AIAC_2487 - Fossa - 2009Il paesaggio storico dell’odierno comune di Fossa è il risultato di una serie di mutamenti delle forme insediative in un periodo di “lunga durata”, durante il quale gli stanziamenti dell’età del Ferro e preromana (villaggio e cinta di Monte Cerro, necropoli vestina), di età romana ( _praefectura_ di _Aveia_ ) e medievale si distribuirono in un’area di pochi chilometri quadrati senza sovrapporsi distruttivamente. Al fine di documentare le evidenze riferibili all’età romana (mura e i probabili resti di un teatro) e in considerazione del fatto che la città romana di Aveia, identificata fin dal Settecento, non era mai stata oggetto di ricerche sistematiche, l’Università di Napoli “L’Orientale” aveva programmato dal 2007, in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, l’esecuzione di una serie di rilevamenti georadar e di sondaggi stratigrafici.
Il terremoto del 6 aprile 2009, causa di tragiche distruzioni nel tessuto abitativo della città moderna di Fossa, ha reso ancora più impellente un intervento finalizzato all’identificazione e al recupero di tutte le evidenze archeologiche presenti nel territorio; e ciò non solo per la salvaguardia di quanto si è conservato dell’antica Aveia, ma anche perché la sensibilità e l’interesse mostrati dalla popolazione locale nei confronti delle proprie origini all’indomani dello scavo della grande necropoli vestina hanno rilevato come l’archeologia possa rappresentare un fattore di coesione per una comunità già duramente provata nella propria identità storica e culturale dal calo demografico causato dalla grande migrazione della seconda metà del Novecento.
L’interesse dell’équipe dell’Università di Napoli “L’Orientale” si è concentrato nello studio delle mura di Aveia, con il duplice scopo di favorire la tutela del sito archeologico - individuandone chiaramente i limiti sul terreno, specie nella zona ‘bassa’ della città, ove questi erano di fatto scomparsi alla vista - e di definire l’entità e la cronologia degli interventi antichi, dall’epoca della nascita dell’insediamento romano a quella del suo abbandono. La prima operazione è consistita nell’identificazione e pulizia di tutte le evidenze riconoscibili delle mura, in gran parte nascoste alla vista da una fitta vegetazione, al fine di poter eseguire un dettagliato rilievo 3D.
Nella zona ‘bassa’ della città, in particolare nella parte che si supponeva coincidente con l’angolo sud-orientale della cinta muraria, sono stati effettuati due sondaggi stratigrafici e l’intera pulizia di un tratto lungo circa 120 metri. Quanto emerso dallo scavo ha mostrato che in quel punto le mura – dall’andamento leggermente curvilineo secondo quanto prescritto dai trattati di architettura della tarda età repubblicana (Vitruvio, I, 5, 5) – piegavano decisamente per formare un angolo di raccordo fra i tratti est e sud. Per proteggere meglio questo settore, considerato evidentemente molto vulnerabile, alle mura fu addossata una semitorre, interpretabile (in attesa di un ampliamento dello scavo) come camera di lancio per macchine da guerra (catapulte o baliste), ricovero per il corpo di guardia o torre di fiancheggiamento di una porta urbica.
La sistematica operazione di spoglio delle mura, protrattasi per lungo tempo dopo l’abbandono definitivo di _Aveia_, rende molto difficile un sicuro inquadramento cronologico della loro costruzione; ciò nonostante, sulla base di alcuni materiali recuperati nella fossa di fondazione di una canalizzazione realizzata contemporaneamente alle mura, si può al momento proporre per la realizzazione della cinta una datazione ai primi decenni del I secolo d.C.
AIAC_2487 - Fossa - 2011Lo scavo del settore sud delle mura di _Aveia_, effettuato nel luglio del 2011, ha confermato che il punto d’incontro fra il tratto che delimitava la “città alta” e quello proveniente dalla “città bassa” sfruttava in antico un forte dislivello naturale. La fondazione del settore proveniente dalla “città bassa” è stata infatti raggiunta a -2,30 metri dall’attuale piano di campagna, che venne creato artificialmente durante un’operazione di terrazzamento a fini agricoli compiuta in età moderna; nel corso degli stessi lavori furono invece totalmente disseppellite le profonde fondazioni (alt. media m. 2,50) della cinta che delimitava la “città alta”, ove, presumibilmente, si trovava l’_arx_ di _Aveia_. In età post-antica, una o più frane seppellirono gran parte del tratto proveniente dalla “città bassa”, garantendone la conservazione prima del sistematico spoglio cui fu soggetta tutta questa parte della cinta. A differenza delle mura della “città alta”, dalla tessitura in piccolo poligonale, il paramento di questo settore – che nella parte messa in luce dallo scavo è perfettamente conservato - fu realizzato in una regolare opera reticolata, segno che furono contemporaneamente al lavoro cantieri diversi che operavano in totale autonomia, scegliendo all’interno dei rivestimenti murari allora in voga quelli più consoni alla funzione assolta dalla struttura: di tipo decorativo nel tratto della “città bassa”, più strutturale quello destinato a isolare e a sostruire l’_arx_.
Lo scavo ha infine messo in luce una calcara, creata al momento dello spoglio dell’angolo formato dall’incontro dei due tratti murari. Grazie agli interventi di scavo compiuti nel triennio 2009-2011, le mura di _Aveia_ sono state inserite fra le priorità nel piano di recupero monumentale del paese di Fossa, al momento ancora abbandonato in seguito ai danni causati dal terremoto del 6 aprile 2009.