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AIAC_2916 - Ex Carcere Minorile - 2012
Le ricerche hanno interessato un’area di 1.363 mq ca., attestandosi ad una profondità di 4 metri dal piano campagna. Lo scavo ha intercettato parte dei resti di una struttura abitativa che le fonti indicano come una fattoria o una casa colonica di età prerinascimentale, costruita all’interno dell’area diventata poi di pertinenza della Chiesa di Santa Maria degli Angeli, e probabilmente contemporanea alla precedente chiesa trecentesca di Santa Maria in Porto o Santa Maria Vecchia, edificata nei pressi dell’antico porto medievale, al di fuori delle mura malatestiane della città.
La struttura era formata da un insieme di ambiente distinti, suddivisi fra parte abitativa e magazzini, impostati su due corpi di fabbrica di epoche diverse, con un primo avancorpo di età medievale posto più a nord e sviluppato lungo l’asse est-ovest, ed un secondo di età rinascimentale addossato al affacciato sull’attuale via Luca Della Robbia.
Al primo periodo d’uso dell’impianto, alla metà del ‘300, si colloca anche la costruzione di due ambienti interrati, scavati all’interno dei magazzini, il primo di m 1.10 di lato a pianta quadrata, il secondo di m 2.20 x 1.70. Costruiti con cortine interne in pietra messe in opera a secco, erano utilizzati come dispense o cantinette per la conservazione degli alimenti. Particolarmente importante, è il ritrovamento negli strati di fondo riferibili alle fasi d’uso delle strutture, di numerosi acini d’uva e semi carbonizzati (fagioli e ceci), recuperati all’interno di ceramiche da cucina e da mensa. Fra queste un catino in graffita arcaica e una scodella di imitazione italo-moresca, databili entro e non oltre la fine del ‘400, periodo che coincide con l’abbandono delle cantine e la costruzione dei nuovi ambienti di servizio. Fra le strutture accessorie, si segnalano anche due pozzi per la raccolta dell’acqua documentati nelle adiacenze del complesso.
Per quanto riguarda le aree esterne, queste risultavano parcellizzate fra parte cortilizia, orti e discariche. In particolare, buona parte del settore sud, quello più distante dai magazzini, era utilizzato come spazio per lo scarico degli scarti di produzione delle fornaci per ceramica, che caratterizzavano il quartiere.
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AIAC_2919 - Trilogia Navile Area UNICUM (Galotti S.p.A. - CESI coop) - 2012
Le ricerche hanno interessato un’area complessiva di circa 2.890 mq attestandosi ad una profondità media di 8 metri dal piano campagna, portando ad individuare frequentazioni di età preistorica, villanoviana e romana.
Per quanto riguarda l’inquadramento cronologico della fasi neolitiche, risulta difficile a fronte dei pochi frammenti ceramici recuperati durante la pulizia di superficie del paleosuolo, oltre all’assenza di strutture insediative, poter fissare una precisa facies culturale. Alcuni caratteri, come le decorazioni a unghiate incise sul corpo e sotto le anse dei frammenti, sembrano rimandare ad aspetti tardivi della cultura della Ceramica Impressa adriatica.
Per quanto concerne l’età villanoviana, il settore indagato, ha permesso di mettere in luce una parte importante del sistema di recinzione e protezione di un’area all’interno della quale si collocavano, per la parte indagata, alcune strutture insediative e accessorie (buche deposito, cisterne?), databili alla fase finale del villanoviano III e a quella successiva del villanoviano IV (fine VII-VI sec. a.C.). Datazione che si sovrappone nel termine superiore alle analisi radiometriche eseguite su campioni ossei estratti su 3 delle 21 sepolture ad inumazione, umane e animali, ritrovate nel settore nord del cantiere, che hanno fornito un età calibrata fra i 2.445 e i 2440 ± 50 b.p. (670-600 a.C.).
