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Alessandra Celant - Sapienza Università di Roma

Season Team

  • AIAC_2994 - Fosso Fontanaccia - 2013
    Nei mesi di settembre-ottobre 2013 si è svolta la terza campagna di scavo in località Fosso Fontanaccia (Portonovo, Ancona). L’indagine è proseguita in direzione sud rispetto all’area indagata negli anni precedenti, con l’obiettivo di portare integralmente alla luce alcune strutture individuate alla fine della campagna di scavo 2012: si trattava di 3 forni integri (nn. 14, 15, 16), adiacenti tra loro, appena affioranti sulla superficie. Lo scavo si è esteso su una superficie di 100 mq, all’interno della quale, oltre alle tre strutture già note, ne sono state riconosciute altre due (nn. 17, 18). Tutte e cinque le strutture si presentavano integre, con pareti e volta quasi interamente conservate. Nel caso dei forni 14-16 il riempimento presentava forti concentrazioni di cariossidi carbonizzate di cereali, mentre il materiale archeologico era particolarmente scarso, rappresentato da pochi frammenti di ceramica e da qualche elemento in selce, oltre che da grossi frammenti di concotto riferibili al crollo della volta. Le dimensioni e la struttura architettonica dei forni confermano l’esistenza di un modello costruttivo, che prevede un andamento a volta ribassata, con base circolare del diametro di circa 1,80 m ed un’altezza di 40-50 cm. Di fronte ai tre forni 14-16 è stata individuata e scavata la relativa fossa di accesso, che si presentava colma di un deposito scuro organico, ricco di frammenti di concotto, derivato dal disgregamento del rivestimento dei forni. Meno attinenti al modello descritto sopra sono i forni 17 e 18, che presentano forma irregolare sub-trapezoidale. Entrambi mostrano la volta e le pareti integre, anche se in condizioni di conservazione non ottimali. La volta si è staccata in antico dalle pareti, affossandosi leggermente sul riempimento che già colmava quasi del tutto la struttura. Anche di fronte a questi due forni era presente la relativa fossa di accesso. Come già evidenziato sopra, in questa campagna sono stati rinvenuti pochissimi frammenti ceramici, realizzati in impasti grossolani e semifini: tra questi, due sono decorati ad impressioni. L’industria litica in selce è più abbondante: sono stati rinvenuti alcuni nuclei a un piano di percussione, molto regolari, per l’estrazione di lamelle con la tecnica a pressione. Vi sono inoltre due frammenti di ossidiana. Grazie ad una collaborazione istituita con l’Università Politecnica delle Marche è stata effettuata una campagna di rilevamento con laser scanner a cura della Prof. Eva Malinverni della Facoltà di Ingegneria, per poter realizzare una ricostruzione in 3D delle strutture. Nel corso della campagna sono inoltre intervenuti ricercatori dell’Università di Torino e dell’INRIM che hanno prelevato campioni per misurazioni di archeomagnetismo. La campagna di scavo 2013 è stata realizzata grazie al finanziamento della Sapienza Università di Roma e grazie all’ospitalità degli imprenditori della Filiera del Conero, in particolare dall’azienda Benadduci Tagliarini.
