AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2013Le ricerche condotte durante la campagna 2013 si sono concentrate sia su un fondo a ovest dell’area demaniale in concessione e con questa confinante, mai sistematicamente indagato e ora acquisito dalla Soprintendenza per i beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, sia sui settori nord e nord-est, già oggetto di indagini e ora interessati da approfondimenti stratigrafici. L’intervento ha consentito di precisare la conoscenza dell’articolazione della _domus_ in tutta la sua estensione, acquisendo nuovi dati relativi allo sviluppo planimetrico della porzione occidentale anche in relazione agli assi della viabilità antica, oltre che di approfondire problematiche inerenti la sua evoluzione nel tempo.
Nel settore nord, l’asporto dell’interro moderno - che rappresenta gran parte della stratificazione rimossa - permette di riconoscere la prosecuzione di strutture già in parte intercettate nel corso di precedenti campagne, chiarendone l’articolazione e riconoscendo l’esistenza di sistemazioni pavimentali sovrapposte riferibili a momenti di utilizzo che, su base archeologica e stilistica, possono collocarsi dal I sec. d.C. sino a età tarda. Le fasi di abbandono e la spoliazione delle strutture sembrano infatti datarsi successivamente alla metà del V sec. d.C.
Nel settore nord-est, gravitante intorno al vano rivestito dal tessellato “delle Bestie ferite” - uno dei principali ambienti di rappresentanza della _domus_ -, alcuni sondaggi e lo scavo della stratificazione moderna hanno permesso di individuare numerose evidenze strutturali. Esse consistono in setti murari, conservati o ricostruibili sulla base delle fosse di spoliazione, in apprestamenti a vespaio e in riporti, questi ultimi finalizzati alla realizzazione di pavimenti. Le strutture riconosciute testimoniano - nella sovrapposizione dei pavimenti e nella successione dei muri - il lungo periodo di vita della casa: in particolare mostrano l’esistenza di almeno due fasi di vita riguardanti gli ambienti posti a sud dell’aula absidata, essa stessa preceduta da altrettante sistemazioni: nel caso dell’abside, lo studio dei materiali rinvenuti nei livelli di sottopreparazione consente di agganciare questa ricostruzione a cronologie assolute, rispettivamente l’età augusteo-claudia e fine del III-IV sec. d.C.
Nel terreno di nuova acquisizione, lo scavo estensivo è stato preceduto da una campagna di prospezioni con georadar, che ha orientato la ricerca rilevando la presenza di setti murari e fosse di spoliazione associati a piani pavimentali, in continuità con le strutture individuate nel settore occidentale dell’area già indagata. L’ampliamento e la rimozione dei riporti moderni hanno consentito di identificare otto ambienti disposti in modo paratattico, ognuno dei quali caratterizzato da una lunga continuità di vita.
Tra i vani messi in luce, si segnala un ampio ambiente di rappresentanza in cui le fasi di vita dell’abitazione sono ben leggibili: esso - pavimentato da un rivestimento in _opus sectile_ asportato e indiziato dalla preparazione in cementizio con impronte - è ascrivibile a un orizzonte posteriore al III-IV sec. d.C. e risulta aver obliterato rivestimenti pavimentali più antichi e un pozzo, collocabile cronologicamente in epoca medio-imperiale.
L’abbandono dell’area è testimoniato da livelli neri analoghi a quelli già documentati in altre aree della _domus_ e dall’attività di spoliazione sistematica delle strutture murarie, che i dati preliminari relativi allo studio dei materiali situano in un orizzonte cronologico di VI-VII sec. d.C.