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Francesco D’Andria, Università del Salento.

Season Director

  • AIAC_1194 - Fondo Casino - 2013
    Nelle Zone G ed I sono proseguite le indagini sul quartiere abitativo già messo in luce negli anni precedenti, in particolare nell'edificio G8 e nell'edificio G7. E’ stato indagato in profondità un grande edificio (G8) con grande cortile antistante e recinti per gli animali annesso. Alla proprietà si accede da un ingresso monumentale collocato sul lato occidentale della Strada V. Da qui si entra a Sud in un grande cortile con tettoia porticata (ambiente A) mentre a Nord è presente una vasta area libera, probabilmente utilizzata per il ricovero di animali (recinto). Nell’area del cortile (ambiente A) è stato messo completamente in luce il crollo di una tettoia in laterizio perfettamente conservato. Il grande cortile A si affaccia sull'edificio abitativo vero e proprio. Un lungo vano di forma rettangolare allungata (ambiente B - B1) è stato identificato come vano porticato, sicuramente coperto da una tettoia in laterizio che nel lato meridionale del vano è stata completamente rinvenuta in stato di crollo al di sopra dei livelli pavimentali. Dal Portico B si poteva accedere ai due vani chiusi e coperti (C e D) che costituivano il cuore dell'abitazione. Questi due ultimi vani sono stati indagati fino ai livelli pavimentali (realizzati in terra battuta mista a tufina pressata). Si presentano oggi molto danneggiati dalle attività agricole che hanno parzialmente fatto scomparire anche le strutture murarie di delimitazione del lato occidentale. Sul lato Nord del vano D è stato messo in luce un cortile (ambiente E) a pianta quadrata con resti di supporti per pali. Nell'area del grande recinto per gli animali sono stati scavati, fino al livello dell'ultima pavimentazione, alcuni quadrati. Al centro a era presente una grande buca di forma ovoidale riempita con materiale lapideo di varia pezzatura. Si tratta, probabilmente dell'attività di pulizia dell'area avvenuta dopo l'abbandono della città per rendere il terreno più adatto alle attività agricole (IV sec. a.C.). A Nord dell'edificio G8 è stato indagato un secondo edificio che si affaccia a Est, sull'area di grande recinto. Non è ancora chiaro se si tratti di un edificio autonomo o di una struttura annessa alla medesima proprietà. L'edificio è costituito da due ambienti (A e B) di forma rettangolare molto allungata. L'ingresso doveva essere posizionato sul lato orientale. Nell’angolo meridionale dell'ambiente A è stato rinvenuto un deposito votivo con lucerna bilicne adagiata in posizione rovesciata sul terreno databile alla seconda metà del VI sec. a.C. Adiacenti ai muri perimetrali esterni dei due edifici sono state rinvenute tre tombe in vaso (pithoi ad impasto) di neonati risultate inviolate. Due (quelle a Ovest dell'edificio G7) sono state realizzate una dentro l'altra. Contenevano scarsissimi resti osteologici (qualche frr. di cranio) e nessun oggetto di corredo. L'orizzonte cronologico (definito dal contenitore e dalla stratigrafia di rinvenimento) è quello della seconda metà del VI secolo a.C. Dopo il recupero delle tombe i vasi sono stati completamente asportati e sono in fase di ricomposizione e restauro.
  • AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2013
    Nei mesi di novembre e dicembre 2013, l’Università del Salento ha condotto una breve campagna di scavi in regime di concessione nella località di Fondo Giuliano, ubicata a NE dell’abitato di Vaste, dove le ricerche archeologiche avviate nel 1991 hanno portato in luce un importante complesso paleocristiano (IV-IX secolo) e con resti riferibili ad epoca messapica (VI-V e IV-III sec. a.C.). L’intervento ha interessato un’area di circa 110 m2, ubicata presso il limite settentrionale dell’area di scavo, dove le precedenti indagini avevano rivelato la presenza di tagli di cava e di una fornace per laterizi risalenti ad epoca arcaica, di carreggiate di età medievale e di alcune tombe appartenenti alla necropoli paleocristiana. La rimozione dello strato di accumulo superficiale ha consentito di mettere in luce il banco di roccia, affiorante su quasi tutta l’area oggetto dell’indagine. Tuttavia è stato ugualmente possibile riconoscere elementi riferibili alle diverse fasi di frequentazione dell’area. Ad età moderna e contemporanea appartengono i profondi segni di aratura che si riconoscono soprattutto nella porzione occidentale dell’area indagata, mentre ad epoca medievale si riferisce una coppia di carraie messe in luce per una lunghezza complessiva di circa 10 m. Cinque fosse di forma rettangolare, scavate nella roccia con orientamento NNO/SSE, sono riferibili alla necropoli paleocristiana legata al _martyrium_, il più antico degli edifici religiosi messi in luce nell’area. Delle tombe, in