Per quanto riguarda il complesso strutturale di delimitazione più esterno dell’insediamento, esplorato per oltre 79 metri su un asse leggermente incurvato orientato in senso nord-sud, questo era formato da una palizzata realizzata (limitatamente ai tratti scavati) da un intelaiatura di pali centrali portanti, sorretti da elementi di contenimento e di rinforzo sui due lati, di cui si conservavano ancora le buche di alloggiamento realizzate all’interno di un fossato largo alla testa 2.30 m, con una profondità dal piano di splateamento di 1.15 m. La palizzata era affiancata lungo il lato interno, da un secondo canale di scorrimento, seguito per una lunghezza di 70 m in direzione nord, largo 2.70 m per una profondità massima di 1.40 m. Un terzo fossato, parallelo al precedente e distante da questo circa 27 m in direzione ovest, delimitava l’accesso all’area insediativa. Questa era identificata da due strutture principali. La prima orientata in senso E/W, era costituita da quattro allineamenti paralleli, due per lato, formati da tre coppie di buche di forma quadrangolare più un'altra centrale, documentata sul fronte est, a disegnare una struttura quadrangolare di circa 9 m di lato. Della seconda struttura, posta più a nord, orientata in senso N/S, restava solo l’allineamento centrale di buche di palo a pianta quadrata, affiancate su un lato da buchette circolari più piccole. Alle fasi più arcaiche dell’impianto, al corso del VII sec. a.C., si datano invece le 21 tombe scoperte nel settore N. Si tratta di inumazioni umane e animali (asini, cavalli, bovini), talvolta associate, realizzate in semplici fosse terragne e caratterizzate perlopiù da tratti di anomalia a carico dello scheletro, come l’amputazione dei piedi per gli uomini o dei crani per gli animali e la loro successiva ricollocazione.Pochi gli elementi di corredo ritrovati, dalle fibule a sanguisuga o a navicella associate a fusaiole per le tombe femminili, a semplici olle in ceramica ad impasto per quelle maschili.
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AIAC_4480 - Piazza Pertini - 2014
Gli scavi archeologici hanno portato in luce sotto i resti del più recente Palazzo Pilastri del XVII secolo, demolito dopo la Seconda Guerra mondiale, le tracce di una più antica casa rurale. Costruita fra la prima metà e la metà del ‘400, è uno dei pochi esempi attestati e meglio documentati di case coloniche d’età tardo medievale.
La fattoria, di cui si conserva oggi a vista la stalla pavimentata in mattoni e in pietra, era formata da almeno dieci ambienti al piano terra, più un secondo piano occupato dal solaio. A questo si accedeva tramite una scala sistemata all’intero della casa, nel corridoio, e da una seconda struttura esterna al portico, di cui erano leggibili ancora le buca per gli alloggiamenti verticali degli elementi di sostegno in legno. Del porticato, aperto sull’attuale via di piazza Pertini, si conservavano ancora in posto le basi dei pilastri in mattoni su cui poggiavano le travi a sostegno della del tetto. Pochi decenni dopo la sua costruzione, la fattoria fu intervento d’importanti lavori di modifica agli ambienti interni: alcune stanze furono abbattute e allargate, altre ridotte di dimensioni e riqualificate per usi diversi, come nuovi annessi (depositi, magazzini, cantine, ecc).
Della casa facevano anche parte una piccola cisterna per l’acqua e l’aia. La cisterna, costruita in mattoni e pietra con copertura a botte, era usata per la raccolta dell’acqua piovana. Dotata di un pozzetto di manutenzione e di un fognolo per lo scolo esterno con funzione di “troppo pieno”, all’interno sono state recuperate diverse ceramiche comuni e smaltate, piatti, ciotole, brocche di produzione tardo-medievale. Insieme alle ceramiche, restaurate ed esposte ora nelle sale della Biblioteca Comunale, sono stati ritrovati numerosi acini d’uva e noccioli di pesco e mela, insieme a ossa di pollo, coniglio, agnello, maiale e oca. L’aia si apriva diversamente sul fronte settentrionale in coincidenza del porticato, chiusa sul retro della casa da un piccolo stradello in ciottoli, di cui si conservavano tratti parziali sigillati da riporti di cantiere.
Con la demolizione della casa alla metà del ‘500, tutti questi ambienti furono demoliti e materiali come pietre, mattoni, travi ecc., riutilizzati per la costruzione di Palazzo Pilastri. Conosciuto da tutti con il nome dialettale di “e palazoun”, fu costruito agli inizi del 1600 come residenza di campagna dei conti Pilastri di Cesena sui resti della più antica casa rurale. Usato anche residenza del podestà fu sede per un breve periodo del Comune di Gambettola. Acquistato dall’Amministrazione locale nel 1892, pochi anni dopo il palazzo subì un pesante incendio che lo danneggiò gravemente. Risistemato, ospitò le scuole elementari e la caserma della Guardia Nazionale, trasformandosi agli inizi del secolo scorso, in una specie di grande casa popolare, dando accoglienza ad alcune delle famiglie più povere del paese, oltre ad alcuni locali di servizio e all’osteria Vaenti, punto di ritrovo del nuovo centro di Gambettola.
Danneggiato dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, fu abbattuto definitivamente nell'immediato dopoguerra e al suo posto fu costruita l’attuale Piazza Pertini.