AIAC_3744 - Foro della Pace - 2015Dal 2012 sono ripresi i lavori all'interno dell’aula di culto del Foro della Pace, condotti congiuntamente dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il MNR e l’Area Archeologica di Roma e dall'Università di Roma Tre, ai quali dal 2014 si è affiancata l’American University of Rome.
L’obiettivo dell’intervento è quello di ridare visibilità e comprensibilità a questa parte del complesso del Foro della Pace e, in quest’ottica, si sta progressivamente riscoprendo il pavimento severiano a grandi _rotae_ marmoree e si sta approfondendo la comprensione della sua forma architettonica (Fig. 1).
Nel corso di queste tre campagne sono state indagate le fasi di vita che si sono stratificate dalla fine dell’Antichità a oggi.
Il monumento cadde in rovina nel corso del VI secolo, come testimoniano strati di incendio rinvenuti immediatamente al di sopra del pavimento. In un momento verosimilmente di poco successivo, ebbero luogo i primi interventi di spoliazione, mirati al recupero selettivo delle grandi _rotae_ in porfido (Fig. 2).
Dopo questa prima fase di spoliazione, l’area fu lungamente utilizzata, almeno fino all'XI secolo, per lo scarico di detriti e materiale organico. In un primo momento questi accumuli erano contenuti da una serie di muretti a secco, costruiti con materiali lapidei recuperati nell'area (Fig. 3); successivamente, si perse quest’attenzione all'organizzazione degli spazi e i livelli crebbero rapidamente, solo di tanto in tanto intervallati da fasi di frequentazione, testimoniate da focolari e precarie strutture in blocchi di peperino e mattoni di reimpiego, ma visibili per tratti troppo limitati per poterne ricostruirne l’intero assetto architettonico (Fig. 4).
Seguì quindi una seconda fase di spoliazione delle strutture antiche, databile al XII e XIII secolo, che mostra una forte organizzazione del lavoro e un’accurata selezione dei materiali da recuperare. I primi elementi a essere smontati furono i rocchi in giallo antico delle grandi colonne del pronao. Le operazioni si approfondirono ulteriormente, mediante lo scavo di grandi trincee, alla ricerca dei blocchi di travertino di fondazione dei colonnati e dei muri perimetrali del monumento. I lavori di smontaggio procedevano per settori con la rimozione dei blocchi, il reinterro della porzione appena cavata e la sua messa in sicurezza con la costruzione di strutture a secco (Fig. 5). Un sistema di rampe consentiva l’ingresso e l’uscita dalle fosse e serviva a portare fuori i blocchi recuperati.
Questa intensa attività di spoliazione portò alla scomparsa totale delle strutture emergenti e alla stessa perdita della memoria del monumento. La successiva fase, legata alla nuova sistemazione edilizia promossa dal cardinale Bonelli e dalla famiglia Della Valle tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento, determinò l’urbanizzazione dell’area. Il neonato quartiere, noto come quartiere Alessandrino, si mantenne sostanzialmente invariato fino agli anni Trenta, quando fu demolito per fare spazio all'odierna via dei Fori Imperiali.
A partire dal 2015, l’indagine è ripresa anche sulla strada che costeggiava il lato posteriore del Foro della Pace, nota già in antico con il nome di _vicus ad Carinas_, in quanto collegava il Foro romano all'area delle Carine. Il suo tracciato è rimasto invariato fino ai giorni nostri ed è tuttora riconoscibile nella via del Tempio della Pace. Si è intervenuti su una fase di acciottolato databile al XIII secolo, portata in luce nel corso di precedenti scavi, che mostra una lunga serie di rifacimenti e rattoppi: si tratta di interventi circoscritti e di limitata entità, probabilmente legati a iniziative episodiche e non a una manutenzione pianificata.
Il particolare interesse rivestito da questa area d’indagine deriva dal fatto che è uno dei rarissimi casi in cui, nella città di Roma, è possibile analizzare stratigraficamente un tracciato viario antico con continuità d’uso fino all'epoca moderna.
AIAC_96 - Foro di Cesare - 2008Una nuova campagna di scavo nel Foro di Cesare ha interessato due settori distinti (A e B) nell’area sud-orientale della piazza.
Nel settore B è stato messo in evidenza, a circa 1 m di profondità rispetto al pavimento del foro, il lato orientale di un edificio di forma quadrangolare realizzato in blocchi di cappellaccio databile per tecnica costruttiva e confronto con strutture analoghe tra il VI e il V secolo a.C. Ad esso era connesso un pozzo circolare.
La struttura viene distrutta da un poderoso incendio riconosciuto lungo tutta la porzione individuata del perimetro dell’edificio e che ha interessato anche altri settori dello scavo. In base alla sequenza stratigrafica e ai reperti ceramici rinvenuti, genericamente databili tra il tardo V e il pieno IV secolo a.C., non è escluso che possa trattarsi dei resti dell’incendio gallico del 390 a.C., avvenimento traumatico per la città di Roma, di cui finora si stentava ad individuare le tracce.
A questo episodio segue una consistente fase di bonifica dell’area che viene colmata di terreno al fine di creare un nuovo piano, entro il quale vengono fondate nuove strutture in opera quadrata, databili ad un momento successivo la metà del IV sec. a.C. non meglio precisabile.
Nel settore E lo scavo ha permesso di chiarire l’articolazione del primo impianto del Foro di Cesare, di circa 20 m più piccolo (circa 140 x 75 m) rispetto a quello definitivo (circa 160 x 75 m) inaugurato da Augusto nel 29 a.C. Durante l’ultima campagna di scavo sono state messe in luce tre fondazioni rettilinee disposte parallelamente tra loro e orientate in senso N-E/S-W pertinenti al lato corto orientale di questo primo foro. E’ stato possibile inoltre verificare l’ampiezza degli intercolumni (2,80 m) del colonnato interno alla piazza e comprendere che il lato corto del foro doveva essere scandito da un doppio porticato schermato sul lato di fondo, da un ordine - di colonne o pilastri - rivolto verso l’interno. Questo primo Foro con ogni probabilità fu quello inaugurato da Cesare nel 46 a.C.
Il rinvenimento di un condotto datato alla prima età augustea, realizzato tagliando le precedenti fondazioni del primo lato corto del foro, ha fornito la prova che durante questo periodo la piazza fu prolungata in direzione dell’Argileto.