- Item
- AIAC_2641
- Name
- Scopeti
- Date Range
- 40000 BC – 10000 BC
- Monuments
- Settlement
Seasons
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AIAC_2641 - Scopeti - 2010Il sito denominato "Scopeti" è localizzato a pochi chilometri a Nord dell'attuale centro abitato di San Casciano val di Pesa su di un rilievo poco distante dalla frazione di Sant'Andrea in Percussina. Negli anni il Gruppo Archeologico di Montelupo Fiorentino ha effettuato raccolte di superficie che hanno consentito di collezionare numerosi reperti litici che oggi sono esposti al Museo Archeologico di Montelupo Fiorentino. Uno studio preliminare di tali materiali ha consentito di attribuire i reperti a due diversi orizzonti crono-culturali: - un primo consistente lotto di materiali appare riconducibile al Paleolitico medio e più precisamente ad un Musteriano tipico di tecnica levallois. Si tratta di un'industria in selce e diaspro a stato fisico molto fresco comprendente rari nuclei, alcuni manufatti ritoccati e abbondanti non ritoccati. - il secondo lotto di materiali può essere invece attribuito alle fase conclusive del Paleolitico superiore e più precisamente all'Epigravettiano finale. Si tratta di un industria in selce prevalente a stato fisico integro caratterizzata dalla presenza di supporti micro e ipermicrolitici. Come da convenzione, nel mese di giugno del 2010, il Museo Archeologico di Montelupo ha condotto una campagna di indagine nel sito. L’allestimento del cantiere ha previsto la realizzazione di una quadrettatura, effettuata tramite stazione totale, con maglie di un metro e la creazione logistica di una postazione finalizzata alla flottazione e setacciatura dei depositi. La scelta del posizionamento dello scavo stratigrafico sul top del rilievo è stata suggerita dalla presenza di materiali litici in superficie in quell’area e dalla micro morfologia del rilievo stesso che escludeva la presenza di depositi di origine colluviale o alluvionale in giacitura secondaria. L’area prescelta per lo scavo occupa i quadrati E-O/15-17, per una superficie totale di 27 metri quadrati. Dopo aver eseguito il rilievo dell’attuale piano di campagna si è iniziato ad asportare il terreno superficiale (US1). È stato subito chiaro che parte dell’area da noi indagata era stata oggetto di precedenti manomissioni, con ogni probabilità da riferire a scavi eseguiti da clandestini. Sono state rinvenute infatti due grandi trincee che si interrompono in corrispondenza del suolo vergine di base. I riempimenti delle due “trincee” hanno restituito piccole schegge litiche unitamente a frammenti di oggetti recenti (vetro, plastica…). Ultimato di asportare l’US1 si raggiungono le USS 8 e 9. L’unità stratigrafica 8 è, presente solo in una ristretta area e sovrastante l’US9 è costituita da un deposito a tessitura limosa di colorazione bruno nerastro, contenente piccoli frammenti di laterizi (apparentemente riconducibili a frequentazioni post medievali). La sottostante US9 è un deposito di colore giallo arancio a tessitura sabbiosa-limosa con abbondanti ossidazioni di ferro e laccature di manganese. Anche in questo caso la presenza, in associazione ad alcuni reperti litici, di frammenti di laterizi induce a non vagliare il deposito. Al di sotto vengono alla luce l’US9a e l’US10. L’US9a che risulta presente soltanto nella fascia Nord dello scavo (E-I/16-17) appare identica alla sovrastante US9 (da qui la scelta nella denominazione “9a”) con l’unica differenza di essere fortemente indurita, quasi cementata; come nel sovrastante livello associati a rari reperti litici si rinvengono minuti frammenti di laterizi. Eseguito il rilievo dell’US10 vengono inizialmente scavati i tre metri quadri L15-17, al fine di campionare il deposito e suggerire la scelta della futura strategia di scavo. Si tratta di un deposito di colore giallo nocciola a tessitura sabbiosa con abbondanti ossidazioni ferrose. Lo scavo dei tre metri quadrati consente di appurare che si tratta di un livello contenente reperti litici tutti, tecnologicamente e tipologicamente, attribuibili al Paleolitico medio e che i reperti siano pressoché in giacitura primaria come suggeriscono i margini freschissimi degli stessi. Le operazioni di flottaggio e setacciatura permettono il recupero di piccole schegge. Nel deposito non risultano conservati ne resti faunistici né antrocologici. Il deposito ha uno spessore di circa 10-15 cm. e si nota una maggiore frequenza di manufatti litici nella parte mediana del deposito. La probabile giacitura primaria e le osservazioni inducono a seguire la seguente strategia: viene effettuato dapprima