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Teresa Oda Calvaruso

Season Team

  • AIAC_3194 - Muro Leccese, località Cunella - 2011
    La stipula nel 1999 di un Protocollo d’Intesa tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento e il Comune di Muro Leccese ha creato le premesse per l’avvio di una indagine archeologica sistematica, affidata alla cattedra di Urbanistica del mondo classico dell’Università del Salento e realizzata in un’area di proprietà comunale in località Cunella. Le campagne di scavo, condotte ogni anno tra il 2001 e il 2011, hanno interessato un’area di 2000 mq ca, ubicata in un settore di espansione dell’abitato moderno e nella parte nordorientale dell’abitato messapico. L’area, di forma triangolare, è delimitata sui 3 lati da strade moderne e quindi non sarà possibile un ampliamento di quanto rinvenuto al suo interno. L’area indagata ha restituito una sequenza stratigrafica che va dall’età del Ferro fino al II-I secolo a.C. senza soluzione di continuità. Alla fase iniziale di occupazione dell’area appartiene una capanna con pavimentazione a piccoli ciottoli, utilizzata tra la fine dell’VIII e la prima metà del VI secolo a.C. La documentazione materiale comprende soprattutto impasti e _matt-painted_ _ware_ mentre numericamente limitata appare la ceramica d’importazione, tra cui si segnala tuttavia il frammento di una coppa tipo Thapsos che al momento rappresenta una delle attestazioni cronologiche più antiche. Nel corso della seconda metà del VI a.C., similmente a quanto registrato a Cavallino, si colgono i segni di una organizzazione di tipo urbano. Una strada dal tracciato rettilineo, la cui pavimentazione poggia direttamente sulla roccia di base, costituisce l’elemento di separazione tra settori funzionali diversi. A sud di essa si attestano un’ampia terrazza occupata da un edificio a blocchi, che rientra solo in minima parte nell’area indagata e quindi di definizione funzionale e cronologica ancora incerta; un edificio residenziale, la cui parte ricadente nel triangolo di Cunella supera i 900 mq. La sua planimetria richiama quella della struttura palaziale arcaica di S. Vito dei Normanni, mentre la presenza di una grande teca fittile con ceramiche tardoarcaiche d’importazione testimonia lo svolgimento di pratiche cultuali e cerimoniali. Lo spazio a nord della strada, nonostante la sua estensione molto limitata, ha restituito i segni di una frequentazione segnata dalla presenza di ceramiche attiche di pregio (quali crateri a colonnette attici a figure rosse, _kantharoi_ , _skyphoi_ a vernice nera) e fibule in bronzo databili al V secolo a.C. Nella parte finale del IV secolo a.C. tutta l’area è interessata da interventi edilizi che modificano solo in parte le planimetrie precedenti, ma segnano delle fratture funzionali significative, come l’annullamento della teca. Tracce di incendi, crolli di strutture e segni di un abbandono rapido ed improvviso rappresentano il momento finale del quartiere di Cunella, verosimilmente collegabile con il _bellum sallentinum_ del 260 a.C. Posteriormente al III secolo a.C. soltanto la strada continua ad essere utilizzata nel II-I secolo a.C. in quanto tratto urbano della strada collegante l’abitato messapico di Muro Leccese con il porto di Otranto.
  • AIAC_3195 - Sitrie - 2012
    La campagna di scavo si è svolta tra il 18 giugno e il 14 luglio in un terreno agricolo di proprietà privata, posto alla periferia nord del moderno abitato di Muro Leccese e nella parte centrale dell’abitato messapico. Due saggi sono stati condotti nei settori dove indagini geomagnetiche effettuate preliminarmente dall’IBAM-CNR di Lecce avevano evidenziato delle anomalie. Il primo saggio (m. 7,50 x 4) (fig. 1), ubicato a ridosso del muro perimetrale Est della proprietà, ha individuato una strada con andamento nord-sud, con piano stradale costituito da un battuto molto compatto di tufina mista a pietre di piccole e medie dimensioni. La sede stradale è stata messa in luce soltanto per m. 2,30 ca. della sua larghezza originaria; la presenza e l’ubicazione di carraie ne conferma infatti la continuazione oltre l’attuale limite di proprietà. La strada è fiancheggiata sul lato occidentale da un marciapiede, largo m. 3.70, in tufina pressata e con pendenza verso la strada. Una canaletta larga m. 0,80-0,90 ca., di cui si conserva solo il fondo in tufina pressata, corre tra la strada e il marciapiede, raccogliendo le acque pluviali di entrambe. Nella parte occidentale del saggio sono stati riportati alla luce parte di due grandi