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Fabrizio Ghio

Season Team

  • AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2013
    Nei mesi di novembre e dicembre 2013, l’Università del Salento ha condotto una breve campagna di scavi in regime di concessione nella località di Fondo Giuliano, ubicata a NE dell’abitato di Vaste, dove le ricerche archeologiche avviate nel 1991 hanno portato in luce un importante complesso paleocristiano (IV-IX secolo) e con resti riferibili ad epoca messapica (VI-V e IV-III sec. a.C.). L’intervento ha interessato un’area di circa 110 m2, ubicata presso il limite settentrionale dell’area di scavo, dove le precedenti indagini avevano rivelato la presenza di tagli di cava e di una fornace per laterizi risalenti ad epoca arcaica, di carreggiate di età medievale e di alcune tombe appartenenti alla necropoli paleocristiana. La rimozione dello strato di accumulo superficiale ha consentito di mettere in luce il banco di roccia, affiorante su quasi tutta l’area oggetto dell’indagine. Tuttavia è stato ugualmente possibile riconoscere elementi riferibili alle diverse fasi di frequentazione dell’area. Ad età moderna e contemporanea appartengono i profondi segni di aratura che si riconoscono soprattutto nella porzione occidentale dell’area indagata, mentre ad epoca medievale si riferisce una coppia di carraie messe in luce per una lunghezza complessiva di circa 10 m. Cinque fosse di forma rettangolare, scavate nella roccia con orientamento NNO/SSE, sono riferibili alla necropoli paleocristiana legata al _martyrium_, il più antico degli edifici religiosi messi in luce nell’area. Delle tombe, in realtà, si conserva solo il fondo, ad eccezione della n. 3. All’interno di questa sono stati distinti due livelli di riempimento, con resti osteologici estremamente frammentati, riferibili ad almeno due individui. Il riempimento ha restituito anche alcuni frammenti ceramici databili fra il V e il VI sec. d.C. La tomba è lunga m 1,60, larga m 0,55 ed ha una profondità di ca. m 0,30; presso il lato settentrionale, è presente un “cuscino”, parte della roccia risparmiata per poggiare il capo dell’inumato. Sul lato Ovest dell’area di scavo sono stati messi in luce altri tagli riferibili alla cava messapica del IV-III sec. a.C. per l’estrazione di blocchi destinati alla costruzione delle fortificazioni. Infine, lungo la fascia meridionale, è stata individuata la parte superiore degli scarichi che si appoggiano al fronte di cava del VI-V sec. a.C.. In conclusione, l’intervento realizzato ha contribuito ad acquisire nuove informazioni riferibili sia all’estensione della necropoli paleocristiana, sia alle fasi di utilizzo della cava ed al suo momento di abbandono. La cava fu impiantata in epoca arcaica ed il suo sfruttamento si protrasse fino ad età ellenistica: ciò è confermato, oltre che dalle sequenze e dalle relazioni stratigrafiche, dallo studio analitico effettuato sui moduli dei blocchi cavati, ben riconoscibili nei solchi conservatisi sulla superficie e sulle pareti del banco roccioso.
  • AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2014
    Nel mese di ottobre 2014, l’Università del Salento ha condotto una breve campagna di scavi in regime di concessione ministeriale nella località di Fondo Giuliano, presso l’abitato di Vaste. Precedenti ricerche archeologiche, avviate nel 1991, avevano portato in luce un importante complesso paleocristiano (IV-IX secolo), con elementi riferibili anche ad epoca messapica (VI-V e IV-III sec. a.C.). Le ricerche si sono concentrate in due settori: il primo presso il limite settentrionale dell’area di scavo, dove le indagini degli anni scorsi avevano rilevato la presenza di una cava e di una fornace messapica, il secondo ad ovest delle chiese in corrispondenza di una grotta scavata nel banco di roccia. I. _Area della cava_. Al di sotto dello strato di accumulo superficiale, si è messo in luce il banco di roccia. Sono state identificate nuove tracce relative all’attività estrattiva messapica, databile tra il IV ed il III sec. a.C. sulla base del modulo dei blocchi destinati all’estrazione, corrispondenti a quelli impiegati nelle fortificazioni dell’insediamento. Lo scavo ha inoltre permesso di seguire la prosecuzione verso nord di una strada medievale, già rinvenuta negli anni passati, segnata da profonde carraie. Una di esse intercetta una tomba a fossa (US 2205), scavata nel banco di roccia, priva di elementi della deposizione. Un'altra sepoltura è stata rinvenuta a pochi metri di distanza. Al suo interno erano presenti resti antropologici notevolmente rimaneggiati (US 2203) con alcuni elementi del corredo: frammenti di due armille in bronzo ed un vago in vetro. Sulla base della posizione e del