  • AIAC_2994 - Fosso Fontanaccia - 2014
    Dal 15 settembre all’11 ottobre 2014 si è svolta la quarta campagna di scavo in località Fosso Fontanaccia (Portonovo, Ancona). Lo scavo è stato condotto dalla dott.ssa Cecilia Conati Barbaro dell’Università di Roma La Sapienza in concessione MIBAC. L’indagine è stata condotta in due aree: A (8x12m) in continuità con il settore esplorato nel 2013, e B (8x8m) circa 20 metri a monte dell’area indagata nel 2011. Nella trincea A è stata identificata una grande fossa (US1186) ad andamento irregolare scavata nel banco sterile e profonda circa 1 m. Il riempimento, costituito da terreno molto scuro organico a matrice argillosa, conteneva abbondanti frammenti ceramici, industria litica in selce, due accettine in pietra levigata, una lamella di ossidiana, industria su osso, resti faunistici, carboni. Si tratta di una struttura con funzione finale di fossa di scarico, mentre resta più difficile capirne l’utilizzo primario. Nell’area B sono stati identificati tre forni a base circolare (nn. 19, 20, 21), molto erosi e conservanti solo il pavimento (in parte mancante nella struttura 20) e pochi centimetri delle pareti. Il forno 19 è stato tagliato per metà dall’impianto di una vigna moderna. Lungo il margine Ovest della vigna è conservata parte della probabile fossa di accesso al forno 19 (US 1192). Inoltre, una struttura (silos?) di età rinascimentale ha intaccato parte dei forni 19 e 20. Il forno 19, a sua volta, ha tagliato il riempimento di una fossa ad andamento sub circolare (US 1201), caratterizzato da un ammasso caotico di grandi frammenti di concotto, carboni di grandi dimensioni, rara ceramica. Sul fondo della US 1201 si trovava la porzione di pavimento mancante del forno 20, indicando, quindi, un crollo avvenuto in condizioni di vuoto. E’ stato in tal modo possibile ricostruire una sequenza di eventi che hanno interessato quest’area: viene dapprima costruito il forno 20, in un secondo momento si realizza una fossa al di sotto di questo, che però provoca il collasso del pavimento. La fossa viene poi colmata con il materiale di risulta dello smantellamento di un forno. Successivamente viene realizzato il forno 19, scavato in parte nella parete S della US 1201. Le strutture rinvenute nelle due trincee di scavo appartengono alla stessa fase crono-culturale: alcuni frammenti di ceramica impressa costituiscono, in attesa delle datazioni al radiocarbonio, gli elementi cronologicamente determinanti. Parallelamente alle attività di scavo è stato effettuato il rilievo fotogrammetrico, con laser scanner e drone da parte dell’équipe del DICEA, Università Politecnica delle Marche, diretta dalla Prof. Eva Malinverni. All’attività di scavo è stata affiancata la ricostruzione sperimentale di un forno interrato, che è stata di fondamentale importanza per riconoscere il procedimento tecnologico adottato dalla comunità antica, a partire dalla scelta delle materie prime, per comprendere le difficoltà e i corretti tempi e modi di utilizzo. La campagna di scavo 2014 è stata realizzata grazie al finanziamento della Sapienza Università di Roma e all’ospitalità degli imprenditori della Filiera del Conero, in particolare dall’azienda agricola Benadduci Tagliarini, dei ristoratori e della cooperativa dei pescatori della baia di Portonovo.
  • AIAC_4496 - Veio, Piazza d’Armi, Pian di Comunità, Campetti - 2015
    _Anni d'indagine 1996-2015_ Le indagini promosse dalle cattedre di Etruscologia e Antichità Italiche (Gilda Bartoloni, Giovanni Colonna) nell’ambito del Progetto Veio hanno interessato le località di Piazza d’Armi, Pian di Comunità e Campetti. Il pianoro di Piazza d’Armi, direttamente a sud di quello più esteso di Veio e ad esso collegato nello sviluppo del suo popolamento, è frequentato stabilmente tra il IX e la prima metà del V secolo a.C. Gli scavi condotti dal 1996 hanno portato nuovi dati alla conoscenza del sito. L’insediamento sembra da subito aggregato intorno a una sepoltura maschile a inumazione, realizzata all’interno di una struttura capannicola ovale, databile appunto alla Prima età del Ferro, posta al centro del pianoro in corrispondenza di un’area occupata successivamente da strutture pubbliche e di rappresentanza. Fino almeno alla seconda metà dell’VIII secolo a.C., tale capanna viene rispettata e ricostruita e circondata da evidenze riferibili a una frequentazione di tipo rituale e da almeno un’altra sepoltura maschile a inumazione, mentre il resto del pianoro sembra occupato da gruppi sparsi di capanne. Alla metà del VII secolo, invece, il sito subisce una trasformazione radicale, con la definizione di un impianto regolare imperniato su assi stradali con andamento ortogonale, che delimitano gli spazi occupati da strutture residenziali ed edifici pubblici (l’oikos e la grande cisterna