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Jean-Philippe Degeai - CNRS

Season Team

  • AIAC_2961 - Valle Giumentina - 2012
    Sessant’anni dopo gli scavi del Prof. Antonio Mario Radmilli, rivive la ricerca archeologica a Valle Giumentina, un sito di incredibile bellezza, situato nel Parco Nazionale della Majella. Nel mese di Settembre 2012, una squadra multidisciplinare composta da archeologi (specialisti in Paleolitico) e da geologi e paleontologi ha ripreso le ricerche per ricostruire la presenza dell’uomo durante gli ultimi 300 000 anni. La registrazione continua della sua presenza per un intervallo di tempo cosi ampio fa della Valle Giumentina un sito di estrema importanza ed interesse al livello europeo per la rarità e per la qualità della conservazione Valle Giumentina è una piccola valle sospesa a circa740 m di quota, un tempo occupata da un lago. Nei sedimenti di questo lago, oggi di circa 40 metri di spessore, si rivengono sette livelli archeologici con manufatti in pietra riferiti a gruppi umani neandertaliani. Questi gruppi frequentavano le sponde del lago Giumentina per cacciare gli animali e scheggiare la pietra. La lunga sequenza di sedimenti contiene pollini, molluschi e altri organismi che testimoniano le vicissitudini del clima e dell’ambiente nel tempo. Dall’unione degli studi geologici, archeologici e paleontologici si potrà risalire alla vita dei nostri antichi antenati. L’eccezionalità della durata della frequentazione umana permetterà di ricostruire l’evoluzione sociale ed economica dell’uomo nel Paleolitico. Durante il mese di Settembre è stato eseguito un interessantissimo sondaggio di 45 metri, che verrà analizzato e studiato in laboratori specializzati dell’Università di Pisa e Parigi. Inoltre, si è proceduto alla ripulitura di tutta la sezione paleolacustre affiorante in Valle Giumentina. Questo progetto di cinque anni (2012-2016) è finanziato dall’Ecole française de Rome, e dalla Fondazione Pescarabruzzo ed è realizzato in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, l’Institut national de recherches archéologiques préventives francese, il Museo delle Genti d’Abruzzo, l’Archeoclub di Pescara, con il sostegno del Parco Nazionale della Majella del Comune di Abbateggio e del Comune di Caramanico.
  • AIAC_2961 - Valle Giumentina - 2013
    Valle Giumentina è un sito all’aperto del Paleolitico antico e medio, scavato brevemente negli anni 1950 dal Professor Radmilli dell’Università di Pisa, in collaborazione con il geologo J. Demangeot. Sette livelli archeologici sono stati messi in luce all’interno di un contesto globalmente lacustre, sul versante di un’incisione profonda che ha eroso i depositi del Pleistocene, fino a 25 m di profondità (Radmilli et Demangeot, 1966). Nell’ambito del programma quinquennale dell’École Française de Rome (2012-2016), sul sito sono riprese le ricerche pluridisciplinari allo scopo di precisarne la cronostratigrafia, determinare la natura tecnica delle industrie litiche presenti e le modalità di occupazione del sito. Durante la prima missione, tra settembre e ottobre 2012, nei depositi quaternari è stato effettuato un carotaggio fino alla profondità di 45 m, e il primo paleosuolo nerastro, localizzato a più di 3,5 m di profondità, è stato scavato su un’area di 1 m². Sono state così rinvenute le prime industrie in contesto stratigrafico nell’ambito del nuovo programma di ricerca. La sezione è stata ripulita fino a 7 m di profondità. La seconda missione (22 aprile – 10 giugno 2013) aveva tre obiettivi principali, completamente raggiunti. 1/ Scavare il primo paleosuolo su un’estensione significativa: per questo è stato necessario l’intervento di una ruspa, che ha creato una piattaforma di più di 40 m². Durante la missione sono stati scavati manualmente 12 m² su uno spessore di circa 60 cm. Sono stati messi in luce due livelli, denominati ALB e LDP, quest’ultimo già riconosciuto durante la prima missione di scavo, nel 2012. Sono stati rinvenuti rari resti di fauna (Cervo) in stato estremamente frammentario, oltre a 88 manufatti litici, tra cui nuclei, schegge e rare schegge ritoccate. Il débitage è realizzato per superfici adiacenti secanti, senza preparazione. Un’area di mezzo metro quadro è stata scavata nel livello ABF, ed ha restituito 5 industrie litiche. 