AIAC_2634 - Circo Massimo - 2010I lavori al Circo Massimo, in corso nella zona dell'emiciclo, riguardano la conservazione e valorizzazione del monumento, in particolare il consolidamento e restauro di alcuni settori di murature in condizioni precarie, e la sua riqualificazione da un punto di vista urbanistico-ambientale. L'obiettivo è di creare un'area fruibile, con piano di calpestio nell'insieme unitario, facilmente accessibile. Pertanto, sono state eseguite sia alcune indagini mirate, sia pulizie accurate nelle zone pesantemente manomesse negli anni '30-'40 del '900, quando il monumento fu utilizzato come sede di esposizioni e di attività ricreative.
Il ritrovamento più importante è stato un lungo tratto rettilineo, l'unico per il momento conosciuto, delle sostruzioni del Circo del lato contiguo all'Aventino, precisamente una parte, fortemente danneggiata e resecata, della struttura interna in conglomerato cementizio.
Inoltre, nel settore semicircolare adiacente, in corrispondenza dell'angolo tra via del Circo Massimo e piazza di Porta Capena, la pulizia di altre porzioni delle murature in laterizio dell'ima cavea ha permesso di avere una visione relativamente completa di questo settore delle gradinate e del sistema dei vomitori di accesso; nella zona esterna, nel fornice VI, si è individuata una taberna di cui si conserva ancora in discrete condizioni il pavimento in opus spicatum. In quest'ultimo è incassato un dolio di grandi dimensioni (diametro circa m 1,30), il cui contenuto, per il momento, non è stato scavato.
Alcune indagini hanno interessato la torre della Moletta (documentata nelle fonti a cominciare dal 1145): particolarmente interessanti i risultati dello scavo, eseguito nell’ambiente interno, finalizzato alla verifica delle condizioni di stabilità della struttura. Sono stati riconosciuti diversi strati pavimentali, legati non solo alle variazioni dei livelli esterni, ma anche alle trasformazioni d'uso nei secoli del manufatto ed, infine, le fondazioni della torre stessa, costituite da grossi blocchi di travertino che sembrerebbero relativi ad un crollo.
Da ultimo, nei lavori di sistemazione del piano di calpestio dell'area corrispondente alla pista, si sono rinvenuti resti di strutture di tipo artigianale (fine '800, inizio '900), oltre qualche muratura e grandi blocchi di cemento armato da riferire probabilmente alla Mostra Autarchica del Minerale Italiano (1939-1940).
AIAC_963 - Area Teatro di Marcello e Portico di Ottavia - 2010Il Portico d'Ottavia è stato oggetto negli anni recenti di una serie di lavori di scavo, restauro e sistemazione archeologica, che hanno notevolmente migliorato la comprensione e la fruizione del monumento. Attualmente, infatti, è visibile la maggior parte della zona frontale del porticato, con il propileo centrale di accesso; inoltre sono venute in luce numerose strutture relative agli interventi medievali legati alla chiesa di sant'Angelo in Pescheria.
L'indagine archeologica, iniziata nel 2010 e tuttora in corso nel settore interno del propileo, ha dato notevoli risultati scientifici: ha permesso di definire le caratteristiche del cimitero della chiesa e contestualmente ha messo in luce alcuni elementi delle fasi precedenti.
Infatti, scavando all'interno delle tombe (che si spingono in profondità nella struttura romana) si sono rinvenuti alcuni tratti di murature in cementizio con rivestimento in opera incerta, da riferire all'accesso monumentale dell'edificio di epoca repubblicana, eretto da Metello intorno alla metà del II secolo a. C. Tale ritrovamento conferma per la zona posteriore quanto già osservato nella facciata anteriore: l'edificio in età repubblicana non era provvisto di propileo sporgente, ma l'accesso doveva avere sicuramente un aspetto monumentale: infatti le murature del basamento, che risultano allineate con quelle del porticato, avevano un tale spessore da far ritenere che supportassero una struttura ben più pesante ed importante di quelle delle ali. Interessante risulta poi la scoperta di un ulteriore tratto di muratura, sempre con rivestimento in opera incerta, di considerevole spessore, addossato a quello perimetrale posto verso l'interno del quadriportico.
Altri dati sono venuti in luce per quanto attiene alla fase augustea del monumento, in particolare la scoperta di alcuni tratti dei muri frontale e posteriore del basamento del propileo ha evidenziato differenze nella esecuzione e nell'uso dei materiali, mentre per l'età severiana si è confermato il fenomeno del riuso di pezzi più antichi.
In epoca medievale la costruzione della chiesa provoca trasformazioni di grandi entità: l’indagine archeologica ha evidenziato la presenza di un tessuto ininterrotto di vani tombali nell’intera area indagata, ad esclusione dello spazio antistante l’intercolumnio centrale.
Sono state individuate 19 tombe (per il momento ne sono state scavate completamente 8 e parzialmente altre 4). La situazione stratigrafica si è rivelata estremamente più complessa e più ricca di dati rispetto alle sepolture già note del propileo, nonostante la presenza di una grossa fossa di spoliazione.
Le tombe sono di dimensioni relativamente 'regolari' (larghezza: 50-93 cm e lunghezza: 200-220 cm), con orientamento coerente con le murature romane, ma non omogeneo tra di loro. Anche la profondità è variabile, anche se accentuata; infatti, ad eccezione di una forma terragna, tutte le tombe sono multiple del tipo 'a cassone': alcune sono ossari contraddistinte da ossa in seconda giacitura, altre contengono individui in prima giacitura, talvolta affiancati tra loro e, comunque, accompagnati quasi sempre da resti infantili.
Le fosse sono quasi sempre foderate in muratura, per lo più in laterizio di discreta qualità, talvolta arricchite da inserti marmorei di recupero; in alcune tombe sono presenti setti lapidei che dividono trasversalmente il vano.
La cronologia del cimitero sembrerebbe da ascrivere tra fine X e inizio XII secolo, tuttavia potrà essere ulteriormente definita dallo studio dei reperti ceramici e delle numerose monete rinvenute.