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AIAC_2494 - Palazzo Scotto - 2005
L’indagine svolta nel corso del biennio 2003/2005 su un’estensione di ca. 1000 m2 tra Lungarno Galilei, Lungarno Fibonacci e Giardino Scotto, immediatamente all’interno delle mura, ha permesso di leggere la seguente sequenza stratigrafica. In età romana imperiale viene costruita una struttura non identificabile di cui è stata rinvenuta una porzione di cocciopesto pavimentale spesso ca. 60 cm.
La dimensione sembra essere legata alla necessità di isolare la struttura da un ambiente fortemente umido. Probabilmente nell’altomedioevo la costruzione viene demolita, come indica la profonda rasatura del piano pavimentale, e abbandonata dal momento che l’area viene a trovarsi in una zona paludosa prossima alla riva dell\'Arno. Alla fine dell’XI secolo viene eretta la Chiesa di Sant’Andrea e Vincenzo e si attua un più ampio progetto urbanistico volto a conquistare terre verso l’Arno. Lo scavo ha solo parzialmente messo in luce le prime fasi di vita della parrocchia, che nel corso del XIII secolo sembra legata ad attività di produzione ceramica, come si può desumere associando il dato archeologico al toponimo Baractularia. Nella prima metà del XIV secolo un potente fenomeno esondativo colpisce questo settore del quartiere che viene ricostruito e, in seguito, destinato alla produzione di campane, come dimostrano i resti di un ampio atelier metallurgico.
L’attività produttiva continua fino all’inizio del XV secolo, quando, per volere dei fiorentini l’area viene deputata alla costruzione di una cittadella fortificata atta al controllo della parte orientale della città. La costruzione dura circa 30 anni (dal 1440 a dopo il 1470) e comporta la demolizione della Chiesa di S. Andrea e del limitrofo atelier produttivo. Nel 1495 la cittadella viene parzialmente demolita dai pisani insorti.
Dopo la riconquista fiorentina, sotto la direzione di Giuliano da Sangallo (1509 – 1512), viene eretta una nuova cittadella, che ricalca la precedente e che nella parte indagata si componeva del Baluardo della Cisterna posto a difesa del ponte della Spina. Nel corso del XVI secolo sono apportate alcune modifiche, testimoniate da ulteriori tracce di cantiere; nel XVII secolo viene parzialmente ricostruito l'edificio contenente l'osteria e la casamatta, mentre continue opere di mantenimento della viabilità interna si susseguono fino alla seconda metà del XVIII secolo. Nel 1781 la fortezza viene smilitarizzata ed, in seguito ad un ordine granducale, iniziano le demolizioni del Baluardo; tra il 1785 e il 1787 vengono edificati i primi due piani dell'edificio che in seguito sarà conosciuto come Palazzo Scotto, parte di un vasto complesso residenziale affacciato sull’Arno.
All’inizio del XIX secolo ad oriente del palazzo viene costruito un edificio più basso a cavallo del passaggio per il retrostante giardino. La costruzione, agli inizi degli anni ’30 del XX secolo, di Lungarno Fibonacci porta all’abbattimento dell'edificio con il passaggio e alla realizzazione di un'ala contenete il vano scale. Nel 1936 il palazzo viene trasformato in Regia Questura e parzialmente distrutto nei bombardamenti del 1943. Dopo la guerra l'area viene parzialmente bonificata e la parte ancora in piedi dell'edificio viene trasformata in industria farmaceutica fino agli anni '80.
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AIAC_2522 - Rocca Cerbaia - 2004
Lo scavo ha interessato il vano rettangolare d’ingresso (A) di 5x4 m dell’edificio posto nella parte sudoccidentale del sito, nelle immediate adiacenze della porta meridionale della cinta muraria. Si tratta di un edificio a pianta rettangolare orientato NE/SO, di ca. 11x12 m, costituito da almeno 3 ambienti (A, B e C). L’edificio, di cui non è stato individuato il lato nordorientale, in origine poteva raggiungere ca 20 m di lunghezza ed è interpretabile come il palatio novo, citato in un documento del 1339, probabilmente, costruito tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. L’edificio, eretto perpendicolarmente alla curve di livello, era disposto su due livelli: il piano terra (forse composto da un unico ambiente), delimitato a nordest dalla parete rocciosa, ed il piano superiore impostato, a nordest, sul piano roccioso e in aggetto a sudovest. L’unico accesso individuato, posto al piano terreno lungo il lato sudorientale, aveva una porta in legno a doppio battente, chiusa con un duplice sistema di pali orizzontali che scorrevano all’interno della muratura e da una serratura in ferro. Lo scavo ha messo in evidenza la presenza di una scala, addossata al muro sudoccidentale dell’ambiente e parzialmente rifatta tra la fine XV ed inizio XVI secolo, composta da un basamento in muratura e da un elevato ligneo. L’indagine stratigrafica ha permesso di chiarire come, all’inizio del XVI secolo, dopo un periodo di abbandono durato circa un secolo, l’edificio venga ristrutturato e trasformato in corpo di guardia per i soldati inviati dal governo fiorentino a controllare la Val Bisenzio nel timore che questa fosse la via di transito scelta dalle truppe spagnole dirette su Prato e Firenze.