un piccolo taglio (2 cm circa) di bonifica su tutta la superficie al fine di evitare possibili inquinamenti dalle UUSS sovrastanti; tale taglio viene denominato US10tetto. Quindi viene eseguito un ulteriore taglio, chiamato US10taglio1°, fino a raggiungere il livello con maggiore concentrazione di materiali litici, asportando i manufatti verticali e lasciando sul suolo quelli disposti orizzontalmente. La superficie così portata alla luce viene denominata US10a e sembrerebbe costituire una paleosuperficie antropica indisturbata. “smontato” il piano di materiali litici viene eseguito un ulteriore taglio nel deposito (US10taglio2°) fino a raggiungere il suolo vergine di base (US11). Ogni singolo reperto proveniente dall’intera US10 viene numerato e posizionato tridimensionalmente (x,y e z). Finito di scavare L’US10 si raggiunge su tutta la superficie di indagine l’US11 che viene rilevata in dettaglio per permettere una futura modellazione tridimensionale del terreno. Tutti i materiali rinvenuti sono stati lavati e siglati e sono depositati presso il Museo Archeologico di Montelupo Fiorentino.
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AIAC_2641 - Scopeti - 2011Obbiettivo dell’indagine era un ampliamento della superficie di indagine con il duplice obbiettivo di incrementare la collezione litica, permettendo un esaustivo studio tipologico e tecnologico dei materiali e di raccogliere ulteriori dati di carattere tafonomico sui reperti che consentiranno analisi di distribuzione spaziale, finalizzate ad individuare possibili aree di attività nel sito. L’area prescelta per lo scavo occupa i quadrati C-D/15-19, E-O/18-19 e H-L/20-21, per una superficie totale di 34 metri quadrati. Dopo aver eseguito il rilievo dell’attuale piano di campagna si è iniziato ad asportare il terreno superficiale (US1, sp. 10-15 cm), sotto cui si raggiungono le USS 8 e 9. L’unità stratigrafica 8 è una fase di occupazione del sito caratterizzata da una serie di fosse (una delle quali ha un diametro di circa un metro ed è profonda circa 70 cm) colmate da un riempimento argilloso scuro. Si tratta di riempimenti di epoca probabilmente rinascimentale, come testimoniano alcuni frammenti di maiolica arcaica e numerosi laterizi, da riferirsi ad attività pastorali. All’interno dell’US8 sono stati recuperati anche alcuni manufatti litici non collocabili cronologicamente, ma in evidente giacitura secondaria. Finito di asportare l’US8 si raggiunge su tutta la superficie sottoposta a scavo l’US9 (spessore medio di circa 20 cm). Si tratta di un deposito di colore giallo arancio a tessitura sabbiosa-limosa con abbondanti ossidazioni di ferro e laccature di manganese. Anche in questo caso la presenza, in associazione ad alcuni reperti litici, di, se pur rari, frammenti di laterizi induce a non vagliare il deposito. Viene portata alla luce l’US10 e nella parte Nord ovest l’US 13, di cui è visibile solo una piccola porzione nell’angolo nord est dello scavo, appare sedimentologicamente molto simile all’US 10 ma a tessitura leggermente più limosa. Essa sembra contenere, unitamente a materiali riferibili al Paleolitico medio, anche manufatti litici del Paleolitico superiore. Si decide strategicamente, risparmiando circa 2 metri quadrati intorno a questa Us, di riservarci l’indagine di questo orizzonte alle future campagne, essendo altresì obbligati ad ampliare l’area di scavo con il rischio concreto di non riuscire ad asportare la superficie, ormai a vista, del Paleolitico medio. Vengono pertanto momentaneamente abbandonati i quadrati C-D/15-19 e E-F/18-19. Eseguito il rilievo dell’US10, viene effettuato dapprima un piccolo taglio (2 cm circa) di bonifica su tutta la superficie al fine di evitare possibili inquinamenti dalle UUSS sovrastanti; tale taglio viene denominato US10tetto. Quindi viene eseguito un ulteriore taglio, chiamato US10taglio1, fino a raggiungere il livello con maggiore concentrazione di materiali litici, asportando i manufatti verticali e lasciando sul suolo quelli disposti orizzontalmente. La superficie così portata alla luce viene denominata US10a e sembrerebbe costituire una paleosuperficie antropica indisturbata. “smontato” il piano di materiali litici viene eseguito un ulteriore taglio nel deposito (US10taglio2°) fino a raggiungere il suolo vergine di base (US11). Ogni singolo reperto proveniente dall’intera US10 viene numerato e posizionato tridimensionalmente (x,y e z). Finito di scavare l’US10 si raggiunge su tutta la superficie di indagine l’US11 che viene rilevata in dettaglio per permettere una futura modellazione tridimensionale del terreno.
