AIAC_3194 - Muro Leccese, località Cunella - 2013Dal 16 al 27 settembre 2013 è stata condotta la tredicesima campagna di scavo nell’area dell’abitato messapico di Muro Leccese. L’indagine archeologica è stata concentrata nel settore a N della strada, occupato da uno spazio scoperto recintato a destinazione cultuale, dotato di una spessa pavimentazione in tufina pressata e in uso dalla seconda metà del VI fino al IV sec. a.C., quando viene realizzato un nuovo ambiente (fig. 1, amb. 12). Scavi condotti nel 2006, 2008 e 2010 nel contiguo ambiente 11 avevano permesso di individuare la presenza di una sequenza stratigrafica non disturbata e di eccezionale interesse per spessore (m. 1,40 ca.) e per arco cronologico (fine VIII – decenni centrali III sec. a.C.). Tale sequenza ha poi rappresentato la base documentaria per definire le principali fasi insediative che si sono succedute in questo settore dell’abitato messapico: villaggio iapigio (fine VIII-metà VI sec. a.C.); pianificazione e frequentazione delle strutture arcaiche (metà VI-seconda metà IV a.C.); ristrutturazione edilizia di ampi settori (fine IV sec. a.C.); distruzione violenta seguita da un abbandono rapido e definitivo (metà III sec. a.C) (Giardino, Meo 2013).
L’intervento del 2013 è stato impostato e realizzato sulla base di due obiettivi. Il primo è stato quello di verificare l’eventuale continuazione e consistenza della sequenza stratigrafica individuata nell’amb. 11 (fig. 1), dato il costante innalzamento di quota del banco roccioso verso E; il secondo obiettivo aveva la finalità di controllare natura e consistenza di alcune anomalie registrate nel corso di indagini preliminari, non invasive, effettuate mediante georadar impulsato da parte di ricercatori dell’IBAM-CNR di Lecce, sotto la guida dell’ing. R. Persico.
Per quanto riguarda il primo obiettivo, nel settore immediatamente ad E della pavimentazione in tufina si è constatato che il banco naturale di roccia corre ad una quota nettamente superiore (+ 81,45) rispetto a quella registrata in corrispondenza dell’amb. 11 (+ 80,71) e non presenta buche da palo o tagli riportabili alla presenza di una seconda capanna. Il sottile strato di terreno che ricopriva la roccia ha restituito una consistente quantità di ceramiche ascrivibili all’età del Ferro (impasti, iapigia) e rari frammenti di coppi e di ceramica messapica a fasce di età tardoarcaica. A diretto contatto con la roccia erano presenti un piano di cottura di forma sub circolare, con accanto una sacca di terreno cineroso, e una macina in pietra (fig. 2).
La verifica delle anomalie segnalate dalle indagini con georadar impulsato è stata condotta operando un taglio rettangolare (m. 1,20 x 2,50) con andamento E-O nella pavimentazione in tufina pressata (fig. 3). Il banco roccioso è affiorato alla quota di + 81,34/81,30, ed il pacco di terra sovrastante è risultato composto da due strati, diversi per composizione e cronologia. Lo strato inferiore, costituito da terreno omogeneo di colore bruno, ha restituito esclusivamente ceramiche riferibili al periodo di vita del villaggio dell’età del ferro (fine VIII – metà VI sec. a.C.) e una notevole quantità di frammenti di intonaco pertinenti all’elevato di una capanna.
Anche in questo settore non sono stati riscontrati tagli o cavità nella roccia di base e in tutta l’area indagata sono risultate scarsamente attestate le ceramiche greche d’importazione, esemplificate da rari frammenti di coppe a filetti, crateri stamnoidi e _kotylai_ mesocorinzie.