Name
Agostino Sotgia
Organisation Name
Gruppo Archeologico Romano O.N.L.U.S.

Season Team

  • AIAC_2734 - Via Amerina, Cavo degli Zucchi - 2010
    Le attività di scavo e valorizzazione si sono svolte in due diverse aree del percorso della via Amerina. La prima, in località Cavo degli Zucchi (Civita Castellana-Fabrica di Roma) è parte del più ampio complesso della necropoli meridionale di Falerii Novi (seconda metà III a.C.- III d.C.), oggetto di recupero dal 1983. In particolare è proseguita l’indagine nell’area della tomba 51 a portico con annessa struttura teatriforme, sulla quale sembra essersi innestata la spalla settentrionale del ponte romano sul Fosso Maggiore. Ne è emersa una complessa serie di interventi protratti nel tempo almeno fino all’età augustea, quando fu realizzato il lastricato stradale attualmente visibile.
  • AIAC_2735 - Musalè - 2008
    Il cantiere è stato avviato nel 2008 con l’obiettivo di recuperare l’intero tracciato corchianese della via Amerina, purtroppo, notevolmente compromesso dai massicci interventi agricoli connessi all’impianto di noccioleti. Nonostante la presenza di questi interventi, è stato possibile portare alla luce lacerti di pavimentazione stradale nel tratto più a Sud, in località Castiglione, in corrispondenza della Strada Statale per Vignanello (VT). L’intervento si inserisce in un progetto, fortemente sostenuto dal Comune di Corchiano, per la valorizzazione del territorio attraverso la creazione di un percorso archeologico che sia di collegamento tra il Monumento Naturale delle Forre e l’Oasi WWF di Pian Sant’Angelo, in direzione della quale si snoda proprio l’antico tracciato viario. Proprio in virtù di questo ampio progetto, si è provveduto anche ad un intervento di ripulitura del tratto più a Nord del basolato romano, meglio conservato e restaurato.
  • AIAC_2735 - Musalè - 2009
    L’attività di scavo 2009 si è concentrata nel tratto del tracciato viario immediatamente a Sud della lacunosa pavimentazione stradale emersa nel 2008. Si è provveduto ad estendere l’indagine dell’anno precedente verso Sud, in modo da mettere in luce ulteriori parti del basolato stradale. Ancora più a Sud, verso il fosso delle Pastine, è stato realizzato un importante intervento di ripulitura dalla vegetazione. Si sono potute mettere in luce, in questo modo, le pareti di una tagliata tufacea, assai mal conservata, in asse con il tracciato viario dell’Amerina. Sulle pareti della tagliata è stato possibile individuare diversi tagli, probabilmente relativi ad interventi antropici in fase con l’utilizzo della tagliata stessa.
  • AIAC_2735 - Musalè - 2010
    L’attività di scavo 2010, in continuità con le operazioni dell’anno precedente, ha consentito di continuare a mettere in luce porzioni di pavimentazione stradale nella zona più meridionale del tracciato viario. Nel settore più settentrionale, invece, verso il fosso delle Pastine, è stata realizzata l’indagine del tracciato viario in relazione alla tagliata tufacea individuata nel 2009. L’osservazione e la documentazione degli interventi individuati sulle pareti della tagliata, ha consentito di ricostruire la presenza di alcune tipologie funerarie differenti, quali un loculo e, probabilmente, un monumento a dado, in pessimo stato di conservazione.
  • AIAC_4661 - Monte San Nicola - 2018
    In June 2018, an excavation was carried out by the authors at Monte San Nicola, a hilltop flanked on three sides by plateaux that, at 500m a.s.l. forms the highest point of the marine terraces landscape south of the Raganello River. It is part of a multi-annual research program carried out by the Groningen Institute of Archaeology (GIA) in north-eastern Calabria called the Raganello Archaeological Project – RAP (Attema et al. 2010, Attema, Ippolito 2017). Previous studies of the site have already been reported in De Neef (2016). During systematic intensive field-walking surveys carried out between 2000 and 2010, several diffuse pottery scatters were mapped on all sides of the hill. In 2011 and 2013 this was followed up by geopedological study and large-scale magnetic gradiometry, which revealed about 35 positive round magnetic anomalies of about 1.5 m diameter. In 2018 we excavated four of these anomalies (named 245a-d) within a 10x10m area, whilst collecting detailed geophysical data and samples for a forthcoming study of the relation between geophysical anomalies and buried features. We brought to light part of a production area, surely connected to a settlement of which however we did not find any evidence, dating to the transition between the Bronze and Iron Ages (FBA3-EIA1A). This corresponds precisely to a current chronological hiatus in the Sibaritide. In a geological substratum consisting mainly of clayey silts, four circular pits were found, two of which (245a and 245d) were filled with soil mixed with refuse probably related to nearby habitation. Differences between the pottery and bone assemblage suggest that the refuse derived from two different spaces. The fills contain fragments of impasto and figulina vessels datable to BF3-PF1A. 54 Bone fragments from pit 245d have been determined as belonging to Bos taurus, Sus scrofa and Ovis aries/Capra hircus. A third pit (245c), more elliptical in shape, differs from the previous two pits due to the presence of a lining of red fired clay, up to 25 cm wide in the best preserved part. A carefully smoothed and clearly visible step made of baked clay runs along the lower perimeter of the pit, and fragments of pithos (storage vessels) had been used for the – poorly preserved – floor isolation. The fill again was composed of soil including bones and ceramic fragments datable to the FBA3-EIA1A. In view of the small dimensions and the absence of indicators such as firing waste or tools, this is probably an oven intended for food preparation, as also attested at Sorgenti della Nova near Viterbo (Cattani et al. 2015) and Torre Mordillo in the Sibaritide (Colburn 1977). Analysis of the fired clay will provide information on the temperatures reached during use, and therefore of its likely purpose. The fill of the fourth pit (245b) contained charcoal and a few ceramic fragments, including a decorated one of FBA3 date. (Francesca Ippolito - Martijn van Leusen)