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Amelia Cerrato

Season Team

  • AIAC_2111 - Piazza Nicola Amore - 2000
    Nella stazione “Duomo”, a piazza Nicola Amore (detta dei Quattro Palazzi), aperta durante il “Risanamento”, sono stati rinvenuti degli edifici medievali (XIII-XIV secolo d.C.) a significare un cambiamento d’uso dell’area, con l’obliterazione della cinta difensiva che, dall\'età greca (V-IV secolo a.C.) fino all\'epoca ducale (XI secolo d.C.), aveva caratterizzato topograficamente questa zona, situata lungo il lato settentrionale della piazza attuale, all’incrocio con via Duomo. Delle mura greche si conservano due briglie in blocchi di tufo, pertinenti alla fase di V-IV secolo a.C., che, sul fronte a mare, partendo dalla sporgenza della collina di San Marcellino, formavano un’ampia rientranza fino a piazza Nicola Amore, per poi proseguire al di sotto del Corso Umberto I verso via P. Colletta e piazza Calenda. La cortina muraria interna si è preservata, riutilizzata in una fogna medievale, mentre quella esterna fu spoliata nella stessa epoca; ma le tracce in negativo dei blocchi di tufo asportati restano impresse sul nucleo cementizio di un poderoso muro a scarpa in conci quadrangolari di tufo, conservato per oltre m 5 di altezza, rinforzato con setti in opera cementizia; esso fu probabilmente realizzato durante i lavori di restauro e ampliamento della cinta muraria fatti eseguire da Valentiniano III nel V secolo d.C., ovvero rientra tra quelli messi in atto da Narsete nel VI secolo d.C., durante la guerra greco-gotica.
  • AIAC_2111 - Piazza Nicola Amore - 2004
    Il rinvenimento di statue ed epigrafi avutisi nell’area di corso Umberto e piazza N. Amore nel momento degli sbancamenti della Società del Risanamento aveva fatto ipotizzare l’esistenza di monumenti di prestigio a destinazione pubblica. Il carattere agonistico di numerose iscrizioni connesse ai giochi isolimpici istituti dall’imperatore Augusto a Neapolis nel 2 d.C., aveva suggerito di localizzare nella fascia litoranea antistante la città antica il ginnasio, lo stadio e l’ippodromo. Lo scavo per la stazione Duomo ha confermato la presenza di un importante edificio templare immediatamente all’esterno delle mura di età greca, che correvano allo sbocco di via Duomo su piazza N. Amore. L’espansione urbana aldilà delle fortificazioni greche sembra avvenire agli inizi del I secolo d.C, impostandosi su una spiaggia emersa formatasi prima del III secolo a.C. Del tempio si conserva il podio in laterizi circondato da un ambulacro esterno, pavimentato a mosaico di grandi tessere marmoree, pertinente ad un restauro databile fra III e IV secolo d.C. Una larga scala dotata di balaustre marmoree e frutto di un restauro seriore è stata realizzata lungo il lato breve occidentale del podio. L’imponente decorazione architettonica in marmo e alcune sculture recuperate inducono ad inquadrare la costruzione del tempio in età giulio-claudia. L’edificio di culto ingloba al suo interno una struttura più antica di cui resta il pavimento a mosaico in esagoni, in piccole tessere in bianco e nero, inquadrabile agli inizi del I secolo d.C. L’abbandono dell’edificio risale probabilmente alla fine del IV-inizi V secolo d.C., mentre il crollo delle decorazioni avviene intorno alla metà del VI secolo d.C. Poco dopo è ripristinato l’antico ciglio delle mura greche i cui resti sono inglobati in una possente cortina in blocchetti quadrangolari di tufo, rinvenuta allo sbocco di via Duomo, ascrivibile all’intervento di restauro delle fortificazioni operate da Narsete. L’area viene così destinata a necropoli, sviluppatasi tra fine VI e X sec. d.C.
