Name
Trilogia Navile Area UNICUM (Galotti S.p.A. - CESI coop)
Date Range
4000 BC – 3000 BC
760 BC – 600 BC
50 BC – 400
1 – 1
Monuments
Cemetery
Settlement

Seasons

  • AIAC_2919 - Trilogia Navile Area UNICUM (Galotti S.p.A. - CESI coop) - 2012
    Le ricerche hanno interessato un’area complessiva di circa 2.890 mq attestandosi ad una profondità media di 8 metri dal piano campagna, portando ad individuare frequentazioni di età preistorica, villanoviana e romana. Per quanto riguarda l’inquadramento cronologico della fasi neolitiche, risulta difficile a fronte dei pochi frammenti ceramici recuperati durante la pulizia di superficie del paleosuolo, oltre all’assenza di strutture insediative, poter fissare una precisa facies culturale. Alcuni caratteri, come le decorazioni a unghiate incise sul corpo e sotto le anse dei frammenti, sembrano rimandare ad aspetti tardivi della cultura della Ceramica Impressa adriatica. Per quanto concerne l’età villanoviana, il settore indagato, ha permesso di mettere in luce una parte importante del sistema di recinzione e protezione di un’area all’interno della quale si collocavano, per la parte indagata, alcune strutture insediative e accessorie (buche deposito, cisterne?), databili alla fase finale del villanoviano III e a quella successiva del villanoviano IV (fine VII-VI sec. a.C.). Datazione che si sovrappone nel termine superiore alle analisi radiometriche eseguite su campioni ossei estratti su 3 delle 21 sepolture ad inumazione, umane e animali, ritrovate nel settore nord del cantiere, che hanno fornito un età calibrata fra i 2.445 e i 2440 ± 50 b.p. (670-600 a.C.). Per quanto riguarda il complesso strutturale di delimitazione più esterno dell’insediamento, esplorato per oltre 79 metri su un asse leggermente incurvato orientato in senso nord-sud, questo era formato da una palizzata realizzata (limitatamente ai tratti scavati) da un intelaiatura di pali centrali portanti, sorretti da elementi di contenimento e di rinforzo sui due lati, di cui si conservavano ancora le buche di alloggiamento realizzate all’interno di un fossato largo alla testa 2.30 m, con una profondità dal piano di splateamento di 1.15 m. La palizzata era affiancata lungo il lato interno, da un secondo canale di scorrimento, seguito per una lunghezza di 70 m in direzione nord, largo 2.70 m per una profondità massima di 1.40 m. Un terzo fossato, parallelo al precedente e distante da questo circa 27 m in direzione ovest, delimitava l’accesso all’area insediativa. Questa era identificata da due strutture principali. La prima orientata in senso E/W, era costituita da quattro allineamenti paralleli, due per lato, formati da tre coppie di buche di forma quadrangolare più un'altra centrale, documentata sul fronte est, a disegnare una struttura quadrangolare di circa 9 m di lato. Della seconda struttura, posta più a nord, orientata in senso N/S, restava solo l’allineamento centrale di buche di palo a pianta quadrata, affiancate su un lato da buchette circolari più piccole. Alle fasi più arcaiche dell’impianto, al corso del VII sec. a.C., si datano invece le 21 tombe scoperte nel settore N. Si tratta di inumazioni umane e animali (asini, cavalli, bovini), talvolta associate, realizzate in semplici fosse terragne e caratterizzate perlopiù da tratti di anomalia a carico dello scheletro, come l’amputazione dei piedi per gli uomini o dei crani per gli animali e la loro successiva ricollocazione.Pochi gli elementi di corredo ritrovati, dalle fibule a sanguisuga o a navicella associate a fusaiole per le tombe femminili, a semplici olle in ceramica ad impasto per quelle maschili.

Media

Name
Trilogia Navile Area UNICUM (Galotti S.p.A. - CESI coop)
Year
2012
Summary
en Le ricerche hanno interessato un’area complessiva di circa 2.890 mq attestandosi ad una profondità media di 8 metri dal piano campagna, portando ad individuare frequentazioni di età preistorica, villanoviana e romana.

