AIAC_2329 - La Rocca - 2012Le ricerche archeologiche 2012 nel sito in contrada “La Rocca” a Oratino, nell’alta valle del Biferno, hanno permesso di confermare che l’occupazione avvenne in due momenti cronologici differenziati, l’Appenninico e il Subappenninico Recente, caratterizzati da un diverso utilizzo dell’area, mentre non esistono al momento dati che attestino con certezza un’occupazione durante il Subappenninico Antico, quando potrebbe essersi verificato un abbandono del sito o almeno dell’area indagata.
In particolare durante l’Appenninico l’area oggetto di scavo sembra essere caratterizzata dalla presenza di un tumulo, da due strutture in negativo riutilizzate come fosse di scarico e probabilmente da una struttura in pietrame a secco di cui però non si conosce ancora il livello di posa.
Durante il Subappenninico Recente fu realizzata una grande fossa di combustione; nella stessa area, successivamente al suo riempimento, furono impostate diverse piastre di cottura, interessate da almeno 6 fasi di utilizzo connesso con il trattamento di cereali e leguminose. A questa fase è da riferire anche una struttura in pietrame a secco che si addossa alla struttura muraria riferibile all’Appenninico, di cui costituisce probabilmente un rifacimento.
Il sito della Rocca di Oratino fu quindi oggetto di un’occupazione di lunga durata (sebbene non necessariamente continuativa), anche se l’area scavata appare avere avuto una destinazione di uso differenziata in vari momenti dell’età del Bronzo. Il piccolo pianoro alle pendici della Rocca fu utilizzato in un primo momento per scopi di carattere simbolico, testimoniati dal tumulo, di cui al momento si può ipotizzare l’edificazione almeno nell’Appenninico. Sempre nella stessa fase furono realizzate le strutture in negativo, successivamente impiegate come fosse di scarico: queste ultime potrebbero aver avuto una funzione pratica, anche se non si può escludere che le due evidenze (tumulo e fosse) possano essere messe in relazione sul piano delle attività con valore simbolico. La verifica, con il prosieguo delle ricerche, delle reciproche relazioni stratigrafiche tra tutte le evidenze più antiche nel sito è tuttavia indispensabile per proporre ipotesi in tal senso.
Durante il Subappenninico Recente le evidenze a disposizione parlano a favore di un’occupazione dell’area in relazione con attività pratiche di difficile definizione, come testimoniato, per i livelli più antichi, dalla realizzazione della grande fossa di combustione di forma semi-ellissoidale, accompagnata da un allineamento di buche di palo.
Successivamente, sempre nell’ambito del Subappenninico Recente, l’area risulta essere stata utilizzata per attività all’aperto più chiaramente connesse con la preparazione, la cottura e il consumo di alimenti.
La posizione del sito, posto presso l’incrocio tra due percorsi naturali rappresentati dalla valle del Biferno e da quello segnato in epoca storica dal tratturo Lucera-Castel di Sangro, rese possibili scambi e circolazione di persone e idee secondo modalità ancora non ben definite. Nel sito sono, infatti, presenti alcuni materiali importati (come ambra e metallo) che testimoniano la capacità e l’interesse per l’acquisizione di beni, anche di prestigio, che interessavano le comunità delle aree appenniniche, il cui ruolo nel contesto degli scambi anche a lungo raggio sta delineandosi negli ultimi anni.
AIAC_3587 - Grotta di San Michele - 2014Dal 1 al 27 settembre 2014 si è svolta la prima campagna di ricerca archeologica nella Grotta di San Michele (comune di Cagnano Varano, prov. di Foggia). Questo intervento costituisce la 1a stagione di scavo archeologico su questo insediamento in grotta, seguito ad attività di rilievo, in particolare del perimetro del sito e della pavimentazione di età medievale. Questa stagione di ricerca ha riguardato l’esplorazione del saggio I delle dimensioni di 9 m2, con delimitazione ovest rappresentata dalla parete rocciosa della grotta.
_Risultati dell’indagine stratigrafica_
L’indagine ha interessato un deposito a matrice argillosa, ricca in materiale organico (in particolare frustoli di carbone), che ha restituito tracce di frequentazione antropica, attribuibile, allo stato attuale delle ricerche, ad un orizzonte cronologico compreso tra il Bronzo Recente e la prima Età del Ferro.
Di particolare interesse è il rinvenimento, successivamente all’individuazione di una sequenza di alcuni riporti argillosi a matrice organica e carboniosa, compatti, di una fossa di andamento pseudo circolare, dal profilo irregolare, con margini piuttosto rettilinei, pareti leggermente concave e fondo ad andamento piano, ampia in media, all’incirca, metri 1,20x1,20, con una profondità variabile tra i 40 ed i 27 cm. Al suo interno, è stato individuato un accumulo a matrice argillosa, friabile, caratterizzato da numerosi reperti ceramici, ossa animali, pochi reperti litici, e ossa umane in stato frammentario. Si segnala la presenza di due contenitori ceramici interpretabili come una piccola olla, solo parzialmente integra, ad impasto, e una scodella integra, ad impasto fine, bruno, quest’ultima in posizione capovolta su di un cranio umano frammentario, in giacitura secondaria. Durante l’attività di scavo sono, inoltre, stati riportati alla luce una perla a strisce ed una ad occhi in materiale vetroso. L’intera stratigrafia risultava obliterata da un accumulo a matrice argillosa, riconducibile ad un orizzonte cronologico di età moderna, con frequentazione riconoscibile sino ai giorni nostri.