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AIAC_2641 - Scopeti - 2012Obbiettivo concordato dell’indagine era un ampliamento della superficie di scavo con il duplice obbiettivo di incrementare la collezione litica, permettendo cosi un esaustivo studio tipologico e tecnologico dei materiali e di raccogliere ulteriori dati di carattere tafonomico sui reperti che consentiranno analisi di distribuzione spaziale, finalizzate ad individuare possibili aree di attività nel sito. L’area prescelta per lo scavo occupa i quadrati C-D/11-15 e E-F/11-14, per una superficie totale di 18 metri quadrati. Dopo aver eseguito il rilievo dell’attuale piano di campagna si è iniziato ad asportare il terreno superficiale (US 1) - spesso in media circa 10-15 cm - che copriva i depositi: US8 e US 9. L’unità stratigrafica 8 è una fase di occupazione del sito caratterizzata da una serie di fosse colmate da un riempimento argilloso scuro. Si tratta di riempimenti di epoca probabilmente rinascimentale, come testimoniano alcuni frammenti di maiolica arcaica e numerosi laterizi. La funzione di queste fosse (una delle quali di forma circolare ha un diametro di circa un metro ed è profonda circa 70 cm) e probabilmente da riferirsi ad attività pastorali. All’interno dell’US8 sono stati recuperati anche alcuni manufatti litici non collocabili cronologicamente, ma in evidente giacitura secondaria. Sotto l’US8 sono state indagate e rilevate le US 9, 10, 10a, 11. Ogni singolo reperto proveniente dall’intera US 10 viene numerato e posizionato tridimensionalmente (x,y e z). Tutti i materiali rinvenuti lavati e siglati e sono depositati presso il Museo Archeologico di Montelupo Fiorentino. Il terreno limo sabbioso in cui sono contenuti i reperti non ha consentito la conservazione di materiali teneri, quindi a noi sono pervenuti esclusivamente i reperti litici. La metodologia di scavo permette l’identificazione nello spazio di ogni singolo reperto (a cui è stato assegnato un ID univoco). Tale informazioni consentiranno, unite all’analisi tecno-tipologiche dei materiali, l’identificazione di utilizzi dello spazio. Infatti la materia prima utilizzata appare abbastanza caratterizzata, dato che consente la suddivisione dei reperti in “minimi moduli analitici”, cioè in ipotetici blocchi di materia prima da cui sono stati estratti i manufatti, compatibili per litologia e tecnologia di lavorazione; tale suddivisione unità al dato topografico del reperto consente in ambiente GIS la visualizzazione della distribuzione dei manufatti pertinenti ad un minimo modulo analitico. In alcuni casi raccordi di fratture e/o di scheggiatura confermano inequivocabilmente l’esame litologico autoptico. Brevi considerazioni di carattere archeologico Lo studio analitico dei materiali, che ha portato alla realizzazione di 2 tesi di laurea, ha permesso pur in mancanza di dati cronologici, di collocare l’industria di Scopeti nelle fasi conclusive del ciclo musteriano. L’associazione di manufatti realizzati con tecnologie proprie di questo periodo (metodo Levallois e metodo discoide), con manufatti provenienti da blocchi sfruttati con metodi volumetrici (laminare) fanno ipotizzare che il sito di Scopeti sia stato frequentato da un gruppo di neandertaliani in una fase storica in cui in Italia erano già presenti i primi _Sapiens_ . Se tale dato fosse confermato dalla future campagne di scavo, il sito di Scopeti costituirebbe un utile tassello per la ricostruzione delle vicende storiche avvenute tra la fine del Paleolitico medio e gli inizi del Paleolitico superiore.
