Name
Jacopo Moggi-Cecchi
Organisation Name
Università degli Studi di Firenze - Dipartimento di Biologia

Season Director

  • AIAC_3336 - Buca dei Pipistrelli - 2013
    La Buca dei Pipistrelli fu individuata nella prima metà degli anni ’60 del secolo scorso dal prof. Alfio Gianninoni, membro del Gruppo Speleologico Maremmano, che vi raccolse elementi di industria litica (tipologicamente ascrivibili al Paleolitico medio e superiore), frammenti ceramici, una discreta quantità di resti faunistici (in buona parte di epoca pleistocenica) e pochi reperti umani, tra i quali un osso parietale sinistro e una grossa porzione di osso frontale, attribuiti all’Età del Bronzo. Dopo una visita al sito e un esame preliminare del materiale rinvenuto durante i sopralluoghi degli anni ’60, si è ritenuto opportuno che il Comune di Campagnatico richiedesse la concessione per poter effettuare nuove ricerche. L’intervento di scavo, finalizzato a verificare l’effettiva presenza di un deposito di interesse archeologico all’interno della cavità e ad iniziarne l’esplorazione scientifica, ha avuto luogo dal 4 al 24 del mese di luglio e ha visto la partecipazione attiva di laureati e laureandi in Archeologia preistorica delle Università degli Studi di Firenze, di Sassari e di Milano. Dopo aver predisposto l’area di scavo è stato aperto un saggio immediatamente all’ingresso della cavità, che ha interessato, in toto o parzialmente, 13 quadrati (Q 4-5-6-7 e R, S, T 5-6-7). Nei quadrati Q6 e R6, sotto l’humus, è comparsa quasi immediatamente una concrezione stalagmitica di discreta potenza. In tutti gli altri settori del saggio, al di sotto dell’humus superficiale, è stato individuato un sedimento sabbioso di colore giallastro, sprovvisto di scheletro, di spessore variabile tra i 10 e i 15 cm; nell’area più prossima alla parete est dell’ingresso, da dove si accede alla cavità, sono stati rilevati alcuni accumuli di pietre che riempivano delle buche, risultato di attività clandestina di scasso. Sia dall’humus superficiale che dal sottostante strato giallastro sono emersi resti animali ed un solo frammento di ceramica, tutti di età moderna. Sotto lo strato giallastro è comparso un sedimento più compatto, di colore rossastro, argilloso, che appare inclinato verso nord. In questo sedimento, al limite fra i quadrati S5 e S6, a quota -95, è affiorato un mucchietto scomposto formato da alcuni denti e diverse ossa umane. Procedendo nei lavori, l’accumulo di ossa e denti è divenuto più consistente: alle ossa umane si sono aggiunti elementi animali e una lamella in ossidiana rotta ab antiquo. Dopo pochi centimetri ancora, intorno a quota -110, insieme a altre ossa, sono venute alla luce alcune piccole pietre e un vaso a fiasco a corpo lenticolare. Il vaso poggiava quasi direttamente sulla roccia, in un piccolo avvallamento naturale, appena accennato. A partire da quota – 200, nei quadrati R e S6 la roccia/concrezione già notata all’inizio dei lavori, ha cominciato ad aumentare in estensione e al termine dei lavori occupava anche gran parte dei quadrati R5, S5-6-7. Alla profondità di -290 si è interrotto lo scavo di questa campagna. La specifica morfologia del reperto ceramico rinvenuto suggerisce un inquadramento culturale del deposito nell’ambito dell’Eneolitico e di conseguenza il sito di Buca dei Pipistrelli costituisce il primo documento ascrivibile a tale periodo nell’area del Comune di Campagnatico.
