. This erosion had removed the Epigravettian and part of the Gravettian levels in the front part of the cave, exposing the roof of the Aurignacian levels in some places. This deposit, which is therefore in secondary deposition, preserved materials primarily dating to the Upper Paleolithic period (Gravettian-Epigravettian), but also to the Holocene period (Neo-Eneolithic and Iron Age).

The removal of the collapsed deposit, which varied in thickness from a minimum of 10 to a maximum of 50 cm, was necessary in order to enlarge the excavation surface and therefore the investigation of the early ancient Gravettian occupation levels and then of the Aurignacian and Ulzzanian levels. One of the main aims of the new investigations in the Grotta della Cava was in fact that of obtaining information about how the groups of humans who used the cave during the early phases of the Upper Palaeolithic period organised the space within it (and thus about the distribution of the various categories of materials).

Media

Name
Grotta della Cala
Year
2015
Summary
it La campagna di scavo 2015 a Grotta della Cala si è svolta nel mese di ottobre. L’indagine, oltre ad interessare i quadrati (D-E/8-9-10) già indagati nel 2014, è stata estesa ai quadrati C9-10 e B9. Dopo aver asportato ovunque il deposito rimaneggiato è stato messo in luce il livello a sabbia grossolana che si ritiene di origine marina e la cui presenza giustifica l’ampia erosione cui è andato soggetto il deposito paleolitico nella zona prossima all’apertura della grotta. Entrambi hanno restituito abbondanti materiali.

La situazione messa in luce al di sotto del cosiddetto “deposito marino” si è rivelata varia e complessa poiché, oltre all’elemento di disturbo costituito dall’evento erosivo, che aveva agito in diversa misura a seconda delle aree, il tetto del Gravettiano antico si presentava, soprattutto in alcuni quadrati, intaccato da fossette, talora ampie e profonde, di stillicidio. Nei quadrati D-E/8-9-10 è stata individuata una grande fossa, contenuta nel deposito del Gravettiano antico, ricolma di un terreno frollo di colore bruno e assai ricca di materiali (in particolare reperti faunistici frammentati), da ricollegare stratigraficamente al livello Q relativo al Gravettiano evoluto. La pertinenza della fossa allo strato Q è comprovata, oltre che dalle caratteristiche sedimentologiche del terreno in essa contenuto, dalla presenza di strumenti litici (micro e nano gravettes e bulini di tipo para-Noailles), tipici di questa fase culturale e assenti, invece, nel sottostante Gravettiano antico.

L’erosione, combinata con i fenomeni di stillicidio, ha, come si è detto, reso talora difficoltosa la lettura stratigrafica risparmiando, per quello che concerne le fasi più recenti del Gravettiano antico, solo alcuni lembi; fra questi un focolare in parte mangiato dall’erosione e in parte intaccato dalla fossa del Gravettiano evoluto. Il focolare localizzato nei quadrati C9-10 e tuttora in posto, è costituito da una spessa placca di cenere indurita.
Nei quadrati D9 settori I-II, D8 settore I, E9 settore III, E8 settore IV, è stato raggiunto il tetto dello strato protoaurignaziano.

Parallelamente allo scavo si è dato l’avvio alle prime indagini geomorfologiche e sedimentologiche. A questo scopo sono stati prelevati campioni per analisi da tutti i livelli visibili nelle sezioni di scavo
en This season, excavation continued in quadrants D-E/8-9-10 and extended into quadrants C9-10 and B9. The removal of a disturbed deposit from across the entire area exposed a layer of coarse sand thought to be of marine origin. Its presence justified the substantial erosion that had affected the Palaeolithic deposit in the area by the cavern entrance. Both layers contained abundant archaeological materials.
The situation below the so-called “marine deposit” was varied and complex. In addition to the erosion, which varied according to the area, the roof of the early Gravettian period, particularly in some quadrants, was dimpled by the action of dripping water. In quadrants D-E/8-9-10, a large pit was identified within the early Gravettian deposit, filled by brown friable soil containing abundant finds (particularly faunal remains), to be associated stratigraphically to level Q (full Gravettian period). In addition to the soil sediment type of the fill, the presence of stone tools (micro and nano burins of the para-Noailles type), typical of this cultural phase and absent from the underlying early Gravettian layer, also provided evidence that the pit related to layer Q.

