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Maria Silvestri

Season Team

  • AIAC_1184 - Egnazia - 2013
    Le ricerche sul campo del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’ nel 2013 si sono concentrate in un’ampia fascia che definisce il comparto del foro sul lato meridionale, nella quale ricadono anche le terme e l’edificio con peristilio centrale connesso al _balneum_, indagati con sistematicità negli ultimi anni. Nell’impianto termale, al termine del restauro del _praefurnium_, che si conserva integralmente fino alla copertura, è stato possibile indagare lo spazio di servizio in cui il dispositivo rientra ed è stato individuato un altro _praefurnium_ più piccolo: mentre il dispositivo maggiore alimentava direttamente l’ _alveus_ del _caldarium_ e provvedeva al riscaldamento degli altri vani, l’altro _praefurnium_ era collegato alla vasca minore del _caldarium_, con la funzione di supporto termico assegnata pure ad un terzo dispositivo, strutturato in maniera più semplice, che viene affiancato all’ipocausto del _tepidarium_ nell’ambito della ristrutturazione del III secolo. A Est delle terme, è stato approfondito lo scavo dell’edificio di elevato tenore architettonico individuato nel 2012, articolato intorno ad un’ampia corte centrale, chiusa da un’esedra rettangolare e circondata da vani modulari distribuiti in posizione simmetrica. Le attività documentate nei due spazi indagati più a fondo, preparazione e consumazione di cibi a prevalente provenienza ittica e deposito di anfore vinarie, quest’ultimo in un ambiente rialzato e accessibile da una rampa, inducono a non escludere, per il periodo compreso tra II secolo a.C. e I secolo d.C., una destinazione residenziale, certo di prestigio, a giudicare dalla decorazione architettonica in pietra calcarea degli elevati e dalle pavimentazioni a mosaico di ciottoli. In questo complesso la residenzialità è stata al momento meglio chiarita per il periodo tardoantico, quando si accompagna ad attività produttive e allo stazionamento di animali, come in molti settori urbani già indagati. Nello stesso periodo, una parte di quest’area e un vasto settore esteso ancora più a Est sono lasciati aperti e destinati all’attività agricola, verosimilmente alla viticoltura, in una zona che presenta la prima significativa discontinuità nella maglia intensamente strutturata della città del vescovo, a poca distanza dell’impianto per la produzione di calce e altro materiale edile, che rifunzionalizza gli spazi delle terme del foro. In attesa di poter approfondire ulteriormente la ricerca, si può ipotizzare che la lavorazione dei prodotti agricoli, vino e forse anche olio, avvenisse nello stesso comparto, anche nella zona tra l’edificio sopra menzionato e la manifattura della calce, dove è stato appena esteso lo scavo e dove è venuta in evidenza una filiera di vasche, di dimensioni differenti, allineate e tra loro collegate. Alle esigenze di questi dispositivi provvedevano diverse strutture di approvvigionamento idrico, tra cui una cisterna la cui ghiera riutilizza parte degli _arbores_ di un torchio. Che questa cisterna sia ricavata nell’ampio vano ipogeico di una tomba a camera di età messapica, non lontana da un’altra sepoltura dello stesso tipo, in parte intercettata e riutilizzata nell’opificio delle calcare, segnala con elementi di sempre maggiore interesse la fitta articolazione del palinsesto insediativo di questa città di cui si continua a delineare la complessità del paesaggio antico. Gli spazi e le attività della città sono ora raccontati in forme di forte impatto nel nuovo percorso espositivo del MArE – Museo Nazionale Archeologico di Egnazia ‘Giuseppe Andreassi’, inaugurato il 25 luglio 2013 e nato da una stretta collaborazione tra gli archeologi della Soprintendenza e l’équipe dell’Università di Bari, coordinati dal Soprintendente Luigi La Rocca.