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AIAC_2092 - Cuma - 2014
La campagna del 2014 ha interessato esclusivamente l’isolato delimitato durante le campagne del 2012 e del 2013; si sono realizzati alcuni saggi di verifica della sequenza stratigrafica all’interno dell’area già scavata in precedenza, sia un allargamento dell’area di scavo sul lato occidentale, al fine di individuare i limiti dell’isolato anche da questo lato.
Lo scavo è stato condotto secondo la consueta formula dello scavo-scuola e ha visto la partecipazione di circa 120 studenti, distribuiti su tre turni.
Sul lato meridionale è stato possibile definire per una maggiore estensione l’asse viario est-ovest, effettuando, nell’area di assenza del basolato, un saggio di approfondimento, che ha consentito di indagare una sequenza di battuti stradali, a base di taglime di tufo, che sono databili a partire dall’epoca tardo-arcaica. Un analogo saggio di approfondimento, in prosecuzione di quello già realizzato nel 2013, indagando l’intera sequenza dei piani pavimentali dell’asse stradale, che sembrano vivere a partire da epoca arcaica.
Nel settore meridionale dell’isolato, grazie all’ampliamento a mezzo meccanico di un’ampia fascia sul lato occidentale, è stato messo in luce il limite del peristilio della casa di epoca tardo-repubblicana, nonché una serie di ambienti che si affacciavano su di esso.
Infine sono proseguite le indagini nell’area dell’atrio della casa settentrionale, che presenta numerose fasi edilizie, individuando una prima fase di impianto di epoca classica, che si sovrappone, tagliandola, ad una di età arcaica. Sempre nel settore settentrionale è stato possibile indagare in profondità un secondo ambiente delimitato da muri in blocchi di tufo, a sud di quello indagato nel 2013, verificando la prosecuzione della sequenza stratigrafica epoca arcaica.
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AIAC_2092 - Cuma - 2017
I lavori di scavo del 2017 hanno interessato gli isolati delimitati durante le campagne del 2012 e del 2013. Sono stati realizzati sia alcuni saggi di verifica della sequenza stratigrafica all’interno dell’area già scavata in precedenza sia un allargamento dell’area di scavo sul lato settentrionale.
Lo scavo è stato condotto secondo la consueta formula dello scavo-scuola, che ha visto la partecipazione di circa 80 studenti, distribuiti su due turni.
Gli interventi effettuati durante la campagna di scavo del 2017 si sono concentrati nella porzione meridionale dell’isolato già messo in luce in estensione, nell’isolato settentrionale posto a ridosso delle mura e sull’asse stradale N-S, che delimita questi isolati sul lato orientale.
L’indagine sulla plateia con andamento N-S ha avuto come obiettivo quello di comprendere in maniera più approfondita le diverse fasi di vita e di utilizzo della strada, in particolare quelle di età tardo-imperiale e tardo-antica.
Inoltre, sono state riprese le indagini all’interno del peristilio della _domus_ meridionale. Lo scavo di approfondimento stratigrafico ha permesso la definizione delle fasi del peristilio: 1) primo impianto di epoca tardo-repubblicana; 2) rifacimento interno del cortile con la costruzione di una fontana centrale e di un sistema di adduzione dell’acqua da una grande cisterna laterale (epoca augusteo-tiberiana); 3) rifacimento dell’apparato decorativo del peristilio della fine del I sec. d.C., verosimilmente contestuale alle trasformazioni realizzate in fase con la Domiziana (95 d.C.); 4) successivi rifacimenti di epoca imperiale (II – prima parte del III sec. d.C.). L’approfondimento all’interno della corte colonnata ha messo in luce la stratigrafia precedente, costituita da: 1) una potente colmata di riempimento del peristilio, contenente materiali in giacitura secondaria tra l’Età del Ferro e il I sec. a.C.; 2) una profonda fossa che ha restituito parti di fusti e di capitelli tufacei relativi a colonne doriche di un edificio tardo-arcaico, frammentate intenzionalmente e ivi scaricate; 3) piani di vita, relativi probabilmente ad esterni di abitazioni, databili in epoca alto-arcaica (ca. 700-600 a.C.); 4) un potente innalzamento del piano di calpestio con sabbia litoranea/lagunare, realizzato alla fine dell’VIII sec. a.C. e riconducibile al vasto intervento di bonifica, messa in opera contestualmente all’impianto del sistema urbano di questo quartiere, nella prima fase coloniale; 5) infine, un osso umano recuperato all’interno di una buca di età imperiale denota probabilmente la distruzione di una tomba pre-ellenica.