The erosion, combined with the dimpling caused by dripping water, made it difficult to read the stratigraphy for the later phases of the early Gravettian period, as only two patches were unaffected by these phenomena. One included a hearth that was partially eroded and partly cut by the pit of full Gravettian date. The hearth, situated in quadrants C9-10 is still in place and is constituted by a thick plaque of hardened ash.
The roof of the proto-Aurignacian layer was reached in quadrants D9 sectors I-II, D8 sector I, E9 sector III, and E8 sector IV.

The first geomorphological and sedimentological investigations began this season. Samples were taken from all visible layers.

Media

Name
Grotta della Cala
Year
2016
Summary
it La campagna di scavo 2016 alla Grotta della Cala si è svolta nel periodo dal 3 al 21 ottobre.
Sono stati indagati i quadrati E8, E7, B7, B8, B9 e B10 dove sono stati scavati il livelli GB3d e GB3m del Gravettiano antico fino al raggiungimento del tetto dell’Aurignaziano. Anche in questi quadrati, come nell’area indagata lo scorso anno, l’erosione dovuta all’ingressione del mare olocenico aveva risparmiato solo alcuni lembi della porzione superiore del deposito relativo al Gravettiano antico. Il tetto del GB3d risultava anche qui danneggiato da intensi fenomeni di stillicidio.

In E7-8 e B9 il sedimento appariva maggiormente concrezionato per quel che concerne sia il Gravettiano base 3 duro (GB3d) sia lo strato sottostante, il Gravettiano base 3 morbido (GB3m), che, pur formato da un sedimento sciolto pulverulento, presentava a luoghi delle aree indurite.
In E7 IV/ E8 III è stata messa in luce alla base del GB3m, e quindi alla base del Gravettiano antico, una fossetta ricavata (?) nel sottostante livello aurignaziano, il cui contenuto è stato trattato separatamente. In E7 si è iniziato a scavare l’Aurignaziano seguendo una suddivisione in settori di 25x25 cm.

Nel quadrato B9 l’intero livello del Gravettiano antico appariva più spesso e maggiormente ricco di materiali, in particolare ossa. In B9 settori III-IV e in B8-7 è stato messo in luce il tetto del livello Aurignaziano, caratterizzato, in quest’area, dalla presenza di numerosi materiali.

Nel quadrato B10, tolto il rimaneggiato dovuto all’erosione marina, è stato scoperto il tetto del Gravettiano antico che, come ovunque, risultava tormentato da fossette di stillicidio di varie dimensioni e profondità.

Nell’ambito dei campionamenti svolti per indagini cronologiche è da segnalare l’intervento, nel mese di luglio, di studiosi dell’Università di Oxford che hanno prelevato campioni di carbone e di sedimento lungo tutta la serie stratigrafica per datazioni 14C e OSL.

Media

Name
Grotta della Cala
Year
2017
Summary
it La campagna di scavo 2017 alla Grotta della Cala si è svolta dal 2 al 21 ottobre. Sono stati indagati i quadrati C9, C10, D10, E, F, G 6 e F7.

I quadrati C9, C10, D10 corrispondono all’area dove nel 2014-15 erano stati individuati e messi in luce i resti di un grande focolare, formato da uno spesso strato di cenere compattata e indurita, situato immediatamente a tetto del livello GB (= Gravettiano base) 3d. Il focolare, che appariva danneggiato da eventi di vario genere ed in particolare dall’escavazione di una fossa contenente materiali del sovrastante livello del Gravettiano evoluto, alloggiava in un avvallamento in lieve pendenza. Nei quadrati E, F, G 6 e F7 è stato effettuato il tg 1 nel livello proto-aurignaziano. Il tetto di questo livello si configura come una “paleosuperficie” caratterizzata, a seconda delle zone, da concentrazioni diverse di materiali e attestante l’ultima frequentazione della cavità da parte dei gruppi aurignaziani.

Nell’ambito dei campionamenti svolti, una novità di quest’anno è rappresentata dal prelievo di unità di sedimento dai diversi strati per effettuare analisi sul DNA umano. Tali analisi sono ancora in via sperimentale e vengono eseguite al Max Planck Institute di Lipsia, con il quale il nostro Dipartimento collabora da tempo anche per altre tipologie di indagine. Dal 2017, la Grotta della Cala figura, come la Grotta di Castelcivita (altro sito paleolitico indagato dall’Unita di Ricerca di Preistoria e Antropologia dell’Università di Siena) tra i siti chiave del progetto europeo ERC Consolidator SUCCESS “The earliest migration of Homo sapiens in Southern Europe: understanding the biocultural processes that define our uniqueness”.