  • AIAC_2111 - Piazza Nicola Amore - 2005
    Carotaggi geo-archeologici hanno rivelato un ambiente sommerso, in una stretta insenatura che penetrava sino alla base della scarpata, sulla quale venne edificata successivamente la cinta muraria di età greca. Lo scavo ha portato in luce livelli di spiaggia, con materiali databili a partire dall’età del Bronzo Recente. Circa alla metà del VI sec. a.C. è riferibile, invece, una lastra di rivestimento a doppia treccia, che costituisce un indizio della presenza di un edificio sacro precedente alla fondazione di _Neapolis_. Nella seconda metà del V sec. a.C. viene occupata la fascia litoranea esterna alle mura: a sud del pozzo della stazione è stata scoperta, infatti, un’area sepolcrale, che sinora ha restituito tombe di infanti, incinerati e deposti in olla. Allo stesso periodo sembra risalire un edificio, costruito a nord della necropoli, di cui restano tre cortine murarie parallele in blocchi di tufo, alternati a setti di scaglie di tufo. Alla fine del IV sec. a.C. viene poi elevato un nuovo edificio, orientato con la cinta muraria retrostante e delimitato a nord da un battuto stradale di tufo. Si tratta di una sala rettangolare dotata di un vano per banchetti: di quest’ultimo si conserva un pavimento con le banchine laterali per le _klinai_, realizzato in signino e decorato da tessere in calcare bianco. La presenza di oggetti votivi potrebbe fare ipotizzare la funzione santuariale del complesso che sembra essere rimasto in uso sino alla metà del III sec. a.C. Esso viene definitivamente abbandonato agli inizi del II sec. a.C., quando i pozzi per il suo approvvigionamento idrico sono obliterati da scarichi di officine ceramiche. Intorno alla metà del II sec. a.C., la spiaggia davanti alle mura, fu interessata da un riassetto monumentale, testimoniato, al momento, solo a sud del pozzo della stazione, dalle strutture di un porticato in blocchi di tufo con numerosi segni di cava.
  • AIAC_2111 - Piazza Nicola Amore - 2006
    E’ ancora in corso l’esplorazione in piazza Nicola Amore del tempio con relativo porticato facente parte del santuario dei Giochi isolimpici. Nella parte meridionale dello scavo è stata riportata alla luce una strada che si impianta nel III sec. a.C. ed è utilizzata fino ad età augustea. Essa costeggia a Nord il muro di fondo del portico e a Sud una struttura in blocchi databile agli inizi del III sec. a.C. La strada è composta da livelli di battuti di terra e tufo giallo, fra i quali si distingue un lastricato in calcare della metà del II sec. a.C., su cui è poi realizzato un giardino in età augustea. La realizzazione della strada è parte di una sistemazione urbanistica, imperniata sulla costruzione del portico colonnato agli inizi del II sec. a.C. Lo scavo di quest’ultimo, e degli spazi ad esso adiacenti, permette di capire le dinamiche costruttive di questa struttura. Infatti, se verso l’interno le pareti presentano paramenti a vista, sovrapposti dal II sec. a.C. alla fine del I o agli inizi del II sec. d.C., all’esterno, tutto l’apparato murario è realizzato contro terra, in opus coementicium nella fase flavio - traianea e in opus incertum in quella augustea. A Nord e a Sud del muro di fondo del portico emerge la continuazione del complesso architettonico del V-IV sec. a.C. dove è venuta in luce un’ampia sala a pianta rettangolare. L’intervento effettuato nell’area del tempio è stato, inoltre, finalizzato alla comprensione delle sue fasi costruttive anche attraverso alcuni saggi conoscitivi. Lo smontaggio della platea cementizia interna del podio ha rivelato un mosaico a tessere bianche e nere, ad esso sottostante e ascrivibile agli inizi del I sec. d.C. Nell’ambulacro che circonda il podio si è proceduto anche alla pulizia della pavimentazione emersa sotto il mosaico del III sec. d.C., della quale si conserva la preparazione di malta. La costruzione del massetto è databile, in base all’analisi dei materiali rinvenuti nella sequenza stratigrafica alla metà del II sec. d.C.