Il rinvenimento delle colonne doriche in frammenti ha imposto di riconsiderare con attenzione la possibilità che una plateia di blocchi di tufo che forma un angolo, precedentemente messa in luce nell’area del peristilio, abbia funzionato come stilobate del colonnato in questione. La verifica di tale ipotesi ha necessitato la riapertura dei precedenti saggi di scavo praticati nei pressi di questa struttura. Tuttavia, la pertinenza di questo stilobate all’edificio dorico tardo-arcaico, a cui sono relative queste colonne, è stata esclusa per ragioni stratigrafiche e di livelli. È impossibile, pertanto, precisare se queste colonne tardo-arcaiche fossero relative ad un edificio occupante questo settore e di cui non si conservano tracce delle strutture portanti oppure se esse siano state trasferite da un luogo più o meno distante per un loro riuso (per realizzare i rocchi inferiori litici del peristilio tardo-repubblicano?). Resta invece valida l’ipotesi, precedentemente avanzata, che lo stilobate in blocchi di tufo possa riferirsi ad un’abitazione a peristilio datata in epoca ellenistica e precedente l’impianto della _domus_ tardo-repubblicana.
Nel settore più settentrionale dell’area indagata, il prosieguo dell’indagine ha messo in luce l’angolo sud-orientale di un altro isolato caratterizzato dalla presenza di una bottega a destinazione metallurgica, la cui attività, funzionale alla lavorazione del ferro, è databile almeno dal I al III sec. d.C. Siccome nelle precedenti campagne di scavo erano state rinvenute, immediatamente a Sud del limite meridionale di questo isolato, consistenti tracce di attività metallurgica di lavorazione del ferro e del rame/bronzo _in situ_, ascrivibili al 700-500 a.C., l’ipotesi di lavoro - da verificare con il prosieguo delle ricerche - è che questo settore ai margini della città greco-romana possa essere stato destinato, in maniera specifica, alle attività metallurgiche: da una fase iniziale della colonia greca fino ad epoca imperiale.
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AIAC_2487 - Fossa - 2009
Il paesaggio storico dell’odierno comune di Fossa è il risultato di una serie di mutamenti delle forme insediative in un periodo di “lunga durata”, durante il quale gli stanziamenti dell’età del Ferro e preromana (villaggio e cinta di Monte Cerro, necropoli vestina), di età romana ( _praefectura_ di _Aveia_ ) e medievale si distribuirono in un’area di pochi chilometri quadrati senza sovrapporsi distruttivamente. Al fine di documentare le evidenze riferibili all’età romana (mura e i probabili resti di un teatro) e in considerazione del fatto che la città romana di Aveia, identificata fin dal Settecento, non era mai stata oggetto di ricerche sistematiche, l’Università di Napoli “L’Orientale” aveva programmato dal 2007, in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, l’esecuzione di una serie di rilevamenti georadar e di sondaggi stratigrafici.
Il terremoto del 6 aprile 2009, causa di tragiche distruzioni nel tessuto abitativo della città moderna di Fossa, ha reso ancora più impellente un intervento finalizzato all’identificazione e al recupero di tutte le evidenze archeologiche presenti nel territorio; e ciò non solo per la salvaguardia di quanto si è conservato dell’antica Aveia, ma anche perché la sensibilità e l’interesse mostrati dalla popolazione locale nei confronti delle proprie origini all’indomani dello scavo della grande necropoli vestina hanno rilevato come l’archeologia possa rappresentare un fattore di coesione per una comunità già duramente provata nella propria identità storica e culturale dal calo demografico causato dalla grande migrazione della seconda metà del Novecento.
L’interesse dell’équipe dell’Università di Napoli “L’Orientale” si è concentrato nello studio delle mura di Aveia, con il duplice scopo di favorire la tutela del sito archeologico - individuandone chiaramente i limiti sul terreno, specie nella zona ‘bassa’ della città, ove questi erano di fatto scomparsi alla vista - e di definire l’entità e la cronologia degli interventi antichi, dall’epoca della nascita dell’insediamento romano a quella del suo abbandono. La prima operazione è consistita nell’identificazione e pulizia di tutte le evidenze riconoscibili delle mura, in gran parte nascoste alla vista da una fitta vegetazione, al fine di poter eseguire un dettagliato rilievo 3D.
Nella zona ‘bassa’ della città, in particolare nella parte che si supponeva coincidente con l’angolo sud-orientale della cinta muraria, sono stati effettuati due sondaggi stratigrafici e l’intera pulizia di un tratto lungo circa 120 metri. Quanto emerso dallo scavo ha mostrato che in quel punto le mura – dall’andamento leggermente curvilineo secondo quanto prescritto dai trattati di architettura della tarda età repubblicana (Vitruvio, I, 5, 5) – piegavano decisamente per formare un angolo di raccordo fra i tratti est e sud. Per proteggere meglio questo settore, considerato evidentemente molto vulnerabile, alle mura fu addossata una semitorre, interpretabile (in attesa di un ampliamento dello scavo) come camera di lancio per macchine da guerra (catapulte o baliste), ricovero per il corpo di guardia o torre di fiancheggiamento di una porta urbica.
La sistematica operazione di spoglio delle mura, protrattasi per lungo tempo dopo l’abbandono definitivo di _Aveia_, rende molto difficile un sicuro inquadramento cronologico della loro costruzione; ciò nonostante, sulla base di alcuni materiali recuperati nella fossa di fondazione di una canalizzazione realizzata contemporaneamente alle mura, si può al momento proporre per la realizzazione della cinta una datazione ai primi decenni del I secolo d.C.