Tale progetto, di durata quinquennale, ha come capofila l’Università di Bologna e coinvolge, oltre all’Università di Siena, le Università di Genova, Ferrara e Roma “La Sapienza”. E’ finalizzato alla ricostruzione delle dinamiche di popolamento della Penisola italiana durante la cosiddetta fase di transizione Paleolitico medio / superiore e prevede un’indagine su vasta scala a carattere multidisciplinare in vari siti preistorici del territorio nazionale.
en During the 2017 campaign, quadrants C9, C10, D10, E, F, G 6 and F7 were investigated.
Quadrants C9, C10, and D10, correspond with the area where in 2015 the remains of a large hearth formed by a thick layer of compacted and hardened ash was excavated, situated immediately at the top of level GB (= Gravettian base) 3d. The hearth was housed in a slightly sloping hollow and appeared damaged by various types of event, in particular the digging of a pit containing materials from the overlying evolved Gravettian layer. In quadrants E, F, G 6 and F7, tg 1 (spit 1) was excavated in the proto-Aurignacian layer. The top of this level was a paleo-surface characterized, according to the zone, by varying concentrations of materials and attesting the final occupation of the cave by groups of Aurignacians.

Samples were taken, including for the first time sediments from several layers for human DNA analysis. This type of analysis is still in the experimental phase and is being carried out at the Max Planck Institute in Leipzig. In 2017, the Grotta della Cala, like the Grotta di Castelcivita (another Palaeolithic site investigated by Siena University’s Department of Prehistory and Anthropology) became one of the key sites in the European project ERC Consolidator SUCCESS “The earliest migration of Homo sapiens in Southern Europe: understanding the biocultural processes that define our uniqueness”. This five-year project is led by Bologna University, and in addition to Siena University involves the universities of Genoa, Ferrara and Rome “La Sapienza”. It aims to reconstruct population dynamics in the Italian peninsula during the so-called transition phase between the Middle and Upper Palaeolithic and foresees multidisciplinary research on a vast scale at various prehistoric sites.
Team
Anthropologist - Giulia Capecchi - Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia - Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente – Università dei Siena.
Anthropologist - Stefano Ricci- Unità di Ricerca Preistoria e Antropologia - Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell'Ambiente - Università degli Studi di Siena
Archaeologist - Paolo Gambassini- Università di Siena, Dipartimento di Scienze Fisiche, della terra e dell’Ambiente – Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia.
Archaeologist - Annamaria Ronchitelli - Università degli Studi di Siena, Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell'Ambiente
Archaeologist - Simona Arrighi - Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia - Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente – Università dei Siena
Archaeologist - Vincenzo Spagnolo
Archaeologist - Sem Scaramucci, Università di Siena, Dipartimento di Scienze Fisiche, della terra e dell’Ambiente – Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia.
Archaeozoologist - Paolo Boscato – Università degli Studi di Siena, Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell'Ambiente
Archaeozoologist - Jacopo Crezzini - Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia - Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente – Università dei Siena.
Archaeozoologist - Francesco Boschin - Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia - Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente – Università dei Siena.
Geoarchaeologist - Ivan Martini

Media

Name
Grotta della Cala
Year
2018
Summary
it La campagna di scavo 2018 alla Grotta della Cala si è svolta dall’ 8 al 19 ottobre e ha interessato i quadrati C 30, 31 e 32, D-E 30, 31, 32 e 33, F30, 31, 32 e 33. Nel corso dell’apertura di un sondaggio nella camera interna della grotta sono venute alla luce le tracce di una frequentazione rituale avvenuta nel corso del Bronzo Finale. Oltre alla presenza di incinerazioni, sono state rinvenute innumerevoli perle in pasta vitrea e ambra, oltre a frammenti di ossa calcinate e a resti umani costituiti prevalentemente da denti di individui di età diverse (da infantili ad adulti).

