AIAC_4262 - Santuario emporico di Gravisca - 2015La storia del santuario emporico di Gravisca si articola nel corso del VI sec. a.C. e dell'iniziale V sec. a.C. attraverso una serie di trasformazioni edilizie, spesso collegate all’arrivo e alla predominanza di nuove dominanti etniche attive nell’area del santuario. Ai mercanti focesi, sbarcati laddove le coste tarquiniesi offrivano un sicuro riparo e la possibilità di facili rifornimenti idrici, si deve la costruzione del primo sacello di Afrodite nel 590/580 a.C. Seguono due ulteriori ricostruzioni edilizie, la prima collocabile alla metà del VI secolo a.C. e coincidente con l'arrivo massiccio di frequentatori samii e con la diffusione del culto di Era, la seconda nel 530 a.C. legata, invece, all'emergere di vettori egineti, cui si debbono due delle tre dediche ad Apollo ritrovate nel santuario.
A questi dati, emersi nelle campagne di scavo realizzate negli anni 1969-1979, si aggiungono quelli ottenuti nelle recenti indagini archeologiche condotte dall’Università degli Studi di Perugia e dalla Soprintendenza Archeologica del Lazio e dell’Etruria Meridionale nell'area del cd. “Santuario Settentrionale” legato alle divinità etrusche Śuri e Cavatha. Le recenti ricerche realizzate dal 2011 al 2015, grazie alla stipula di una convenzione tra i due enti suddetti con l’aggiunta della Soprintendenza Regionale del Lazio, hanno permesso di definire meglio le fattezze delle fasi arcaiche e classiche della nuova area sacra. I saggi in profondità, condotti al di sotto dei livelli pavimentali del complesso di età ellenistica, hanno infatti permesso di identificare con certezza i limiti orientale e meridionale del nuovo fondaco, monumentalizzato intorno al 520 a.C. (coevo quindi ai sacelli arcaici greci di III fase scoperti negli anni settanta), organizzato planimetricamente in due temène, originariamente pavimentati con spesse lastre di macco, sedi di due altari monumentali dedicati, quello più a nord, verosimilmente a Śuri, quello più a sud a Cavatha.
Con la campagna di scavo del 2015 si è inteso esplorare un’area rimasta ancora non indagata, ovverosia tutta la fascia esterna al più recente muro di delimitazione occidentale del “Santuario Settentrionale”, per verificare l’ipotesi formulata negli anni precedenti della pressoché totale coincidenza del limite Ovest (già noto) del santuario di età ellenistica, con quelli di età classica e arcaica. Sono stati aperti a questo scopo tre saggi: un primo, denominato in numeri romani L e situato all’esterno del limite SO del complesso sacro (dimensioni m 6x10), ha permesso di individuare, subito al di sotto dello strato superficiale di humus, la presenza di una costruzione dalla forma stretta e rettangolare allungata, dall’andamento est-ovest, con il lato est di forma vagamente circolare, per il momento di incerta identificazione e cronologia, ma sicuramente non in continuità con il temenos di Cavatha (la costruzione è stata solo individuata e scavata superficialmente).
Un secondo saggio, denominato LII (dimensioni m 6x4,50), è stato aperto qualche m più a nord: qui le indagini hanno identificato la sequenza di due piani pavimentali coerenti con la scansione cronologica già nota (il più recente di fine IV secolo a.C.; il secondo databile nel corso del IV secolo a.C.), ed hanno escluso almeno per la fase di IV secolo la presenza di strutture murarie. Un ultimo saggio, denominato LI (dimensioni m 3x4), è stato aperto nella zona a NO dell’edificio di fine IV secolo a.C. Le ricerche, partite dai livelli di humus, hanno portato alla luce il piano riferibile alla fase della fine del IV secolo a.C., con le consuete tracce di bruciato relative al momento della distruzione del 281 a.C. e quello di IV secolo a.C., in fase con due strutture murarie riferibili al margine ovest dell’edificio ellenistico.
AIAC_51 - Cosiddetta Tomba - 2010Nel mese di Luglio 2010 si sono effettuati saggi di scavo in due distinte aree d’intervento all’interno della Villa Adriana. Un primo settore, posto nell’area dell’ex-camping, a nord ovest del cosiddetto Mausoleo, ha visto la prosecuzione delle indagini di scavo in prossimità di una poderosa fondazione circolare in cementizio con cortina di bozzette regolari di tufo già indagata parzialmente nel corso di campagne precedenti. In particolare è stato eseguito un saggio di scavo a nord-ovest dalla struttura summenzionata, evidenziando a circa m. 9 dalla stessa una nuova struttura. La nuova struttura, scavata solo in parte, si configura come un possente basamento cementizio dalla pianta apparentemente rettangolare con orientamento nord-ovest/sud-est messo in luce nel solo spigolo meridionale. Questa struttura, come del resto quella limitrofa immediatamente a sud, si presenta totalmente spogliata dei rivestimenti marmorei sicuramente presenti in origine a giudicare dalle numerose impronte e fosse di allettamento complete di sbadacciature evidenziate in più punti della fondazione, in particolare sul fronte occidentale.
Una fascia pavimentale in mosaico a grandi tessere in marmo bianco con inserti colorati ad ovest si manifesta per ora come unica sopravvivenza di tali rivestimenti e sembrerebbe indicare per questo edificio un apprestamento architettonico già evidenziato in altre strutture nella stessa villa, verosimilmente riproposto in maniera metodica in particolare come bordura esterna per pavimentazioni in opus sectile. Va specificato che lo scavo si è limitato quasi esclusivamente allo svuotamento di trincee moderne ma ha comunque portato alla luce una cospicua quantità di materiale, in particolare ceramico, a differenza di quanto evidenziato nelle campagne precedenti in cui i frammenti fittili erano relativamente rari. Altri interventi minori di pulizia e scavo nella medesima area hanno portato alla luce accumuli di materiali marmorei gettati in epoca moderna come fondazione a vespaio di una recinzione metallica sul lato sud della fondazione circolare. Si segnalano in proposito frammenti di fusti e capitelli dorici in marmo bianco e soprattutto numerosi frammenti di panneggio statuario di figura femminile con chitone e himation (degna di nota una spalla con bottone) almeno in parte ricomponibili con quelli rinvenuti nei riempimenti della possente fondazione circolare negli anni precedenti.