  • AIAC_3336 - Buca dei Pipistrelli - 2014
    Dal 9 al 25 luglio 2014 si è svolta la seconda campagna di scavo nel sito di Buca dei Pipistrelli. Ai lavori hanno preso parte laureati e laureandi in archeologia preistorica delle Università degli Studi di Firenze e di Sassari e membri della Società Naturalistica Speleologica Maremmana e dell’Associazione Arké di Grosseto. L’intento principale dell’indagine 2014 era quello di proseguire ed ampliare lo scavo del deposito antropico adiacente l’attuale ingresso della cavità, anche per liberare gli spazi in previsione delle future indagini che, gradualmente, andranno ad interessare la parte più interna della grotta. Verificata l’assenza di danni al deposito archeologico e dopo aver provveduto alla rimozione della copertura collocata al termine dell’intervento dell’anno passato, alla verifica della quadrettatura del deposito e alla rettifica di una sezione posta al limite tra i quadrati T5/U5, si è iniziato il lavoro concentrando l’attività verso il settore del deposito posto a sud dell’ingresso della grotta (quadrati R4, S4 e, successivamente, S3, R3), non interessato da indagini durante la scorsa campagna. In seguito sono stati effettuati dei nuovi saggi e sono state riprese le ricerche anche nelle aree poste al centro (quadrati S5, T5), ad est (quadrati Q3, Q4 e Q5) e a nord (quadrati S8, T6, T8) rispetto all'accesso della cavità. Nel complesso, i lavori della campagna 2014, hanno interessato 12 quadrati. La ricerca nel settore meridionale del deposito, iniziata a partire da quota -160 rispetto al livello di riferimento, ha portato in evidenza una situazione stratigrafica simile a quella osservata nella zona centrale del sedimento antropico durante la scorsa campagna di scavo: al di sotto del livello di _humus_ superficiale si trova uno strato giallastro sabbioso, abbastanza tenace, interessato in parte dalla presenza di buche, riempite con pietre di medie dimensioni, che costituiscono la testimonianza di interventi di scavo clandestini. Inoltre, intorno a quota -215, si assiste al passaggio, verso un terreno compatto, argilloso, di colore rossastro, che appare decisamente inclinato verso nord. Sia dall’ _humus_ superficiale che dal sottostante strato giallastro sono emersi esclusivamente residui di frequentazione ed elementi faunistici di età moderna, mentre il sedimento rossastro più basso contiene elementi faunistici antichi. Parte del volume del quadrato S4 risulta compromesso dalla presenza di una grande tana di istrice; intorno a quota -230, sia in S4 che in R4, sono comparsi degli elementi faunistici associati a pietre che, in seguito, sono stati identificati come due "punti di fuoco", piccoli focolari caratterizzati dalla presenza di frammenti di ossa lunghe e di denti di animale combusti, coperti e delimitati da pietre. La superficie di base dei due "punti di fuoco" si trovava a quota -242, esattamente in corrispondenza del piano di frequentazione eneolitica individuato l'anno passato. Una volta asportati i piccoli focolari, il deposito prosegue alternando alcune formazioni di origine stalagmitica a sabbie, piuttosto fini, di colore prima giallo-brillante poi più spento, che preannunciano la base naturale della cavità. In questo settore, in cui a partire da quota -280 la superficie dei quadrati risulta in gran parte occupata da roccia, lo scavo si è interrotto ad una profondità massima di -335. Un simile contesto stratigrafico si ripete nel settore est dove sono da segnalare i rinvenimenti di una piccola scheggia di diaspro nel quadrato Q3, a quota - 243 e dello scheletro in connessione di un esemplare maschile di istrice nel quadrato Q5, a quota – 310. In questa parte del deposito le sabbie gialle compaiono intorno a quota -310/320 per poi proseguire con una potenza di almeno 80/90 cm poiché un saggio effettuato nel solo quadrato Q4 ha permesso di seguirne l'andamento fino a quota- 404 (profondità massima raggiunta nel deposito al termine della campagna). Infine, è proseguita l'indagine nel settore nord dove gran parte del sedimento antropico appare compromesso dall’azione di scavo degli animali. Dal deposito di questo settore (quadrati S8/T8) in cui, in alcune zone, a quota -240, i lavori hanno raggiunto la roccia di base della grotta, provengono alcune falangi e pochi denti di origine umana, quasi certamente pertinenti ad individui della necropoli eneolitica. Al termine dei lavori, l'intera area di scavo è stata protetta da un retino plastico traspirante e l'ingresso della grotta, chiuso con del retino da edilizia, è stato evidenzato tramite segnaletica di avvertimento. Le zone di fuoco rinvenute quest'anno nel settore meridionale del deposito costituiscono un'ulteriore testimonianza della presenza umana nella cavità durante l'età del Rame, una frequentazione da collegare quasi certamente alla funzione funeraria alla quale, almeno una parte della grotta era stata destinata. Siamo di fronte alla prima testimonianza dell'Eneolitico nel territorio del Comune di Campagnatico, un ritrovamento di notevole interesse per la preistoria di tutta la Toscana centro-meridionale.