ambienti allineati sul marciapiede e il loro muro perimetrale a blocchi. Il banco roccioso di base è stato raggiunto nei due ambienti e sotto alcuni lembi del marciapiede, ad una profondità di m. 1 ca dal piano di campagna. Data l’assenza di materiali anteriori al IV secolo a.C. e posteriore ai primi decenni del secolo successivo, tutte le strutture individuate (strada, canaletta, marciapiede) sembrano appartenere ad una stessa fase costruttiva, verosimilmente contemporanea alla costruzione della cinta muraria della fine del IV secolo a.C. Il secondo saggio (m. 5 x 3), ubicato ad ovest del primo e ad una distanza di m. 10 ca., ha restituito una sequenza stratigrafica cronologicamente più articolata. Nella parte orientale, a diretto contatto della roccia di base, è stato individuato uno strato di terra di colore rosso, databile all’età del ferro per la presenza di numerosi frammenti di _matt-painted¬_ _ware_ e di poche _kotylai_ protocoronzie; nella parte superiore dello strato è presente anche un lembo di pavimentazione costituita da pietrisco compattato. A questo primo strato si sovrappone direttamente una fase di frequentazione di età messapica (IV secolo a.C.) cui appartengono un muro a blocchi, il cui orientamento diverge da quello delle strutture del primo saggio, e una spessa pavimentazione costituita da un battuto di tufina mista ad argilla, forse pertinente ad un’area scoperta di grande estensione. Entrambi i saggi hanno restituito cavità di diversa estensione e tipologia riportabili alla fase di uso agricolo dell’area.
  • AIAC_4340 - Muro Leccese - 2017
    Dal 03 al 28 luglio e dall’11 al 22 settembre 2017 è stata condotta la seconda campagna di scavo in località Palombara, un’area ubicata nel settore orientale dell’abitato messapico di Muro Leccese. Le attività sono riprese con la pulizia dell’area indagata lo scorso anno e con un allargamento della superficie di scavo verso Nord-Est per una fascia di 15x10 metri (fig. 1). La rimozione del muro in pietrame informe interpretato come fino ai primi del ‘900 come cinta muraria interna e all’interno del quale, già lo scorso anno, sono stati rinvenuti alcuni frammenti di ceramica medievale e post-medievale, ha consentito di mettere in luce una serie di ambienti, al momento 4, con elevati che, in un punto, sono conservati per un’altezza di poco meno di un metro (fig. 2). Il vano 100 è quello più ampio, diviso da un muro realizzato con blocchi di reimpiego, tra i quali è anche un rocchio di colonna di diametro circa 60 cm e numerosi ortostati di notevoli dimensioni (fig. 3). In tale ambiente, lo strato di abbandono che copriva il pavimento ha restituito numerosi frammenti di pentole, di pithoi e di anfore. Se nell’angolo NE della stanza è stata rinvenuta, lo scorso anno, la sepoltura infantile sotto coppo, in quello NO è invece un piccolo altare di pietra che poggia su due pilastrini. A Ovest del vano 100 sono stati rinvenuti altri due ambienti più piccoli, il 101 a Nord e il 102 a Sud. A Nord dell’ambiente 100, invece, è stato individuato l’ambiente 103 del quale non è stato ancora rinvenuto il muro perimetrale Nord. In tutti gli ambienti finora trovati la pavimentazione in tufina presenta notevoli tracce di esposizione al fuoco e annerimento; il rinvenimento, assieme a tali tracce, di resti carbonizzati del cardine ligneo della porta d’ingresso al vano 100 consente di ipotizzare una distruzione violenta della struttura. A Est dell’ambiente 100 la situazione risultava invece molto più complessa. La rimozione degli strati superficiali ha consentito di mettere in luce un crollo di notevoli dimensioni, al cui interno, oltre al pietrame di piccole e medie dimensioni, sono stati rinvenuti anche grossi blocchi in caduta (fig. 4). Il materiale rinvenuto nel corso dello scavo e i saggi effettuati nelle stanze 100 e 101 consentono di ipotizzare che la struttura sia stata realizzata in età tardo-arcaica: oltre al tesoretto di incusi di argento ora in esposizione nella sezione messapica del Museo Diffuso di Borgo Terra (Siciliano, Giardino, Montanaro 2016), alla lastra in terracotta con motivo a trecci rinvenuta da L. Giardino nel 2006 (Giardino 2016, Giardino Meo c.s.) e a un frammento di cup-skyphos verosimilmente di produzione coloniale rinvenuto lo scorso anno (Bandiera et alii 2017), il ritrovamento di un frammento di cup-skyphos attico dell’officina del pittore di Haimon e di una lucerna attica consente di confermare il quadro cronologico proposto. L’edificio dovrebbe essere rimasto in uso fino agli inizi del III secolo a.C.