Media
- Name
- Scopeti
- Year
- 2010
- Summary
-
it
Il sito denominato "Scopeti" è localizzato a pochi chilometri a Nord dell'attuale centro abitato di San Casciano val di Pesa su di un rilievo poco distante dalla frazione di Sant'Andrea in Percussina. Negli anni il Gruppo Archeologico di Montelupo Fiorentino ha effettuato raccolte di superficie che hanno consentito di collezionare numerosi reperti litici che oggi sono esposti al Museo Archeologico di Montelupo Fiorentino.
Uno studio preliminare di tali materiali ha consentito di attribuire i reperti a due diversi orizzonti crono-culturali:
- un primo consistente lotto di materiali appare riconducibile al Paleolitico medio e più precisamente ad un Musteriano tipico di tecnica levallois. Si tratta di un'industria in selce e diaspro a stato fisico molto fresco comprendente rari nuclei, alcuni manufatti ritoccati e abbondanti non ritoccati.
- il secondo lotto di materiali può essere invece attribuito alle fase conclusive del Paleolitico superiore e più precisamente all'Epigravettiano finale. Si tratta di un industria in selce prevalente a stato fisico integro caratterizzata dalla presenza di supporti micro e ipermicrolitici.
Come da convenzione, nel mese di giugno del 2010, il Museo Archeologico di Montelupo ha condotto una campagna di indagine nel sito.
L’allestimento del cantiere ha previsto la realizzazione di una quadrettatura, effettuata tramite stazione totale, con maglie di un metro e la creazione logistica di una postazione finalizzata alla flottazione e setacciatura dei depositi.
La scelta del posizionamento dello scavo stratigrafico sul top del rilievo è stata suggerita dalla presenza di materiali litici in superficie in quell’area e dalla micro morfologia del rilievo stesso che escludeva la presenza di depositi di origine colluviale o alluvionale in giacitura secondaria.
L’area prescelta per lo scavo occupa i quadrati E-O/15-17, per una superficie totale di 27 metri quadrati.
Dopo aver eseguito il rilievo dell’attuale piano di campagna si è iniziato ad asportare il terreno superficiale (US1). È stato subito chiaro che parte dell’area da noi indagata era stata oggetto di precedenti manomissioni, con ogni probabilità da riferire a scavi eseguiti da clandestini. Sono state rinvenute infatti due grandi trincee che si interrompono in corrispondenza del suolo vergine di base.
I riempimenti delle due “trincee” hanno restituito piccole schegge litiche unitamente a frammenti di oggetti recenti (vetro, plastica…). Ultimato di asportare l’US1 si raggiungono le USS 8 e 9.
L’unità stratigrafica 8 è, presente solo in una ristretta area e sovrastante l’US9 è costituita da un deposito a tessitura limosa di colorazione bruno nerastro, contenente piccoli frammenti di laterizi (apparentemente riconducibili a frequentazioni post medievali).
La sottostante US9 è un deposito di colore giallo arancio a tessitura sabbiosa-limosa con abbondanti ossidazioni di ferro e laccature di manganese. Anche in questo caso la presenza, in associazione ad alcuni reperti litici, di frammenti di laterizi induce a non vagliare il deposito.
Al di sotto vengono alla luce l’US9a e l’US10. L’US9a che risulta presente soltanto nella fascia Nord dello scavo (E-I/16-17) appare identica alla sovrastante US9 (da qui la scelta nella denominazione “9a”) con l’unica differenza di essere fortemente indurita, quasi cementata; come nel sovrastante livello associati a rari reperti litici si rinvengono minuti frammenti di laterizi.