Season Team

  • AIAC_3336 - Buca dei Pipistrelli - 2015
    La terza campagna di scavo nel sito di Buca dei Pipistrelli ha avuto luogo dal 13 al 31 luglio 2015 con la partecipazione di laureati e laureandi in archeologia preistorica e archeologia orientale dell’Università degli Studi di Firenze e di membri della Società Naturalistica Speleologica Maremmana e dell’Associazione Arké di Grosseto. Con questa campagna si intendeva proseguire ed ampliare lo scavo della porzione più interna del sedimento archeologico al fine di controllare se anche in quella zona fossero presenti tracce di frequentazione umana, così come era stato riscontrato in prossimità dell’ingresso della cavità. Dopo le attività propedeutiche di routine (verifica dell’assenza di danni al deposito antropico; rimozione della copertura collocata al termine dell’intervento dell’anno passato; ampliamento del reticolo di riferimento) sono iniziati gli scavi nel settore del deposito che procede verso la parte più interna della grotta (quadrati P3, P4 e P5 e, successivamente, P6, Q2 e Q3). In seguito sono proseguite le ricerche anche nelle aree poste al centro (quadrato T5), a ponente (quadrati U5, U6, U7) e a nord (quadrati T6, T7, T8) dell’attuale ambiente di accesso della cavità. Infine è stata rimossa una parte del quadrato S3 per un evidente rischio di frana causato dell’azione di grosse radici presenti nel terreno. Nel complesso, durante la campagna 2015, sono risultati interessati dalle ricerche 14 quadrati. La ricerca nel settore orientale del deposito, iniziata a partire da quota -160 rispetto al livello di riferimento, ha messo in evidenza una situazione stratigrafica che, sotto il livello di humus superficiale, spesso circa 20 cm., intorno a quota -180 presenta direttamente il sedimento argilloso di colore rossastro che in molte altre zone della grotta è preceduto da uno strato giallastro sabbioso, con presenza di buche. Dall’humus superficiale sono emersi esclusivamente residui di frequentazione ed elementi faunistici di età moderna e contemporanea, mentre dal sedimento rossastro provengono abbondanti reperti faunistici pleistocenici. Parte del volume dei quadrati P4, P6 e P6 è risultato essere compromesso dalla presenza di molte tane di istrice che si estendono fino a quota – 285, profondità intorno a cui si rileva la comparsa di un terreno chiaro, più sabbioso e privo di pietre. Nel quadrato P4, a quota -271, è stata rinvenuta una piccola scheggia di diaspro, mentre in P3, a quota -299, sono stati mesi in luce alcuni coproliti di iena. Nel settore P del reticolato di riferimento il deposito prosegue, a partire da quota -300, con un sedimento sabbioso, piuttosto fine, di colore prima giallo-brillante poi più spento che, come era già stato verificato durante la scorsa campagna nella striscia Q, preannuncia la base naturale della cavità. Nella porzione P del deposito lo scavo si è interrotto ad una profondità massima di -310, quando la superficie dei quadrati è risultata essere occupata in gran parte dalla roccia di base. Nei quadrati Q2 e Q3, ove si ripete il contesto stratigrafico del settore P, è da segnalare il ritrovamento di diversi coproliti di iena intorno a quota -300, in un’area limitrofa agli altri simili ritrovamenti avvenuti in P3. In seguito al riscontro della presenza di alcune ossa umane visibili nella sezione, si è proceduto all’indagine delle residue porzioni di deposito presenti in U5 e U6, quadrati nei quali lo scavo, avviato da quota – 155, è terminato a quota -290. Contemporaneamente è stata effettuata anche la ripulitura del quadrato U7 interessato per tutta la sua estensione dalla presenza di una tana, prima di arrivare alla roccia di base. Infine, l’indagine è proseguita nel settore nord del deposito dove gran parte del sedimento antropico è apparso ancora una volta compromesso dall’azione di scavo degli animali. Dal deposito di questo settore (quadrati T6, T7, T8) in cui, intorno a quota -280, i lavori hanno raggiunto la roccia di base, provengono rari reperti di origine umana, indubbiamente pertinenti ad individui della piccola necropoli eneolitica individuata durante la campagna di scavo 2013. Con questo intervento, che ha consentito di raggiungere la base naturale della cavità in un’ampia parte dell’ambiente di accesso, è stato deciso di interrompere le ricerche nel sito che sembra non poter restituire, almeno per il momento, ulteriori testimonianze archeologiche. Per questo motivo, al termine dei lavori, dopo aver provveduto a proteggere e delimitare l’area interessata dallo scavo con un retino plastico traspirante, il livello di riempimento della cavità, di facile accesso dalla strada carrozzabile, è stato colmato con materiale inerte fino ad una quota che non costituisse pericolo per coloro che dovessero cercare di penetrare nell’anfratto. In conclusione, l’intervento archeologico attuato a Buca dei Pipistrelli ha messo in evidenza la presenza di faune pleistoceniche nella parte basale