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Letizia Ceccarelli – University of Cambridge

Season Director

  • AIAC_2993 - Montelabate - 2017
    La campagna di scavi 2017 ha indagato tre aree distinte. La prima ha riguardato lo scavo della fornace 2B (saggio 12) già parzialmente scavata nel 2012 e 2016 al fine di chiarirne la struttura. Nella seconda area (saggio 5) lo scavo ha interessato l’unico edificio fino ad oggi individuato nel sito e già parzialmente indagato nel 2012. Infine la terza area di scavo (saggio 11) è stata posizionata vicina alla Fornace 1, in corrispondenza di un’anomalia individuata dalle prospezioni magnetometriche, condotte sul sito nel 2010 dall’Università di Cambridge. Lo scopo di questo saggio era quello di verificare l’eventuale presenza di un’altra fornace. Nel saggio 11 lo scavo si è concentrato sulla porzione meridionale della fornace 2B, nel settore esterno al prefurnio e sui due muri laterali realizzati in pietre e laterizi legati da malta. Al di fuori del prefurnio si è individuato uno strato di tegole molto esteso che può essere interpretato come una tettoia funzionale alle lavorazioni e costruita al di sopra del prefurnio stesso. Si tratta di una fornace a pianta rettangolare allungata, di oltre 8 metri, la quale diverge da tutte le altre per la tecnica costruttiva, con muri in pietre e frammenti di laterizi reimpiegati legati con malta e deve, pertanto, essere ritenuta la struttura produttiva più tarda costruita nel sito. Le fosse di fondazione dei muri laterali di spessore di oltre 80 cm erano tagliate direttamente nel banco argilloso, funzionali a mantenere il calore durante la cottura. Lo scavo nel saggio 5 ha rimesso in luce tutta l’estensione dell’edificio che ha, rispetto ai dati precedenti, una quarta parete verso nord, parzialmente emersa mentre all’interno era presente un battuto pavimentale, la cui preparazione era costituita da frammenti di tegole e ceramici. La copertura era a tegole, come dimostrato dai crolli sopra il battuto. Si è osservato che i muri sono costruiti in fondazioni tagliate direttamente nel banco di argilla. La tecnica costruttiva, con il reimpiego in fondazione di materiale precedente, tra cui laterizi ed un blocco di cocciopesto, suggerisce una datazione tarda per questo edificio, le cui funzioni sono da mettere in relazione con l’attività di produzione dell’area. Il Saggio 11 prosegue e amplia lo scavo della Fornace 1 iniziato nel 2012 ed a est di quest’ultima, in corrispondenza dell’anomalia delle prospezioni geofisiche, si è scoperto un complesso formato da tre strutture: una fornace rettangolare con camera di combustione e piano forato, in buono stato di conservazione, denominata Fornace 6, affiancata da un ambiente formato da tre muri in laterizi e probabilmente una fornace più antica di forma circolare (Fornace 7), parzialmente distrutta dalle strutture successive. La campagna di scavi 2017 ha permesso di precisare che tra le produzioni delle fornaci ci fossero principalmente anfore a fondo piatto del tipo Ostia III, 369-370- II, 251 e in misura minore anche pareti sottili e ceramica comune. La continuità produttiva di questo sito è attestata da numerosi scarti di laterizi e di forme che imitano la ceramica africana da cucina, datate tra III secolo e la prima metà del V secolo d.C.
  • AIAC_2993 - Montelabate - 2018
    Le ricerche della campagna di scavo 2018 sono state limitate al completamento dello scavo della fornace 6, l’ultima individuata nel corso della campagna scavi 2017 e della fornace 1 scavata parzialmente nel 2012, sia all’interno che all’esterno del prefurnio, e toccata nel 2017 per interventi parziali all’esterno del prefurnio. La fornace 6, scoperta nel 2017 e rimessa in luce nello scavo 2018, ha pianta rettangolare e risulta la meglio conservata. Sono preservati tutti e cinque gli archi, che costituiscono la parte strutturale portante del piano forato, il buono stato di conservazione di questa struttura è dovuto, molto probabilmente, al precoce abbandono, infatti il praefurnium fu obliterato con un riempimento di pietre, il cui paramento esterno, a faccia vista, era stato costruito per creare un’area di lavoro all’esterno della fornace 1

