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Year
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2014
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Summary
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it
Gli scavi archeologici hanno portato in luce sotto i resti del più recente Palazzo Pilastri del XVII secolo, demolito dopo la Seconda Guerra mondiale, le tracce di una più antica casa rurale. Costruita fra la prima metà e la metà del ‘400, è uno dei pochi esempi attestati e meglio documentati di case coloniche d’età tardo medievale.
La fattoria, di cui si conserva oggi a vista la stalla pavimentata in mattoni e in pietra, era formata da almeno dieci ambienti al piano terra, più un secondo piano occupato dal solaio. A questo si accedeva tramite una scala sistemata all’intero della casa, nel corridoio, e da una seconda struttura esterna al portico, di cui erano leggibili ancora le buca per gli alloggiamenti verticali degli elementi di sostegno in legno. Del porticato, aperto sull’attuale via di piazza Pertini, si conservavano ancora in posto le basi dei pilastri in mattoni su cui poggiavano le travi a sostegno della del tetto. Pochi decenni dopo la sua costruzione, la fattoria fu intervento d’importanti lavori di modifica agli ambienti interni: alcune stanze furono abbattute e allargate, altre ridotte di dimensioni e riqualificate per usi diversi, come nuovi annessi (depositi, magazzini, cantine, ecc).
Della casa facevano anche parte una piccola cisterna per l’acqua e l’aia. La cisterna, costruita in mattoni e pietra con copertura a botte, era usata per la raccolta dell’acqua piovana. Dotata di un pozzetto di manutenzione e di un fognolo per lo scolo esterno con funzione di “troppo pieno”, all’interno sono state recuperate diverse ceramiche comuni e smaltate, piatti, ciotole, brocche di produzione tardo-medievale. Insieme alle ceramiche, restaurate ed esposte ora nelle sale della Biblioteca Comunale, sono stati ritrovati numerosi acini d’uva e noccioli di pesco e mela, insieme a ossa di pollo, coniglio, agnello, maiale e oca. L’aia si apriva diversamente sul fronte settentrionale in coincidenza del porticato, chiusa sul retro della casa da un piccolo stradello in ciottoli, di cui si conservavano tratti parziali sigillati da riporti di cantiere.
Con la demolizione della casa alla metà del ‘500, tutti questi ambienti furono demoliti e materiali come pietre, mattoni, travi ecc., riutilizzati per la costruzione di Palazzo Pilastri. Conosciuto da tutti con il nome dialettale di “e palazoun”, fu costruito agli inizi del 1600 come residenza di campagna dei conti Pilastri di Cesena sui resti della più antica casa rurale. Usato anche residenza del podestà fu sede per un breve periodo del Comune di Gambettola. Acquistato dall’Amministrazione locale nel 1892, pochi anni dopo il palazzo subì un pesante incendio che lo danneggiò gravemente. Risistemato, ospitò le scuole elementari e la caserma della Guardia Nazionale, trasformandosi agli inizi del secolo scorso, in una specie di grande casa popolare, dando accoglienza ad alcune delle famiglie più povere del paese, oltre ad alcuni locali di servizio e all’osteria Vaenti, punto di ritrovo del nuovo centro di Gambettola.
Danneggiato dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, fu abbattuto definitivamente nell'immediato dopoguerra e al suo posto fu costruita l’attuale Piazza Pertini.
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en
Underneath the remains of the 17th century Palazzo Pilastri, which was demolished after the Second World War, excavations uncovered traces of an earlier rural dwelling.
Built between the early and mid 15th century, it is one of the few and best documented examples of a late medieval ‘casa colonica’. The farmhouse, of which the stall paved with bricks and stone is visible today, was made up of at least ten rooms on the ground floor, and an attic on the first floor. The latter was accessed via a staircase situated in the corridor inside the house and via a second structure outside the portico, of which the postholes for the vertical timber supports were still legible. The portico opens onto the present day via di piazza Pertini. Here, the bases for the brick pillars on which the beams supporting its roof rested were preserved.
A few decades after its construction, the farmhouse underwent substantial alterations to its interior. Some of the rooms were demolished and enlarged, others reduced in size, and their functions changed (storage, cellars etc). The house also included a small cistern and farmyard. The cistern, built of brick and stone with a barrel-vaulted covering, was used to collect rainwater. It had a maintenance shaft and a small drain that worked as an overflow pipe. The cistern fill contained coarse ware and glazed pottery plates, bowls, and jugs of late medieval production. The pottery has been restored and is now displayed in the public library. The fill also contained numerous grape pips, peach stones and apple pips, in addition to chicken, rabbit, lamb, pig, and goose bones. The farmyard opened on the north side in correspondence with the portico and was closed to the rear of the house by a narrow cobblestone road, of which some sections were partially preserved beneath dumps of building site material.
When the house was demolished in the mid 1500s, the building materials were reused in the construction of Palazzo Pilastri. Known locally as “_e _ _palazoun_”, it was built in the early 1600s as a country residence for the noble Pilastri family from Cesena on top of the remains of the earlier farmhouse. It was also used as the town hall of Gambettola for a short period. It was bought by the local administration in 1892 and a few years later the palazzo was badly damaged by a fire. Following renovation, it housed the elementary school and the barracks of the National Guard. At the beginning of last century, it became a sort of large council house, giving a home to some of the town’s poorest families, as well as housing several services and the Vaenti tavern, one of the meeting places in the new town centre of Gambettola. Damaged by bombing during the Second World War, it was finally demolished immediately afterwards and the present day Piazza Pertini was built in its place.