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AIAC_974 - Altopiano di Pradis - 2012
La campagna di scavo 2012 ha approfondito la sequenza stratigrafica oltre l’ingresso della cavità. Qui si è scavatà l’unità BIO1, che contiene le US5 (ex tetto), 7, 5 e 8.
Sono stati rinvenuti numerosi reperti faunistici, che hanno fornito evidenza sui metodi della sussistenza degli abitanti. Tracce di intervento umano si sono riscontrate sui resti di ungulati di varie dimensioni. Nella macro-unità BIO, è stata confermata la prevalenza dell’orso delle caverne e della marmotta. L’ultimo, tuttavia, non mostrava tracce di attività antropologica. Lo sfruttamento delle risorse faunistiche è stato documentato grazie a tracce di tagli, tracce di bruciato e traumi sulla diafisi dei grandi ungulati, che documentano la rimozione del midollo osseo. Di particolare interesse sono risultate le tracce di macellazione sui resti di orso ( _Ursus_ sp.) e di orso delle caverne ( _Ursus_ _spelaeus_ ), provenienti dalle USS 7 e 5tetto. Collegate alla rimozione della carne e della pelle. Gli artefatti litici hanno gettato nuova luce sulle occupazioni del Paleolitico Medio. L’insieme musteriano comprende schegge debordanti e pietre a forma di incudine associate con il metodo discoide e la produzione Levallois, alcune delle quali trasformate in raschiatoi. La scelta di materiale naturale ha confermato che i vicini bacini fluviali fossero la risorsa principale.
Lo strato 5tetto ha rivelato chiare evidenze di variabilità tecnologica, così come suggerisce il rinvenimento di frammenti centripetali di schegge Levallois, piccolo schegge spesse con impugnatura inclinata e piatta. Due frammenti mostrano caratteristiche distinte dal resto della sequenza: una lama ricavata dalla faccia ventrale di una coreon-scheggia e una scheggia che presenta una parte posteriore parzialmente rilavorata e un bordo sottile con graffiature invasive e superficiali.
La cava potrebbe fornire evidenze circa la mobilità, l’occupazione del territorio e lo sfruttamento delle risorse in un’area che si colloca tra la pianura e la regione alpine. Il prosieguo del progetto fornirà evidenze sulla presenza dei gruppi neandertaliani e gravettiano in una zona ritenuta periferica rispetto alla vasta pianura nordadriatica che si estendeva verso sud.