Eseguito il rilievo dell’US10 vengono inizialmente scavati i tre metri quadri L15-17, al fine di campionare il deposito e suggerire la scelta della futura strategia di scavo. Si tratta di un deposito di colore giallo nocciola a tessitura sabbiosa con abbondanti ossidazioni ferrose. Lo scavo dei tre metri quadrati consente di appurare che si tratta di un livello contenente reperti litici tutti, tecnologicamente e tipologicamente, attribuibili al Paleolitico medio e che i reperti siano pressoché in giacitura primaria come suggeriscono i margini freschissimi degli stessi. Le operazioni di flottaggio e setacciatura permettono il recupero di piccole schegge. Nel deposito non risultano conservati ne resti faunistici né antrocologici. Il deposito ha uno spessore di circa 10-15 cm. e si nota una maggiore frequenza di manufatti litici nella parte mediana del deposito. La probabile giacitura primaria e le osservazioni inducono a seguire la seguente strategia: viene effettuato dapprima un piccolo taglio (2 cm circa) di bonifica su tutta la superficie al fine di evitare possibili inquinamenti dalle UUSS sovrastanti; tale taglio viene denominato US10tetto. Quindi viene eseguito un ulteriore taglio, chiamato US10taglio1°, fino a raggiungere il livello con maggiore concentrazione di materiali litici, asportando i manufatti verticali e lasciando sul suolo quelli disposti orizzontalmente. La superficie così portata alla luce viene denominata US10a e sembrerebbe costituire una paleosuperficie antropica indisturbata. “smontato” il piano di materiali litici viene eseguito un ulteriore taglio nel deposito (US10taglio2°) fino a raggiungere il suolo vergine di base (US11). Ogni singolo reperto proveniente dall’intera US10 viene numerato e posizionato tridimensionalmente (x,y e z).
Finito di scavare L’US10 si raggiunge su tutta la superficie di indagine l’US11 che viene rilevata in dettaglio per permettere una futura modellazione tridimensionale del terreno.
Tutti i materiali rinvenuti sono stati lavati e siglati e sono depositati presso il Museo Archeologico di Montelupo Fiorentino. -
en
The site called “Scopeti” is situated a few kilometres north of the town of San Casciano Val di Pesa on a hill a short distance away from the hamlet of Sant’Andrea in Percussina. Over the years the Archaeological Group of Montelupo Fiorentino has carried out surveys and collected numerous lithic finds which are now on display in the Archaeological Museum of Montelupo Fiorentino.
A preliminary study of this material has attributed the finds to two different chronological-cultural horizons:
- The first group of materials seems to date to the Middle Paleolithic era, more precisely to a Mousterian with typical levallois technique. The flint and jasper artefacts showed little wear and included occasional nucleuses, some retouched pieces and numerous pieces with no retouching.
- The second group of material can be attributed to the final phase of the Upper Paleolithic, more precisely the Final Epigravettian period. The flint artefacts were mainly intact and characterised by the presence of micro and hyper-microlithic supports.
In June 2010 the Archaeological Museum of Montelupo Fiorentino carried out a campaign of investigations on the site.A metre-square grid was laid out using a total-station and flotation and sieving was set up. The position of the excavation on the hill-top was suggested by the presence of a surface scatter of lithic materials in that area and by the micro-morphology of the hill itself which excluded the presence of deposits of colluvial or alluvial origin in secondary deposition. The area occupied quadrants E-O/15-17, covering an area of 27 m2.
After surveying and documenting the present ground surface the upper layer was removed (US1). It was immediately clear that part of the area in question had been disturbed, probably by clandestine excavations. In fact, two large trenches reaching down to natural were found. The fill contained small lithic flakes together with modern materials (glass, plastic etc.). US1 overlay USS 8 and 9.
US8 was only present in a limited area and overlay US9. It was constituted by a deposit with a silty matrix, blackish-brown in colour and containing small brick fragments (probably relating to post-medieval occupation). The underlying US9 was orangey-yellow in colour with a sandy-silt matrix containing abundant patches of rust and manganese. Also in this case the presence of lithics with brick fragments suggests the deposit was disturbed and thus not to be taken into consideration.
Below were US9a and US10. US9a was only present in the northern part of the excavation (E-I 16-17) and appeared to be identical to the overlying US9, the only difference being that it was very hard, almost cement-like. US9a also contained occasional lithics in association with minute brick fragments. Once US10 was documented the three squares L15-17 were excavated with the aim of sampling the deposit and deciding on future excavation strategy. This was a yellowish-beige deposit with a sandy matrix containing numerous rust patches. The excavation showed that the layer contained lithic artefacts all of which attributable for technology and type to the Middle Paleolithic and that the finds were more or less in primary deposit as suggested by their sharp edges. Floatation and sieving recovered the small flakes. There were no faunal or anthrocological remains in the deposit. The layer was about 10-15 cm thick and presented a greater number of lithic artefacts in its central part.
On the basis of what was found the subsequent strategy was followed: firstly a small spit of about 2 cm was removed across the whole surface was carried out in order to avoid possible contamination from the overlying layers. This spit0 was named US10 roof. Another spit, US10 cut 1, was then made in order to reach the level with the highest concentration of lithic material, removing the vertical artefacts and leaving on the surface the finds that were in a horizontal position. The surface thus exposed, US10 a, seemed to constitute an undisturbed occupation level. Once the surface with the lithic materials had been “dismantled” a further spit was made in the deposit (US10 cut 2) down to natural (US11). Each find from US10 was numbered and plotted three dimensionally (x, y and z).
