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AIAC_2641 - Scopeti - 2012
Obbiettivo concordato dell’indagine era un ampliamento della superficie di scavo con il duplice obbiettivo di incrementare la collezione litica, permettendo cosi un esaustivo studio tipologico e tecnologico dei materiali e di raccogliere ulteriori dati di carattere tafonomico sui reperti che consentiranno analisi di distribuzione spaziale, finalizzate ad individuare possibili aree di attività nel sito.
L’area prescelta per lo scavo occupa i quadrati C-D/11-15 e E-F/11-14, per una superficie totale di 18 metri quadrati.
Dopo aver eseguito il rilievo dell’attuale piano di campagna si è iniziato ad asportare il terreno superficiale (US 1) - spesso in media circa 10-15 cm - che copriva i depositi: US8 e US 9.
L’unità stratigrafica 8 è una fase di occupazione del sito caratterizzata da una serie di fosse colmate da un riempimento argilloso scuro. Si tratta di riempimenti di epoca probabilmente rinascimentale, come testimoniano alcuni frammenti di maiolica arcaica e numerosi laterizi. La funzione di queste fosse (una delle quali di forma circolare ha un diametro di circa un metro ed è profonda circa 70 cm) e probabilmente da riferirsi ad attività pastorali. All’interno dell’US8 sono stati recuperati anche alcuni manufatti litici non collocabili cronologicamente, ma in evidente giacitura secondaria.
Sotto l’US8 sono state indagate e rilevate le US 9, 10, 10a, 11. Ogni singolo reperto proveniente dall’intera US 10 viene numerato e posizionato tridimensionalmente (x,y e z).
Tutti i materiali rinvenuti lavati e siglati e sono depositati presso il Museo Archeologico di Montelupo Fiorentino.
Il terreno limo sabbioso in cui sono contenuti i reperti non ha consentito la conservazione di materiali teneri, quindi a noi sono pervenuti esclusivamente i reperti litici.
La metodologia di scavo permette l’identificazione nello spazio di ogni singolo reperto (a cui è stato assegnato un ID univoco). Tale informazioni consentiranno, unite all’analisi tecno-tipologiche dei materiali, l’identificazione di utilizzi dello spazio. Infatti la materia prima utilizzata appare abbastanza caratterizzata, dato che consente la suddivisione dei reperti in “minimi moduli analitici”, cioè in ipotetici blocchi di materia prima da cui sono stati estratti i manufatti, compatibili per litologia e tecnologia di lavorazione; tale suddivisione unità al dato topografico del reperto consente in ambiente GIS la visualizzazione della distribuzione dei manufatti pertinenti ad un minimo modulo analitico.
In alcuni casi raccordi di fratture e/o di scheggiatura confermano inequivocabilmente l’esame litologico autoptico.
Brevi considerazioni di carattere archeologico
Lo studio analitico dei materiali, che ha portato alla realizzazione di 2 tesi di laurea, ha permesso pur in mancanza di dati cronologici, di collocare l’industria di Scopeti nelle fasi conclusive del ciclo musteriano. L’associazione di manufatti realizzati con tecnologie proprie di questo periodo (metodo Levallois e metodo discoide), con manufatti provenienti da blocchi sfruttati con metodi volumetrici (laminare) fanno ipotizzare che il sito di Scopeti sia stato frequentato da un gruppo di neandertaliani in una fase storica in cui in Italia erano già presenti i primi _Sapiens_ . Se tale dato fosse confermato dalla future campagne di scavo, il sito di Scopeti costituirebbe un utile tassello per la ricostruzione delle vicende storiche avvenute tra la fine del Paleolitico medio e gli inizi del Paleolitico superiore.