confronto con le altre tombe presenti nelle vicinanze, entrambe le sepolture possono essere attribuite alla necropoli paleocristiana di V-VI secolo. Esse hanno forma rettangolare a sezione trapezoidale con pareti rastremate in alto e piccolo cuscino ricavato all’estremità ovest. II. _Area della grotta_. La grotta (US 2300) è ubicata a circa 18 m ad ovest rispetto all’ingresso del _martyrium_ di V-VI secolo. L’ambiente è scavato nel banco di roccia calcareo, con apertura rivolta verso l’edificio di culto. Inizialmente sono stati messi in luce alcuni grandi massi crollati dalla volta della cavità; inoltre, in corrispondenza dell’attuale ingresso, si è evidenziato un muro costituito da un filare di grandi pietre informi, posizionate in modo da delimitare l’accesso alla grotta (US 2309). È ipotizzabile che questa struttura a secco, realizzata in tempi moderni con pietre recuperate nelle vicinanze, sia servita a chiudere lo spazio interno destinandolo a ricovero di animali ed attrezzi agricoli. Su uno dei massi è incisa una croce. Dopo aver liberato la cavità dai livelli di accumulo moderno, si è messo in luce uno strato di tufo sbriciolato e compatto, a contatto con il piano di roccia. Quest’ultimo risulta profondamente segnato da attività di estrazione di piccoli blocchi di pietra calcarea, il cui modulo è riconducibile alle tecniche edilizie comuni tra XVII e XIX secolo. Tuttavia, è stato anche possibile riconoscere le tracce di alcune tombe ricavate nel banco di calcarenite. Esse sono appena leggibili, poiché la cava ne ha comportato la quasi completa distruzione. Alle sepolture vanno riferiti pochi resti osteologici ed alcuni frammenti di lucerne nordafricane recuperati nel terreno di accumulo superficiale. In origine l’ingresso alla grotta doveva trovarsi più avanzato verso est, come indica la presenza di un varco nella roccia, definito da una soglia in pietra. In epoca paleocristiana, dunque, la cavità fu destinata ad accogliere un nucleo di sepolture, in maniera speculare alla situazione riscontrata nel settore posto alle spalle dell’abside. Numerose croci incise sulle pareti costituiscono un ulteriore indizio della frequentazione connessa al _martyrium_.
  • AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2016
    La campagna di scavi, su concessione ministeriale, è stata condotta nell’arco di tre settimane ed ha visto la partecipazione di ricercatori e studenti dell’Università del Salento. L’indagine ha interessato due settori. _Area Nord_ La rimozione dell’accumulo agricolo ha permesso di riportare alla luce il piano di roccia. Gran parte della superficie è interessata da carreggiate, relative a percorsi già identificati in precedenza, collegati allo sfruttamento del banco calcareo in età moderna. Nella parte più occidentale è stato riconosciuto un fronte della cava del VI-V sec. a.C.: si conservano due blocchi e dall’accumulo proviene un fr. di ceramica a vernice nera tardoarcaica. Nella zona centrale sono state intercettate tre tombe orientate E-O relative al cimitero del V-VI sec. d.C. La tomba 1 (1,84x0,60x0,45 m) ha sezione trapezoidale, con leggera concavità e cuscino a O. Il riempimento è costituito da terreno compatto marrone-rossiccio, con schegge di pietra e resti malacologici. All’estremità orientale era una concentrazione di ossa lunghe, alcune delle quali in connessione. I resti sono riferibili ad almeno 5 individui adulti; inoltre sono stati recuperati alcuni oggetti di corredo: uno spillone e due anelli in bronzo, un vago in pasta vitrea. La tomba 2 (1,95x0,60x0,10 m) ha sezione trapezoidale, con leggera concavità. Il riempimento è costituito da terreno molto compatto marrone-rossiccio, misto a fr. calcarei, con numerose ossa pertinenti sia ad adulti che a sub-adulti. Nella tomba 3 (1,75 x 0,60 x 0,25 m) alcuni resti scheletrici si sono conservati in connessione a ridosso del margine N. _Saggio Sud_ L’esplorazione dell’area a sud delle chiese è stata avviata con gli obiettivi di definire l’articolazione topografica e funzionale degli spazi adiacenti all’impianto paleocristiano e di accertare eventuali presenze relative alle fasi preromane. Al di sotto del terreno agricolo è stata intercettata, nell’angolo N, una struttura (US 2349) con orientamento NE-SO; ad essa appare associato un livello di frequentazione (US 2338) con materiale ceramico di epoca tardo-romana (tegole, fr. di vetro ed una moneta di bronzo del V sec. d.C.). E’ stato rinvenuto anche un fr. di _skyphos_ a vernice nera. Al di sotto della US 2338 è stato identificato uno strato calcareo giallo-bruno (US 2341), presente su tutta l’area; esso contiene materiale di epoca tardo-romana, ma anche una fibula arcaica. Sulla sua superficie si è messa in evidenza una traccia di terreno