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AIAC_2092 - Cuma - 2017
I lavori di scavo del 2017 hanno interessato gli isolati delimitati durante le campagne del 2012 e del 2013. Sono stati realizzati sia alcuni saggi di verifica della sequenza stratigrafica all’interno dell’area già scavata in precedenza sia un allargamento dell’area di scavo sul lato settentrionale.
Lo scavo è stato condotto secondo la consueta formula dello scavo-scuola, che ha visto la partecipazione di circa 80 studenti, distribuiti su due turni.
Gli interventi effettuati durante la campagna di scavo del 2017 si sono concentrati nella porzione meridionale dell’isolato già messo in luce in estensione, nell’isolato settentrionale posto a ridosso delle mura e sull’asse stradale N-S, che delimita questi isolati sul lato orientale.
L’indagine sulla plateia con andamento N-S ha avuto come obiettivo quello di comprendere in maniera più approfondita le diverse fasi di vita e di utilizzo della strada, in particolare quelle di età tardo-imperiale e tardo-antica.
Inoltre, sono state riprese le indagini all’interno del peristilio della _domus_ meridionale. Lo scavo di approfondimento stratigrafico ha permesso la definizione delle fasi del peristilio: 1) primo impianto di epoca tardo-repubblicana; 2) rifacimento interno del cortile con la costruzione di una fontana centrale e di un sistema di adduzione dell’acqua da una grande cisterna laterale (epoca augusteo-tiberiana); 3) rifacimento dell’apparato decorativo del peristilio della fine del I sec. d.C., verosimilmente contestuale alle trasformazioni realizzate in fase con la Domiziana (95 d.C.); 4) successivi rifacimenti di epoca imperiale (II – prima parte del III sec. d.C.). L’approfondimento all’interno della corte colonnata ha messo in luce la stratigrafia precedente, costituita da: 1) una potente colmata di riempimento del peristilio, contenente materiali in giacitura secondaria tra l’Età del Ferro e il I sec. a.C.; 2) una profonda fossa che ha restituito parti di fusti e di capitelli tufacei relativi a colonne doriche di un edificio tardo-arcaico, frammentate intenzionalmente e ivi scaricate; 3) piani di vita, relativi probabilmente ad esterni di abitazioni, databili in epoca alto-arcaica (ca. 700-600 a.C.); 4) un potente innalzamento del piano di calpestio con sabbia litoranea/lagunare, realizzato alla fine dell’VIII sec. a.C. e riconducibile al vasto intervento di bonifica, messa in opera contestualmente all’impianto del sistema urbano di questo quartiere, nella prima fase coloniale; 5) infine, un osso umano recuperato all’interno di una buca di età imperiale denota probabilmente la distruzione di una tomba pre-ellenica.
Il rinvenimento delle colonne doriche in frammenti ha imposto di riconsiderare con attenzione la possibilità che una plateia di blocchi di tufo che forma un angolo, precedentemente messa in luce nell’area del peristilio, abbia funzionato come stilobate del colonnato in questione. La verifica di tale ipotesi ha necessitato la riapertura dei precedenti saggi di scavo praticati nei pressi di questa struttura. Tuttavia, la pertinenza di questo stilobate all’edificio dorico tardo-arcaico, a cui sono relative queste colonne, è stata esclusa per ragioni stratigrafiche e di livelli. È impossibile, pertanto, precisare se queste colonne tardo-arcaiche fossero relative ad un edificio occupante questo settore e di cui non si conservano tracce delle strutture portanti oppure se esse siano state trasferite da un luogo più o meno distante per un loro riuso (per realizzare i rocchi inferiori litici del peristilio tardo-repubblicano?). Resta invece valida l’ipotesi, precedentemente avanzata, che lo stilobate in blocchi di tufo possa riferirsi ad un’abitazione a peristilio datata in epoca ellenistica e precedente l’impianto della _domus_ tardo-repubblicana.
Nel settore più settentrionale dell’area indagata, il prosieguo dell’indagine ha messo in luce l’angolo sud-orientale di un altro isolato caratterizzato dalla presenza di una bottega a destinazione metallurgica, la cui attività, funzionale alla lavorazione del ferro, è databile almeno dal I al III sec. d.C. Siccome nelle precedenti campagne di scavo erano state rinvenute, immediatamente a Sud del limite meridionale di questo isolato, consistenti tracce di attività metallurgica di lavorazione del ferro e del rame/bronzo _in situ_, ascrivibili al 700-500 a.C., l’ipotesi di lavoro - da verificare con il prosieguo delle ricerche - è che questo settore ai margini della città greco-romana possa essere stato destinato, in maniera specifica, alle attività metallurgiche: da una fase iniziale della colonia greca fino ad epoca imperiale.
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AIAC_2996 - Parrana San Martino - 2012
Dal 5 al 17 novembre 2012 si è svolta la seconda campagna di scavo nella necropoli protostorica ad incinerazione di Parrana San Martino (Collesalvetti, LI). Il sito è posto lungo il tracciato di una barriera tagliafuoco a 345 m. slm; le opere di deforestazione e i mezzi meccanici utilizzati per la realizzazione della pista hanno intaccato la parte superiore delle sepolture.
Nella prima campagna di scavo (2010), realizzata in collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e il Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno, è stata recuperata una ingente quantità di materiali disseminati in superficie, sono state messe in evidenza 97 sepolture e sono stati asportati i cinerari più compromessi; nella recente campagna le ricerche hanno interessato i settori più meridionali dell’area, dove sono state rimosse 20 sepolture.