ottagonale). Fino a circa la metà del VI secolo, una notevole quantità di frammenti di terrecotte architettoniche (tra le quali anche un gruppo acroteriale composto da un individuo stante e un cane) suggeriscono l’esistenza di residenze gentilizie, smantellate appunto intorno al 560-550 a.C. A questo momento, segue un’ulteriore fase di ricostruzione e monumentalizzazione dei percorsi stradali e, intorno alla metà del V secolo a.C., il sito sembra abbandonato (forse in relazione ai primi scontri con Roma, con l’impresa dei Fabii e la battaglia del Cremera). Una ripresa della frequentazione è attestata dopo la conquista romana di Veio, quando sul pianoro è impiantato almeno un sito produttivo di età medio-repubblicana. Successivamente, si assiste a un uso sporadico dell’area, almeno fino al periodo alto-medioevale, quando essa torna ad essere occupata in maniera abbastanza costante (tra IX e XI secolo d.C.) e vengono costruite le mura difensive che nella storia degli studi erano state finora ascritte al periodo arcaico. A Pian di Comunità l’indagine di scavo, avviata anch’essa già dal 1996, ha avuto l’obiettivo di indagare il monumentale complesso edilizio terrazzato intercettato da Rodolfo Lanciani nel 1889 sulla sommità dell’altura di quota 126, e di verificarne l’interpretazione, avanzata da Mario Torelli, di vedervi l’arx di Veio, dove secondo le fonti doveva essere ubicato il tempio di Giunone Regina. Gli scavi tuttavia non hanno finora restituito resti attribuibili a un tempio o complesso monumentale di epoca etrusca, ma avvalorano l’ipotesi di un’identificazione nell’area del tempio di Giunone la natura del materiale raccolto a più riprese nello scavo o negli immediati dintorni, indicativo della presenza di più edifici decorati scaglionati tra la seconda metà del VI secolo e il primo quarto del secolo successivo. Sempre a Comunità è stato messo in luce del un quartiere ceramico, con fornaci per ceramica etrusco-corinzia e bucchero, il cui avvio va attribuito alla fase tardo-orientalizzante. Tale quartiere, preceduto da un'area capannicola, si sviluppa lungo un tracciato stradale e comprende fornaci a tiraggio verticale, fosse di decantazione e una grande cisterna rettangolare. Nella seconda metà del VI secolo la zona cambia aspetto: risulta abbandonata l’officina e una grande strada e diversi muri di contenimento dovevano conferire alla pendice collinare una scenografia a gradoni; tale intervento di tipo urbanistico potrebbe essere collegato alla realizzazione un edificio a carattere templare ancora da rintracciare. A partire dal 2011 è stata inserita nell’ambito del Progetto Veio anche l’area in località Campetti, nel settore nord-occidentale del pianoro, la parte cioè meno difesa naturalmente e non delimitata da corsi d’acqua, dove, tra il 2003 e il 2008, l’allora Soprintendenza ai Beni Archeologici dell’Etruria meridionale aveva avviato ricerche estensive lungo il ciglio del pianoro e un saggio stratigrafico per indagare il circuito difensivo arcaico. Nel saggio già avviato è stato esaurito il deposito stratigrafico, rendendo possibile l’individuazione di un terrapieno, databile al passaggio tra età del bronzo finale e prima età del ferro, ossia sin dalla prima occupazione del pianoro. La fortificazione a terrapieno con diversi rifacimenti durerà fino ad epoca arcaica, quando verrà sostituita da una poderosa cinta in opera quadrata, indagata tramite un secondo saggio che ha rivelato l’esistenza di una piccola porta con caratteristiche monumentali, oggetto di diverse ristrutturazioni in età classica e forse anche arcaica. La porta conosce un nuovo allestimento nel corso del V sec. a.C., con la costruzione di un ambiente quadrato, coincidente con lo spessore stesso della cinta, realizzato in opera quadrata di fattura accurata e parzialmente dipinto in bianco all’interno. Questa piccola camera, nella quale si conservavano le tracce dei cardini, della soglia e dei paletti di chiusura relativi alla porta larga circa 1,90 metri, era pavimentata da uno spesso battuto. Un ulteriore massiccio intervento edilizio comporta in seguito la messa in opera di alcune poderose tamponature: l’una a sigillo del varco interno della porta, il cui fulcro è spostato verso l’interno del pianoro con la costruzione di un ambiente più ampio, e, l’altra, più a nord, in corrispondenza di quella che potrebbe essere una postierla. Al di sotto di quest’ultima tamponatura è stato recuperato un frammento di antefissa a testa di sileno, che trovando precisi confronti a Portonaccio e nella vicina area sacra di Porta Caere, offre un _terminus post quem_ al secondo quarto del V sec. a.C. Tra i rinvenimenti vanno inoltre segnalati numerosi esemplari di punte di freccia in lamina bronzea, restituite dagli strati di frequentazione e di obliterazione della porta.
