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E. Scarsella

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  • AIAC_2564 - Grotta di Santa Croce - 2011
    Nel giugno 2011 sono state riprese le ricerche, dopo un’interruzione di 5 anni, nel deposito esterno della Grotta di Santa Croce di. Gli scavi hanno interessato la stratigrafia del Paleolitico medio della trincea esterna, situata a circa 20 metri dall'attuale ingresso della grotta. In particolare, le unità stratigrafiche scavate sono parte di un complesso a matrice sabbiosa bruno rossastra particolarmente ricco di frammenti ossei animali e di industria litica: USS 546 e 549. Ambedue le unità, come tutta la stratigrafia superiore finora indagata, costituiscono parte del conoide esterno che dall'antico ingresso della grotta, ora arretrato di vari metri a causa di una serie di crolli della volta, scende verso il fondo della lama. Grossi blocchi calcarei, molto probabilmente legati a questi crolli, sono emersi durante lo scavo. Nell'unità 546 i blocchi seguono nella loro giacitura l'inclinazione degli strati mentre nell'unità 549 è possibile osservarne alcuni immersi nel sedimento quasi verticali. I blocchi calcarei di us 546 creano discontinuità all'interno dello strato, soprattutto nella concentrazione del materiale osseo che può avere subito un leggero trasporto da dilavamento lungo il piano inclinato del conoide. In particolare nei quadrati 50x/22-23y è stata riscontrata una maggiore concentrazione di frammenti ossei a monte di due grossi massi. I frammenti ossei, comunque, presentano i margini delle fratture privi di evidenti segni di fluitazione. L'unità stratigrafica 546, di uno spessore medio di 15-20cm, è stata asportata totalmente in un'area di 4 mq. La sottostante us 549, di colore più scuro e più friabile a tetto, è stata scavata in una piccola area per una profondità di circa 10 cm ma senza raggiungerne la base. Al suo interno, nella parte più profonda, il materiale litico e faunistico sembra rarefarsi. Il quadro faunistico rimane invariato rispetto a quanto già osservato nelle soprastanti unità 525 e 535. Il Cavallo e l'Uro infatti, risultano gli unici ungulati cacciati, con l'eccezione di resti estremamente sporadici di Cervo in US 546. Nella piccola estensione indagata, priva di elementi strutturali e periferica rispetto alla probabile area di stazionamento dei neandertaliani, sembra permanere una selezione di parti scheletriche (prevalentemente frammenti di diafisi di ossa lunghe e denti isolati). Mancano le parti distali degli arti (falangi e sesamoidi), ossa articolari ed epifisi. Fra le poche eccezioni, sono da segnalare due frammenti di grosse dimensioni: un radio e un metacarpo di Uro, con epifisi prossimali, recuperati in US 546. Dall'osservazione preliminare dei denti isolati di Cavallo e di Uro, è evidente anche in queste due unità la scarsità di elementi legati ad individui giovani e subadulti. Anche l'industria litica non presenta, ad un esame preliminare, elementi sostanziali di novità rispetto a quanto osservato precedentemente. Le modalità di produzione sono relativamente varie, con produzione discoide predominante e presenza di una catena indipendente di produzione laminare riconducibile a un débitage ortogonale. Si sottolinea la frequenza di una forma abbastanza standardizzata di lama a ritocco bilaterale semierto che ne riduce notevolmente la larghezza. Sono presenti gli elementi di tutte le fasi delle catene operative: ancora particolarmente numerosi i nuclei, la gran parte dei quali esauriti o abbandonati perché destrutturati da incidenti in fase di débitage.