Name
Jacopo Crezzini
Organisation Name
Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente – Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia – Università di Siena

Season Team

  • AIAC_1103 - Gorgo del Ciliegio - 2013
    Nel mese di agosto 2013 si è svolta la dodicesima campagna di scavo nell’insediamento della media età del Bronzo di Gorgo del Ciliegio (Sansepolcro – AR). E’ stata indagata una superficie pari complessivamente a 43 mq, la maggior parte dei quali aperti per la prima volta. Su nessun quadrato è stato raggiunto lo sterile. Scopo della campagna era terminare le indagini stratigrafiche nell’area occupata dalla capanna. Tale obiettivo è stato raggiunto solo parzialmente in quanto la situazione relativa al perimetro della capanna è risultata essere ancora più complessa del previsto. Finora era stata ipotizzata la presenza di una struttura mono absidata di forma rettangolare con l’ingresso posto sul lato sud–ovest (quello opposto all’abside). Sulla base dei risultati della scorsa campagna è stato necessario formulare una supposizione alternativa secondo la quale le absidi potrebbero essere due e l’entrata localizzarsi a ovest lungo uno dei lati lunghi. I rinvenimenti salienti di quest’anno sono i seguenti: - una grande buca di palo centrale (buca I7bis) - una buca di palo più piccola sul lato est (O/P8bis α) - una possibile canaletta simmetrica a quella individuata e scavata sul lato absidato. La buca di palo I7bis si trovava perfettamente allineata al grande complesso di fosse centrali situate tra I L 1 2 e assomigliava a queste come tipologia in quanto larga e con numerose grandi pietre di rincalzo. La buca di palo O/P 8 bis α si trovava allineata lungo il lato est della struttura immediatamente a monte del taglio effettuato nel detrito di versante, taglio sul quale, in O3-4 era situato il focolare. Questa buca, dal diametro di 33 cm, è circolare e molto profonda. Scavando la buca in sezione è stato possibile distinguere il profilo del palo che è risultato appuntito nella sua parte terminale. Negli ultimi 40 cm il legno del palo era stato sostituito da argilla depurata che tramite un lento processo di infiltrazione aveva rimpiazzato progressivamente la materia organica in disfacimento. In questo caso è stato perciò possibile ricostruire forma e diametro del palo stesso, nonché recuperarne un blocco. Nei quadrati I - L - M 10 - 11 la presenza di una striscia di terreno maggiormente antropizzata marginata da terreno quasi sterile, avente andamento ricurvo, ha fatto ipotizzare l’esistenza di una canaletta simmetrica alla canaletta posta sul lato nord-est. Tuttavia, poiché non si è avuto modo di completarne lo scavo in nessuno dei quadrati suddetti, preferiamo considerare questa ipotesi con prudenza rimandandone la verifica definitiva alla prossima campagna di scavo. Se le nuove ipotesi verranno confermate, dovremo prendere atto del fatto che la struttura abitativa di Gorgo del Ciliegio era orientata in senso nord est–sud ovest, aveva doppia abside e l’ingresso posto sul lato ovest (anziché sul lato sud-ovest), era lunga circa 20 m e larga 9; come già sappiamo, inoltre, era addossata sul lato ovest, al versante del poggio. Il materiale rinvenuto è come sempre costituito da resti faunistici, scarsissima industria litica e abbondante ceramica, tra cui spicca un frammento decorato nello stile appenninico.
  • AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2012
    Nel settembre 2012 una nuova campagna di scavo ha interessato il deposito del Paleolitico medio del Riparo l'Oscurusciuto a Ginosa (TA). L'obiettivo delle ricerche è stato lo scavo dello spesso strato di tefra (circa 60 cm) individuato nel corso dei primi accertamenti nell'agosto 1998. In questo riparo, infatti, l'erosione di versante ha intaccato l'intero deposito permettendo sin dal primo sondaggio l'individuazione di parte della serie stratigrafica attraverso la semplice eliminazione del suolo attuale. L'analisi del tefra, affidata a Roberto Sulpizio dell'Università di Bari, ha permesso l'attribuzione delle ceneri vulcaniche al Tufo Verde di Monte Epomeo (Ischia), datato attorno a 55.000 anni BP (com. pers.). E’ stata pertanto acquisita una definizione cronologica della parte superiore della stratigrafia, che si sviluppa fra questa data e i ca 43.000 anni BP cal (14C su collagene, AMS – Beta 181165: 38,500 ± 900 BP) ottenuti alla base del livello più recente (us 1). Questo risultato è di estrema importanza per le possibili correlazioni paleoambientali con altri depositi pugliesi, alcuni dei quali presentano livelli di tefra non ancora identificati. In questa campagna di ricerche è stato scavato interamente il tefra (us 14) nei quadrati D/G – 13/16 per un totale di circa 11mq. Come già notato nella scorsa campagna di scavo, la superficie dello strato di tefra è caratterizzata da piccole depressioni irregolari probabilmente legate ad erosione, riempite da us 13 ma risultate quasi prive di materiali. La parte superiore delle ceneri vulcaniche ha fornito attestazione di una prima frequentazione antropica avvenuta durante l'ultima fase di deposizione delle ceneri. Reperti litici (non abbondanti ma significativi) e rari frammenti di ossa, infatti, sono stati rinvenuti fino a 10/15 cm di profondità. Il materiale risultava concentrato in piccole aree e da accertamenti preliminari sono stati individuati alcuni rimontaggi di elementi litici. Tutta la parte superiore del tefra scavato è stata setacciata a maglia di 2 mm. Le poche ossa determinabili sono state attribuite a Bos primigenius. All'interno del tefra sono frequenti limitate aree con inclusioni di sabbia grossolana compatta di colore bruno chiaro. E' stata segnalata la presenza sporadica di piccoli ciottoli di diaspro probabilmente provenienti dalla sommità del riparo. Alla base è emersa la paleosuperficie (us 15) sigillata dalle ceneri vulcaniche. Si tratta di un piano orizzontale con abbondante materiale litico e osseo e pietre in parte strutturate a costituire un perimetro semicircolare di circa due metri di raggio, rivolto verso la parete nord del riparo. Le pietre strutturate, di dimensioni variabili da 15 a 30 cm, risultano disposte in piccoli raggruppamenti di 3-4 elementi. Sul piano racchiuso da questa struttura sono presenti scarsi reperti litici e ossei, tra cui un grosso frammento di mandibola di uro; i reperti risultano invece abbondanti tra le pietre, lungo il perimetro della struttura stessa. All'esterno della struttura sono evidenti altri numerosi reperti tra cui grosse schegge di diafisi di ossa lunghe, frammenti di mandibole e di mascellare di uro e industria litica. Sempre all'esterno emergono altre pietre senza evidenze di allineamento, in parte coperte da un articolato addensamento di resti vegetali concrezionati. Nella prossima campagna di ricerche è in programma lo scavo di un'altra porzione di tefra con la messa in luce di una nuova area di paleosuperficie di 8 mq.
  • AIAC_2848 - Grotta Serra Cicora A - 2011
    Le ricerche che hanno interessato la grotta del Paleolitico Serra Cicora A tra il 17 ed il 31 Agosto 2011 hanno consentito il ripristino delle condizioni di chiusura del sito alla fine delle campagne di scavo condotte da E. Borzatti Von Lowenstern nel 1978 – 1979 , la circoscrizione dell’area di scavo con relativa predisposizione della quadrettatura e l'avvio della contestualizzazione del sito all’interno di potenziali sistemi antropici paleolitici. L’imbocco della grotta si apre a circa 37 m s.l.m., lungo uno dei gradini calcarei che costituiscono l’altipiano omonimo e che si eleva parallelo al mare secondo una direttrice NO-SE. L’allestimento del cantiere ha previsto diversi giorni di lavoro per liberare dalla vegetazione la zona prospiciente l’ingresso della Grotta e quella circostante. L’area ripulita presenta una pendenza NO-SE determinata dal progressivo scivolamento di massi e frammenti calcarei staccatisi dalla parete rocciosa. Gli accumuli mostrano una maggiore potenza verso nord dove si ricongiungono con la sommità della Grotta. La parte bassa, quella a SE dell’imbocco della Grotta, è strutturata in una sorta di gradinata utile a regolarizzare il dislivello. L’intervento è ascrivibile all’organizzazione del cantiere da parte degli archeologi che hanno svolto ricerche in questo sito alla fine degli anni ’70 del secolo scorso. Nel corso di tali indagini fu eseguito lo scavo stratigrafico di due sondaggi che ha permesso di rilevare fasi d’occupazione comprese tra il Paleolitico medio e l’inizio del Paleolitico superiore. Attualmente l’intera superficie del sito è ricoperta da un sottile strato di terreno che presenta lacune proprio in corrispondenza della parte più bassa. La quadrettatura è stata impostata su un’estensione di circa 40 mq e tutta l’area è stata rilevata e quotata. In questi decenni il vecchio sondaggio prospiciente l’imbocco della Grotta, ampio circa 2 mq per 1,5 m di profondità, è stato utilizzato ripetutamente come spazio di bivacco ma non mostra tracce di scavi clandestini e nel corso di questa campagna sono state ripristinate le condizioni di chiusura del precedente intervento. Le pareti del sondaggio hanno una morfologia a scarpata e includono alcuni massi, la pulizia ha permesso di rilevare una sequenza stratigrafica costituita da almeno tre macro unità che al momento possono essere descritte solo sommariamente in attesa della scavo estensivo. Sotto il terreno scuro che come già detto ricopre pressoché l’intera area, si trova un sedimento sabbioso di colore rosso con pendenza N-S contenente pietrame sparso in giacitura irregolare; in questa Unità non sono stati rilevati materiali archeologici. L’Unità sottostante è costituita anch’essa da sedimento sabbioso ma il pietrame è più frequente e in giacitura sub-orizzontale e contiene resti di faune e manufatti litici. Procedendo verso il basso la matrice del sedimento si presenta meno sciolta e di colore più scuro. Nella porzione superiore di tale Unità diminuisce la concentrazione di pietrame mentre continua ad essere rilevato materiale osseo e litico. Alla base, l’attuale piano di calpestio è costituito da sedimento sabbioso di colore rosso arancio senza pietrame e completamente privo di materiali archeologici. Procedendo sullo stesso piano di calpestio si accede all’interno della piccola grotta.
