AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2015Le ricerche condotte durante la campagna giugno-luglio 2015 si sono concentrate sul fondo a ovest dell’area demaniale in concessione e con questa confinante, mai sistematicamente indagato e recentemente acquisito dalla Soprintendenza per i beni Archeologici del Friuli-Venezia Giulia. L’intervento ha consentito di precisare la conoscenza dell’articolazione planimetrica e dell’evoluzione diacronica di una _domus_ in quasi tutta la sua estensione.
Nell'ampio settore indagato, gli approfondimenti stratigrafici hanno consentito di distinguere, all'interno del complesso abitativo, una _domus_ settentrionale e una meridionale, entrambe caratterizzate da strutture architettoniche sovrapposte riferibili a momenti di utilizzo che, su base archeologica e stilistica, possono collocarsi dall'età tardo-repubblicana sino al VI sec. d.C., con fasi di abbandono e spoliazione delle strutture databili successivamente alla fine del VI sec. d.C.
In particolare, nel corso della presente campagna, la ricerca si è concentrata sull'unità meridionale, senza trascurare alcuni approfondimenti mirati nel settore più occidentale della _domus_ settentrionale. Quest’ultima abitazione si caratterizza per quattro fasi edilizie, di cui le prime due rimangono piuttosto sfuggenti, laddove maggiormente leggibili sono le fasi costruttive più tarde, quando l’area indagata sembrava contraddistinta da un vano pavimentato con lastrine marmoree di reimpiego, probabilmente affacciato su un’area scoperta.
Per quanto riguarda la _domus_ meridionale, le numerose evidenze strutturali, che consistono in setti murari - conservati o ricostruibili sulla base delle fosse di spoliazione -, in infrastrutture legate all'approvvigionamento e smaltimento dell’acqua (pozzi e canalette), in stesure pavimentali o in loro indizi, quali apprestamenti a vespaio e riporti, testimoniano l’esistenza di un complesso palinsesto archeologico articolato in almeno cinque fasi di vita. Alla prima fase appartengono una serie di strutture murarie e pavimenti musivi anche di particolare pregio concentrate soprattutto nell'area centrale e orientale dell’abitazione.
Nel tempo l’abitazione ha conosciuto molteplici interventi di restauro e modifiche anche sostanziali della sua planimetria: fra fine del II e la metà del IV sec. d.C. la casa si articola intorno a un ampio porticato pavimentato a mosaico, su cui si affacciano una serie di ambienti. In epoca successiva il porticato, pur mantenendo la pavimentazione originaria, viene suddiviso in vani più piccoli mediante una serie di tramezzi, mentre più a ovest l’area scoperta è oggetto di un’imponente opera di ristrutturazione e rialzamento dei piani che culmina nella realizzazione di un lastricato.
A partire dalla metà del V sec. d.C., l’area centrale dell’abitazione è interessata dalla presenza di alcuni spessi livelli neri molto ricchi di materiali, di cui non è al momento precisabile la genesi: potrebbero infatti rappresentare l’esito di attività di scarico o essere riconducibili a piani di vita veri e propri. Nell'area meridionale invece si segnalano modesti interventi di sistemazione e drenaggi con anfore.
L’abbandono della _domus_ è testimoniato da sistemazioni precarie, indiziate sia da numerose buche di palo che intaccano le strutture preesistenti probabilmente già in parte spogliate sia dalla successiva operazione di asporto sistematico delle strutture murarie, che i dati preliminari relativi allo studio dei materiali situano in un orizzonte cronologico certamente posteriore al VI sec. d.C.
AIAC_4626 - Passo Mucchione - 2012La campagna Agno-Leogra si è concentrata nel 2012 in due località vicine: una squadra ha operato sul Passo del Mucchione (Comune di Monte di Malo, Valdagno), un’altra nella Valle dei Mercanti, presso la chiesetta di San Rocco (Comune di Torrebelvicino). Questa seconda località è interessante perché ha costituito per secoli lo sbocco delle attività di estrazione mineraria delle vallate a monte, indagate nella campagna 2011 che ne ha evidenziato la ricchezza di miniere. Nel luglio 2012 si è operata una ricognizione di superficie a transetti nelle zone contermini alla Chiesetta di San Rocco, individuando parecchie scorie prodotte da attività di raffinazione dei minerali e pulendo alcune finestre stratigrafiche che mostrano interessanti evidenze di intervento antropico. L’intervento con il magnetometro ha individuato una serie di possibili strutture murarie sepolte, che sembrano essere pertinenti allo sfruttamento seicentesco connesso alla chiesetta e ad un lazzaretto sorto per la peste.
Sul passo del Mucchione, un colle basaltico come già scritto, si è scavato, portando alla luce un fondo di capanna con focolare e soglia, di età non precisata; due strutture megalitiche, anch’esse ancora non databili con esattezza; molti frammenti ceramici in situazione per lo più di giacitura secondaria, fluitati lungo il pendio, databili alle fasi finali dell’età del Bronzo. Negli ultimi giorni di scavo si è inniziato a portare alla luce lacerti di strutture in associazione a frammenti ceramici, per cui si intende procedere con lo scavo nel prossimo anno.