In tutti i quadrati indagati è stato rimosso un primo taglio costituito da sedimento bruno sciolto a matrice sabbiosa. Al disotto del taglio 1 è emersa un’area ricca di pietrame con matrice grigia sabbiosa (taglio 2 grigio) limitatamente ai quadrati E30, E31 II – III, F31 III, F30, D30 I-II, D31 II. Nel resto della superficie investigata il terreno era sciolto e di colore bruno (taglio 2 bruno). Pietre più grandi erano presenti al margine del grigio. Il taglio 2 bruno (stratigraficamente al di sotto del 2 grigio) conteneva gli elementi di origine antropica sopra descritti e ceramica d’impasto. Al disotto del 2 bruno è stato identificato un taglio 3 costituito da un livello di pietrisco in matrice bruna più grigiastra, apparentemente sterile, che sembra poggiare direttamente su una crosta stalagmitica (alfa?). Nel quadrato E30, settore I, è stata individuata alla base del taglio 2 bruno, una fossetta contenente sedimento carbonioso ricco di frammenti di ossa apparentemente calcinate/combuste sigillato da frammenti ceramici riferibili ad uno stesso vaso.

Alcune delle perle rinvenute hanno consentito, per le loro caratteristiche tipologiche (tipo Frattesina), di attribuire l’intero complesso al Bronzo finale.

Dal 2017, la Grotta della Cala figura, come la Grotta di Castelcivita (altro sito paleolitico indagato dall’Unita di Ricerca di Preistoria e Antropologia dell’Università di Siena), tra i siti chiave del progetto europeo ERC Consolidator SUCCESS “The earliest migration of Homo sapiens in Southern Europe: understanding the biocultural processes that define our uniqueness”. Tale progetto, di durata quinquennale, ha come capofila l’Università di Bologna e coinvolge, oltre all’Università di Siena, le Università di Genova, Ferrara e Roma “La Sapienza”. È finalizzato alla ricostruzione delle dinamiche di popolamento della Penisola italiana durante la cosiddetta fase di transizione Paleolitico medio / superiore e prevede un’indagine su vasta scala a carattere multidisciplinare in vari siti preistorici del territorio nazionale. Adriana Moroni
en The 2018 excavations concentrated on quadrants C 30, 31 and 32, D-E 30, 31, 32 and 33, F30, 31, 32 e 33. During the opening of a _sondages_ in the interior chamber of the cave traces of a ritual occupation dating to the Final Bronze Age came to light. In addition to the presence of cremations, numerous glass paste and amber beads, fragments of calcinated bones and human remains, mainly teeth from individuals of various ages (infants to adults) were recovered.

A first spit constituted by loose brown sediment with a sandy matrix was removed in all quadrants. An area rich in gravel with a sandy grey matrix (spit 2 grey) emerged below spit 1 in quadrants E30, E31 II – III, F31 III, F30, D30 I-II, D31 II. Over the rest of the surfaces the soil was loose and brown (spit 2 brown). Larger stones were present at the edges of the grey areas. Spit 2 brown (below 2 grey) contained the anthropic material described above and impasto pottery. Spit 2 brown overlay a level of gravel in a grey brown matrix (spit 3), apparently sterile, which seemed to rest directly on a stalagmitic crust (alfa?). In quadrant E30, sector I, a small pit emerged containing charcoal sediment rich in fragments of apparently calcinated/burnt bone sealed by pottery fragments from a single vase.

The typological characteristics of some of the beads (Frattesina type), date the entire complex to the Final Bronze Age.

Since 2017, the Grotta della Cala, like the Grotta di Castelcivita (another Palaeolithic site investigated by the Siena University’s Prehistory and Anthropology Research Unit) figures as one of the key sites in the European project ERC Consolidator SUCCESS “The earliest migration of Homo sapiens in Southern Europe: understanding the biocultural processes that define our uniqueness”. This fifteen-year project is headed by Bologna University and involves the universities of Siena, Genoa, Ferrara and Rome “La Sapienza”. It aims to reconstruct the settlement dynamics of the Italian peninsula during the so-called transition phase between the middle and upper Palaeolithic and foresees multidisciplinary investigations on a vast scale at various prehistoric sites in Italy.
Team
Anthropologist - Stefano Ricci- Unità di Ricerca Preistoria e Antropologia - Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell'Ambiente - Università degli Studi di Siena.
Archaeologist - Sem Scaramucci, Università di Siena, Dipartimento di Scienze Fisiche, della terra e dell’Ambiente – Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia.
Archaeologist - Vincenzo Spagnolo- Università degli Studi di Siena
Archaeozoologist - Jacopo Crezzini- Università degli Studi di Siena.
Archaeozoologist - Francesco Boschin - Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia - Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente – Università dei Siena.
Archaeozoologist - Paolo Boscato- Università degli Studi di Siena.
Geoarchaeologist - Ivan Martini - Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia - Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente – Università di Siena.
Paleoanthropologist - Annamaria Ronchitelli - Università degli Studi di Siena, Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell'Ambiente
Paleoanthropologist - Giulia Capecchi - Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia - Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente – Università dei Siena.
Paleoanthropologist - Paolo Gambassini- Università di Siena, Dipartimento di Scienze Fisiche, della terra e dell’Ambiente – Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia.
Traceologist - Simona Arrighi-Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente – Università dei Siena.

