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AIAC_373 - Incoronata - 2011
L’area occidentale del Settore 1, nell’area nord-occidentale della collina, è stata oggetto di un ampliamento di m. 6 x 6, che ha permesso di mettere in luce una nuova porzione della grande pavimentazione US 38, senza tuttavia identificarne il limite. Il battuto di minuscoli ciottoli si sviluppa su una lunghezza di 25 metri, è perfettamente orientato in senso est-ovest, presenta un’altitudine uniforme lungo tutta la sua estensione, e poggia su una possente ruderatio artificiale (in pietre e terra) databile all’VIII secolo a.C. Allo scopo di conoscere la natura e i limiti di questa struttura, abbiamo proceduto ad asportare un’ampia parte del grande strato di fine terra grigiastra che ricopre integralmente tutto il settore posto ai margini della collina, e prende la forma di una concentrazione di grossi ciotoli in corrispondenza della suddetta pavimentazione. La messa in opera di questi giganteschi strati di “copertura” appare il risultato di una grande operazione di spianamento-livellamento e obliterazione. All’interno degli strati di obliterazione sono stati ritrovati un interessante esemplare di ceramica figurata, probabilmente chiota, e una coppa ionica, databili alla fine del VII secolo. Tali testimonianze – in associazione con la datazione delle anfore greco-orientali e laconiche presenti all’interno dei coevi depositi consentono di confermare che la cronologia dell’abbandono del sito non può più cadere, come ritenuto fino a poco tempo fa, nel terzo quarto del secolo, ma scende (almeno) all’ultimo quarto del VII secolo a.C.
Nella zona nord-orientale dello stesso Settore 1 è stato praticato un ampliamento (m 10 x 13) nell’area artigianale (comprendente una cava di argilla ipogea, resti di forni, scarti di fornace, piani di cottura) che si sviluppa a nord della pavimentazione in ciottoli. Lo scavo ha portato alla luce, a pochi centimetri al disotto dell’humus, uno strato di terra che ricopriva l’ampio piano di calpestio proprio dell’ultima fase di utilizzo di quest’area produttiva. Esso appare caratterizzato dalla presenza di marcate concentrazioni di argilla concotta, da strati di terra sottoposti all’azione del fuoco (arrossati e/o anneriti), da resti di materiale organico (vegetale) cotto e annerito e da cospicue concentrazioni di frammenti ceramici appartenenti a uno stesso vaso, in argilla figulina come ad impasto, di produzione greca come di produzione enotria; databili al VII secolo a.C., corrispondono all’ultima fase di occupazione di quest’area artigianale e testimoniano ulteriormente del carattere “misto” della fase di occupazione del sito nel VII secolo.
Più a nord è stato portato alla luce un allineamento di pietre di piccole dimensioni, lungo circa m 3,5 e orientato in senso est-ovest, le cui ridotte misure sembrano attualmente impedire di interpretarlo come un vero e proprio muro. Ancora più a nord, è stata identificata un’area caratterizzata da un’imponente concentrazione di pietre e frammenti di mattoni, rimescolati tra loro alla rinfusa, la cui funzione deve essere ancora compresa.
Un ulteriore settore di indagine archeologica è stato avviato nella zona di contatto tra i piani appartenenti all’area artigianale e il limite orientale della cava di argilla, con l’obbiettivo di analizzare i nessi stratigrafici e cronologici tra questi due elementi. E’ stato così identificato il margine est del taglio della cava di argilla ipogea.
Allo scopo di approfondire lo studio del funzionamento di questo spazio artigianale, è stata inoltre praticata una campionatura della superficie di cottura e di porzioni del lembo di argilla concotta.
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AIAC_373 - Incoronata - 2012Lo scavo di quest’anno, che ha ampliato e approfondito il settore già indagato nella parte occidentale della collina di Incoronata, ha condotto a un avanzamento sostanziale delle nostre conoscenze intorno alla natura e alle funzioni delle diverse fasi di occupazione del sito.
Nel corso della fase di occupazione enotria (VIII secolo a.C.), il grande pavimento in ciottoli (US 70, fig. 1) è apparso connesso da un lato a un’attività di produzione della ceramica (resti di forno, scarti di fornace) e dall’altro a una serie di pratiche a carattere rituale, verosimilmente dipendenti da uno spazio specificatamente strutturato in tal senso (ancora in corso di scavo), che si sviluppa immediatamente a contatto con esso verso sud. Appare di grande importanza il fatto che queste due attività - che caratterizzeranno fondamentalmente anche l’intera _facies_ greco-enotria del secolo successivo - siano già presenti a Incoronata nella fase indigena di VIII secolo.
Tra la fine dell’VIII e gli inizi dell’VII si assiste all’obliterazione programmatica di tali strutture, grazie a una chiusura rituale (che ne ha permesso la conservazione) e all’edificazione di un nuovo pavimento (US 38) al di sopra del precedente, impiegando come sostruzione gli strati di pietre e terra che servivano al contempo da obliterazione. Questa nuova, imponente, realizzazione (la pavimentazione, perfettamente orientata in senso est-ovest, raggiunge attualmente 26 m di estensione, fig. 2) corrisponde cronologicamente al momento della prima attestazione di materiale greco prodotto _in situ_, cioè all’inizio della fase della presenza greca sulla collina. Sembra possibile (ma l’ipotesi è da verificare con il prosieguo delle ricerche) che le due pavimentazioni siano caratterizzate da un comune orientamento. Se questo dato - di primaria importanza - sarà confermato, potremmo trovarci in presenza di una stessa, monumentale struttura, fondata nell’VIII secolo e significativamente ricostruita sullo stesso luogo al momento dell’installarsi di una comunità greca tra fine VIII e inizi VII. Nell’area occidentale del settore sono stati portati alla luce nuovi rilevanti elementi connessi topograficamente e cronologicamente alla grande pavimentazione US 38: una struttura longitudinale in pietre e terra, orientata nord-sud, che si interrompe nel punto di contatto con il suolo in questione; e una grande “scarpata” di pietre, ciottoli e terra, che lo delimita lungo il margine meridionale della collina. Non è ancora possibile capire se essi appartenessero a una struttura costruita.
