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AIAC_296 - Casa di Marco Fabio Rufo , Regio VII.16 - 2010
Il complesso della Casa di Marco Fabio Rufo rappresenta uno degli esempi più insigni nel panorama architettonico di Pompei. Il giardino, di complessivi mq 1.581, è situato ad ovest della casa, a ridosso delle mura urbane, realizzate in opera quadrata in calcare del Sarno.
Come attività preliminari allo scavo si sono avviate indagini geoelettriche e geomagnetiche con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università “Federico II” di Napoli volte alla conoscenza non invasiva e precognitiva del sottosuolo.
Nel corso delle sette campagne di scavo sin qui condotte sono stati aperti 13 saggi di scavo di m 5x5 posizionati nell’area del giardino secondo quanto riportato in pianta.
Le campagne di scavo hanno gettato nuova luce sull’utilizzo dell’area esterna della più grande abitazione di Pompei, contribuendo al quadro sull’urbanizzazione e lo sfruttamento del suburbio durante un arco cronologico compreso tra il III secolo a.C. e l’eruzione del 79 d.C.
Negli ultimi anni di attività di ricerca archeologica sul campo desta notevole interesse la testimonianza e la presenza ormai accertata di un Santuario di età ellenistica, di cui sono stati rinvenuti notevoli elementi architettonici e arredi ceramici, tutti inquadrabili in un arco cronologico compreso tra il III ed I secolo a.C.
Durante l’ultima campagna di scavo si è avuto modo di approfondire le fasi di costruzione e vita di un sistema di cisterne, di cui restano 5 vasche in cocciopesto conservate nei SG 3A-D-F-G-H, databili alla metà del I secolo a.C.
La scoperta di tale sistema di espurgo idrico relativo alla costruzione di case a schiera in II stile pompeiano lungo le mura della città appare essere un dato nuovo e fondamentale per una rilettura complessiva dell’urbanistica pompeiana all’indomani della deduzione della nuova Colonia Cornelia Pompeianorum.
Le cisterne furono rasate in età giulio-claudia per la costruzione e l’imposta del nuovo portico in tufo. Successivamente durante l’ultimo periodo di vita della casa, tra il 62 ed il 79 d.C., l’area esterna fu riutilizzata a giardino per la dismessa dei materiali di risulta dei lavori di restauro dell’edificio dopo il terremoto del 62 d.C.
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AIAC_3313 - Casa del Bracciale d’Oro - 2013
A fronte delle ricerche complessivamente presentate per gli anni precedenti e dei risultati fino a oggi raggiunti, il nuovo progetto di ricerca dell’UNISOB “INSULA OCCIDENTALIS: Le Case sulle mura” si inserisce in un programma scientifico complesso, sintetizzabile nei seguenti punti salienti:
A. Studio e analisi tecnico scientifica delle stratigrafie murarie in alzato e degli apparati decorativi di tre complessi adiacenti quali la Casa del Bracciale d’Oro, la Casa di Marco Fabio Rufo e la Casa di M. Castricio.
Contemporaneamente si procederà ad un’indagine di tipo stratigrafico nelle aree esterne dei giardini corrispondenti alle suddette case allo scopo di meglio comprendere le fasi di realizzazione urbanistica della città con le mura del tratto occidentale, nonché con la creazione delle case in quest’area.
B. L’indagine sin qui condotta e ancora in corso di studio e completamento ha lo scopo primario di fornire le basi per una conoscenza maggiore degli eventi che hanno portato all’occupazione di queste aree della città all’interno di un panorama storico e diacronico. In aggiunta e parallelamente all'azione di scavo infatti, si è avviato un intenso programma di rilevazione con metodologia scanner (laser e a luce strutturata) delle testimonianze murarie presenti oggi nonché del sistema di canalizzazione individuato nell’area già oggetto di indagine.
Nell’area del giardino della Casa del Bracciale d’Oro sono stati impostati due saggi volti a comprendere le fasi di realizzazione e fruizione di questo tratto esterno alle mura posto in posizione rilevante rispetto all’adiacente giardino della Casa di Marco Fabio Rufo.
Dalle indagini effettuate si è potuto evincere come in quest’area, a partire dalla metà del I secolo d. C., si siano svolte operazioni volte al livellamento dell’area del giardino, alzandone la quota.
Si sono susseguiti, strati di scarico/accumulo di materiali vari, la presenza della sigillata ci pone in un ambito cronologico di età imperiale.
Ad essi si sono alternate azioni di accumulo di terra posta a copertura e livellamento degli scarichi di materiale. Sono stati inoltre verificate le fasi di edificazione dei muri di recinzione del giardino, tramite saggi presso le fondazioni, che hanno definito le cronologie fissandole ancora alla seconda metà del I sec. a.C.
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