Il grande vano al piano terra viene suddiviso in tre distinti ambienti (A, B e C) e viene realizzata una nuova pavimentazione formata da lastre scistose e frammenti laterizi posti di piatto. Viene probabilmente rifatto anche il solaio del piano superiore, che in questa fase presenta una pavimentazione in mezzane. La copertura era realizzata in embrici e coppi ed era, probabilmente, ad un solo spiovente, inclinato da nordest verso sudovest. Il focolare posizionato al centro dell’ambiente, attestato dalle tracce di termotrasformazione e da un sottile strato di cenere e carboni, risulta di difficile collocazione cronologica e potrebbe essere sia funzionale al riscaldamento dei soldati, sia di eventuali e successivi frequentatori occasionali. L’abbandono della struttura sembra essere effettivo già tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII, quando crolla il solaio del piano superiore, sul quale in parte era già crollato il tetto. La quantità minore di embrici e coppi, rispetto alle mezzane del solaio potrebbe indicare un parziale recupero di questi materiali prima del crollo del solaio stesso. I numerosi frammenti ceramici, interi o ricostruibili, di graffita policroma, di area fiorentina ed emiliana, e di maiolica di Montelupo databili tra la fine del XV e la prima metà del XVI secolo, associati a testi in ceramica grezza, potrebbero testimoniare la presenza, al piano superiore, di un refettorio e di una cucina.
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AIAC_2526 - Via Consoli del Mare - 2007
L’area indagata si trova all’interno di un vasto spazio non edificato, a sud della Chiesa di S. Stefano dei Cavalieri. Si tratta di una zona di particolare interesse per le vicende urbane medievali di Pisa, essendo limitrofa al cuore politico della città e sede delle officine dei fabbri. Qui vicino sorgeva, infatti, la chiesa di S. Sebastiano de Fabbricis, testimoniata a partire dal 1074, e demolita per la costruzione della chiesa di S. Stefano dei Cavalieri (1565-9).
Sono stati scavati due settori di scavo denominati settore 100, immediatamente a ridosso della chiesa, e settore 700 a sud del primo. Tra il XII e l’inizio del XV secolo, l’area, caratterizzata dalla presenza di due strutture edilizie piuttosto semplici, separate da uno stradello in terra largo ca. 2,60 m, è destinata ad ambienti produttivi, di servizio ed abitativi,. Il fabbricato nord (settore 100) si configura come un edificio prima produttivo destinato, tra XII e inizio XIV secolo, alla lavorazione dei metalli, dapprima ferro poi soprattutto bronzo, e poi (XIV secolo) di servizio, destinato alla rimessa o all’immagazzinamento. Si tratta di una struttura ad un solo piano, priva di solaio, che, fino alla seconda metà del XIV secolo, aveva un ridotto alzato in muratura e una copertura in lastre di scisto sorretta da una tettoia lignea. La presenza di una alzato parziale si collega alle lavorazioni metallurgiche, che producendo fumi abbondanti e nocivi, necessitavano di una costante areazione, e di uno spazio coperto non direttamente esposto alla luce del sole. Con i successivi cambiamenti funzionali e la trasformazione in rimessa, viene abbattuta la tettoia lignea e rialzata la muratura, mentre la copertura rimane sempre in lastre di scisto. Il fabbricato sud (settore 700) di cui rimangono due tratti di murature parallele poste alla distanza di 3.20 m e i piani pavimentali, si configura, invece, come una struttura abitativa composta da un pianoterra, che sembra aver subito una serie di suddivisioni degli spazi realizzate con tramezzi lignei, e da un soprastante piano con solaio, sul tipo della casa solariata. Anche in questo caso la copertura del tetto è realizzata in lastre di scisto. Il suo crollo, dovuto ad incendio, ha permesso la conservazione di paglia parzialmente combusta, interpretata come materiale isolante della copertura.
Dopo il crollo degli edifici, avvenuto nel corso della prima metà del XV, l’area versa in uno stato di abbandono. L’edificio settentrionale viene spoliato nel terzo quarto del XV secolo, mentre quello meridionale viene spoliato, in concomitanza con la demolizione della Chiesa di S. Sebastiano e la successiva costruzione di quella di S. Stefano dei Cavalieri (1565-9). In seguito l’area rimane spazio aperto le cui rare tracce sono date dal cantiere tardoseicentesco di ampliamento della chiesa e dalla creazione di uno spazio arborato.