Name
Luigi Schiavulli
Organisation Name
Università degli Studi di Bari

Season Team

  • AIAC_1150 - Santa Barbara - 2009
    L’importantissimo insediamento neolitico in contrada Santa Barbara, nel territorio di Polignano a Mare, insiste sul secondo rialzo subcostiero (circa 60 m. sul livello del mare) a 1,5 Km. dalla costa. Il sito archeologico, indagato dalla metà degli anni settanta, è stato interessato da due periodi di frequentazione. Nel primo periodo (VI-V millennio a.C.), nell’area fu impiantato un villaggio, che era perimetrato, sia pure a tratti, da un fossato, che lo rende eccezionale nella Puglia centrale, ed era caratterizzato da capanne delle quali restano buche di pali. Negli ultimi tempi l’attività archeologica si è allargata al pianoro perimetrato dai segmenti di fossato dove sono stati indagati in più punti le buche di fondazione delle capanne. Ciò ha comportato un nuovo orientamento della ricerca, che in questo caso ha riguardato il periodo di frequentazione arcaico, precedente l’apertura degli ipogei. Lo stesso programma ha riguardato le trincee-fossato (in particolare quella sul lato nord-orientale), che risalgono allo stesso periodo. All’epoca la comunità organizzata praticava un’agricoltura primitiva ed una pastorizia stabulata oltre ad attività collaterali e saltuarie come ad esempio quella venatoria ovvero quella artigianale, destinata alla produzione delle ceramiche e della strumentazione d’uso comune. Nel secondo periodo di frequentazione (metà del IV millennio a.C.), a Santa Barbara, troviamo insediata una nuova generazione di coltivatori con una forte propensione questa volta per la caccia selettiva e per l’artigianato ceramico. Essa introdusse l’usanza di modellare ipogei artificiali, dalla complessa strutturazione, generalmente con ingressi alla base dei fossati. L’ipogeo Manfredi che fra l’altro è stato oggetto delle ricerche più approfondite, ne costituisce nel medesimo tempo l’esempio più evidente e dunque, allo stato delle conoscenze, quello più leggibile. Per questo ipogeo disponiamo di datazioni radiometriche: 3670±130 a.C. (BM 2257) e 4170±170 a.C. (BM 2256), dove BM sta per Britsh Museum. Sul segmento di fossato meridionale è stato individuato un riempimento probabilmente primario al tetto del quale sono stati individuati tre piccoli tumuli contenenti inumati rannicchiati.
  • AIAC_1150 - Santa Barbara - 2010
    La campagna di ricerca appena trascorsa è stata incentrata, quasi esclusivamente, al controllo stratigrafico nel deposito interno al fossato c.d. La Trappola sul lato meridionale del sito. Le indagini hanno riguardato la rettifica e la caratterizzazione dei rilievi effettuati nella precedente campagna di scavo sia all’interno sia all’esterno del deposito archeologico. Quest’ultimo, localizzato nella porzione centrale della struttura del fossato, risulta avere una potenza di oltre due metri e mezzo dal piano calcarenitico di base del fossato. La superficie attuale risulta contraddistinta da una fase funeraria caratterizzata dalla presenza di 2 piccoli tumuli litici addossati alla spalletta orientale interna del fossato. Il tumulo 1, ricadente nella porzione nord/ovest del fossato, proprio per le condizioni di particolare integrità, ha permesso di individuare i resti di un individuo adulto. Si tratta di una sepoltura ad inumazione di un soggetto rannicchiato e deposto in una fossa ricavata direttamente nel deposito interno al fossato. Lo strato antropico su cui giacevano i due tumuli ha restituito materiale ceramico tipico dello stile di Serra d’Alto, elementi di industria litica laminare e resti di fauna. Accanto a ciascun tumulo, e precisamente ad est, furono individuati due distinte aree di combustione caratterizzate da cenere, frustoli di carbone e delimitate da blocchetti calcarei di medie dimensioni: all’interno si rinvennero resti di fauna e molluschi marini in evidente stato di calcinazione dovuta all’ esposizione al fuoco. Probabilmente le strutture, interpretabili come focolari, erano connesse direttamente ai singoli tumuli con funzione rituale. In particolare durante le attività del 2010 sono state evidenziate le superfici del piano di posa delle strutture funerarie in tutta l’area di scavo (saggio I) soprattutto in prossimità dei focolari dove si sono effettuati campionamenti del sedimento cineroso. Inoltre, in occasione di una bonifica ambientale effettuata dal proprietario della particella indagata, di una piccola area (dapprima interessata dalla presenza di rifiuti solidi urbani e macerie), è stata accertata la presenza di buche di palificazione dell’impianto capannicolo neolitico in probabile estensione al di sotto dell’attuale strada vicinale Scorze di Santa Barbara. Infine una parte dell’annuale campagna di ricerca è stata dedicata alla georeferenzazione topografica (mediante l’uso di GPS di ultima generazione) di alcune aree già oggetto d’indagine negli anni precedenti.
  • AIAC_1150 - Santa Barbara - 2015
    Il noto insediamento archeologico in contrada Santa Barbara, nel territorio a sud di Polignano a Mare, insiste sul secondo rialzo subcostiero (circa 60 m. sul livello del mare) a 1,5 km dalla costa. Il sito archeologico, segnalato per la presenza di ipogei artificiali già alla fine degli anni quaranta, è indagato sistematicamente dalla metà degli anni settanta del secolo scorso. L’area archeologica si estende per 25 ettari a ridosso del primo terrazzo delle murge del sud-est barese. La campagna di scavi 2015 ha interessato l’area NE dell’abitato capannicolo neolitico più precisamente un inedito tratto di trincea-fossato che sembra intercettare una serie di strutture ipogee per la maggior parte rifunzionalizzate in epoca storica. L’esplorazione è stata limitata alla definizione di alcune interessanti strutture scavate nella roccia calcarenitica che potrebbero riferirsi ad un contesto ipogeo: si tratta, probabilmente dell’ingresso e di un ambiente. Questo ultimo risulta visibilmente manomesso in epoca storica.
  • AIAC_1150 - Santa Barbara - 2016
    Il noto insediamento archeologico in contrada Santa Barbara, nel territorio a sud di Polignano a Mare, insiste sul secondo rialzo subcostiero (circa 60 m. sul livello del mare) a 1,5 km dalla costa. Il sito archeologico, segnalato per la presenza di ipogei artificiali già alla fine degli anni quaranta, è indagato sistematicamente dalla metà degli anni settanta del secolo scorso. L’area archeologica si estende per 25 ettari a ridosso del primo terrazzo delle murge del sud-est barese. La campagna di scavi 2016 ha interessato l’area NE dell’abitato capannicolo neolitico più precisamente un inedito tratto di trincea-fossato che sembra intercettare una serie di strutture ipogee per la maggior parte rifunzionalizzate in epoca storica. L’indagine, oltre a riprendere ed approfondire le strutture già individuate nell’ultima campagna, è stata rivolta alla esplorazione di un nuovo contesto ipogeo che, stando ai primi risultati, sembra essere caratterizzato da un uso funerario conclusosi in una fase antica della facies a ceramiche meandrospiraliche.