2/ Completare i dati cronostratigrafici: la sequenza stratigrafica è stata messa in luce manualmente fino a circa 16 m di profondità. I diversi specialisti hanno così avuto la possibilità di intervenire per descrivere, misurare, prelevare e campionare i depositi. Sono stati realizzati rilievi stratigrafici, misure di suscettività magnetica, prelievi e misure per lo studio sedimentologico, micromorfologico e per effettuare delle datazioni OSL. 3/ Determinare la morfologi del bacino calcareo di Valle Giumentina e la geometria dei depositi: sono state realizzate delle misure geofisiche di resistività elettrica lungo l’asse longitudinale (1 transetto) e trasversale della vallata (2 transetti). In alcuni punti il riempimento quaternario raggiunge 80 m di spessore. Continuano le escursioni di rilevamento geomorfologico. Tutti gli studi proseguono in laboratorio. Presentiamo di seguito le attività realizzate sul sito durante la missione dal 22 aprile al 10 giugno 2013.
  • AIAC_2961 - Valle Giumentina - 2014
    Valle Giumentina è un sito all’aperto del Paleolitico antico e medio, scavato brevemente negli anni 1950 dal Professor Radmilli dell’Università di Pisa, in collaborazione con il geologo J. Demangeot. Sette livelli archeologici sono stati messi in luce all’interno di un contesto globalmente lacustre, sul versante di un’incisione profonda che ha eroso i depositi del Pleistocene, fino a 25 m di profondità (Radmilli et Demangeot, 1966). Nell’ambito del programma quinquennale dell’École Française de Rome (2012-2016), sul sito sono riprese le ricerche pluridisciplinari allo scopo di precisarne la cronostratigrafia, determinare la natura tecnica delle industrie litiche presenti e le modalità di occupazione del sito. Durante la prima missione, nel 2012, nei depositi quaternari è stato effettuato un carotaggio fino alla profondità di 45 m, e il primo paleosuolo nerastro, localizzato a più di 3,5 m di profondità, è stato scavato su un’area di 1 m². Sono state così rinvenute le prime industrie in contesto stratigrafico nell’ambito del nuovo programma di ricerca. La sezione è stata ripulita fino a 7 m di profondità. La seconda missione nel 2013 aveva tre obiettivi: lo scavo del primo paleosuolo su un’estensione significativa (piattaforma di più di 40 m²), l’ottenzione dei dati cronostratigrafici e paleoambiantali a partire della sezione stratigrafica (fino a circa 16 m di profondità), la determinazione del bacino calcareo di Valle Giumentina e della geometria dei depositi con misure geofisiche di resistività. Nel 2014 la missione principale è durata 45 giorni, dal 18 Maggio al 1 Luglio e il rilevamento geomorfologico è stato rinviato all'ultima settimana di Agosto. Le ricerche archeologiche e geocronologiche sono state svolte in continuità con quelle dell’anno passato. L’area di scavo del primo paleosuolo (livelli ALB e LDP), situata tra 3,80 e 4,30 m di profondità, è stata ampliata, in un primo tempo mediante l’aiuto di una pala meccanica, e in seguito manualmente. Il livello ALB è attualmente esplorato su circa 48 m², e il livello LDP ha raggiunto la superficie di 22 m². Gli scavi hanno portato alla luce 118 artefatti di selce, 43 resti faunistici e 28 frammenti di carbone. I dosimetri inseriti l’anno scorso nell’ambito ella realizzazione delle datazioni OSL sono stati estratti all’inizio della missione. Il ravvivamento della sezione stratigrafica VV1 è stato prolungato di un metro (fino a 17 m di profondità), in modo da raggiungere un livello contenente depositi vulcanici, identificato durante l’analisi della carota. Sono stati realizzati prelievi per la realizzazione di datazioni Ar/Ar e 30 prelievi sedimentari per lo studio malacologico. A questo scopo è stata iniziata sul campo la setacciatura dei sedimenti, che verrà conclusa nel laboratorio di Meudon. La missione sul campo rinviata al 25-29 Agosto aveva diversi obiettivi. Innanzitutto è stata finalizzata al rilievo fotografico completo di Valle Giumentina, ricoprendo tutto il settore che circonda il sito archeologico fino alla confluenza con il canyon di Santo Spirito/San Bartolomeo. Sono state scattate piu’ di mille foto a questo scopo; grazie alla tecnica della fotogrammetria, tali foto permetteranno di costruire un modello digitale tridimensionale dettagliato della valle. Tutti gli studi proseguono in laboratorio.