  • AIAC_2122 - Piazza Bovio (stazione metro “Università”) - 2000
    L’indagine effettuata lungo il lato meridionale di Piazza Bovio (detta piazza della Borsa), in corrispondenza della stazione “Università”, ha documentato un’occupazione urbanistica dell’area databile dal V al XVI-XVII secolo d.C., prima dell’ultima sistemazione avvenuta in seguito ai lavori del “Risanamento”. Nella fase tardo antica, tra V e VII secolo d.C., la zona faceva parte della fascia costiera extraurbana (infatti, la linea di costa coincide all’incirca con via dei Lanzieri e via Porto di Maio). Tra IX e XI secolo d.C., in età ducale, vi fu eretto un segmento della nuova fortificazione urbana, una poderosa struttura (conservata per una lunghezza di circa m 20), rinvenuta in fondazione, orientata in direzione est/ovest, la cui presenza, per l'XI secolo d.C., era stata finora solo ipotizzata dagli studiosi sulla base dei documenti d’epoca. Alla cinta muraria si addossarono successivamente alcuni ambienti, datati tra il XIV e il XVI secolo d.C., forse degli scantinati del quartiere medievale adiacente al più piccolo dei porti di Napoli, il Mandracchio. Infine la fortificazione fu ulteriormente riutilizzata come sostruzione della via S. Maria a Mare, rappresentata nelle piante ottocentesche della città.
  • AIAC_2122 - Piazza Bovio (stazione metro “Università”) - 2001
    Nell’area della stazione “Università” è continuato lo scavo, che ha dimostrato che l\'impianto originario dell\'isolato risale almeno al XII secolo con parziali restauri ed elementi divisori di epoca angioina ed aragonese. L’evidenza di questo quartiere, riconducibile al porto del Mandracchio, trova riscontro nei documenti di età medievale raccolti da Bartolomeo Capasso ed è confrontabile con la pianta della città proposta dallo stesso studioso per l’XI secolo. Tra gli ambienti messi in luce, databili al XIII secolo, si evidenziano una cucina, in cui è ben conservato un forno, una struttura porticata aperta a Sud verso il mare ed alcune canalizzazioni. A questo assetto si sovrappone l’intervento unitario cinquecentesco, che riorganizza gli spazi e raccorda tra loro le diverse costruzioni. A tale epoca è riferibile una pavimentazione laterizia che ricopre lo slargo interno all\'isolato, sovrapponendosi ad una serie di battuti pavimentali in calce e pomici, l\'ultimo dei quali, posto alla quota di scavo finora raggiunta, risale ad età angioina. Di grande interesse sono i contesti ceramici sia medievali sia cinquecenteschi: in particolare, quelli databili tra l’XI ed il XII secolo presentano un’alta percentuale di invetriata d’importazione islamica, anfore a cannelures di produzione siciliana, ceramica invetriata e dipinta a bande ed invetriata proveniente dal Mediterraneo orientale (produzioni bizantine). I materiali cinquecenteschi attestano scambi commerciali sia con l’Italia centro-settentrionale sia con la Spagna; vi ricorre, infatti, con frequenza la maiolica policroma delle produzioni di Montelupo (Toscana), Deruta (Umbria) e Castelli (Abruzzo), associata in qualche caso alla maiolica a lustro di provenienza iberica.