realtà, si conserva solo il fondo, ad eccezione della n. 3. All’interno di questa sono stati distinti due livelli di riempimento, con resti osteologici estremamente frammentati, riferibili ad almeno due individui. Il riempimento ha restituito anche alcuni frammenti ceramici databili fra il V e il VI sec. d.C. La tomba è lunga m 1,60, larga m 0,55 ed ha una profondità di ca. m 0,30; presso il lato settentrionale, è presente un “cuscino”, parte della roccia risparmiata per poggiare il capo dell’inumato. Sul lato Ovest dell’area di scavo sono stati messi in luce altri tagli riferibili alla cava messapica del IV-III sec. a.C. per l’estrazione di blocchi destinati alla costruzione delle fortificazioni. Infine, lungo la fascia meridionale, è stata individuata la parte superiore degli scarichi che si appoggiano al fronte di cava del VI-V sec. a.C.. In conclusione, l’intervento realizzato ha contribuito ad acquisire nuove informazioni riferibili sia all’estensione della necropoli paleocristiana, sia alle fasi di utilizzo della cava ed al suo momento di abbandono. La cava fu impiantata in epoca arcaica ed il suo sfruttamento si protrasse fino ad età ellenistica: ciò è confermato, oltre che dalle sequenze e dalle relazioni stratigrafiche, dallo studio analitico effettuato sui moduli dei blocchi cavati, ben riconoscibili nei solchi conservatisi sulla superficie e sulle pareti del banco roccioso.
  • AIAC_2838 - Castro - 2013
    Nel periodo giugno-luglio 2013 si sono svolte a Castro indagini archeologiche nel settore orientale del circuito murario messapico (IV-III sec. a.C.), in località “Capanne”; in particolare la campagna di scavi si è concentrata nell’area della porta già messa in luce nel corso delle precedenti indagini. Il vano d’ingresso della porta risulta rimaneggiato in maniera consistente dalla costruzione di un impianto per il deflusso dei reflui provenienti dal centro storico. Realizzato negli anni ’50 del secolo scorso, esso ha comportato la chiusura del corridoio per l’intera altezza conservata. Lo scavo stratigrafico ha comportato la rimozione degli elementi di età moderna e contemporanea, procedendo dal livello più alto del centro storico, lungo la Via Goffredo Mameli. Sono state intercettate strutture murarie, pertinenti ad unità abitative di epoca angioina e spagnola (XIV-XVI secolo), adiacenti ad un asse stradale con orientamento E/W, delimitato da un cordolo di pietre giustapposte. Le strutture, di cui si conserva anche parte dell’alzato, sono realizzate con pietre e blocchetti di piccole dimensioni tenuti insieme con malta. La rimozione delle strutture ha consentito di procedere con lo scavo all’interno del vano porta, dove sono emersi tre piani di calpestio sovrapposti, databili tra il VII e l’VIII secolo d.C., costituiti da battuti di tufina impostati su consistenti strati di preparazione. Si sono poi intercettati strati di terreno bruno scuro, relativi a gettate di scarico, ricche di materiale ceramico, frammenti lapidei, resti faunistici e carboni, che riempivano gran parte del vano della porta. Gli strati sono databili ad epoca tardoromana (IV-VI sec. d.C.) e sono il risultato di ingenti opere di risistemazione dell’area dell’abitato sulla sommità del rilievo e nelle aree circostanti. Tali operazioni hanno determinato un consistente rimaneggiamento dell’intero settore occupato dal santuario di Athena. Le gettate, infatti, oltre a numerosi materiali ceramici residuali, contenevano anche frammenti architettonici e parti di sculture in pietra calcarea del IV-III sec. a.C.; tra essi risalta, in particolare, una testa femminile di dimensioni di poco inferiori al vero, forse pertinente ad un altorilievo. La rimozione della stratificazione di epoca posteriore rispetto al periodo di uso delle fortificazioni messapiche ha permesso di confermare l’esistenza di due principali fasi costruttive delle mura anche se non si sono conservati strati di uso ed occupazione della fase messapica. Adesso è possibile affermare che nella prima fase edilizia non esisteva la porta di accesso all’abitato: essa fu ricavata successivamente, operando un vero e proprio taglio della muratura in blocchi. Il prosieguo delle indagini servirà a definire quale fosse esattamente l’articolazione del vano di ingresso nella seconda fase: bisognerà chiarire, infatti, se si trattava di una postierla, o di una vera e propria porta, percorribile a piedi o con piccoli carri. E’ stato possibile condurre lo scavo fino alla parte inferiore del vano della porta dove è stato messo in luce il banco di roccia in cui si conservano piccole cavità con riempimento di terreno argilloso associato a rari frammenti ceramici arcaici e dell’età del Ferro. Sono stati effettuati interventi di restauro conservativo su alcuni settori delle mura messapiche messe in luce nelle precedenti campagne di scavo.