del sedimento, mentre nei livelli superiori, è attestata una frequentazione umana, avvenuta durante l’Eneolitico e testimoniata dalla presenza di una piccola necropoli e di “focolari” probabilmente da mettere in relazione con essa. Sarà molto interessante conoscere i risultati delle datazioni attinenti ai coproliti di iena che ci permetteranno di determinare l’epoca relativa alla prima frequentazione della grotta e quelle concernenti i reperti della necropoli che ci indicheranno con precisione il periodo in cui Buca dei Pipistrelli venne utilizzata dagli uomini dell’età del Rame per lo svolgimento delle loro pratiche funerarie. Anche per il 2015, l’Ufficio Usi Civici di Montorsaio ha sostenuto in maniera sostanziale lo svolgimento dell’attività di scavo fornendo un contributo finanziario e garantendo l’ospitalità per tutti i partecipanti ai lavori.
  • AIAC_4660 - Grotta dell’Artofago - 2017
    La Grotta dell’Artofago fu individuata nel 1957 dal Prof. Vincenzo Guerrini, presidente del Gruppo Speleologico Maremmano, che vi raccolse un discreto quantitativo di ceramiche e oggetti (ascrivibili ad un a periodo che va dall’Eneolitico all’età contemporanea) e reperti ossei animali, fra i quali furono identificati anche resti di specie estinte (Guerrini 1968). Tutti i reperti suddetti sono conservati nei magazzini del Museo di Storia Naturale della Maremma di Grosseto e sono stati oggetto in un primo momento, nel 1993, di una revisione a scopo inventariale e in seguito, nel 2002, di una pubblicazione scientifica che ne ha confermato l’importanza (Aranguren, Perazzi 2006). Dopo una visita preliminare al sito, il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Firenze ha deciso, in accordo e con la collaborazione dell’Amministrazione Comunale di Gavorrano, di richiedere la concessione di scavo, affidandone la direzione scientifica al sottoscritto. L’ambiente della grotta, posta a quota 260 m circa s.l.m., è costituito da una sala principale, nella quale è presente un grosso pilastro, e da alcuni ambienti laterali più piccoli. La superficie della cavità, che si estende per oltre 700 mq, è occupata in parte da molteplici massi di crollo. Fino a non molti anni fa, da una parete composta da mammelloni calcitici, denominata dagli abitanti del luogo “pocce della Madonna”, colava dell’acqua di colore biancastro alla quale venivano attribuite proprietà taumaturgiche. L’intervento di scavo, finalizzato ad accertare la consistenza del deposito di interesse archeologico e ad iniziarne l’esplorazione scientifica, ha avuto luogo dal 10 al 28 del mese di luglio e ha visto la partecipazione attiva di laureati e laureandi in Archeologia preistorica delle Università degli Studi di Firenze, di Pisa, di Sassari e di Milano oltre che di membri della Società Naturalistica Speleologica Maremmana. Dopo aver provveduto alla quadrettatura dell’area di scavo con un reticolo di quadrati di 1 m di lato, aver posizionato il livello zero di riferimento ed aver allestito l’area per la vagliatura, nella parte settentrionale dell’ambiente posto subito dopo l’ingresso della cavità è stato aperto un saggio, che inizialmente ha interessato, in toto o parzialmente, 13 quadrati. In tutta l’area del saggio, dopo circa 10 cm di humus, è comparso un deposito caratterizzato da una superficie compatta, ma che diviene gradualmente più sciolto, sabbioso, contenente ceramiche e ossa animali. Al limite orientale del saggio, in prossimità dell’ingresso della grotta, sono presenti alcuni accumuli di pietre, derivanti dall’attività di bonifica del sedimento posto nella parte centrale dell’ambiente in periodo non determinabile. Il deposito sabbioso continuava per circa 60/70 cm di spessore terminando sulla superficie di una estesa formazione stalagmitica che procede leggermente inclinata in direzione nord. Dalla ripulitura dell’humus superficiale provengono soltanto pochi residui di frequentazione e elementi faunistici di età attuale; viceversa, dal sottostante strato sabbioso, sono emersi diversi resti animali e moltissimi frammenti ceramici che interessano un arco cronologico assai ampio. La stessa situazione stratigrafica si ripete nei quattro quadrati che sono stati scavati in un secondo momento per ampliare il saggio verso l’interno della grotta. Oltre alla suddetta area, i lavori di scavo hanno interessato anche tre anfratti, due dei quali situati a metà circa della grotta e il terzo nella zona più profonda della cavità. Anche i tre anfratti hanno restituito una discreta quantità di reperti di diversi ambiti culturali tra i quali sono da segnalare abbondanti resti ceramici (impasti protostorici, frammenti acromi e parti di maioliche rinascimentali), rari strumenti litici e pochi elementi di ornamento (vaghi di collana), questi ultimi attribuibili tipologicamente alla media età del Bronzo. Al termine dei lavori, le aree di scavo, protette da un telo di tessuto non tessuto, sono state ricoperte con una parte dei materiali rimossi.