  • AIAC_2961 - Valle Giumentina - 2015
    Valle Giumentina è un sito all’aperto del Paleolitico antico e medio, scavato brevemente negli anni 1950 dal Professor Radmilli dell’Università di Pisa, in collaborazione con il geologo J. Demangeot. Sette livelli archeologici sono stati messi in luce all’interno di un contesto globalmente lacustre, sul versante di un’incisione profonda che ha eroso i depositi del Pleistocene, fino a 25 m di profondità (Radmilli et Demangeot, 1966). Nell’ambito del programma quinquennale dell’École Française de Rome (2012-2016), sul sito sono riprese le ricerche pluridisciplinari allo scopo di precisarne la cronostratigrafia, determinare la natura tecnica delle industrie litiche presenti e le modalità di occupazione del sito. Durante la prima missione, nel 2012, nei depositi quaternari è stato effettuato un carotaggio fino alla profondità di 45 m, e il primo paleosuolo nerastro, localizzato a più di 3,5 m di profondità, è stato scavato su un’area di 1 m². Sono state così rinvenute le prime industrie in contesto stratigrafico nell’ambito del nuovo programma di ricerca. La sezione è stata ripulita fino a 7 m di profondità. La seconda missione nel 2013 aveva tre obiettivi: lo scavo del primo paleosuolo su un’estensione significativa (piattaforma di più di 40 m²), l’ottenzione dei dati cronostratigrafici e paleoambiantali a partire della sezione stratigrafica (fino a circa 16 m di profondità), la determinazione del bacino calcareo di Valle Giumentina e della geometria dei depositi con misure geofisiche di resistività. Nel 2014, le ricerche archeologiche e geocronologiche sono state svolte in continuità con quelle dell’anno passato. L’area di scavo del primo paleosuolo (livelli ALB e LDP), situata tra 3,80 e 4,30 m di profondità, è stata ampliata. Sono stati realizzati prelievi per la realizzazione di datazioni Ar/Ar e 30 prelievi sedimentari per lo studio malacologico. Nel 2015 i livelli archeologici compresi nei paleosuoli bruni piu’ recenti, ALB e LDP, sono stati scavati su tutta l’aria disponibile, corrispondente à 51 m². Sono stati messi in luce 187 materiali archeologici, comprendenti industrie litiche e materiali ossei. Il numero totale dei materiali scoperti in ALB è di 171 (403 se si includono le schegge molto piccole) e di 95 in LDP (166 se si includono le schegge molto piccole). Il livello contenente l’industria a bifacciali (SLM-37) è stato scavato su di un area di 0,5 m², sfruttando uno smottamento avvenuto a sud dell’incisione, vicino all’area degli scavi di Radmilli. Nel livello SLM-37 è stata scoperta una scheggia durante lo scavo della sezione stratigrafica VV1, promettendo nuove scoperte in questo livello, il cui scavo è previsto per la prossima campagna. Durante la ripulitura della sezione VV1, è stato formalmente identificato un nuovo livello archeologico contenuto in un fine paleosuolo. Inoltre sono state ritrovate tre schegge a 4,72 m al di sotto del punto di riferimento dello scavo (cioé 7,34 m al di sotto del punto di riferimento in superficie). Questo paleosuolo dovrebbe corrispondere allo strato nero n. 34 degli scavi Radmilli, allora ben identificato da J. Demangeot, ma in cui all’epoca non era stata ritrovata nessuna industria litica. Se a queste scoperte aggiungiamo un frammento di scheggia ritrovato a 14 m di profondità nel livello LBR, possiamo contare ormai un totale di 11 orizzonti archeologici riconosciuti durante i vecchi e gli attuali scavi a Valle Giumentina. Sono disponibili tre datazioni Ar/Ar su depositi vulcanici, e due datazioni IRSL, tutte concordanti tra di loro. Anche se i dati cronologici devono ancora essere sviluppati e comparati, i risultati indicano per la sequenza di Valle Giumentina un’età corrispondente al Pleistocene medio. Le osservazioni stratigrafiche e i prelievi effettuati quest’anno permetteranno di perfezionare la comprensione delle modalità di deposito degli strati superiori, rossastri, della geometria del bacino, della composizione mineralogica dei sedimenti (600 prelievi per l’analisi della fluorescenza X) e degli insiemi malacologici.