  • AIAC_4746 - Ficoncella - 2015
    Il sito di Ficoncella si trova nel comune di Tarquinia lungo le sponde dell’attuale valle del Mignone. La presenza di mammiferi fossili in questa zona era nota già dagli anni Ottanta grazie al casuale rinvenimento da parte da E. Seri di un frammento di difesa. A partire dal 2009 sono state avviate campagne d’indagine tese all’individuazione dei livelli fossiliferi, alla valutazione dell’entità del deposito e alla sua salvaguardia. Il sito di Ficoncella si trova all’interno di una successione stratigrafica di origine fluviale. La presenza di un livello vulcanico databile a circa 450 mila anni fa al tetto della sequenza sedimentaria, colloca i resti faunistici e litici di Ficoncella in un’epoca di poco precedente, forse intorno a 500 mila anni fa. Le faune rinvenute a Ficoncella, oltre all’elefante antico (Palaeoloxondon antiquus), sono l’uro (Bos primigenius), il daino (dama ?) e il cavallo (Equus sp.). Quest’associazione faunistica, detta galeriana e tipica del Pleistocene medio, riflette un clima temperato-caldo, probabilmente molte simile a quello attuale. La presenza dell’Uomo a Ficoncella è testimoniata da strumenti in pietra. Una decina di ciottoli di selce, probabilmente selezionati su spiagge o nei fiume, sono stati scheggiati sul sito con l’obbiettivo di ottenere diversi tipi di piccoli strumenti per lavorare legno, carne e pelle. Altre materie prime, come il calcare, vengono utilizzate per produrre grandi schegge. Diversi strumenti per diverse attività indicano la complessità tecnica e comportamentale di questi gruppi umani. Grazie alle ultime ricerche, il sito di Ficoncella rappresenta la più antica evidenza del popolamento umano nel Lazio.
  • AIAC_953 - Pyrgi - 2013
    L’indagine del 2013 è stata indirizzata alla definizione della fascia di confine tra l’abitato etrusco, fondato sulla costa verso la fine del VII secolo, il duplice complesso santuariale che si sviluppa dalla seconda metà avanzata del VI secolo in corrispondenza della terminazione dell’asse stradale Caere-Pyrgi e l’area portuale, attraverso la prosecuzione dello scavo stratigrafico avviato in estensione nel 2009 e di saggi mirati alla verifica dei risultati delle prospezioni geofisiche. L’indagine di scavo è stata condotta all’interno dell’ampio saggio (m. 28 x 36) che abbraccia il tratto urbano della via di collegamento Caere-Pyrgi, sul lato dell’entroterra; l’innesto ad angolo retto con la via Caere-Pyrgi e lo sviluppo in direzione dell’area portuale di una larga _via glareata_, che si configura come importante elemento di demarcazione topografica; una serie di edifici diversi per tecnica edilizia e destinazione funzionale che si sviluppano lungo il percorso di quest’ultimo asse stradale. A nord della _via glareata_ è proseguito lo scavo nel sottosuolo dell’edificio monumentale in opera quadrata, arrivando ad evidenziare strutture murarie e livelli di abbandono pertinenti a un preesistente edificio, distrutto in seguito ad incendio e databile entro il terzo quarto del VI sec.a.C. A sud della _via glareata_ lo scavo ha interessato in primo luogo il settore in cui ricade il basamento quadrangolare, delimitato da blocchi di tufo e pavimentato con lastroni poligonali in calcare e arenaria, portato in luce nel 2012 sul limite ovest del saggio. L’interpretazione del basamento come altare ha ricevuto una conferma dallo scavo del contiguo ambiente/recinto, delimitato da strutture in pietrame, al cui interno era presente una depressione colmata con carbone di legna, cenere e ossa animali, assimilabile a una _eschara_. Alla funzione cultuale del basamento si riferisce inoltre un eccezionale atto rituale compiuto nei pressi: la deposizione, all’interno di una piccola buca, di una olpe locale in argilla depurata, fissata sul fondo con un chiodo da carpenteria. Lo scavo del livello pavimentale approntato a sud del basamento, oltre a fornire un termine di datazione al secondo quarto del V sec.a.C., ha consentito di portare parzialmente in luce strutture in opera quadrata con orientamento SE-NW, obliterate mediante scarichi di tegole e coppi di I fase; la presenza di due incassi circolari a carico dei blocchi potrebbe suggerirne la pertinenza a un edificio preceduto da una tettoia. Sul medesimo versante della via glareata, lo scavo ha permesso di esaurire gli strati di abbandono e di precisare ulteriormente l’articolazione planimetrica del cd edificio porticato, la cui funzione di magazzino è stata confermata dal ritrovamento di un ulteriore esemplare di dolio. Resta da rintracciarne il muro di delimitazione sul lato dell’entroterra, dove l’edificio si interrompe per la presenza di un fossato agricolo