Name
Alessandro Monastero
Organisation Name
Università degli Studi del Salento

Season Team

  • AIAC_1186 - San Vito dei Normanni - 2007
    La settima campagna di scavo nell’area archeologica si è svolta nell’ambito dei lavori di allestimento del “Museo Diffuso Castello d’Alceste di S. Vito dei Normanni”. Lo scavo si è concentrato nella zona alta del sito, dove insiste un fabbricato rurale, in stato di abbandono. Nell’ambito dei lavori di restauro dell’edificio e dei muretti a secco di recinzione è stato possibile identificare un ampio tratto della cinta muraria interna. L’indagine archeologica ha permesso di precisare l’andamento della struttura, in parte leggibile sulle foto aeree. Sulla base dei dati emersi dalle indagini precedenti il muro definiva, in età arcaica, la parte alta della collina, inglobando il l’esteso complesso palaziale realizzato nel VI sec. a.C., e noto come ‘grande edificio’. La struttura di recinzione, larga circa 3 metri, è stata rintracciata all’interno della casetta e nei due cortili ad essa retrostanti per una lunghezza complessiva di 28 m.; è costituita da un doppio paramento di pietre di medio-grandi dimensioni appena sbozzati e un riempimento interno, costituito da pietrame più minuto. I livelli di distruzione, databili agli inizi del V sec. a.C., sono caratterizzati dalla presenza di tracce di alterazione termica, probabilmente riferibili ad un incendio. All’interno dei cortili del complesso rurale sono emersi, inoltre, i resti di strutture murarie e di crolli, ancora da definire dettagliatamente, relativi ad abitazioni poste all’esterno del muro di fortificazione. E’ stata rinvenuta, inoltre, una struttura di fondazione relativa ad una capanna di pianta ovale riferibile alle fasi dell’VIII sec. a.C. I lavori nell’area del “Grande Edificio” sono stati concentrati nell’area del Vano 5, mettendo in luce i livelli di crollo e di distruzione dell’ambiente e dell’area a Ovest di esso. Si sono inoltre identificate le tracce di asportazione dei muri del vano permettendo di precisare la definizione planimetrica dell’edificio.
  • AIAC_1186 - San Vito dei Normanni - 2008
    L’ottava campagna di scavo, svolta in estate ed in autunno, all’interno del programma di realizzazione del “Museo Diffuso Castello d’Alceste”, ha permesso di approfondire lo studio del ‘grande edificio’, l’esteso complesso di età arcaica ubicato sulla sommità della collina. L’analisi stratigrafica all’interno di uno dei vani della parte residenziale (vano 5), caratterizzato da imponenti muri di perimetrazione, ha permesso di riconoscere le tracce in negativo di una serie di elementi di arredo e di ricostruire la presenza di azioni legate all’uso del fuoco, attraverso la lettura delle chiazze di alterazione termica particolarmente evidenti nella parte centrale dell’ambiente. Di grande rilevanza ai fini dell’interpretazione delle funzioni è il rinvenimento di un deposito votivo con resti faunistici e frammenti di coppe ioniche. L’analisi delle strutture murarie principali consente di identificare nel vano 5 l’ambiente più antico del ‘grande edificio’ arcaico. I risultati forniti dallo scavo contribuiscono in modo rilevante alla definizione delle funzioni rivestite dal complesso, poiché rafforzano l’evidenza relativa alla presenza di azioni legate alla sfera rituale. Un importante risultato si riferisce all’identificazione della cinta muraria inferiore, finora nota solo dalla lettura delle foto aeree, che permettono di ipotizzarne il tracciato al disotto dei muretti a secco di delimitazione fondiaria. Un sondaggio esplorativo condotto lungo il tracciato NW ha consentito di verificare l’esistenza del muro e di riferirlo alla fase arcaica. Un ulteriore intervento ha interessato lo studio della capanna dell’età del ferro (v. relazione 2007). Lo scavo ha permesso di definire la pianta e la tecnica costruttiva dei muri perimetrali (pali lignei inseriti all’interno di una struttura di pietre). All’interno è stato identificato e parzialmente scavato il focolare, attraverso un microscavo, condotto in collaborazione con il Laboratorio di Paleobotanica dell’Università del Salento finalizzato a studiare le tracce di alterazione termica e il funzionamento della struttura di combustione. (Grazia Semeraro)
  • AIAC_1186 - San Vito dei Normanni - 2014
    La campagna di scavo 2014, si è concentrata nell’area a ridosso del Grande Edificio, nell’area del Vano 8, dove le ricerche effettuate nel corso delle precedenti campagne avevano messo in evidenza una serie di installazioni riferibili ad un impianto per la spremitura delle uve e la fermentazione del vino (v. relazione 2012). Nell’adiacente Vano 7 (a Sud) è possibile ipotizzare invece la presenza di un impianto per la spremitura delle olive: su un manufatto di ‘pietra leccese’ rinvenuto nell’ambiente e interpretabile come pressa, sono state rinvenute tracce consistenti di acidi grassi riferibili alla presenza di oli vegetali identificati grazie ad analisi chimiche gas- cromatografiche. Sulla base di tali risultati si è deciso di continuare l’esplorazione del Vano 8 nella parte Nord, per cercare ulteriori