Media

Name
Grotta della Cala
Year
2019
Summary
it La campagna di scavo 2019 alla Grotta della Cala si è svolta dall'1 al 19 ottobre e ha interessato i quadrati G, D e E 9 e C e D 29 e E30. Lo scavo si è focalizzato su due fronti: 1) l'indagine nei livelli del Gravettiano antico nell'atrio della grotta; 2) l’indagine dell'area sepolcrale/rituale dell'età del Bronzo scoperta in fondo alla seconda camera nel 2018.

Per quanto riguarda il Paleolitico superiore, è proseguito lo scavo dello strato GB3 (Gravettiano base 3) nei quadrati G, D e E 9, partendo dal tetto del GB3d (Gravettiano base 3 duro), venuto alla luce al di sotto della cosiddetta "Buca Q" (cfr relazione 2017); tale strato si presenta concrezionato e interessato da numerose profonde fosse di stillicidio che arrivano ad intaccare il tetto del sottostante Protoaurignaziano. Tutti e tre i quadrati hanno restituito abbondanti materiali costituiti soprattutto da resti di macrofauna che in taluni casi formavano dei veri e propri accumuli. Sono stati recuperati anche oggetti di ornamento (esclusivamente conchiglie marine forate). Solo in D9, dove è stato tagliato lo strato GB3m (Gravettiano base 3 morbido) si è raggiunto il tetto del Protoaurignaziano.

Contestualmente è proseguita l'indagine nell'area in fondo alla seconda camera (età del Bronzo), dove è stato asportato lo strato 1/2 (grigio) nel quadrato E30 settori III-IV, mettendo in luce il tetto di 1/2 (bruno), e sono stati aperti ex novo i quadrati C e D 29, con lo scopo di individuare i limiti della complessa struttura dell'età del Bronzo. Lo strato 1/2 (grigio) si presentava, come lo scorso anno, clasto-sostenuto a ricchissimo scheletro calcareo a spigoli vivi/sub-arrotondati (originatosi dal disfacimento della volta), con matrice grigiastra (cenere?) e con scarso materiale antropico. Il contatto col sottostante strato 1/2 (bruno), netto, era, a luoghi, marcato dalla comparsa di pietrame di maggiore pezzatura immerso in 1/2 (bruno). A tetto di quest'ultimo è stata messa in luce un'area carboniosa con chiazze di cenere. In C-D29 è stato rimosso il livello di abbandono (sterile) 1/1 che copriva 1/2 (grigio).

Evidenze coeve (perle in pasta vitrea, denti e ossa umane) sono state scoperte quest’anno in una terza camera laterale della grotta.

Dalle diverse sezioni esposte sono stati prelevati campioni per datazione U/Th degli speleotemi e sono stati inseriti dosimetri per misurare la radioattività del suolo. Sono stati inoltre raccolti campioni per analisi chimiche
en The 2019 excavations at the Grotta della Cala centred on quadrants G, D, and E9, C and D29, and E30. There were two fronts: 1) the investigation of the early Gravettian levels in the cave’s atrium; 2) the investigation of the Bronze Age burial/ritual area discovered at the rear of the second chamber in 2018.
As regards the Upper Palaeolithic, the excavation of layer GB3 (Gravettian base 3) continued in quadrants G, D, and E9, starting at the top of GB3d (Gravettian base 3 hard), which came to light below so-called “Buca Q”. This layer presented concretions and numerous deep pits caused by dripping water that cut the top of the underlying Proto-Aurignacian layer. There was abundant material in all three quadrants mainly constituted by the remains of malcofauna, which in some cases formed actual heaps. Ornamental objects were also recovered – all pierced seashells. The top of the Proto-Aurignacian layer was only reached in D9, where layer GB3m (Gravettian base 3 soft) was cut.