  • AIAC_2122 - Piazza Bovio (stazione metro “Università”) - 2002
    Dopo l’esplorazione negli anni scorsi dei livelli più tardi, l’indagine è ripresa interessando i venticinque pozzi e conserve d’acqua presenti nell’area. Particolarmente rilevante il riempimento dei pozzi di età vicereale, avvenuto nell’arco del XVI e della prima metà del XVII secolo. Da essi, oltre a monete di bronzo che permettono di definire precisamente la cronologia dell’obliterazione ai primi decenni del 1600, dopo la grande peste, proviene un’ingente quantità di materiale, tra cui ceramica, vetri, metalli ed anche manufatti lignei. Notevoli le serie ceramiche: a quelle di uso corrente, di produzione locale, si affiancano le importazioni di maioliche policrome di Montelupo, le maioliche valdarnesi dal decoro cosiddetto “alla porcellana”, le ceramiche a smalto berettino di origine ligure, le marmorizzate e le graffite pisane; spiccano i boccali di maiolica dipinta policroma, conservati o ricostruiti quasi integralmente. Per quanto riguarda le maioliche compendiarie e quelle dette “turchine”, sono evidenti i contatti con Castelli d’Abruzzo, sia nelle importazioni, spesso attestate anche dai documenti coevi, sia in quelle realizzate da officine locali ispirandosi ai modelli abruzzesi. Si deve, inoltre, segnalare una produzione di ceramica graffita rinascimentale, rinvenuta recentemente in molti siti dell’Italia centro-meridionale - Abruzzo, Molise e nella stessa Campania - ad ulteriore conferma che i traffici commerciali avvenivano non solo lungo le direttrici tirreniche ma anche verso circuiti interni al regno. Dal riempimento di alcuni pozzi relativi alle fasi più antiche dell’isolato proviene anche vasellame quattrocentesco: maiolica a lustro d’importazione valenzana, maioliche recanti lo stemma aragonese del Duca di Calabria e maioliche dipinte in blu, ed in blu ed arancio; queste ultime manifestano evidenti confronti con i coevi pavimenti maiolicati di alcune chiese napoletane, come quelli della cappella Caracciolo nella chiesa di S. Giovanni a Carbonara.
  • AIAC_2122 - Piazza Bovio (stazione metro “Università”) - 2003
    Agli inizi del XII secolo risalgono ambienti situati nella zona meridionale della stazione, costruiti con blocchi di tufo giallo di medie e grandi dimensioni, di forma pseudo poligonale e rettangolare irregolare. Fra la metà e la fine del XII secolo sul primitivo complesso edilizio si sviluppa l’isolato urbano secondo le forme ancora riconoscibili nel catasto ottocentesco. L’isolato non insiste direttamente su impianti più antichi, ma su livelli di natura limo sabbiosa che portano alla formazione di una palude. I resti pertinenti alla fase di tale periodo sono rappresentati da un complesso costruito ex novo, che segna l’inizio dell’urbanizzazione dell’area (inizi VII secolo). Esso è localizzato al di fuori del tratto sud-occidentale della fortificazione greca ed è formato da un grande edificio, in blocchi squadrati di tufo giallo, a pianta rettangolare, suddiviso in quattro ambienti mediante semipilastri, dotato di due scale di accesso al piano superiore, a sud del quale si allinea un corridoio di ingresso, mentre ad ovest si dispongono altri due ambienti a pianta trapezoidale. La tipologia semplice dei vani e la loro dimensione ampia indurrebbe ad ipotizzarne una destinazione a magazzini connessi all’area portuale. Il complesso conosce ampliamenti e restauri nell’VIII ed è distrutto fra la fine del IX ed il X secolo. Prima del VII secolo l’area è occupata solo da apprestamenti precari connessi alla lavorazione del vetro e del ferro. I carotaggi geoarcheologici hanno dimostrato che quest’area corrispondeva a parte di un’insenatura che arrivava a lambire il lato nord della piazza, a valle dell’edificio della Borsa. Questa a partire dal I sec. d.C., subisce progressivi fenomeni di insabbiamenti che portano all’avanzamento della linea di costa che nel VI secolo cogliamo sino al limite sud della piazza. Solo in età medioevale si sarebbero formati cordoni dunali che avrebbero generato i due porti, il Vulpulum a piazza Municipio, l’Arcina nell’area del Molo piccolo.