US10 was completely removed across the excavation area and US11 was recorded in detail to be used for a future three dimensional model of the terrain.
All of the processed finds are stored in the Montelupo Fiorentino archaeological Museum. - Summary Author
- Pino Fenu
- Director
- Fausto Berti
Media
- Name
- Scopeti
- Year
- 2011
- Summary
-
it
Obbiettivo dell’indagine era un ampliamento della superficie di indagine con il duplice obbiettivo di incrementare la collezione litica, permettendo un esaustivo studio tipologico e tecnologico dei materiali e di raccogliere ulteriori dati di carattere tafonomico sui reperti che consentiranno analisi di distribuzione spaziale, finalizzate ad individuare possibili aree di attività nel sito.
L’area prescelta per lo scavo occupa i quadrati C-D/15-19, E-O/18-19 e H-L/20-21, per una superficie totale di 34 metri quadrati.
Dopo aver eseguito il rilievo dell’attuale piano di campagna si è iniziato ad asportare il terreno superficiale (US1, sp. 10-15 cm), sotto cui si raggiungono le USS 8 e 9.
L’unità stratigrafica 8 è una fase di occupazione del sito caratterizzata da una serie di fosse (una delle quali ha un diametro di circa un metro ed è profonda circa 70 cm) colmate da un riempimento argilloso scuro. Si tratta di riempimenti di epoca probabilmente rinascimentale, come testimoniano alcuni frammenti di maiolica arcaica e numerosi laterizi, da riferirsi ad attività pastorali. All’interno dell’US8 sono stati recuperati anche alcuni manufatti litici non collocabili cronologicamente, ma in evidente giacitura secondaria.
Finito di asportare l’US8 si raggiunge su tutta la superficie sottoposta a scavo l’US9 (spessore medio di circa 20 cm). Si tratta di un deposito di colore giallo arancio a tessitura sabbiosa-limosa con abbondanti ossidazioni di ferro e laccature di manganese. Anche in questo caso la presenza, in associazione ad alcuni reperti litici, di, se pur rari, frammenti di laterizi induce a non vagliare il deposito.
Viene portata alla luce l’US10 e nella parte Nord ovest l’US 13, di cui è visibile solo una piccola porzione nell’angolo nord est dello scavo, appare sedimentologicamente molto simile all’US 10 ma a tessitura leggermente più limosa. Essa sembra contenere, unitamente a materiali riferibili al Paleolitico medio, anche manufatti litici del Paleolitico superiore. Si decide strategicamente, risparmiando circa 2 metri quadrati intorno a questa Us, di riservarci l’indagine di questo orizzonte alle future campagne, essendo altresì obbligati ad ampliare l’area di scavo con il rischio concreto di non riuscire ad asportare la superficie, ormai a vista, del Paleolitico medio. Vengono pertanto momentaneamente abbandonati i quadrati C-D/15-19 e E-F/18-19.
Eseguito il rilievo dell’US10, viene effettuato dapprima un piccolo taglio (2 cm circa) di bonifica su tutta la superficie al fine di evitare possibili inquinamenti dalle UUSS sovrastanti; tale taglio viene denominato US10tetto. Quindi viene eseguito un ulteriore taglio, chiamato US10taglio1, fino a raggiungere il livello con maggiore concentrazione di materiali litici, asportando i manufatti verticali e lasciando sul suolo quelli disposti orizzontalmente. La superficie così portata alla luce viene denominata US10a e sembrerebbe costituire una paleosuperficie antropica indisturbata. “smontato” il piano di materiali litici viene eseguito un ulteriore taglio nel deposito (US10taglio2°) fino a raggiungere il suolo vergine di base (US11). Ogni singolo reperto proveniente dall’intera US10 viene numerato e posizionato tridimensionalmente (x,y e z).
Finito di scavare l’US10 si raggiunge su tutta la superficie di indagine l’US11 che viene rilevata in dettaglio per permettere una futura modellazione tridimensionale del terreno. -
en
The excavation area was increased with the dual aim of increasing the lithic collection, so as to make an in-depth typological and technological study of the materials, and the collection of further taphonomic data for a spatial analysis aimed at identifying possible areas of activity on the site.