At the same time, the investigation of the area to the rear of the second chamber (Bronze Age) continued, where the layer 1/2 (grey) in quadrant E30 sectors III-IV was removed, revealing the top of 1/2 (brown). Two new quadrants, C and D29, were opened with the aim of identifying the margins of the complex Bronze Age structure. Layer 1/2 (grey) appeared, like last year, as clast sustained and with an abundant limestone skeleton of sharp (sub-rounded corners originating from the crumbling of the vault), with a greyish matrix (ash?) and scarce anthropic material. The contact with the underlying layer 1/2 (brown) was clean and in places marked by the appearance of larger stones within 1/2 (brown). There was a charcoally area with patches of ash on top of the latter. In C-D29 the abandonment layer (sterile) 1/1, which covered 1/2 (grey), was removed.
This year, coeval materials (glass paste beads, human teeth and bones) were discovered in a third lateral chamber in the grotto.

Samples for U/Th dating of the speleothems were taken from all of the exposed sections and inserted into dosimeters in order to measure the radioactivity of the soil. Samples were also taken for chemical analyses.

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Name
Grotta della Cala
Year
2020
Summary
it La campagna di scavo 2020 alla Grotta della Cala (Camerota – SA) si è svolta dal 5 al 24 ottobre ed è stata dedicata principalmente al proseguimento delle indagini del contesto rituale di età protostorica scoperto nella nicchia di fondo grotta nel corso della campagna 2018.

All’indagine principale si è affiancato un breve intervento nei livelli paleolitici dell’atrio teso soprattutto al ripristino di quelle zone in cui erano presenti terreno franato dalle sezioni o materiali affioranti in superficie che rischiavano col tempo di essere rimossi dal loro contesto originario. Nell’area rituale è stata messa in luce la seguente sequenza: alla base una crosta stalagmitica (st1) compatta ma poco indurita, che interessa un sedimento di colore bruno giallastro a matrice limoso-sabbiosa (ancora non scavato). Tale crosta è coperta da un livello di consistenza sciolta, ricchissimo in clasti calcarei (con scarsa matrice limoso-sabbiosa), denominato strato 1, la cui origine sembra in larga parte legata ad episodi di crollo di materiale dalla volta della grotta. Lo strato 1 è articolato in una serie di sottolivelli, tutti sterili tranne l’1/2bruno, ossia quello che ha restituito le testimonianze archeologiche. Il top della sequenza interna allo strato 1 è formato da un sottile livello sciolto (1/1), spesso qualche cm, caratterizzato da sedimento a matrice limoso-sabbiosa bruno grigiastro.

La presenza, tra i materiali, di numerosi resti umani (principalmente denti ma anche parti dello scheletro post-craniale) denota la natura di tipo funerario dei rituali espletati. Benché pratiche di rituali funerari secondari siano ipotizzabili per spiegare la formazione di questo orizzonte culturale, ulteriori studi di laboratorio sono necessari per giungere a dati interpretativi più completi. Sulla base dei materiali rinvenuti, questo contesto potrebbe essere attribuito, seppure ancora con qualche riserva, ad una fase del Bronzo Medio.