Per quanto riguarda l’inquadramento cronologico della fasi neolitiche, risulta difficile a fronte dei pochi frammenti ceramici recuperati durante la pulizia di superficie del paleosuolo, oltre all’assenza di strutture insediative, poter fissare una precisa facies culturale. Alcuni caratteri, come le decorazioni a unghiate incise sul corpo e sotto le anse dei frammenti, sembrano rimandare ad aspetti tardivi della cultura della Ceramica Impressa adriatica.

Per quanto concerne l’età villanoviana, il settore indagato, ha permesso di mettere in luce una parte importante del sistema di recinzione e protezione di un’area all’interno della quale si collocavano, per la parte indagata, alcune strutture insediative e accessorie (buche deposito, cisterne?), databili alla fase finale del villanoviano III e a quella successiva del villanoviano IV (fine VII-VI sec. a.C.). Datazione che si sovrappone nel termine superiore alle analisi radiometriche eseguite su campioni ossei estratti su 3 delle 21 sepolture ad inumazione, umane e animali, ritrovate nel settore nord del cantiere, che hanno fornito un età calibrata fra i 2.445 e i 2440 ± 50 b.p. (670-600 a.C.).
Per quanto riguarda il complesso strutturale di delimitazione più esterno dell’insediamento, esplorato per oltre 79 metri su un asse leggermente incurvato orientato in senso nord-sud, questo era formato da una palizzata realizzata (limitatamente ai tratti scavati) da un intelaiatura di pali centrali portanti, sorretti da elementi di contenimento e di rinforzo sui due lati, di cui si conservavano ancora le buche di alloggiamento realizzate all’interno di un fossato largo alla testa 2.30 m, con una profondità dal piano di splateamento di 1.15 m. La palizzata era affiancata lungo il lato interno, da un secondo canale di scorrimento, seguito per una lunghezza di 70 m in direzione nord, largo 2.70 m per una profondità massima di 1.40 m. Un terzo fossato, parallelo al precedente e distante da questo circa 27 m in direzione ovest, delimitava l’accesso all’area insediativa. Questa era identificata da due strutture principali. La prima orientata in senso E/W, era costituita da quattro allineamenti paralleli, due per lato, formati da tre coppie di buche di forma quadrangolare più un'altra centrale, documentata sul fronte est, a disegnare una struttura quadrangolare di circa 9 m di lato. Della seconda struttura, posta più a nord, orientata in senso N/S, restava solo l’allineamento centrale di buche di palo a pianta quadrata, affiancate su un lato da buchette circolari più piccole. Alle fasi più arcaiche dell’impianto, al corso del VII sec. a.C., si datano invece le 21 tombe scoperte nel settore N. Si tratta di inumazioni umane e animali (asini, cavalli, bovini), talvolta associate, realizzate in semplici fosse terragne e caratterizzate perlopiù da tratti di anomalia a carico dello scheletro, come l’amputazione dei piedi per gli uomini o dei crani per gli animali e la loro successiva ricollocazione.Pochi gli elementi di corredo ritrovati, dalle fibule a sanguisuga o a navicella associate a fusaiole per le tombe femminili, a semplici olle in ceramica ad impasto per quelle maschili.
en Le ricerche hanno interessato un’area complessiva di circa 2.890 mq attestandosi ad una profondità media di 8 metri dal piano campagna, portando ad individuare frequentazioni di età preistorica, villanoviana e romana.

Per quanto riguarda l’inquadramento cronologico della fasi neolitiche, risulta difficile a fronte dei pochi frammenti ceramici recuperati durante la pulizia di superficie del paleosuolo, oltre all’assenza di strutture insediative, poter fissare una precisa facies culturale. Alcuni caratteri, come le decorazioni a unghiate incise sul corpo e sotto le anse dei frammenti, sembrano rimandare ad aspetti tardivi della cultura della Ceramica Impressa adriatica.