The chosen excavation area covered quadrants C-D/15-19, E-O/18-19 and H-L/20-21, for a total of 34 m2.Following the planning of the present ground level, the topsoil was removed (US1, 10-25 cm thick), below which lay USS8 and 9.
US8 was an occupation layer characterised by a series of pits (one being circa 1m in diameter and 70 cm deep) filled by dark clay. The fill probably dates to the Renaissance period, as attested by several fragments of archaic majolica and numerous tile/brick fragments, relating to pastoral activity. A number of lithic artefacts were also recovered from US8, in secondary deposition and thus not datable.
The removal of US8 revealed US9 across the entire excavation area (thickness circa 20 cm). This was a yellow-orange, sandy-silt deposit with the presence of abundant iron oxide and manganese. This layer also contained lithics in secondary deposition, found with occasional brick/tile fragments.
US10 was exposed, and in the north-western part US13, of which only a small patch is visible in the north-eastern corner of the excavation, appeared very similar to US10 but with a slightly siltier matrix. As well as materials dating to the Middle Palaeolithic period, it seemed to contain materials from the Upper Palaeolithic. A baulk of circa 2 m2 was left around this US so as to excavate this horizon in the future, as it was necessary to extend the excavation area with the risk of not being able to remove the, by now visible, Middle Palaeolithic surface. Therefore, quadrants C-D/15-19 and E-F/18-19 were temporarily abandoned.
Following the planning of US10, a small test cut (circa 2 cm) was made across the surface in order to avoid possible contamination from the overlying layers; this cut was denominated US10 roof. A further cut, (US10 cut 1) was made in order to reach the level with the greatest concentration of lithic materials. The objects standing vertical were removed and those lying horizontally were left in position. The surface thus exposed was denominated US10a and seemed to constitute an undisturbed paleo-surface. Once this had been “dismantled” a further cut was made in the deposit (US10 cut 2), reaching sterile soil at the base (US11). Each find from US10 was numbered and positioned three dimensionally (x,y and z).
The excavation of US10 was completed and US11 was reached across the entire area. The latter was planned with the aim of making a 3D model of the terrain. - Summary Author
- Pino Fenu
- Research Body
- Fausto Berti
Media
- Name
- Scopeti
- Year
- 2012
- Summary
-
it
Obbiettivo concordato dell’indagine era un ampliamento della superficie di scavo con il duplice obbiettivo di incrementare la collezione litica, permettendo cosi un esaustivo studio tipologico e tecnologico dei materiali e di raccogliere ulteriori dati di carattere tafonomico sui reperti che consentiranno analisi di distribuzione spaziale, finalizzate ad individuare possibili aree di attività nel sito.
L’area prescelta per lo scavo occupa i quadrati C-D/11-15 e E-F/11-14, per una superficie totale di 18 metri quadrati.
Dopo aver eseguito il rilievo dell’attuale piano di campagna si è iniziato ad asportare il terreno superficiale (US 1) - spesso in media circa 10-15 cm - che copriva i depositi: US8 e US 9.
L’unità stratigrafica 8 è una fase di occupazione del sito caratterizzata da una serie di fosse colmate da un riempimento argilloso scuro. Si tratta di riempimenti di epoca probabilmente rinascimentale, come testimoniano alcuni frammenti di maiolica arcaica e numerosi laterizi. La funzione di queste fosse (una delle quali di forma circolare ha un diametro di circa un metro ed è profonda circa 70 cm) e probabilmente da riferirsi ad attività pastorali. All’interno dell’US8 sono stati recuperati anche alcuni manufatti litici non collocabili cronologicamente, ma in evidente giacitura secondaria.
Sotto l’US8 sono state indagate e rilevate le US 9, 10, 10a, 11. Ogni singolo reperto proveniente dall’intera US 10 viene numerato e posizionato tridimensionalmente (x,y e z).
Tutti i materiali rinvenuti lavati e siglati e sono depositati presso il Museo Archeologico di Montelupo Fiorentino.
Il terreno limo sabbioso in cui sono contenuti i reperti non ha consentito la conservazione di materiali teneri, quindi a noi sono pervenuti esclusivamente i reperti litici.