  • AIAC_2122 - Piazza Bovio (stazione metro “Università”) - 2004
    I risultati dei nuovi scavi e delle estese campagne di prospezioni geoarcheologiche consentono di delineare il paesaggio costiero nelle sue articolazioni e funzioni, chiarendo, almeno in parte, la questione dell’ubicazione e della morfologia del porto di Neapolis. Piazza Bovio insieme a piazza Municipio costituivano settori di un’unica grande insenatura delimitata ad ovest da Castel Nuovo e ad est dalla chiesa di Santa Maria di Porto Salvo; l’insenatura occupava quasi l’intera piazza Municipio, e, a piazza G: Bovio, disegnava un’ansa che rappresenta il limite orientale del bacino. Sia a piazza Municipio sia a piazza Bovio lo scavo conferma che l’intera area indagata delle stazioni era occupata dal mare. L’antica linea di costa correva, non molto distante, a monte di entrambe le stazioni. A Piazza Municipio e a piazza Bovio non sembrerebbero documentate modificazioni del profilo costiero fra età greca ed età romana. A piazza Bovio i più antichi fondali che hanno restituito materiali ceramici risalgono al IV secolo A. C, mentre a piazza Municipio lo scavo ha finora raggiunto come livelli più profondi quelli di III- II secolo a. C. Si tratta di fossati larghi all’incirca 1,80-1,90m, spesso incrociati, di cui si riconoscono le sponde sia sui livelli più superficiali del sostrato naturale, sia sulle sabbie stesse, cosi come è anche possibile osservare i sottili solchi impressi dagli strumenti con cui i dragaggi sono stati realizzati; è anche interessante segnalare il rinvenimento sul fondale di parte di un carico di coppe emisferiche a vernice nera, di metà III secolo a.C., di argilla sicuramente ascrivibile al Golfo di Napoli.
  • AIAC_344 - Tempio di Venere - 2004
    Lo scavo del tempio di Venere a Pompei rientra in un progetto più vasto di indagine, prospezioni geologiche e geofisiche, che riguardano l'intero fronte sud-occidentale della cosiddetta Altstadt. Verrà studiato il rapporto fra città e bacini portuali, che dovevano localizzarsi a ridosso dell'area compresa fra Porta Marina e le Terme del Sarno. Il tempio di Venere rappresenta il complesso più imponente e rilevante dell'area. Con lo scavo si è voluto semplicemente verificare l'attendibilità delle datazioni fornite all'inizio del XIX secolo da Mau, il precedente scavatore che vi vedeva una doppia fase di realizzazione: una di età sillana, legata alla fondazione della colonia, l'altra di età giulio-claudia. I risultati preliminari sembrano indicare nuove datazioni per entrambi i complessi: mentre il grande santuario a terrazze repubblicano dovrebbe essere collocato nella seconda metà del II sec.a.C. (coevo quindi alla limitrofa Basilica), il rifacimento imperiale, al quale appartiene il grande complesso di horrea sul fronte, doveva essere ancora in fase di costruzione al momento dell'eruzione del 79 d.C. Le strutture di età repubblicana furono riutilizzate in età giulio-claudia, quando fu aggiunto un impianto termale. In un ristretto spazio a nord del porticato orientale è stato individuato inoltre un livello arcaico costituito da un crollo di mattoni crudi, la cui originaria pertinenza e funzione non è sta ancora compresa. Nella stessa area è stata portata alla luce anche un edificio sacro, probabilmente porticato, relativo invece alla fase -sannitica' di III sec.a.C., caratterizzato dalla presenza di varie cisterne colme di materiale votivo e rituale. Il santuario di Venere non è quindi creazione di Silla: il complesso repubblicano, già realizzato alla fine del II sec.a.C., si sovrappone ad un culto già esistente, pertinente alla Venere stessa o, come già ipotizzato da Filippo Coarelli, alla dea sannitica Mefite. (Emmanuele Curti)