  • AIAC_2961 - Valle Giumentina - 2016
    Valle Giumentina è un sito all’aperto del Paleolitico antico e medio, scavato brevemente negli anni 1950 dal Professor Radmilli dell’Università di Pisa, in collaborazione con il geologo J. Demangeot. Sette livelli archeologici sono stati messi in luce all’interno di un contesto globalmente lacustre, sul versante di un’incisione profonda che ha eroso i depositi del Pleistocene, fino a 25 m di profondità (Radmilli et Demangeot, 1966). Nell’ambito del programma quinquennale dell’École Française de Rome (2012-2016), sul sito sono riprese le ricerche pluridisciplinari allo scopo di precisarne la cronostratigrafia, determinare la natura tecnica delle industrie litiche presenti e le modalità di occupazione del sito. Durante la prima missione, nel 2012, nei depositi quaternari è stato effettuato un carotaggio fino alla profondità di 45 m, e il primo paleosuolo nerastro, localizzato a più di 3,5 m di profondità, è stato scavato su un’area di 1 m². Sono state così rinvenute le prime industrie in contesto stratigrafico nell’ambito del nuovo programma di ricerca. La sezione è stata ripulita fino a 7 m di profondità. La seconda missione nel 2013 aveva tre obiettivi: lo scavo del primo paleosuolo su un’estensione significativa (piattaforma di più di 40 m²), l’attenzione dei dati cronostratigrafici e paleoambiantali a partire della sezione stratigrafica (fino a circa 16 m di profondità), la determinazione del bacino calcareo di Valle Giumentina e della geometria dei depositi con misure geofisiche di resistività. Nel 2014, le ricerche archeologiche e geocronologiche sono state svolte in continuità con quelle dell’anno passato. L’area di scavo del primo paleosuolo (livelli ALB e LDP), situata tra 3,80 e 4,30 m di profondità, è stata ampliata. Sono stati realizzati prelievi per la realizzazione di datazioni Ar/Ar e 30 prelievi sedimentari per lo studio malacologico. Nel 2015 i livelli archeologici compresi nei paleosuoli bruni più recenti, ALB e LDP, sono stati scavati su tutta l’aria disponibile, corrispondente à 51 m². Sono stati messi in luce 187 materiali archeologici, comprendenti industrie litiche e materiali ossei. Nel 2016, (15 Maggio – 10 Luglio), l’obiettivo principale è stato lo scavo del livello al di sotto di ALB-42 e di LDP-41, cioè il livello LABM-40. In questo livello sono stati messi in evidenza degli elementi di lavorazione bifacciale, non attestati dagli scavi precedenti. E’ stato messo in luce un bifacciale di selce e varie schegge di lavorazione bifacciale di quattro diversi tipi di materie prime. Vari strumenti su scheggia sono ugualmente presenti. In totale sono stati ritrovati 395 e un resto faunistico. Abbiamo effettuato dei carotaggi manuali nelle terra rossa superior, per determinarne la morfologia. Dei calchi di varie schegge e del bifacciale sono stati effettuati sul sito per poter procedere a uno studio traceologico senza che le superfici si alterino. Lo scavo è stato interrotto una settimana per dare spazio all’escursione annuale dell’AFEQ CNF INQUA (8–10 Giugno), organizzata da S. Agostini e E. Nicoud, che ha riunito più di quaranta ricercatori per tre giorni di escursione a Valle Giumentina e dintorni : Sulmona, Popoli, Fossa, Campo Imperatore.