post-antico. L’indagine è stata avviata aprendo una trincea esplorativa, che ha evidenziato una struttura muraria probabilmente riferibile all’edificio e, immediatamente all’esterno, una pavimentazione lastricata sconvolta dalle arature, riferibile alla sistemazione dello snodo tra i due percorsi stradali. La trincea ha inoltre permesso di evidenziare in tutta la sua estensione (largh. cm 520) la massicciata tufacea della Caere-Pyrgi, di intercettarne la crepidine orientale in blocchi di tufo (parzialmente smantellata in antico) ma soprattutto di chiarire che la strada correva su un rilevato artificiale, contenuto da un potente terrapieno di argilla sterile foderata con detrito tufaceo, con andamento a scarpa; la strada era affiancata una profonda depressione, parzialmente indagata, che sulla base delle risultanze della prospezione geofisica potrebbe riferirsi ad un fossato. Per verificare le risultanze delle prospezioni geofisiche eseguite nel 2011-2013, è stato infine aperto un saggio misurante m 15 x 10 ad ampliamento dell’area di scavo in direzione del Santuario Monumentale. Tale saggio, confermando la corrispondenza delle anomalie lineari con altrettante strutture murarie, ha evidenziato la presenza di una serie di vani affiancati, che si sviluppano in direzione NW/SE, e che affacciano su un piazzale; di estremo interesse è la presenza, all’interno del piazzale, di un basamento in blocchi di tufo, purtroppo quasi completamente divelto dalle arature.
  • AIAC_953 - Pyrgi - 2014
    La campagna di scavo del 2014 ha interessato prevalentemente la fascia a Nord del Santuario Monumentale, proseguendo lo scavo in estensione avviato nel 2009. A nord della via glareata, è proseguito lo scavo all’interno dell’edificio monumentale in opera quadrata di primo quarto del V sec. a.C., purtroppo rasato alla quota di fondazione. Di estremo interesse è il rinvenimento di una offerta nel cavo del muro occidentale, che contribuisce a segnalare il carattere del tutto eccezionale dell’edificio: si tratta dei resti di un cane, fatto in pezzi e deposto all’interno di una buca rivestita e sigillata con frammenti di tegole. Tale offerta riveste un chiaro significato infero e probabilmente segnala la funzione liminare del fabbricato, per il quale è forse possibile avanzare l’interpretazione di casa-torre in prossimità di un importante varco di accesso. Lo scavo di questo settore ha permesso inoltre di perfezionare la lettura delle fasi di vita preesistenti, databili entro la seconda metà del VI sec. a.C, evidenziando strutture in pietrame a secco riferibili ad almeno due diverse fasi edilizie, connesse a piani pavimentali in battuto di tufo e in materiale deperibile recanti tracce di incendio e sigillati da una coltre di tegole e coppi di prima fase. A sud della via glareata, lo scavo è stato invece condotto in estensione ed è stato mirato a perfezionare la lettura planimetrica del complesso di strutture che, delimitato dai percorsi della Caere-Pyrgi e della via glareata, si sviluppa verso sud in direzione del Santuario Monumentale. Lo scavo, limitato agli strati di abbandono, ha permesso di identificare la presenza di almeno due diversi isolati. Il primo isolato a partire da nord si attesta contro la sede stradale glareata e presenta lungo il perimetro una serie di vani di diverse dimensioni, delimitati da strutture in pietrame a secco e affacciati su un’area cortilizia centrale. La serie di strutture comprende sul lato ovest il basamento pavimentato in lastroni di calcare già interpretato come altare e la contigua eschara; sul lato est, il cd. “edificio porticato” di cui è stato possibile evidenziare, oltre al muro di fondo del portico, la presenza di almeno due ambienti affiancati e, nel sottosuolo, di un canale di drenaggio in blocchi di tufo. Resta da chiarire il rapporto dell’edificio con il percorso della Caere-Pyrgi. Il secondo isolato, sul versante del Santuario Monumentale, appare occupato da un poderoso basamento in blocchi di tufo in gran parte divelto dalle arature e da strutture in blocchi di tufo che, con andamento parallelo al tempio A proseguono in direzione dell’entroterra e risultano obliterate da un consistente strato di abbandono, databile entro il IV sec. a.C: si tratta di uno strato ricco di ossa di animali di grande taglia e ceramiche in gran parte ricomponibili, tra cui figurano olle di grandi dimensioni e coperchi di impasto, coppette miniaturistiche e piattelli in argilla depurata acroma e a vernice nera etrusco-arcaica, ma anche frammenti di terrecotte architettoniche. La campagna del 2014 ha infine segnato la ripresa delle indagini nel Santuario Monumentale, interessando la terrazza davanti al TpA.
