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Giuditta Grandinetti - Studio Archeologico Associato Hera

Season Team

  • AIAC_2941 - Grotta di Cala di Biagio - 2012
    Le operazioni di scavo si sono svolte dal 11 al 27 settembre 2012 ad opera di numerosi ricercatori, che si sono alternati sul posto in un numero massimo di 7 contemporaneamente. I lavori hanno riguardato i sedimenti di riempimento di una grotta carsica, situata in località Cala di Biagio nell’isola di Pianosa - Campo nell’Elba (Li). La grotta si apre a circa 6 metri slm, lungo la parete di uno sperone roccioso a pochi metri di distanza dal mare; lo spazio interno si articola in due diramazioni. Nella seconda metà dell’Ottocento il ramo sinistro della grotta fu oggetto di scavo archeologico ad opera dell'Abate Don Gaetano Chierici, i cui ritrovamenti sono ascrivibili genericamente all’età del bronzo. Lo stesso Chierici asportò depositi di terre rosse residuali ricchi di frammenti ossei, verso i quali non mostrò però alcun interesse. La grotta si è formata nel Pleistocene superiore. Sulle pareti interne, parzialmente rivestite di speleotemi, si rinvengono fori di organismi litodomi fino alla quota di circa 7 m slm; questi si sarebbero formati durante l’ultimo livello di stazionamento alto del mare conosciuto come Trasgressione Tirreniana (Graciotti et al. 2003; 2008; Foresi, 2008). I depositi contenenti la breccia ossifera (alcuni metri di spessore), costituendo il riempimento della grotta stessa, sono senz’altro posteriori alla fase tirreniana, di cui ricoprono le tracce, e precedono quelli dell’Età del Bronzo. Durante il settembre 2012, lo scavo è stato avviato su due fronti. Il primo ha riguardato il piano della grotta, e il secondo il tetto. Infatti, con i precedenti scavi il Chierici aveva scavato nel deposito una sorta di galleria, lasciando intonso uno spessore di circa 1 m di deposito, costretto fra le pareti laterali della grotta e sospeso a circa 1.6 m di quota rispetto al fondo. Il deposito di tetto e quello di fondo, si riuniscono poi nella parete principale (non soggetta a scavo) a completare la successione stratigrafica. Lo scavo al tetto ha riguardato depositi in situ, quello al fondo ha invece interessato i depositi di risulta dello scavo del Chierici. Tutti i depositi scavati si sono rivelati ricchi di reperti ossei, fra i più interessanti quelli di un bovide e di un cervide, entrambi di taglia medio-piccola; numerosi anche i resti di uccelli e micromammiferi. Al momento, non sono stati fatti rinvenimenti attinenti all’uomo, né di tipo scheletrico, né manufatti. Altri scavi sono previsti per una o due stagioni e si procederà lasciando sul posto “un testimone” dell’intera successione stratigrafica. Ciò potrà essere fatto in quanto è stato verificato che i resti ossei sono molto abbondanti e non si avrà difetto scientifico non asportando tutto il materiale. Operando in questo modo il sito manterrà valore in ogni sua peculiarità. I resti recuperati sono custoditi presso l’Università di Siena per gli opportuni studi e sarebbe auspicabile potessero essere conservati/esposti in Pianosa qualora si realizzassero le opportune condizioni.