La necropoli copre una superficie di 550 metri quadrati; è caratterizzata dalla presenza di uno strato a matrice limo-argillosa e da discontinui affioramenti di calcare marnoso, dislocati lungo le fasce laterali dove è disposto il maggior numero di sepolture. Ogni cinerario risulta deposto all’interno di una piccola cavità praticata nel terreno argilloso o ricavata asportando ciottoli e scaglie dall’affioramento di calcare. Le buche scavate nell’argilla hanno forma circolare o ovale, pareti inclinate con profilo leggermente concavo, fondo generalmente piatto; quelle ricavate asportando elementi di calcare presentano forma circolare e ridotta larghezza tanto che, in molti casi, i cinerari appaiono perfettamente incastrati tra le pareti verticali, il fondo risulta spesso livellato dall’inserimento volontario di un ciottolo appiattito.
I riempimenti delle fosse di deposizione sono costituiti da uno strato a matrice argillosa con screziature grigie. All’interno sono presenti granuli di limonite, inclusi litici di piccole dimensioni, cristalli di quarzo e, in alcuni casi, schegge di diaspro e selce.
I cinerari, rinvenuti in stato frammentario per la compressione dei mezzi meccanici, conservano forma e posizione originale perché tenuti insieme dal terreno. Le forme sono biconiche, con carena arrotondata, e generalmente monoansate. Molti esemplari hanno superfici ampiamente decorate con motivi a fasci di solcature parallele delimitate da punti impressi, solcature semicircolari, piccoli cerchi concentrici formanti motivi a “sole”, impressioni a falsa cordicella.
Le ciotole di copertura ricostruibili sono a profilo convesso e monoansate; si sono conservati solo due grossi frammenti di fondo piatto uno dei quali presenta un motivo decorativo a fasci di linee parallele formanti una croce delimitata da cerchi concentrici.
I riempimenti dei cinerari sono caratterizzati da un sedimento a matrice limosa che copre una concentrazione di ossa calcinate aderenti al fondo del vaso. In un cinerario è stata ritrovata in stato frammentario una fibula ad arco serpeggiante con staffa a spirale.
L’osservazione preliminare dei materiali rinvenuti nella campagna 2012 sembra confermare la datazione proposta in seguito alla prima campagna di scavo. Il contesto, per il momento, appare riferibile ad un unico orizzonte culturale collocabile cronologicamente tra la fine dell’Età del Bronzo e l’inizio dell’età del Ferro (fine del II° - inizio I° millennio a.C.).
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AIAC_2996 - Parrana San Martino - 2013
Tra settembre e ottobre 2013 si è svolta la terza campagna di scavo nella necropoli protostorica di Parrana San Martino (Collesalvetti, LI).
Il sito è posto nel Parco dei Monti Livornesi, a 345 m slm, lungo una barriera tagliafuoco.
Il contesto appare riferibile ad un unico orizzonte culturale collocabile tra la fine dell’Età del Bronzo e l’inizio dell'Età del Ferro (fine del II - inizio I millennio a.C.).
L’area destinata alla deposizione dei defunti si estende per 550 mq; sono stati individuati oltre 120 cinerari intaccati dai mezzi meccanici durante la realizzazione della pista antincendio.
La zona è caratterizzata da uno strato argilloso attraversato da affioramenti di calcare marnoso; la parte centrale risulta libera sia da affioramenti sia da sepolture ed è delimitata, su un lato, da un allineamento di blocchi apparentemente intenzionale.
Le sepolture sono dislocate lungo le fasce laterali.
Dal momento che non sono state rilevate sovrapposizioni, è probabile che le tombe fossero ben segnalate in superficie, forse proprio con elementi di calcare reperiti negli affioramenti circostanti.
Nella campagna 2013 lo scavo ha interessato i settori maggiormente danneggiati dai mezzi meccanici e soggetti ad erosione (area nord-ovest). Sono state asportate 31 sepolture; tra queste, la metà circa presenta un pessimo stato di conservazione.
I cinerari ricostruibili sono biconici monoansati con carena arrotondata, un solo esemplare è biansato. Otto vasi presentano decorazione incisa; gli impasti sono poco depurati, le superfici frequentemente corrose.
Le poche ciotole di copertura quasi sempre prive del fondo, sono anch’esse monoansate con impasti depurati e superfici levigate.
Nel riempimento dei cinerari, un sedimento limoso copre una concentrazione di ossa aderente al fondo del vaso; in alcuni casi sono stati rinvenuti frammenti di oggetti d’ornamento in bronzo.
Tra le fosse di deposizione 18 risultano scavate direttamente nello strato di argilla, 9 tra lo strato di argilla ed i filari di calcare, 3 rimuovendo esclusivamente i ciottoli dell’affioramento naturale ottenendo strette buche nelle quali i cinerari risultano incastrati
I riempimenti delle fosse di deposizione presentano un sedimento simile a quello dello strato in cui sono state scavate.
In tre fosse però è stata rinvenuta terra di rogo, ciò che resta della pira funebre dopo aver raccolto le ossa nel cinerario. In due casi la terra di rogo riempie la parte inferiore della fossa quasi a livellarne la base, particolarmente accidentata perché ottenuta per asportazione di ciottoli e scaglie dall’affioramento di calcare.
La terra di rogo sulla quale poggiano i due cinerari è composta da sedimento carbonioso con tronchetti bruciati, resti di ossa, frammenti di oggetti in bronzo, minuti frammenti di ceramica.
Nel terzo caso, invece è posta in una fossa scavata nell’argilla.
E’ alquanto singolare che su un campione di 62 tombe indagate fino ad ora, solo in quattro casi (uno della campagna 2012) sia stata rilevata la presenza di terra di rogo; per il momento però questa variante del rito funerario sembra sfuggire ad ogni ragionevole ipotesi.