  • AIAC_3302 - Grotta dei Santi - 2013
    La Grotta dei Santi si apre nel calcare cavernoso sul versante sud-orientale del promontorio dell’Argentario. Lunga 45 m e larga, nel suo punto massimo, 40 m, la cavità è formata da un unico vasto ambiente. Le prime notizie di ricerche nella grotta risalgono al 1869, ma fu Aldo Segre a fornire una descrizione stratigrafica precisa nel 1959. A partire dal 2008 la SBA Toscana e l’Università di Siena (Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia), in collaborazione con l’Istituto Italiano di Paleontologia Umana e l’Università di Pisa, hanno ripreso le indagini nel sito. Le nuove esplorazioni hanno avuto, _in primis_, l’intento di sondare la consistenza del deposito paleolitico descritto da Segre. Nel complesso si è potuto verificare una generale corrispondenza tra le unità litologiche di individuate da Segre e la situazione attuale. Dal 2013, si è deciso, sempre di concerto con la Soprintendenza, di procedere con un’indagine sistematica, data la notevole importanza scientifica della grotta e in considerazione del fatto che il deposito preistorico appariva soggetto annualmente ad erosione marina nelle fasi di forti mareggiate, erosione che alla lunga avrebbe potuto danneggiare ulteriormente i livelli musteriani già asportati nella parte della grotta più prossima all’entrata dall’ingressione del mare olocenico. La campagna di scavo si è svolta nel mese di giugno ed ha raggiunto i seguenti obbiettivi: 1. realizzazione del rilievo planimetrico della grotta; 2. impostazione della quadrettatura e del livello 0; 3. ravvivamento del profilo stratigrafico esposto; 4. esecuzione di sondaggi nel deposito musteriano. Per quanto attiene al punto 3, tutto il terreno rimaneggiato è stato asportato mettendo a nudo la serie stratigrafica in posto. Questo ha permesso di individuare una serie di orizzonti musteriani con focolari (denominati 110, 111, 1004). Il 1004 in particolare è sigillato a tetto da un sedimento argilloso, si sviluppa per un certo spessore, è composto da almeno 3 episodi di occupazione neandertaliana e si estende in orizzontale per almeno 12 mq. Il punto 4, ossia l’esecuzione di sondaggi nel deposito musteriano è stato limitato: - all’apertura di poco meno di un mq (quadrato H2) nell’orizzonte 1004; - allo scavo del liv. 111 nel quadrato G5; - all’esecuzione di un sondaggio (1m x 1m) sotto la spessa stalagmite di base. La campagna di scavo 2013 ha segnato una tappa decisiva nella valutazione del giacimento di Grotta dei Santi. Infatti, se inizialmente se ne era segnalata l’importanza nel panorama preistorico toscano (il più esteso dell’Italia centrale), oggi ci sentiamo di sostenere, che la Grotta dei Santi rappresenta, per quanto riguarda il mondo neandertaliano, uno dei giacimenti più significativi a livello europeo. La campagna di scavo si è svolta con l’appoggio logistico del Corpo dei Vigili del Fuoco di Grosseto, dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Porto Ercole, del Comune di Monte Argentario e dell’Accademia Mare Ambiente di Porto Santo Stefano. Alla campagna hanno partecipato studenti e dottorandi delle Università di Siena, di Napoli e dell’Università Brasiliana di San Paolo, oltre a docenti e ricercatori delle stesse Università e dell’Università di Firenze.