Media

Name
Grotta della Cala
Year
2021
Summary
it La campagna di scavo 2021 alla Grotta della Cala si è svolta dall’ 11 al 28 ottobre. Le indagini stratigrafiche si sono concentrate nell’area della nicchia di fondo grotta dove, nel corso delle precedenti campagne, era stato messo in luce un complesso di carattere funerario riferibile al Bronzo Medio. In questo settore erano stati identificati (campagne 2018-2020) 2 strati principali: un livello indurito composto da un sedimento di colore bruno giallastro a matrice limoso-sabbiosa denominato strato 2 e, al di sopra, uno strato di consistenza sciolta, ricchissimo in clasti calcarei, denominato strato 1, articolato in una serie di sottolivelli (1/1, 1/2g, 1/2b, 1/3a, 1/3b) sterili, ad eccezione di 1/2b e della base di 1/3b. Il livello 1/2b era caratterizzato dalla presenza di elementi culturali (ceramica, vaghi d’ambra e in pasta vitrea), ossa e denti in larga parte umani. Una volta asportata la sequenza interna allo strato 1 è emerso, in tutta l’area di scavo, il tetto dello strato 2, che appare nettamente distinguibile dallo strato soprastante. Lo strato 2 è stato scavato in D30/I, D30/IV e D31 e risulta articolato in due sottolivelli, dall’alto verso il basso: 2/1, 2/1b. Il contenuto antropogenico è poco abbondante, costituito prevalentemente da frammenti ossei e carboni (presumibilmente ascrivibili ad età mesolitica). Al disotto dello strato 2 è emerso uno strato a matrice relativamente fine di colore giallastro, denominato 3/1 ancora da scavare.
en This season’s excavations focused on the area of the niche to the rear of the cave where, during the previous campaigns, a middle Bronze Age funerary complex was identified. Two main layers were identified in this sector (2018-2010 campaigns): a hardened layer formed by a yellowish-brown sediment with a sandy-silt matrix, denominated layer 2, and above it a loose layer containing numerous limestone clasts, denominated layer 1. This layer comprised a series of sub-layers (1/1, 1/2g, 1/2b, 1/3a, 1/3b), all sterile with the exception of 1/2b and the base of 1/3b. Layer 1/2b was characterized by the presence of cultural elements (pottery, amber and glass-paste beads), bones and teeth (the majority human). Once the sequence within layer 1 was removed, the top of layer 2 appeared across the entire excavation area, and was clearly different from the overlying layer. Layer 2 was excavated in D30/I, D30/IV and D31 was seen to comprise two sub-layers, at the top 2/1, below it 2/1b. There was little occupation evidence, mainly consisting of bone and charcoal fragments (presumably attributable to the Mesolithic period). A yellowish layer with a relatively fine matrix denominated 3/1 emerged below layer 2, but remains to be excavated.