La metodologia di scavo permette l’identificazione nello spazio di ogni singolo reperto (a cui è stato assegnato un ID univoco). Tale informazioni consentiranno, unite all’analisi tecno-tipologiche dei materiali, l’identificazione di utilizzi dello spazio. Infatti la materia prima utilizzata appare abbastanza caratterizzata, dato che consente la suddivisione dei reperti in “minimi moduli analitici”, cioè in ipotetici blocchi di materia prima da cui sono stati estratti i manufatti, compatibili per litologia e tecnologia di lavorazione; tale suddivisione unità al dato topografico del reperto consente in ambiente GIS la visualizzazione della distribuzione dei manufatti pertinenti ad un minimo modulo analitico.
In alcuni casi raccordi di fratture e/o di scheggiatura confermano inequivocabilmente l’esame litologico autoptico.
Brevi considerazioni di carattere archeologico
Lo studio analitico dei materiali, che ha portato alla realizzazione di 2 tesi di laurea, ha permesso pur in mancanza di dati cronologici, di collocare l’industria di Scopeti nelle fasi conclusive del ciclo musteriano. L’associazione di manufatti realizzati con tecnologie proprie di questo periodo (metodo Levallois e metodo discoide), con manufatti provenienti da blocchi sfruttati con metodi volumetrici (laminare) fanno ipotizzare che il sito di Scopeti sia stato frequentato da un gruppo di neandertaliani in una fase storica in cui in Italia erano già presenti i primi _Sapiens_ . Se tale dato fosse confermato dalla future campagne di scavo, il sito di Scopeti costituirebbe un utile tassello per la ricostruzione delle vicende storiche avvenute tra la fine del Paleolitico medio e gli inizi del Paleolitico superiore. -
en
This season’s aim was to extend the excavation area in order to add to the lithic collection to be used for an in-depth typological and technological of the materials and also collect further taphonomical data from the finds that will allow an analysis of spatial distribution and identify possible areas of activity on the site.
The chosen area for excavation occupied quadrants C-D/11-15 and E-F/11-14, covering a total surface area of 18 m2. The present ground surface was surveyed followed by the removal of the top soil (US 1) – on average about 10-15 cm deep – covering deposits US 8 and 9.
Level US 8 was an occupation layer characterised by a series of pits with a dark clayey fill. The presence of several fragments of archaic majolica and numerous bricks indicates they probably date to the Renaissance period. The function of these pits (one of which circular, about 1 m in diameter and 70 cm deep) probably relates to pastoral activities. Several lithic artefacts, in secondary deposition, were recovered from US 8.
Below US 8, levels US 9, 10, 10a, and 11 were excavated and recorded. Each find from US 10 was numbered and three dimensionally positioned (x,y and z). The finds are housed in the archaeological museum at Montelupo Fiorentino. Only lithic finds were preserved in the sandy silt soil.
The excavation methodology allows the identification within the space of each individual find (also assigned an individual ID). By using this information, together with technical-typological analyses of the materials, it will be possible to identify the use made of the space. The raw material used appears fairly characteristic, meaning the finds can be subdivided into “minimum analytical modules”, that is hypothetical blocks of raw materials from which the artefacts were extracted, compatible by stone type and manufacturing technology. These divisions, together with the topographical data for each find, make it possible to visualize in GIS the distribution of the artefacts in each minimum analytical module.
In some cases, joins between fractures and/or flaking confirm the lithological post-mortem.
_A brief consideration of the archaeology_
Despite the lack of chronological data, the analytical study of the materials (which has produced two undergraduate theses) places the Scopeti industry in the final phases of the Musterian cycle. The association of artefacts made using techniques from this period (Levallois and discoid methods), with artefacts from blocks exploited using volumetric (laminar) methods suggests that the site was frequented by a groups of Neanderthals in a historical period when the first _Sapiens_ were already present in Italy. If future excavations confirm this, the site of Scopeti would constitute a useful tessera in the reconstruction of the historical events occurring between the end of the middle Paleolithic and beginning of the upper Paleolithic period. (P. Fenu) - Summary Author
- Pino Fenu
- Director
- Fausto Berti
Media
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Martini 1984F. Martini, 1984 (a cura di), Preistoria nel Valdarno inferiore fiorentino, Quaderni del Museo della Ceramica e del Territorio, 1, Empoli.
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Fenu 2005P. Fenu (a cura di), 2005, Echi dalla Preistoria – Testimonianze preistoriche nella valle dell’Arno, Catalogo della Mostra “Echi dalla Preistoria\", Firenze.