conferme all’interpretazione di questa zona come area di servizio destinata ai processi di trasformazione delle derrate agricole. Lo scavo si è concentrato nei quadrati M 1-2-3 ed N 2-3. La rimozione del terreno di superficie ha messo in evidenza un livello di crollo che a causa della scarsa concentrazione di tegole, è possibile mettere in relazione con un’area semicoperta, probabilmente con un sistema di tettoie. Nella zona ad Est sono state identificata alcune strutture murarie che è possibile mettere in connessione con attività di lavorazione dei cereali. Due elementi lapidei riferibili ad una macina (US 799) sono stati rinvenuti in connessione con la struttura 790 (quadrato M2). La peculiarità di questo impianto è data dalla forma rettangolare della macina e dalla presenza di incassi sul blocco superiore. Sulla base delle prime osservazioni è possibile collegare tali peculiarità alla presenza di un mulino rotativo, basato su di sistema a trazione con archi e corde che poteva permettere di ottenere un’azione di rotazione con minore sforzo fisico. Va messo in evidenza il fatto che l’introduzione dei mulini rotativi finora è al centro di una serie di ricerche recenti che tendono a collocarne l’origine nell’area punica o all’area iberica nel corso del V sec.. Al V sec. a cui si fa in genere risalire l’introduzione di questo di tipo di mulino, tecnicamente più avanzato, e il passaggio dal sistema ‘va et viens’ noto fin dalle fasi più antiche della preistoria. L’esemplare del Castello di Alceste, databile alla fine VI inizi V sec.a.C., si colloca pertanto proprio nel momento in cui questa importante innovazione si sviluppa, probabilmente in modo simultaneo in più regioni. Nell’area accanto al mulino è infine stata rinvenuta una sistemazione di pietre di forma circolare (US 787-789). E’ possibile suggerire un confronto con un’analoga installazione rinvenuta a L’Amastuola ed interpretata come base di granaio. Gli spazi di servizio del grande edificio appaiono quindi legati ai processi di trasformazione delle principali derrate agricole: olio vino e grano, fondamentali per l’agricoltura del Mediterraneo. Al termine della campagna di scavo si è provveduto a ricoprire le strutture: dopo aver steso un telo di protezione si è utilizzato il terreno dello scavo per coprire i battuti, lasciando in evidenza solo le strutture murarie di delimitazione. Nel corso della campagna 2014 si è provveduto a svolgere inoltre un’ampia attività di manutenzione dell’area archeologica, intervenendo con operazioni manuali di diserbo. Nell’area esterna allo scavo si è invece intervenuti con lo sfalcio meccanico. Tutte le operazioni sono state seguite da personale specializzato, sotto la supervisione di chi scrive. Si è inoltre intervenuti per realizzare nuove coperture dei livelli archeologici più delicati (battuti e pavimentazioni interne), che erano già stati protetti con teli e strati di terreno durante le fase di allestimento del museo all’aperto. Poiché gli agenti atmosferici avevano in parte danneggiato tali coperture, è stato necessario ripristinarle.
  • AIAC_2502 - Castelluccio - 2007
    La campagna di scavi 2007 ha previsto l’indagine delle strutture già emerse nello scavo di emergenza del 2006 condotto dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia a seguito di un intervento agricolo che aveva danneggiato i livelli archeologici, portando alla luce molto materiale dell’età del Ferro. Nella zona sono inoltre state effettuate le prospezioni di superficie finalizzate alla realizzazione della Carta Archeologica del Comune di Cisternino. L’area archeologica si estende su di un pianoro di circa ha 1,2, caratterizzato da una fitta presenza di materiali antichi in superficie. Il pianoro è definito a Nord da un grande muro a secco di terrazzamento, che riprende la linea della fortificazione antica. E’ ubicata in uno dei contesti paesaggistici più belli di Puglia, all’interno di un bosco di ulivi secolari e a poca distanza dal mare Adriatico L’indagine archeologica si è concentrata nell’area della capanna di VIII sec.a.C., individuata nel 2006, riconoscibile grazie alle strutture di fornelli in argilla concotta e alle buche di palo. Lo scavo ha portato alla luce i livelli di distruzione della capanna, i piani di frequentazione e le strutture ad essa connesse, restituendo una grande quantità di materiale ceramico, di resti faunistici e botanici. Insieme alla ceramica geometrica iapigia sono stati rinvenuti anche frammenti di vasi tardogeometrici corinzi. Di notevole rilevanza è il rinvenimento, nell’area adiacente la capanna, di un tratto del muro di fortificazione, databile alla seconda metà dell’VIII sec.a.C.: si tratta di un elemento di notevole rarità nel quadro attuale della ricerca in questa zona della Puglia. Nella struttura muraria, realizzata con blocchi irregolari, si riconosce una interruzione, corrispondente ad una delle porte di accesso alla parte alta del pianoro. I contesti emersi sono di grande rilevanza per l’archeologia dell’Italia meridionale, data la sostanziale assenza di abitati dell’età del Ferro indagati in modo sistematico.