Per quanto concerne l’età villanoviana, il settore indagato, ha permesso di mettere in luce una parte importante del sistema di recinzione e protezione di un’area all’interno della quale si collocavano, per la parte indagata, alcune strutture insediative e accessorie (buche deposito, cisterne?), databili alla fase finale del villanoviano III e a quella successiva del villanoviano IV (fine VII-VI sec. a.C.). Datazione che si sovrappone nel termine superiore alle analisi radiometriche eseguite su campioni ossei estratti su 3 delle 21 sepolture ad inumazione, umane e animali, ritrovate nel settore nord del cantiere, che hanno fornito un età calibrata fra i 2.445 e i 2440 ± 50 b.p. (670-600 a.C.).
Per quanto riguarda il complesso strutturale di delimitazione più esterno dell’insediamento, esplorato per oltre 79 metri su un asse leggermente incurvato orientato in senso nord-sud, questo era formato da una palizzata realizzata (limitatamente ai tratti scavati) da un intelaiatura di pali centrali portanti, sorretti da elementi di contenimento e di rinforzo sui due lati, di cui si conservavano ancora le buche di alloggiamento realizzate all’interno di un fossato largo alla testa 2.30 m, con una profondità dal piano di splateamento di 1.15 m. La palizzata era affiancata lungo il lato interno, da un secondo canale di scorrimento, seguito per una lunghezza di 70 m in direzione nord, largo 2.70 m per una profondità massima di 1.40 m. Un terzo fossato, parallelo al precedente e distante da questo circa 27 m in direzione ovest, delimitava l’accesso all’area insediativa. Questa era identificata da due strutture principali. La prima orientata in senso E/W, era costituita da quattro allineamenti paralleli, due per lato, formati da tre coppie di buche di forma quadrangolare più un'altra centrale, documentata sul fronte est, a disegnare una struttura quadrangolare di circa 9 m di lato. Della seconda struttura, posta più a nord, orientata in senso N/S, restava solo l’allineamento centrale di buche di palo a pianta quadrata, affiancate su un lato da buchette circolari più piccole. Alle fasi più arcaiche dell’impianto, al corso del VII sec. a.C., si datano invece le 21 tombe scoperte nel settore N. Si tratta di inumazioni umane e animali (asini, cavalli, bovini), talvolta associate, realizzate in semplici fosse terragne e caratterizzate perlopiù da tratti di anomalia a carico dello scheletro, come l’amputazione dei piedi per gli uomini o dei crani per gli animali e la loro successiva ricollocazione.Pochi gli elementi di corredo ritrovati, dalle fibule a sanguisuga o a navicella associate a fusaiole per le tombe femminili, a semplici olle in ceramica ad impasto per quelle maschili.
it Le ricerche hanno interessato un’area complessiva di circa 2.890 mq attestandosi ad una profondità media di 8 metri dal piano campagna, portando ad individuare frequentazioni di età preistorica, villanoviana e romana.

Per quanto riguarda l’inquadramento cronologico della fasi neolitiche, risulta difficile a fronte dei pochi frammenti ceramici recuperati durante la pulizia di superficie del paleosuolo, oltre all’assenza di strutture insediative, poter fissare una precisa _facies_ culturale. Alcuni caratteri, come le decorazioni a unghiate incise sul corpo e sotto le anse dei frammenti, sembrano rimandare ad aspetti tardivi della cultura della Ceramica Impressa adriatica.

Per quanto concerne l’età villanoviana, il settore indagato, ha permesso di mettere in luce una parte importante del sistema di recinzione e protezione di un’area all’interno della quale si collocavano, per la parte indagata, alcune strutture insediative e accessorie (buche deposito, cisterne?), databili alla fase finale del villanoviano III e a quella successiva del villanoviano IV (fine VII-VI sec. a.C.). Datazione che si sovrappone nel termine superiore alle analisi radiometriche eseguite su campioni ossei estratti su 3 delle 21 sepolture ad inumazione, umane e animali, ritrovate nel settore nord del cantiere, che hanno fornito un età calibrata fra i 2.445 e i 2440 ± 50 b.p. (670-600 a.C.).

Per quanto riguarda il complesso strutturale di delimitazione più esterno dell’insediamento, esplorato per oltre 79 metri su un asse leggermente incurvato orientato in senso nord-sud, questo era formato da una palizzata realizzata (limitatamente ai tratti scavati) da un intelaiatura di pali centrali portanti, sorretti da elementi di contenimento e di rinforzo sui due lati, di cui si conservavano ancora le buche di alloggiamento realizzate all’interno di un fossato largo alla testa 2.30 m, con una profondità dal piano di splateamento di 1.15 m. La palizzata era affiancata lungo il lato interno, da un secondo canale di scorrimento, seguito per una lunghezza di 70 m in direzione nord, largo 2.70 m per una profondità massima di 1.40 m.