scuro (US 2339-2340), con andamento rettilineo N-S, larga 60 cm ca., che prosegue oltre i limiti del saggio: appare riferibile all’asportazione di un muro collegato alla prima chiesa (IV-VI secolo), le cui strutture sono realizzate con grandi blocchi. Nella parte meridionale del saggio è stato evidenziato l’angolo di un edificio, i cui muri proseguono oltre le sezioni. Essi sono realizzati con pietre irregolari a secco e sembrano delimitare un ambiente. Sono stati scavati due livelli di distruzione: il primo di terreno morbido, bruno-arancio, con fr. ceramici tardo-romani, manufatti in pietra e resti di fauna; il secondo di terreno morbido, bruno scuro, con pochi fr. ceramici e di vetro. Entrambi i contesti hanno restituito elementi della fase messapica. L’asportazione della US 2341 ha consentito di mettere in luce sul lato occidentale del saggio un battuto pavimentale in calcare molto compatto, tagliato dal ghost wall 2339. Al momento non è possibile stabilire con certezza la cronologia degli elementi riportati alla luce. Il battuto pavimentale deve essere associato ad una struttura a blocchi completamente asportata e forse legata al primo edificio di culto; più problematica la datazione dell’ambiente nell’angolo sud-est le cui caratteristiche potrebbero consentire di riferirla ad età messapica.
  • AIAC_2838 - Castro - 2013
    Nel periodo giugno-luglio 2013 si sono svolte a Castro indagini archeologiche nel settore orientale del circuito murario messapico (IV-III sec. a.C.), in località “Capanne”; in particolare la campagna di scavi si è concentrata nell’area della porta già messa in luce nel corso delle precedenti indagini. Il vano d’ingresso della porta risulta rimaneggiato in maniera consistente dalla costruzione di un impianto per il deflusso dei reflui provenienti dal centro storico. Realizzato negli anni ’50 del secolo scorso, esso ha comportato la chiusura del corridoio per l’intera altezza conservata. Lo scavo stratigrafico ha comportato la rimozione degli elementi di età moderna e contemporanea, procedendo dal livello più alto del centro storico, lungo la Via Goffredo Mameli. Sono state intercettate strutture murarie, pertinenti ad unità abitative di epoca angioina e spagnola (XIV-XVI secolo), adiacenti ad un asse stradale con orientamento E/W, delimitato da un cordolo di pietre giustapposte. Le strutture, di cui si conserva anche parte dell’alzato, sono realizzate con pietre e blocchetti di piccole dimensioni tenuti insieme con malta. La rimozione delle strutture ha consentito di procedere con lo scavo all’interno del vano porta, dove sono emersi tre piani di calpestio sovrapposti, databili tra il VII e l’VIII secolo d.C., costituiti da battuti di tufina impostati su consistenti strati di preparazione. Si sono poi intercettati strati di terreno bruno scuro, relativi a gettate di scarico, ricche di materiale ceramico, frammenti lapidei, resti faunistici e carboni, che riempivano gran parte del vano della porta. Gli strati sono databili ad epoca tardoromana (IV-VI sec. d.C.) e sono il risultato di ingenti opere di risistemazione dell’area dell’abitato sulla sommità del rilievo e nelle aree circostanti. Tali operazioni hanno determinato un consistente rimaneggiamento dell’intero settore occupato dal santuario di Athena. Le gettate, infatti, oltre a numerosi materiali ceramici residuali, contenevano anche frammenti architettonici e parti di sculture in pietra calcarea del IV-III sec. a.C.; tra essi risalta, in particolare, una testa femminile di dimensioni di poco inferiori al vero, forse pertinente ad un altorilievo. La rimozione della stratificazione di epoca posteriore rispetto al periodo di uso delle fortificazioni messapiche ha permesso di confermare l’esistenza di due principali fasi costruttive delle mura anche se non si sono conservati strati di uso ed occupazione della fase messapica. Adesso è possibile affermare che nella prima fase edilizia non esisteva la porta di accesso all’abitato: essa fu ricavata successivamente, operando un vero e proprio taglio della muratura in blocchi. Il prosieguo delle indagini servirà a definire quale fosse esattamente l’articolazione del vano di ingresso nella seconda fase: bisognerà chiarire, infatti, se si trattava di una postierla, o di una vera e propria porta, percorribile a piedi o con piccoli carri. E’ stato possibile condurre lo scavo fino alla parte inferiore del vano della porta dove è stato messo in luce il banco di roccia in cui si conservano piccole cavità con riempimento di terreno argilloso associato a rari frammenti ceramici arcaici e dell’età del Ferro. Sono stati effettuati interventi di restauro conservativo su alcuni settori delle mura messapiche messe in luce nelle precedenti campagne di scavo.
