AIAC_3333 - Via Riserva del Bagno - 2013Enrico Stefani cita tombe a camera individuate in questa località posta ad Ovest del grande pianoro su cui sorse Veio.
Sulla cima della piccola altura che domina la zona (forse uno dei “tumuli” di Oliveto Grande), all’inizio del 2013 alcune ricognizioni hanno permesso di recuperare resti di ossuari, scodelle e tazze e vaghi in pasta vitrea dell’età del Bronzo Finale.
L’apertura di alcune trincee ha permesso di constatare l’esistenza di diverse sepolture a pozzetto.
Quindi, nei mesi di giugno e luglio del 2013, sotto la direzione dell’Università di Roma Tre si è svolta una prima campagna di scavo con la collaborazione, oltre che della Soprintendenza all’Etruria Meridionale, della Direzione Generale alle Antichità del MiBACT, della Soprintendenza al Museo Preistorico ed Etnografico “L. Pigorini” e della Scuola di restauro di Venaria Reale.
Sono state messe in luce 25 sepolture, in gran parte danneggiate dalle arature moderne o da attività di scavo clandestino
Alcuni cinerari erano collocati in una custodia bivalve, di un tufo più scadente di quello del banco in cui sono scavate le tombe. Sono presenti sia lastre di copertura, sia lastre poste sul fondo delle tombe. Presente, in due casi, la fodera del pozzetto con lastre che formano piccole ciste pentagonali.
Si può ipotizzare che il rito dell’incinerazione dei defunti includesse i loro oggetti di ornamento.
Nel caso di corredo meglio conservato, quello della tomba 6, l’ossuario biconico era coperto da un coperchio apicato (in altre tombe l’urna era chiusa da una scodella); i vasi di accompagno erano un’olletta, due tazze con ansa bifora, una brocchetta e una ciotola carenata.
Urna, coperchio e brocchetta sono decorati da fasci di solcature e cuppelle, secondo un repertorio individuato anche su altri manufatti della necropoli che, assieme alla tipologia dei vasi, indica una datazione nell’ambito dell’età del Bronzo Finale, in una fase (3A) cui si datano anche i materiali di abitato individuati negli scavi di emergenza condotti a Isola Farnese (distante circa 700 metri in linea d’aria), immediatamente precedente all’inizio dell’occupazione del pianoro su cui sorgerà Veio.
Per quanto riguarda gli oggetti di bronzo, sullo scavo sono stati individuati documentati solo due anellini e uno spillone in frammenti. Presenti anche vari tipi di vaghi in pasta vitrea.
Solo in una tomba è stata trovata una fuseruola.
Lo scavo delle urne in laboratorio ha permesso di recuperare due rasoi a paletta con incavo rettangolare, associati rispettivamente con una fibula a doppia piegatura e con un spillone.
Il numero di tombe finora individuato colloca Pozzuolo tra le più estese necropoli dell’età del Bronzo finale dell’Etruria meridionale; si può stimare che con la prossima campagna di scavo si giungerà a recuperare scavare un numero complessivo di 50 tombe.