  • AIAC_4660 - Grotta dell’Artofago - 2018
    La seconda campagna di scavi (15-28 luglio 2018) a Grotta dell’Artofago aveva l’intento principale di proseguire le ricerche all’interno della cavità e di iniziare lo scavo del deposito antropico adiacente l’attuale ingresso della caverna. Verificata l’assenza di danni al deposito archeologico, dopo aver provveduto all’ampliamento del reticolo di riferimento (quadrati di 1 m di lato) in direzione dell’ingresso della cavità, il lavoro è iniziato con la pulitura della zona predisposta all’ingresso e di un’area prospiciente una piccola volta, esterna alla grotta, che si apre nella parete rocciosa posta ad est dell’entrata. L’indagine nella zona della piccola volta è stata presto abbandonata poiché a pochi centimetri dalla superficie è comparsa una spessa formazione stalagmitica che ne ha impedito il proseguimento. Dal poco deposito scavato provengono scarsi resti faunistici di epoca attuale. Nell’area atriale (denominata area C) sono stati demarcati 13 quadrati nei quali, come prima azione, è stato asportato l’humus superficiale, che iniziava a partire da una quota media di circa -120 cm dal livello di riferimento stabilito in questa zona, per uno spessore di 10/15 cm. Questo strato, avvicinandosi verso la parete ovest della cavità, appariva leggermente inclinato verso il basso. Sotto l’humus è stato affrontato uno strato di colore bruno, con pietre a spigoli vivi, dello spessore di circa 25 cm e tracce di focolari attuali, che ha restituito materiali moderni (vetri, resti di scatolette, ecc.). Approfondendo lo scavo, intorno a quota -160, il sedimento è diventato gradualmente più sciolto e rossastro, sempre con abbondante scheletro. Lo strato rossastro è apparso interessato, soprattutto nella zona nord, dalla presenza di alcune buche riempite con pietre. A quota -178 cm il sedimento rossastro è risultato totalmente libero da pietre. Dal quadrato -H1, a circa 60 cm dalla superficie (quota -180), proviene un piccolo pugnale di rame, reperto completamente isolato. Lo scavo è proseguito nello strato rossastro, completamente sterile per ulteriori 10 cm per divenire, verso quota -190, assai più tenace, con presenza clasti di dimensioni medio piccole. Intorno a quota -200, nel quadrato L, sono cominciate a comparire schegge e strumenti di diaspro di piccole dimensioni che in seguito apparivano diffusi un po’ in tutta l’area presa in esame. A -215, nel terreno delle unità L e I era presente una macchia scura, probabile struttura di combustione, e alla stessa quota, in prossimità della sezione est di –H2, compariva una zona grigia con frammenti di ossa annerite e numerosi manufatti litici. Da questo momento lo scavo è proseguito nella fascia H, -H1 e - H2, mentre è stato interrotto nel resto dell’area la cui estensione si era andata progressivamente riducendo per la presenza di blocchi crollati dalla volta. In - H2 la macchia scura, testimonianza di focolare, era larga circa 1 metro e sembrava interessare anche i quadrati limitrofi. A quota -200 il sedimento tornava nuovamente rosso, sia in - H2 che nelle altre unità. Le industrie litiche, che erano presenti in tutti e tre i quadrati, andavano progressivamente a diminuire in H e - H1, mentre persistevano in quantità notevole in - H2. In H, a -230, è comparsa una nuova chiazza scura contenente abbondanti materiali e piccole schegge di osso bruciato. Dopo circa 10 cm (-240) anche in - H1 è ricominciata a comparire una discreta quantità di industria. Alla stessa quota, in - H2, il deposito appariva molto più sciolto di quello degli altri 2 quadrati. Tutte le chiazze di colore più scuro sono state rilevate, documentate e campionate, così come tutti gli altri sedimenti incontrati durante i lavori. Giunti al termine dei lavori 2018, lo scavo dell’area C si è interrotto dopo aver raggiunto quota -240 nella fascia composta dalle unità H, -H1 e -H2, alla presenza di uno strato rossastro meno tenace, assai ricco di industria litica. Contemporaneamente ai lavori nell’area atriale è stato effettuato un saggio all’interno della grotta, in prossimità della parete meridionale della nicchia posta a sud della sala principale. In questo caso, il deposito è risultato completamente rimaneggiato e sono state recuperate ceramiche di