Il VII secolo registra, come noto, una fase di occupazione mista, greco-indigena, caratterizza dal grande spazio artigianale che si sviluppa a nord della pavimentazione US 38. Di quest’area produttiva sono stati portati alla luce, a fianco dei numerosi elementi già identificati (buchi di palo, parti dell’alzato dei forni, il fondo di una fornace per la produzione della ceramica, bacini per la decantazione dell’argilla, una grande cava di argilla ipogea), nuovi documenti che testimoniano la continuità di una medesima attività di fabbricazione della ceramica (anche se non mancano tracce della lavorazione dei metalli) in più momenti durante il VII secolo a.C. Strutture stabili e alcuni strumenti di lavoro (tra cui spicca un supporto di tornio di vasaio), sono stati rinvenuti su più livelli stratigrafici sovrapposti. A nord di quest’area, al di là di un allineamento di piccole pietre, è stata portata alla luce una nuova testimonianza delle numerose attività rituali svolte a Incoronata nelle diverse fasi della sua occupazione. Il piede di un’anfora SOS, il cui fondo era stato minuziosamente ritagliato, appariva infisso verticalmente nel terreno, come “tubo fittile” per realizzarvi libagioni (fig. 3). Questo ulteriore documento, rientrante nell’ambito delle pratiche rituali che caratterizzano costantemente la _facies_ archeologica di tutto questo settore della collina, viene a consolidare il quadro complessivo offerto dalla documentazione archeologica portata alla luce negli ultimi anni. Per ragioni stratigrafiche e topografiche, e sulla base della tipologia del contesto rituale, è possibile formulare un’ipotesi di lettura di questo apprestamento come il frutto di un’attività rituale a carattere stabile.
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AIAC_373 - Incoronata - 2013Nella zona centrale del pianoro (Settore 4) è stata portata alla luce una nuova fossa di forma ovale (di m 3 x 1,60) riempita da terra cinerognola contenente numerosi frammenti ceramici, a sua volta ricoperta da un deposito composto da terra, pietre e ceramica, le cui caratteristiche confermano le nostre precedenti conoscenze sulle modalità di riempimento e di obliterazione di queste fosse: frammenti ceramici, greci e indigeni e qualche vaso quasi intero, sono stati rigettati nella terra mista a cenere al momento dell’obliterazione dell’area artigianale. Al suo interno, un deposito di ceramica è stato realizzato (fine del VII secolo a.C.) con azioni rituali fra cui la collocazione, sul fondo del deposito, di un vaso capovolto protetto da pareti di grandi contenitori.
Lungo il margine meridionale del pianoro (Settore 1) è stato verificato come il pavimento enotrio sottostante di VIII secolo prosegua verso ovest, ripetendo la medesima estensione del successivo: una conferma che il più antico pavimento di VIII secolo dovette assumere un’estensione pari a quella del rifacimento di fine VIII, e che l’intera area abbia rivestito un ruolo con tutta probabilità analogo lungo entrambi i secoli di occupazione della collina. All’estremità occidentale del plateau era stato portato alla luce nel 2012 una struttura di pietre e terra che si eleva in quota al si sopra del pavimento (fig. 1). La presenza esclusiva di ceramica enotria al suo interno sembra suggerirne una datazione in una fase precedente l’installazione della comunità greca sulla collina, e dunque ancora all’interno dell’VIII secolo.
A nord di questi pavimenti si è proceduto ad approfondire lo scavo dell’area artigianale, e in particolare della struttura di forma subcircolare già intercettata lo scorso anno, caratterizzata in superficie da uno strato di argilla concotta e bruciata, e ritrovata riempita dalla successione di una serie di strati di cenere (almeno tre) contenenti frammenti di fornace. Essa si trova adiacente a un edificio absidato orientato nord-ovest–sud-est, con ingresso a est (m 6 x 4), quasi interamente conservato a livello delle fondazioni (fig. 2). Al centro due pietre piatte sono facilmente interpretabili come le basi dei due pilastri centrali che sostenevano il tetto. Un grande strato di crollo di mattoni, potrebbe suggerire l’esistenza di un elevato realizzato con questi materiali. La tipologia della costruzione corrisponde a un edificio di culto, o di residenza del ruler della comunità, avendo rivelato al suo interno la presenza, esattamente al centro della parte absidata, di un doppio apprestamento rituale (databile in VII secolo): il fondo di un’anfora SOS, ritagliato e infisso verticalmente nel terreno come “tubo fittile” per realizzare libagioni nella terra, e i resti di una pratica rituale comprendente legni carbonizzati e forme ceramiche destinate ad un uso cerimoniale: un grande stamnos dipinto di produzione greca locale (fig. 3), un askos acromo, un askos monocromo enotrio (ma lo scavo di questo insieme non è stato ancora concluso).
L’edificio appare dunque caratterizzabile come un luogo in cui si svolgevano pratiche cerimoniali, realizzate da una componente mista (a conferma delle osservazioni sviluppate nel corso degli ultimi anni), come l’associazione di ceramica greca e indigena all’interno di un medesimo contesto dimostra.