Media

  • Sala 1983
    B. Sala, 1983, Variations climatiques et séquences chronologiques sur la base des variations des associations fauniques à grands mammifères, Actes du Colloque International “La position taxonomique et chronologique des industries à pointes à dos autour de la Méditerranée européenne, Siena novembre 1983”, Rivista di Scienze Preistoriche, vol. XXXVIII: 161-180.
  • Ronchitelli et al. 2009
    A. Ronchitelli, P. Boscato, P. Gambassini, 2009, Gli ultimi Neandertaliani in Italia: aspetti culturali, in “La lunga storia di Neandertal. Biologia e comportamento” (a cura di F. Facchini e G. Belcastro), Jaka Book, Bologna: 257-288.
  • Palma di Cesnola, Bietti 1983
    A. Palma di Cesnola, P. Bietti, 1983, Le Gravettien et l’Épigravettien ancien en Italie, Actes du Colloque International “La position taxonomique et chronologique des industries à pointes à dos autour de la Méditerranée européenne, Siena novembre 1983”, Rivista di Scienze Preistoriche, vol. XXXVIII: 181-228.
  • Palma di Cesonala 2004
    a. Palma di Cesonala, 2004, Rapports entre l'Aurignacien et l'Uluzzien en Italie, Actes du XIVème Congrès UISPP, Université de Liège, Belgique, 2-8 septembre 2001, Section 6, Le Paléolitique Supérieur, BAR: 7-12.
  • Palma di Cesola 1996b
    A. Palma di Cesola, 1996, Le Gravettien le plus ancien en Italie, Colloquia XIII International Congress UISPP, Forlì 8-14 Settembre 1996, vol. 6, A.B.A.C.O. Edizioni, Forlì: 227-236.
  • Palma di Cesnola 1996
    A. Palma di Cesnola, 1996a, Le Paléolithique supérieur en Italie méridionale, in "Le Paléolithique supérieur européen. Bilan quinquennal"( M. Otte ed.), ERAUL, 76, Liège, pp. 305-317.
  • Palma di Cesnola 1994
    A. Palma di Cesnola, 1994, Man and environment in central, southern and insular Italy: Palaeolithic and Mesolithic, Preistoria Alpina, vol.26, pp.9-100.
  • Palma di Cesnola 1991
    A. Palma di Cesnola, 1991, Recherches sur le Paléolithique supérieur en Italie (1986-1990), in AA.VV., Le Paléolithique supérieur européen, Rapport Quinquennal 1986-1991, Ed. ERAUL de l'Université de Liège, Liège: 239-272.
  • Palma di Cesnola 1984
    A. Palma di Cesnola, 1984, Il Paleolitico superiore nel Mediterraneo centrale, in "Francisco Jorda, Oblata, Scripta Praehistorica" (J. Fortea ed.), Ed. Universidad de Salamanca: 371-397.
  • Palma di Cesnola 1982
    A. Palma di Cesnola, 1982, Sulla periodizzazione dell'Epigravettiano italico, in: AA.VV., Studi in onore di Ferrante Rittatore Vonwiller, Parte prima, vol. II, Lito-Tipografia G. Malinverno: 415-442.
  • Palma di Cesnola 1976
    A. Palma di Cesnola, 1976, Il Paleolitico della Campania, Atti della XVII Riunione Scientifica dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria in Campania, 13-16 Ottobre 1974, Firenze: 13-31.
  • Palma di Cesnola 1975
    A. Palma di Cesnola,1975, Dieci anni di ricerca a Marina di Camerota, Magna Graecia, anno X, N. 5-6: 15-17.
  • Palma di Cesnola 1971
    A. Palma di Cesnola, 1971, Il Gravettiano evoluto della Grotta della Cala a Marina di Camerota (Salerno), Rivista di Scienze Preistoriche, vol. XXVI, fasc. 2: 1-66.
  • Palma di Cesnola 1969
    A. Palma di Cesnola, 1969, Le ricerche e gli scavi a Marina di Camerota (Salerno) durante il biennio 1968-1969, Rivista di Scienze Preistoriche, vol. XXIV, fasc. 2, pp. 195-217.
  • Palma Di Cesnola 1967
    A. Palma Di Cesnola, 1967, Gli scavi nelle Grotte di Marina di Camerota (Salerno) durante gli anni 1965-1967, Atti della XI e XII Riunione Scientifica dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, Firenze 11-12 Febbraio 1967 - Sicilia 22-26 Ottobre 1967, Firenze: 199-217.
  • Martini 1981
    F. Martini, 1981, L'Epigravettiano di Grotta della Cala a Marina di Camerota (Salerno). II: L'industria litica e la cronologia assoluta dell'Epigravettiano finale, Rivista di Scienze Preistoriche, vol. XXXVI: 57-126.
  • Martini 1981
    F. Martini, 1981, L'Epigravettiano di Grotta della Cala a Marina di Camerota (Salerno). I: L'industria litica ed ossea e la cronologia assoluta dell'Epigravettiano evoluto, Rivista di Scienze Preistoriche, vol. XXXIII: 3-108.
  • Hedges et al. 1998
    R. E. M. Hedges, P. B. Pettitt, C. Brok Ramsey, G. J. Van Klinken, 1998 , Radiocarbon dates from the Oxford AMS system: Archaeometry datelist 26, Archaeometry, 40/2: 437-455.
  • Gambassini, Ronchitelli 2006
    P. Gambassini, A. Ronchitelli, 2006, Uluzzian and Aurignatian Cultures in Southern Italy at the beginning of Upper Palaeolithic: some reflections, in “The Early Upper Paleolithic of Eurasia: General Trends, Local Developments” (the materials of International conference devoted to the 125-th anniversary of the paleolithic investigations in Kostenki, 2004, August 23-26), S.-Pb: Nestor-History: 279-293.
  • Gambassini et al. 2013
    P. Gambassini, P. Boscato, A. Moroni, A. Ronchitelli, 2013, Italie du Sud, in “ Le Paléolithique supérieur européen. Bilan quinquennale 2006-2011 (P. Noiret ed.), Union Internationale des Sciences Préhistoriques et Protohistoriques, Commission VIII, ERAUL, 130, Liège: 101-108.
  • Gambassini, Ronchitelli 1997
    P. Gambassini, A. Ronchitelli, 1997, Due ami preistorici nella Grotta della Cala a Marina di Camerota (Salerno), Apoll o, vol. XIII: 3-8.
  • Gambassini 2003b
    P. Gambassini, 2003b, Un ciottolo dipinto nella Grotta della Cala a Marina di Camerota (Salerno), Rassegna di Archeologia , vol. 20: 69 - 74.
  • Gambassini 2003a
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Location

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Marina di Camerota
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15.374058957
Northing
40.00128826