Un terzo fossato, parallelo al precedente e distante da questo circa 27 m in direzione ovest, delimitava l’accesso all’area insediativa. Questa era identificata da due strutture principali. La prima orientata in senso E/W, era costituita da quattro allineamenti paralleli, due per lato, formati da tre coppie di buche di forma quadrangolare più un'altra centrale, documentata sul fronte est, a disegnare una struttura quadrangolare di circa 9 m di lato. Della seconda struttura, posta più a nord, orientata in senso N/S, restava solo l’allineamento centrale di buche di palo a pianta quadrata, affiancate su un lato da buchette circolari più piccole.

Alle fasi più arcaiche dell’impianto, al corso del VII sec. a.C., si datano invece le 21 tombe scoperte nel settore N. Si tratta di inumazioni umane e animali (asini, cavalli, bovini), talvolta associate, realizzate in semplici fosse terragne e caratterizzate perlopiù da tratti di anomalia a carico dello scheletro, come l’amputazione dei piedi per gli uomini o dei crani per gli animali e la loro successiva ricollocazione.Pochi gli elementi di corredo ritrovati, dalle fibule a sanguisuga o a navicella associate a fusaiole per le tombe femminili, a semplici olle in ceramica ad impasto per quelle maschili.
en The e excavation covered a total area of about 2,890 m2, digging down to an average depth of 8 m below ground level, exposing evidence of prehistoric, Villanovan and Roman occupation.
The dating of the Neolithic phases was difficult and it was not possible to attribute a precise cultural facies as only a few fragments of pottery were found during the cleaning of the paleo-surface, and there were no settlement structures from this period. A number of characteristics, such as the incised fingernail-impressed decoration on the body and below the handles of the fragments, seemed comparable to late elements of the Adriatic Ceramica Impressa culture.

As regards the Villanovan evidence, part of a substantial defensive system was uncovered, inside which were several settlement structures and associated features (storage pits, cisterns?), datable to the final phase of the Villanovan III and the Villanovan IV periods (end of the 7th-6th century B.C.). This dating overlaps with the latest date from the C14 dating undertaken on bone samples from three of the twenty-one inhumation burials, human and animal, found in the northern sector of the excavation, which provided a calibrated age of between 2.445 and 2440 ± 50 b.p. (670-600 a.C.).
Over 79 m of the outermost structure delimiting the settlement was explored. It followed a slightly curved north-south alignment and comprised a palisade made up of a framework of central supporting posts, supported by containing and reinforcing elements on two sides. The post-holes were visible inside a trench 2.30 m wide at the top and 1.15 m deep. A second drainage channel ran along the inside of the palisade, 2.70 m wide, and a maximum of 1.40 m deep. The channel was excavated for 70 cm heading north. A third ditch, parallel to the first and about 27 m away to the west, delimited the access to the settlement area. This was identified by two main structures.

The first, on an east-west alignment, was constituted by a quadrangular structure about 9 x 9 m formed by four parallel rows, two on each side, three pairs of quadrangular holes plus a central one. All that remained of the second structure, situated further north and on a north-south alignment, was the central row of square post-holes, flanked on one side by smaller circular holes. Twenty-one tombs discovered in the north sector dated to the archaic (7th century B.C.) phases of the site. These were human and animal inhumations (donkey, horse, bovine), sometimes associated with each other, in earth graves. Most were characterised by some anomaly of the skeleton, such as the amputation of the feet for the humans and the cranium for the animals, the severed parts being subsequently repositioned. Only a few grave goods were found, leech and boat-shaped fibulae associated with spindle whorls in the female graves, simple impasto jars for the male individuals.
Summary Author
Simone Biondi
Funding Body
CESI coop
GALOTTI S.p.A.

Media

Location

Location
Bologna
Easting
11.338189
Northing
44.512244
Country
Italy
Admin Level 1
Emilia-Romagna
Admin Level 2
Bologna
Admin Level 3
Bologna