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Studenti e Laureandi
Organisation Name
Università degli studi di Siena e di Firenze

Season Team

  • AIAC_2641 - Scopeti - 2010
    Il sito denominato "Scopeti" è localizzato a pochi chilometri a Nord dell'attuale centro abitato di San Casciano val di Pesa su di un rilievo poco distante dalla frazione di Sant'Andrea in Percussina. Negli anni il Gruppo Archeologico di Montelupo Fiorentino ha effettuato raccolte di superficie che hanno consentito di collezionare numerosi reperti litici che oggi sono esposti al Museo Archeologico di Montelupo Fiorentino. Uno studio preliminare di tali materiali ha consentito di attribuire i reperti a due diversi orizzonti crono-culturali: - un primo consistente lotto di materiali appare riconducibile al Paleolitico medio e più precisamente ad un Musteriano tipico di tecnica levallois. Si tratta di un'industria in selce e diaspro a stato fisico molto fresco comprendente rari nuclei, alcuni manufatti ritoccati e abbondanti non ritoccati. - il secondo lotto di materiali può essere invece attribuito alle fase conclusive del Paleolitico superiore e più precisamente all'Epigravettiano finale. Si tratta di un industria in selce prevalente a stato fisico integro caratterizzata dalla presenza di supporti micro e ipermicrolitici. Come da convenzione, nel mese di giugno del 2010, il Museo Archeologico di Montelupo ha condotto una campagna di indagine nel sito. L’allestimento del cantiere ha previsto la realizzazione di una quadrettatura, effettuata tramite stazione totale, con maglie di un metro e la creazione logistica di una postazione finalizzata alla flottazione e setacciatura dei depositi. La scelta del posizionamento dello scavo stratigrafico sul top del rilievo è stata suggerita dalla presenza di materiali litici in superficie in quell’area e dalla micro morfologia del rilievo stesso che escludeva la presenza di depositi di origine colluviale o alluvionale in giacitura secondaria. L’area prescelta per lo scavo occupa i quadrati E-O/15-17, per una superficie totale di 27 metri quadrati. Dopo aver eseguito il rilievo dell’attuale piano di campagna si è iniziato ad asportare il terreno superficiale (US1). È stato subito chiaro che parte dell’area da noi indagata era stata oggetto di precedenti manomissioni, con ogni probabilità da riferire a scavi eseguiti da clandestini. Sono state rinvenute infatti due grandi trincee che si interrompono in corrispondenza del suolo vergine di base. I riempimenti delle due “trincee” hanno restituito piccole schegge litiche unitamente a frammenti di oggetti recenti (vetro, plastica…). Ultimato di asportare l’US1 si raggiungono le USS 8 e 9. L’unità stratigrafica 8 è, presente solo in una ristretta area e sovrastante l’US9 è costituita da un deposito a tessitura limosa di colorazione bruno nerastro, contenente piccoli frammenti di laterizi (apparentemente riconducibili a frequentazioni post medievali). La sottostante US9 è un deposito di colore giallo arancio a tessitura sabbiosa-limosa con abbondanti ossidazioni di ferro e laccature di manganese. Anche in questo caso la presenza, in associazione ad alcuni reperti litici, di frammenti di laterizi induce a non vagliare il deposito. Al di sotto vengono alla luce l’US9a e l’US10. L’US9a che risulta presente soltanto nella fascia Nord dello scavo (E-I/16-17) appare identica alla sovrastante US9 (da qui la scelta nella denominazione “9a”) con l’unica differenza di essere fortemente indurita, quasi cementata; come nel sovrastante livello associati a rari reperti litici si rinvengono minuti frammenti di laterizi. Eseguito il rilievo dell’US10 vengono inizialmente scavati i tre metri quadri L15-17, al fine di campionare il deposito e suggerire la scelta della futura strategia di scavo. Si tratta di un deposito di colore giallo nocciola a tessitura sabbiosa con abbondanti ossidazioni ferrose. Lo scavo dei tre metri quadrati consente di appurare che si tratta di un livello contenente reperti litici tutti, tecnologicamente e tipologicamente, attribuibili al Paleolitico medio e che i reperti siano pressoché in giacitura primaria come suggeriscono i margini freschissimi degli stessi. Le operazioni di flottaggio e setacciatura permettono il recupero di piccole schegge. Nel deposito non risultano conservati ne resti faunistici né antrocologici. Il deposito ha uno spessore di circa 10-15 cm. e si nota una maggiore frequenza di manufatti litici nella parte mediana del deposito. La probabile giacitura primaria e le osservazioni inducono a seguire la seguente strategia: viene effettuato dapprima un piccolo taglio (2 cm circa) di bonifica su tutta la superficie al fine di evitare possibili inquinamenti dalle UUSS sovrastanti; tale taglio viene denominato US10tetto. Quindi viene eseguito un ulteriore taglio, chiamato US10taglio1°, fino a raggiungere il livello con maggiore concentrazione di materiali litici, asportando i manufatti verticali e lasciando sul suolo quelli disposti orizzontalmente. La superficie così portata alla luce viene denominata US10a e sembrerebbe costituire una paleosuperficie antropica indisturbata. “smontato” il piano di materiali litici viene eseguito un ulteriore taglio nel deposito (US10taglio2°) fino a raggiungere il suolo vergine di base (US11). Ogni singolo reperto proveniente dall’intera US10 viene numerato e posizionato tridimensionalmente (x,y e z). Finito di scavare L’US10 si raggiunge su tutta la superficie di indagine l’US11 che viene rilevata in dettaglio per permettere una futura modellazione tridimensionale del terreno. Tutti i materiali rinvenuti sono stati lavati e siglati e sono depositati presso il Museo Archeologico di Montelupo Fiorentino.