  • AIAC_953 - Pyrgi - 2016
    La campagna di scavo del 2016 ha interessato la fascia a Nord del Santuario Monumentale, in corrispondenza del raccordo tra la via di collegamento con Caere e l'asse stradale glareato diretto al porto orientale di Pyrgi. A nord della via glareata, è proseguita l'indagine nel sottosuolo dell'edificio trapezoidale in opera quadrata di tufo (ca. 500 a.C.), interpretato come casa-torre. Sono emerse strutture in pietrame con alzati in mattoni crudi pertinenti a un edificio alto-arcaico, articolato in almeno tre ambienti, che è stato oggetto di parziale ristrutturazione nella seconda metà del VI sec. a.C. Tale edificio si sviluppa verso mare, mentre sul versante opposto è stato oggetto di un profondo taglio di sbancamento per l'impianto del contiguo isolato. L'indagine di tale isolato è stata ripresa interessando due vani affiancati: è stata evidenziata la presenza di almeno due diversi livelli pavimentali in scaglie di tufo pressate, in rapporto ad altrettante modifiche planimetriche inquadrabili nell'ambito del V sec. a.C.; in uno dei vani, la sopraelevazione del pavimento è avvenuta con un ingente scarico di materiale ceramico locale e di importazione, terrecotte architettoniche, _instrumentum_ per la cottura, conservazione delle derrate e filatura, abbondanti ossa animali. A sud della via glareata, l'area di cantiere è stata ampliata con il mezzo meccanico in direzione dell'entroterra di ulteriori 200 mq, abbracciando il tracciato della via Caere-Pyrgi e il limite orientale del grande isolato che si attesta contro i due percorsi stradali. È stato inoltre aperto un nuovo saggio di scavo sulla via Caere-Pyrgi, nel tratto dove la carreggiata è attraversata da un canale in blocchi di tufo, funzionale a drenare il cortile centrale dell'isolato verso l'entroterra. L'indagine ha permesso di portare alla luce la cunetta di scolo che corre lungo il limite orientale della strada. All'interno dell'isolato, lo scavo ha interessato in particolare il cd. edificio porticato, presso l'incrocio stradale: ne è stata precisata la planimetria, identificando interventi di parziale asportazione delle murature, attuati dopo la metà del V sec. a.C. Ad una fase finale di utilizzo dei piani pavimentali si riferisce la presenza di cinque lucerne fenicie intere, tre delle quali allineate contro il muro perimetrale ovest del fabbricato, con probabile significato rituale. Nell'area cortilizia è stata portata alla luce una compatta piattaforma in scaglie di tufo bordata da lastre di calcare, probabilmente collegata funzionalmente al suddetto canale di drenaggio; la piattaforma è stata investita da un esteso scasso attuato a carico della pavimentazione del cortile. Sempre nel cortile, è stato intercettato un pozzo con camicia in pietrame, collocato presso l'angolo del vano I. Tale vano quadrangolare, facente parte dell'ala meridionale dell'isolato, è stato scavato intercettando un setto divisorio e raggiungendo una situazione di crollo. L'indagine ha infine interessato un secondo isolato, solo parzialmente portato in luce verso sud, in direzione del Santuario Monumentale. In questo settore è presente una platea quadrangolare in blocchi di tufo connessa ad una opera di canalizzazione sotterranea defluente verso l'entroterra. L'indagine di scavo ha documentato un intervento di rimaneggiamento del condotto, attuato tra fine del IV - III sec. a.C.