varia età e tipologia, oltre a qualche rarissimo frammento umano (piccola parte di resto di cranio, testa di femore), anch’essi di epoca imprecisata. Il saggio è stato interrotto una volta raggiunta la roccia di base posta intorno a quota -120. I lavori si sono conclusi con l’esecuzione della documentazione fotografica e dei rilievi grafici di pianta e sezioni. Infine si è proceduto alla copertura della zona di scavo con retino plastico traspirante sopra al quale sono stati depositati una parte dei materiali (terra e pietre) rimossi in precedenza. I reperti litici rinvenuti nell’area C, di dimensioni generalmente molto piccole o piccole, ad un esame preliminare effettuato sul campo, rivelano una progressiva evoluzione tecnologica che, insieme alla loro tipologia, ne consentono un inquadramento culturale che da un contesto Mesolitico si sviluppa verso una fase terminale del Paleolitico superiore. Inoltre, nell’area C, nonostante l’estensione limitata della superficie indagata, è significativa la presenza di diversi “punti di fuoco” che costituiscono chiara testimonianza della ripetuta frequentazione umana.
  • AIAC_543 - La Pineta - 2015
    Dal 12 al 31 luglio 2015 il sito paleolitico di Isernia La Pineta è stato oggetto di attività di scavo e di studio da parte dell’Università degli Studi di Ferrara, con la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto, su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia del Molise. L’area indagata (quadrati 156-157-158-159-166-176) è ubicata nel quadrante 1 del I settore di scavo. Le attività di scavo sono state orientate alla rimozione dell’unità 3 (depositi fluvio-lacustri con sabbie e ghiaie fini), ovvero, dall’alto verso il basso, dei livelli 3s1-5, 3s6-9, 3colluvio, 3s10 e 3b, al fine di raggiungere e mettere in luce l’archeosuperficie 3c. Questa archeosuperficie, scavata tra il 1980 e il 1993 su una superficie di 52 mq, costituisce la prima attestazione della frequentazione umana del sito di Isernia La Pineta. Essa si caratterizza per la presenza di resti paleontologici e litici inglobati in una matrice sabbiosa dello spessore di pochi centimetri che si colloca immediatamente al di sopra del livello di travertino. I livelli oggetto di scavo hanno restituito reperti litici, perlopiù schegge in selce di piccole dimensioni, e paleontologici, frammenti indeterminabili di dimensioni varie ma anche significativi resti di grandi erbivori, tra i quali vertebre e corna di bisonte. I resti paleontologici sono stati sottoposti a pulizia, consolidamento e restauro. Il rilievo planimetrico e dei reperti è stato facilitato dall’utilizzo di un sistema informatizzato creato ad hoc che consente di automatizzare e velocizzare le attività di documentazione in fase di scavo, riducendo il rischio di errori. Alla sostituzione della scheda di scavo cartacea con una scheda informatizzata costruita con Google Drive, si accompagna l’eliminazione della bussola grazie alla messa a punto di un programma che, tramite più punti rilevati con la stazione totale, consente il calcolo automatico della pendenza e dell’orientamento del reperto. Il lavaggio e vaglio del sedimento ha consentito il recupero di resti di microfauna (perlopiù denti di roditori e vertebre di pesci), malacofauna, piccoli frammenti di macrofauna, piccole schegge e scarti di lavorazione in selce e cristalli di sanidino, particolarmente utili per le datazioni radiometriche. A conclusione delle attività di ricerca, all’interno di un workshop organizzato dall’Università di Ferrara in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia del Molise, sono state presentate alla comunità scientifica e al grande pubblico le più recenti acquisizioni scientifiche sul sito di Isernia La Pineta. Particolare enfasi è stata posta sulla scoperta del dente umano rinvenuto nel 2014 nel livello 3 coll del sito di Isernia La Pineta, che, ascrivibile a circa 580.000 anni fa sulla base delle più recenti datazioni radiometriche, costituisce allo stato attuale delle ricerche il più antico resto umano in Italia. Il reperto, un incisivo mascellare di un bambino di circa 5-7 anni, attribuito a _Homo_ _sp._ , potrebbe verosimilmente essere attribuito a _Homo_ _heidelbergensis_ che in quel periodo aveva popolato il continente europeo.