  • AIAC_2641 - Scopeti - 2011
    Obbiettivo dell’indagine era un ampliamento della superficie di indagine con il duplice obbiettivo di incrementare la collezione litica, permettendo un esaustivo studio tipologico e tecnologico dei materiali e di raccogliere ulteriori dati di carattere tafonomico sui reperti che consentiranno analisi di distribuzione spaziale, finalizzate ad individuare possibili aree di attività nel sito. L’area prescelta per lo scavo occupa i quadrati C-D/15-19, E-O/18-19 e H-L/20-21, per una superficie totale di 34 metri quadrati. Dopo aver eseguito il rilievo dell’attuale piano di campagna si è iniziato ad asportare il terreno superficiale (US1, sp. 10-15 cm), sotto cui si raggiungono le USS 8 e 9. L’unità stratigrafica 8 è una fase di occupazione del sito caratterizzata da una serie di fosse (una delle quali ha un diametro di circa un metro ed è profonda circa 70 cm) colmate da un riempimento argilloso scuro. Si tratta di riempimenti di epoca probabilmente rinascimentale, come testimoniano alcuni frammenti di maiolica arcaica e numerosi laterizi, da riferirsi ad attività pastorali. All’interno dell’US8 sono stati recuperati anche alcuni manufatti litici non collocabili cronologicamente, ma in evidente giacitura secondaria. Finito di asportare l’US8 si raggiunge su tutta la superficie sottoposta a scavo l’US9 (spessore medio di circa 20 cm). Si tratta di un deposito di colore giallo arancio a tessitura sabbiosa-limosa con abbondanti ossidazioni di ferro e laccature di manganese. Anche in questo caso la presenza, in associazione ad alcuni reperti litici, di, se pur rari, frammenti di laterizi induce a non vagliare il deposito. Viene portata alla luce l’US10 e nella parte Nord ovest l’US 13, di cui è visibile solo una piccola porzione nell’angolo nord est dello scavo, appare sedimentologicamente molto simile all’US 10 ma a tessitura leggermente più limosa. Essa sembra contenere, unitamente a materiali riferibili al Paleolitico medio, anche manufatti litici del Paleolitico superiore. Si decide strategicamente, risparmiando circa 2 metri quadrati intorno a questa Us, di riservarci l’indagine di questo orizzonte alle future campagne, essendo altresì obbligati ad ampliare l’area di scavo con il rischio concreto di non riuscire ad asportare la superficie, ormai a vista, del Paleolitico medio. Vengono pertanto momentaneamente abbandonati i quadrati C-D/15-19 e E-F/18-19. Eseguito il rilievo dell’US10, viene effettuato dapprima un piccolo taglio (2 cm circa) di bonifica su tutta la superficie al fine di evitare possibili inquinamenti dalle UUSS sovrastanti; tale taglio viene denominato US10tetto. Quindi viene eseguito un ulteriore taglio, chiamato US10taglio1, fino a raggiungere il livello con maggiore concentrazione di materiali litici, asportando i manufatti verticali e lasciando sul suolo quelli disposti orizzontalmente. La superficie così portata alla luce viene denominata US10a e sembrerebbe costituire una paleosuperficie antropica indisturbata. “smontato” il piano di materiali litici viene eseguito un ulteriore taglio nel deposito (US10taglio2°) fino a raggiungere il suolo vergine di base (US11). Ogni singolo reperto proveniente dall’intera US10 viene numerato e posizionato tridimensionalmente (x,y e z). Finito di scavare l’US10 si raggiunge su tutta la superficie di indagine l’US11 che viene rilevata in dettaglio per permettere una futura modellazione tridimensionale del terreno.