Season Team

  • AIAC_2866 - Montelabate - 2013
    The 2013 excavation season focused on the site of Col di Marzo, where one trench was enlarged from the 2013 season, expanding knowledge of the third-fourth century BC. The principal occupation of the site is dated to the fourth century, the moment of proper consolidation of the frontier between Etruscans and Umbrians, and the novelties of the current season were the discovery of a new house structure with living areas (hearths, grinding stones, ceramic sieves, firedogs, animal and plant remains), a new drainage system and yard area, as well as an underlying ditch structure. Initial analysis seems to indicate spatial differentiation of activities within these locales, ranging from weaving to cooking, cheese and wine production. These third-fourth century BC structures were laid out on a rectilinear plan, whereas the underlying sixth century deposits seem to occupy more curvilinear structures. A substantial flotation programme now totals 4000 litres of sediment for the recovery of microfauna, landsnails, charcoal and floral remains, and these are now in the course of analysis. Initial examination of the animal bones suggests the presence of sheep, pig, cattle, dog and bird in order of importance. Initial examination of the carbonised seeds shows the presence of cereals (wheat, barley etc), grape and beans. Phytolith and micromorphological samples were also recovered.
  • AIAC_2979 - Prato Felici - 2013
    The excavation at Prato Felici continued the investigations begun in 2012 of a large structure identified above Porta Foca on the south eastern side of the acropolis at Segni. The previous year’s clearance work revealed a structure, measuring 12.62m in width, built in opus signinum with a thick cement floor (c.0.40m) with a fabric of medium to small sized fragments of limestone and sporadic fragments of tile and pottery. The aim of the 2013 excavations was to identify the full internal extent of the structure and externally to establish its construction technique and chronology. A trench was excavated immediately to the south of the building where the previous year’s investigations had revealed a stratigraphy dating back to the late Bronze Age. The trench was further extended to understand the immediate wider context, which revealed that the material was washed down the steep slope, and lay immediately upon the limestone bedrock upon which the structure was built. The trench confirmed the construction date of the building in the second half of the 2nd century BC with material also illustrating frequentation of the area in the 4th century BC, possibly associated to structures found immediately to the north of the building by an earlier rescue excavation by the Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio. Within the structure a 3m wide trench was excavated the full length of the eastern wall with the aim of clarifying the buildings function and length. The internal floor revealed an uninterrupted length of 36.7m. The 2012 excavation led to the hypothesis of the use of the structure as a cistern, supported by the thickness of the southern and western walls (0.70 m) and a depth of 2.5m. The absence of supporting lateral pillars around the structure, as well as internal dividing east-west walls suggests that the structure was an open cistern or pool, rather than covered. The final area investigated in 2013 focused upon a dividing north-south wall, built with no bonding material, discovered within the structure in 2012. The excavation revealed that, in its western half, the structure was deliberately refilled in the 2nd century AD. To the east of the dividing wall, the area was abandoned until the 9th century AD when the area was reused, including the construction of a small hearth.
  • AIAC_3565 - Necropoli di Porta Nola - 2015
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  • AIAC_3565 - Necropoli di Porta Nola - 2016
    Sulla scia degli scavi del 2015 nella tomba di _Marcus Obellius Firmus_, in una tomba anonima del tipo a _schola_ e nell’area delle sepolture lungo la cinta muraria (tra Porta Nola e la torre VII), l’obiettivo della stagione 2016 è stato lo scavo della struttura rettagolare davanti a Porta Nola e dell’area a nord e ad ovest della tomba di _Marcus Obellius Firmus_. La bassa struttura rettangolare lungo il tipo di tomba a _schola_ di _Aesquillia Polla_ misura 6,4 m x 6,39 m. è stata ripulita dei livelli appartenenti all’eruzione del 79 d.C. nel 1908. Il primo scavo non ha messo in luce tracce di sepolture ma un abbondante deposito di materiale misto. Tale dato ha portato gli archaeologi (guidati da Giovanni Spano) a concludere che la strutture potesse aver fatto parte di un giardino funerario associato alla tomba di _Aesquillia Polla_ ed a sistemare un giardino all’interno del monumento. La funzione come giardino funerario è stata successivamente dibattuta, così come la sua funzione come _bustum_, area sepolcrale, o area mai usata in antico. L’obiettivo dei nuovi scavi è stato chiarire lo scopo di questa struttura. Lo scavo ha messo in luce ampi depositi di materiale costruttivo usato per alzare artificialmente il livello del terreno sotto all’edificio. Nonostante lo scavo abbia individuato un livello pavimentale ad una profondità maggiore rispetto allo scavo di Spano, non sono state messe in luce sepolture all’interno della struttura. Il dato suggerisce che la costruzione possa essere tarda e non in uso prima dell’eruzione del 79 d.C. Lo scavo dell’area immediatamente a nord e ovest della tomba di _Marcus Obellius Firmus_ è proceduta di pari passo allo scavo all’interno del monumento. Lo scopo del nuovo scavo è stato la contestualizzazione della stratigrafia all’interno e sotto la tomba e la comprensione del ruolo di un muro in tufo costruito 5m a nord della tomba. Il muro è stato esposto nel 1908 e interpretato come un muro del _pomerium_ della città. Tale ipotesi è stata successivamente contestata dalla scoperta di una porta del muro e di una stada in terra Battuta che dalla strada in basalto correva intorno alla città. Queste strutture sono state interpretate come parte del _pagus_ riservato alla tomba di _Marcus Obellius Firmus_, una delle famiglie più potenti di Pompei al tempo dell’eruzione. Lo studio preliminare della stratigrafia dell’area sembra indicare che questa subì una sostanziale riorganizzazionee dopo il 62 d.C. L’analisi delle tombe a cremazione all’interno della necropolis di Porta Nola si è focalizzata sulle sepolture di due guardie del pretorio, scoperte nello scavo degli anni ’70 ma mai studiate. La prima appartiene a _Lucius Betutius_, come indica la stele funeraria che registra il suo stato come soldato del pretorio della II coorte dove servì per due anni. L’analisi antropologica delle ossa cremate ha confermato l’uomo fosse di robusta costituzione di circa 20 anni. La seconda cremazione appartiene ad un individuo la cui stele funeraria registra soltanto il suo ruolo come guardia del pretorio per 11 anni. Lo studio antroplogico lo identifica come un uomo di 30 anni. A causa della sua età e dell’attività fisica durante gli undici anni di servizio alcune delle ossa mostrano segni patologici, tra cui la formazione di _enthesophyte_ al bacino, possibilmente dovuta ad un micro trauma. Tale patologia è oggi spesso riscontrabile negli arceri. Il lavoro di restauro è continuato alla necropoli. L’interno della tomba di _Obellius Firmus_ è stato pulito e gli artefatti individuati nel corso degli scavi consolidate e restaurati.

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