  • AIAC_543 - La Pineta - 2016
    Dal 10 luglio al 6 agosto 2016 il sito paleolitico di Isernia La Pineta è stato oggetto di attività di scavo e di studio da parte dell’Università degli Studi di Ferrara, con la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto, su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise. L’indagine si è estesa nei qq. 156-159, 166-169 e 174-179 del quadrante 1 del I settore di scavo, in parte già oggetto di esplorazione nel 2015. L’intervento è stato predisposto per la rimozione dell’unità 3 originata da depositi fluvio-lacustri con sabbie e ghiaie fini (dall’alto al basso i livelli interessati sono 3s1-5, 3s6-9, 3colluvio, 3s10 e 3b) allo scopo di mettere in luce l’archeosuperficie 3c, posta quasi a diretto contatto col travertino sottostante. La 3c, già indagata a partire dagli anni ’80, rappresenta la prima attestazione della frequentazione umana del sito di Isernia La Pineta in seguito alla riduzione delle aree umide. Si riscontrano concentrazioni minori di materiali rispetto alle archeosuperfici più recenti, tra questi si annoverano resti paleontologici e litici inglobati in una matrice sabbiosa rubefatta dello spessore di pochi centimetri. L’industria litica si caratterizza per la presenza di schegge in selce di piccole dimensioni che non presentano tracce di trasporto postdeposizionale. Si annoverano frammenti ossei indeterminabili di dimensioni varie, ma anche alcuni resti di grandi erbivori, tra i quali vertebre di elefante e corna di bisonte. I materiali osteologici sono stati ripuliti e consolidati. A fine scavo l’archeosuperficie 3c è stata messa in luce in tutti i quadrati dell’area oggetto di ricerca ad eccezione dei quadrati 158 e 174-175. La registrazione informatizzata dei dati di scavo, impostata direttamente sullo scavo, ha permesso l’immediato sviluppo del rilievo planimetrico grazie all’utilizzo di una stazione totale e all’uso di un sistema integrato di acquisizione (registrazione coordinate dei reperti, immagini ortorestituite, analisi GIS, ecc.). Come di consueto, il vaglio del sedimento ha consentito il recupero di resti di microfauna (perlopiù denti di roditori e vertebre di pesci), malacofauna, piccoli frammenti di macrofauna, piccole schegge e scarti di lavorazione in selce e cristalli di sanidino, particolarmente utili per le datazioni radiometriche. Durante la campagna di ricerca scientifica è stato organizzato un ciclo di conferenze presso il Museo Paleolitico di Isernia dal titolo “Pomeriggi al Museo. Scavi in corso a Isernia La Pineta: condividiamo le ricerche” con relatori italiani e stranieri. A fine campagna di scavo sono stati presentati al pubblico i risultati della ricerca scientifica presso la sala della Gea Medica di Isernia.
