AIAC_4467 - Piazza Garibaldi-via Roma-Corso C. Battistini - 2014Gli scavi archeologici condotti dall’ex Soprintendenza Archeologia dell’Emilia Romagna, fra maggio e novembre 2014, hanno portato al ritrovamento di sette granai “a fossa” di età tardo medievali, databili fra la fine del 1400 e il corso del 1500. La maggior parte è stata ritrovata nel tratto compreso fra l’arco Spada e l’inizio di via Roma. A questi se ne devono aggiungere altri tre scoperti, due di fronte all’Ufficio Postale e uno lungo via C. Battistini nel 2012.
Le fosse presentavano sezione interna a campana o a “imbuto rovesciato”. Scavate direttamente nell’arenaria, sprovviste di camicia di contenimento in muratura, erano profonde fino a quattro metri dal piano stradale, con diametri compresi fra i due e i tre metri. Rivestite originariamente sulle pareti da paglia o canniccio (come protezione dall’umidità del terreno), furono utilizzate per conservare grano, orzo, avena, fave, mandorle, ceci, ecc. Chiuse già agli inizi del 1600, al loro interno sono state ritrovate diverse ceramiche utilizzate sulle tavole come stoviglie e vasellame comune (piatti, ciotole, catini ecc). Fra i materiali recuperati si segnala un “butto” di albarelli di piccole dimensioni, perfettamente conservati, usati forse come porta spezie o per conservare preparati medicinali come balsami e polveri.
Le indagini hanno interessato anche parte dell’area verde “Virgina Battistini”. Gli scavi hanno portato al ritrovamento di alcuni tratti delle fondazioni del chiostro del convento dei Frati Minori Osservanti, costruito nel 1607 da Carlo Felice Malatesta. Decorato come ricordano le fonti d’archivio con affreschi sulla vita di San Francesco d’Assisi, alcuni recuperati durante i lavori, il convento fu soppresso nel 1866 e da ultimo ridotto e trasformato in edificio scolastico dal 1935.
Altri interventi, lungo via Cesare Battisti, hanno permesso di portare al ritrovamento al di sotto dell’attuale piano stradale, tratti di due condotti fognari costruiti a cavallo fra il XVI e il XVII secolo e un ipogeo a “struttura complessa”. Il primo e più antico condotto fognario databile agli inizi del XVI secolo, era costituito da una struttura in pietra e mattoni con copertura a botte. Il secondo presentava diversamente corpo in muratura, con sezione interna di scolo quadrata, rinforzato sui lati da reni in ciottoli e chiuso sulla testa da una copertura in mattoni a doppio spiovente. Per quanto riguarda l’ipogeo si tratta di un ambiente scavato interamente nell’arenaria e sviluppato su una superficie di 88 mq. L’ingresso, al di sotto del marciapiede attuale, portava ad un ambiente principale al centro del quale si sviluppava un pilastro a sezione rettangolare che sorreggeva l’intera copertura voltata. Da questo ambiente principale si snodavano una serie di corridoi chiusi da nicchie absidate, nelle quali si distinguevano appoggi per lumi, piccole mensole, ganci e fori per l’alloggio di travi. Costruito sicuramente prima del XVII secolo, non è possibile sapere per certo quale fosse in origine il suo utilizzo. Nel corso dei secoli è stato diversamente usato come cantina e rifugio per la gente del paese durante la seconda guerra mondiale.
AIAC_4480 - Piazza Pertini - 2014Gli scavi archeologici hanno portato in luce sotto i resti del più recente Palazzo Pilastri del XVII secolo, demolito dopo la Seconda Guerra mondiale, le tracce di una più antica casa rurale. Costruita fra la prima metà e la metà del ‘400, è uno dei pochi esempi attestati e meglio documentati di case coloniche d’età tardo medievale.
La fattoria, di cui si conserva oggi a vista la stalla pavimentata in mattoni e in pietra, era formata da almeno dieci ambienti al piano terra, più un secondo piano occupato dal solaio. A questo si accedeva tramite una scala sistemata all’intero della casa, nel corridoio, e da una seconda struttura esterna al portico, di cui erano leggibili ancora le buca per gli alloggiamenti verticali degli elementi di sostegno in legno. Del porticato, aperto sull’attuale via di piazza Pertini, si conservavano ancora in posto le basi dei pilastri in mattoni su cui poggiavano le travi a sostegno della del tetto. Pochi decenni dopo la sua costruzione, la fattoria fu intervento d’importanti lavori di modifica agli ambienti interni: alcune stanze furono abbattute e allargate, altre ridotte di dimensioni e riqualificate per usi diversi, come nuovi annessi (depositi, magazzini, cantine, ecc).
Della casa facevano anche parte una piccola cisterna per l’acqua e l’aia. La cisterna, costruita in mattoni e pietra con copertura a botte, era usata per la raccolta dell’acqua piovana. Dotata di un pozzetto di manutenzione e di un fognolo per lo scolo esterno con funzione di “troppo pieno”, all’interno sono state recuperate diverse ceramiche comuni e smaltate, piatti, ciotole, brocche di produzione tardo-medievale. Insieme alle ceramiche, restaurate ed esposte ora nelle sale della Biblioteca Comunale, sono stati ritrovati numerosi acini d’uva e noccioli di pesco e mela, insieme a ossa di pollo, coniglio, agnello, maiale e oca. L’aia si apriva diversamente sul fronte settentrionale in coincidenza del porticato, chiusa sul retro della casa da un piccolo stradello in ciottoli, di cui si conservavano tratti parziali sigillati da riporti di cantiere.
Con la demolizione della casa alla metà del ‘500, tutti questi ambienti furono demoliti e materiali come pietre, mattoni, travi ecc., riutilizzati per la costruzione di Palazzo Pilastri. Conosciuto da tutti con il nome dialettale di “e palazoun”, fu costruito agli inizi del 1600 come residenza di campagna dei conti Pilastri di Cesena sui resti della più antica casa rurale. Usato anche residenza del podestà fu sede per un breve periodo del Comune di Gambettola. Acquistato dall’Amministrazione locale nel 1892, pochi anni dopo il palazzo subì un pesante incendio che lo danneggiò gravemente. Risistemato, ospitò le scuole elementari e la caserma della Guardia Nazionale, trasformandosi agli inizi del secolo scorso, in una specie di grande casa popolare, dando accoglienza ad alcune delle famiglie più povere del paese, oltre ad alcuni locali di servizio e all’osteria Vaenti, punto di ritrovo del nuovo centro di Gambettola.
Danneggiato dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, fu abbattuto definitivamente nell'immediato dopoguerra e al suo posto fu costruita l’attuale Piazza Pertini.