  • AIAC_4405 - Fondo Torre - 2016
    Presso Giuggianello è stata condotta una campagna di scavi per proseguire indagini condotte nel 2006-2007, quando furono messe in luce parti di una grande struttura circolare, interpretata come torre di avvistamento messapica (IV-III sec. a.C.), collocata tra gli insediamenti di Vaste e MuroLeccese. Fu identificato, per una lunghezza di oltre m 16, un muro a blocchi con andamento curvilineo, conservato per cinque assise sovrapposte, messe in opera con andamento a scarpa. Per definirne planimetria, funzione e cronologia, sono state praticate tre trincee. A. Si colloca sulla prosecuzione della struttura già in luce. Al di sotto di un modesto strato di accumulo superficiale (ca. 15 cm) è stata intercettata un’unica assisa di blocchi, con andamento curvilineo (US 31). Essi si presentano di forma trapezoidale e misurano ca. m 1,20 x 0,65 (lato esterno) x 0,45 (lato interno); lo spessore varia tra 25 e 30 cm. Sono messi in opera a cuneo, e risultano posizionati con estrema cura, strettamente connessi. La faccia superiore è obliqua, accentuatamente inclinata verso l’interno. All’esterno è stato messo in luce un livello di distruzione (US 32); all’interno è presente un riempimento di pietre di medie dimensioni legate da terreno bruno-rossastro (US 46), in fase con la struttura a blocchi. Un piccolo saggio, praticato all’esterno del muro, ha permesso di identificare due strati: il primo ha restituito alcuni frammenti di ceramica acroma di età ellenistica ed appare interpretabile come un accumulo livellato per mettere in opera i blocchi (US 40); esso copre uno strato con frammenti di ceramica ad impasto dell’età del Bronzo (US 41). B. Ha consentito di mettere in luce un altro lungo tratto dell’opera a blocchi nella zona nord; qui si conserva, sia pur parzialmente, anche una seconda assisa. I blocchi hanno modulo costante, tranne alcuni elementi più piccoli verso est. All’esterno della struttura è emerso un livello di distruzione (US 43) corrispondente a quello intercettato nella trincea A; esso copre uno spesso strato di terreno argilloso (US 33) di colore verdastro, compatto, che si appoggia ai blocchi. All’interno è presente un riempimento di pietre di medie dimensioni (US 46). C. Va dalla trincea B fino al centro dell’edificio. Contiguo al paramento, è emerso un riempimento di pietre di medie dimensioni legate da terreno bruno-arancio, in fase con i blocchi. Procedendo verso la zona centrale, al di sotto dell’accumulo agricolo (US 36), è stato portato in luce un riempimento costituito da grosse pietre informi in calcarenite compatta e frr. di blocchi (US 39). I grandi massi, associati a terreno incoerente, sono stati rimossi: essi erano a contatto con uno strato bruno-rossiccio (US 42) che ha restituito impasti dell’età del Bronzo ed una lama in selce. Le indagini hanno permesso di riportare alla luce quasi interamente un anello di blocchi squadrati che definisce un edificio a pianta circolare con diametro di 24,5 m. L’alzato della struttura era costituito da più filari concentrici e rastremati. Il modulo e la tipologia dei blocchi, insieme ai reperti rinvenuti, consentono di proporre una datazione tra il IV ed il III sec. a.C. Il paramento in tecnica isodoma, insieme ad una intercapedine di pietre, funge da fodera di un ampio basamento di pietre. Questo corrisponde ad un “specchia” risalente all’età del Bronzo Medio, anch’essa con funzione di controllo del territorio. In età ellenistica la struttura più antica, ancora in vista, venne risistemata e monumentalizzata e probabilmente, nella parte centrale, fu innalzata una torretta lignea, così che l’intera costruzione poteva raggiungere un’altezza di almeno 10 m.