  • AIAC_2961 - Valle Giumentina - 2017
    Valle Giumentina è un sito all’aperto del Paleolitico antico e medio, scavato brevemente negli anni 1950 dal Professor Radmilli dell’Università di Pisa, in collaborazione con il geologo J. Demangeot. Sette livelli archeologici sono stati messi in luce all’interno di un contesto globalmente lacustre, sul versante di un’incisione profonda che ha eroso i depositi del Pleistocene, fino a 25 m di profondità (Radmilli et Demangeot, 1966). Nell’ambito del programma quinquennale dell’École Française de Rome (2012-2021), sul sito sono riprese le ricerche pluridisciplinari allo scopo di precisarne la cronostratigrafia, determinare la natura tecnica delle industrie litiche presenti e le modalità di occupazione del sito. Durante la prima missione, nel 2012, nei depositi quaternari è stato effettuato un carotaggio fino alla profondità di 45 m, e il primo paleosuolo nerastro, localizzato a più di 3,5 m di profondità, è stato scavato su un’area di 1 m². La seconda missione nel 2013 aveva obiettivi archeologici con lo scavo del primo paleosuolo su un’estensione significativa e obbiettivi geocronologici o paleoambiantali a partire della sezione stratigrafica (fino a circa 16 m di profondità), cosi come lo scopo di restituire la forma del bacino calcareo di Valle Giumentina e la geometria dei depositi con misure geofisiche di resistività. Nel 2014, le ricerche sono state svolte in continuità con quelle dell’anno passato. L’area di scavo del primo paleosuolo (livelli ALB e LDP), è stata ampliata (51 m²). Sono stati realizzati prelievi per la realizzazione di datazioni Ar/Ar e per lo studio malacologico. Nel 2015 i livelli ALB e LDP, sono stati scavati su tutta l’area disponibile. Nel 2016, l’obiettivo principale è stato lo scavo del livello al di sotto di ALB-42 e di LDP-41, cioè il livello LABM-40. In questo livello sono stati messi in evidenza degli elementi di lavorazione bifacciale, non attestati dagli scavi precedenti tra cui un bifacciale di selce e varie schegge di lavorazione bifacciale. Vari strumenti su scheggia sono ugualmente presenti in un totale di 396 reperti. Carotaggi manuali nelle terra rossa superiore sono stati realizzati. L’escursione annuale dell’AFEQ CNF INQUA con il sostegno dell’AIQUA ha riunito più di quaranta ricercatori a Valle Giumentina e dintorni dal 8 al 10/06/16. La campagna di scavo 2017 (29 maggio-14 luglio) è stata dedicata al livello SLM-37, conosciuto dagli scavi Radmilli per la sua componente di industria bifacciale. È questo livello che aveva determinato l’attribuzione del sito alla cultura dell’Acheuleano, mentre i livelli che lo delimitano, privi di bifacciali, furono attribuiti al Clactoniano. Negli anni 1950, fu l’unico livello di occupazione a restituire dei bifacciali. Oggi al contrario, sappiamo che delle industrie bifacciali si trovano ugualmente all’interno di LABM-40 e nei livelli sottostanti, SLM-37 e LAC-34. I 35 m² scavati in corrispondenza della sezione principale VV1 hanno restituito 253 industrie litiche, tra cui un bifacciale e qualche resto osseo. Il paleosuolo SLM (sabbia limonosa a molluschi) identificato in VV1 e VV3 è stato correlato al livello 37 degli scavi Radmilli, in particolare grazie ai suoi numerosi resti malacologici, caratteristici di un ambiente aperto e arido.