  • AIAC_543 - La Pineta - 2017
    Le attività di esplorazione del sito preistorico di Isernia La Pineta, dal 2 al 29 luglio 2017, sono state condotte dall'Università degli Studi di Ferrara, sotto la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto, su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (Prot. N. DG-ABAP 2846 Class. 34.31.07/25.1 Rinnovo per gli anni 2016-2018), in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise. L’attività di scavo ha proseguito il lavoro dell’anno precedente per mettere in evidenza una parte della superficie archeologica denominata 3c, posta quasi a diretto contatto col travertino sottostante. L’indagine si è concentrata nei qq. 153-154-155-158-159-164-165-174-175 del quadrante 1 del I settore di scavo e ha visto l’asportazione dei depositi fluvio-lacustri costituiti da sabbie e ghiaie fini (dall’alto in basso i livelli interessati sono 3s1-5, 3s6-9, 3colluvio, 3s10 e 3b). I livelli oggetto di scavo hanno restituito reperti litici, perlopiù schegge in selce di piccole dimensioni, e paleontologici, frammenti indeterminabili di dimensioni varie ma anche significativi resti di grandi erbivori. Il rilievo planimetrico e dei reperti è stato facilitato dall’utilizzo di un sistema informatizzato: il ricercatore utilizza un tablet o uno smartphone incorporante l'applicazione di Google Doc come terminale per l'immissione dei dati, i quali sono utilizzabili in tempo reale e visualizzabili sulla pagina web dedicata Si è provveduto inoltre al restauro sistematico dei reperti paleontologici e al lavaggio e al vaglio del sedimento che ha consentito il recupero di resti di microfauna (perlopiù denti di roditori e vertebre di pesci). I lavori di scavo, documentazione e laboratorio (rilievo planimetrico e fotogrammetrico delle archeosuperfici, coordinamento dei reperti tramite l'uso della stazione totale, descrizione delle unità stratigrafiche, catalogazione e siglatura dei materiali rinvenuti, informatizzazione dei dati di scavo, lavaggio e vaglio del sedimento, restauro dei reperti rinvenuti, ecc.), sono stati accompagnati da laboratori aperti al pubblico e da escursioni didattiche sul territorio molisano. In particolare in tutti i giovedì del mese si sono svolti laboratori dal titolo “Vietato non toccare” per avvicinare il grande pubblico all’attività di ricerca. Gli studiosi e i ricercatori, provenienti da numerose istituzioni scientifiche italiane e straniere, sono stati ospitati dall’Amministrazione Provinciale di Isernia nella struttura del Centro Europeo di Ricerche Preistoriche.
  • AIAC_543 - La Pineta - 2018
    Il 2018 registra l’anniversario del quarantennale della scoperta del sito preistorico di Isernia La Pineta. Durante la campagna di scavo stratigrafico, che si è svolta dal 2 al 28 luglio, è stata organizzata una giornata studio con la partecipazione di alcuni dei ricercatori che hanno effettuato le primi indagini (Proff. Mauro Coltorti, Laura Cattani, Carlo Peretto, Benedetto Sala). La manifestazione è stata correlata dall’annullo filatelico celebrativo. Le attività di esplorazione all’interno del padiglione degli scavi hanno interessato i qq. 154, 155, 164, 165 del settore I-1, facenti parte di un’area più ampia di 18 mq. per mettere in luce l’unità stratigrafica denominata 3c, caratterizzata da una discreta concentrazione di reperti faunistici e litici. Si tratta dell’archeosuperficie più profonda impostata sulle cosiddette “Sabbie rosse” grossolane dello spessore di qualche centimetro, contenenti materiale vulcanico che poggiano sulla superficie erosa del travertino. Lo scavo dei 4 quadrati è stato caratterizzato dall’asportazione di sedimenti sabbiosi e colluviali ricchi di materiale archeologico composto da significativi resti paleontologici che vanno ad arricchire e completare le conoscenze sulla fauna pleistocenica di quest’area. A questi si associa un numero rilevante di frammenti ossei indeterminabili oltre a reperti litici in calcare e in selce. Tra i reperti in selce si annoverano in particolare schegge di piccole dimensioni e alcuni nuclei. Il materiale raccolto è stato cartografato in ambito GIS, restaurato e catalogato con l’utilizzo di schede opportunamente predisposte per la registrazione delle caratteristiche tassonomiche e conservative. Lo scavo ha visto la partecipazione di studenti afferenti a diverse università nazionali e internazionali. Le attività di esplorazione sono state accompagnate da lezioni e attività laboratoriali allo scopo di completare nel modo migliore la formazione specialistica dei partecipanti. Alle attività di indagine stratigrafica hanno fatto seguito anche escursioni sul territorio allo scopo di favorire la conoscenza del patrimonio culturale molisano. L’attività di scavo è stata condotta dal Prof. Carlo Peretto, dell’Università degli Studi di Ferrara, su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise.