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AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2013
Nella campagna di scavi 2013 sono stati aperti diversi settori nella parte nord-orientale dell’insediamento, fino ad arrivare ai confini con il moderno percorso in terra battuta che segue all’esterno la recinzione dove sono ospitate le bufale, percorso che attualmente impedisce di esplorare la prosecuzione delle fortificazioni stesse verso sud-est. Per sfruttare al massimo lo spazio disponibile in questa direzione è stata data una forma triangolare o poligonale ad alcuni settori. In particolare sono stati aperti: la parte sud-orientale (triangolo) del settore H2A, la parte sud-occidentale (triangolo) del settore H2F, la parte orientale (rettangolo privo di un piccolo angolo) del settore H2Q, la parte sud-occidentale del settore H2R (triangolo), il settore H3D (quasi completo) e i settori H3C, H3G e H3H (completi). I risultati ottenuti sono di particolare interesse.
In H2A è stato posto in luce un allineamento di grandi pietre che delimitano un accumulo di terreno misto a calcare giallastro frantumato. Tale allineamento si ricollega presumibilmente (c’è solo una piccola lacuna, dovuta all’erosione che in quest’area deve aver avuto particolarmente effetto) con la parte di struttura analoga posta in luce nel 2012.
In H2Q è stata individuata la prosecuzione delle mura appenniniche (XIV secolo a.C.: figg. 3-4), con la fronte impostata al di sopra di quella protoappenninica, nonché della torretta quadrangolare tardoappenninica e dell'avancorpo orientale riferibile a un momento iniziale dell'Appenninico Classico. La fronte delle mura è stata seguita anche nell'adiacente settore H2R e per un breve tratto in H3D, dove inizia a curvare verso sud-est.
Allo stesso periodo sono riferibili le testimonianze poste in luce in G3E, dove è stato effettuato un approfondimento al di sotto del piano di calpestio dello spiazzo consolidato con pietrisco, esplorando una serie di livelli che appaiono ancora tutti riferibili all'Appenninico Classico (XIV secolo a.C.), anche con sistemazioni ad acciottolato (fig. 5).
In H3C e in H3H è stata individuata una grande struttura delimitata verso sud-ovest da una fila di pietre di medie dimensioni e caratterizzata dalla presenza a nord-est di uno strato di pietrame medio-piccolo (figg. 6-7). Il confine di quest'ultimo verso nord-est appare mal definito: è probabile che l'erosione, come sopra ricordato, abbia provocato la sua cattiva conservazione su tale lato a causa della pendenza della collinetta artificiale in tale direzione. Questa struttura, presumibilmente databile al XIII secolo a.C., appare essere successiva alle mura appenniniche e precedente agli ultimi livelli subappenninici conservati in posto e non è ancora interpretabile con precisione.
Nel quadrato H3E sono presenti più livelli riferibili al XII secolo a.C., costituiti alternativamente da terreno ricco di elementi organici e sottili preparazioni in calcare giallastro frantumato, che fanno pensare a una serie di episodi ripetuti di occupazione e di rifacimento dei piani di calpestio. E' stata posta in luce in quest'area una porzione corrispondente a circa un quarto di una struttura di combustione, a pianta circolare o a ferro di cavallo (fig. 10). Anche in H3L è stata individuata la base di preparazione di una piccola area di combustione (fig. 11).
In parte di H3G e più estensivamente in H3F e nella zona nord di H3L è stata esplorata un'ampia area interessata dalla presenza di concotto, anche con impronte di elementi vegetali sottili (rami, canne), e da diversi frammenti di vasi rotti in posto (fig. 12).
In H3G, infine, è stato scavato il riempimento di un silos costituito da una grande fossa cilindrica (fig. 13), che si aggiunge a quelle già note nella medesima area (probabilmente scavate alla fine del XII secolo, ma riempite con scarichi nei secoli immediatamente successivi), oltre alla parte orientale di un'ulteriore fossa, già individuata in H3F.
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AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2014
Le aree indagate sono state essenzialmente tre: 1) la parte nord-orientale delle mura appenniniche, con le successive sistemazioni subappenniniche (XIV-XII secolo a.C.); 2) una parte dell’insediamento riferibile al Subappenninico Recente (XII secolo a.C.), con evidenti tracce di distruzione a causa del fuoco; 3) l’area a sud-est della porta di accesso all’abitato nella fase di passaggio dall’Appenninico al Subappenninico, da collocare intorno al 1300 a.C.
1) Nella prima area è proseguita la ricerca dell’andamento delle mura. Il relativo riempimento in pietrame risulta visibile soltanto per una fascia molto stretta, in parte obliterato dai livelli subappenninici. Gli elementi successivi nell’area di pendio in corso di scavo sono costituiti da parti di strutture a pianta curvilinea (probabilmente in origine circolari, di circa 2 m di diametro, ma fortemente disturbate dall’erosione), delimitate da pietre di medie dimensioni e con acciottolati di pietre più piccole all’interno. I livelli subappenninici più recenti immediatamente a monte del riempimento delle mura appenniniche e della fila di strutture a pianta circolare sono caratterizzati dalla presenza di un allineamento di pietre di medie dimensioni che è stato seguito per quasi 20 m. Tale allineamento è verosimilmente da interpretare come un elemento di delimitazione dell’area posta a sud-ovest di esso; la sua scarsa consistenza fa comunque escludere che si tratti di una sistemazione di carattere difensivo. Potrebbe essere anche il limite sud-occidentale di una stradina che in parte seguiva all’interno il percorso delle precedenti mura, ma non è conservato l’altro limite che confermerebbe questa ipotesi.
2) Lo scavo della parte dell’insediamento subappenninico recente con evidenti tracce di distruzione a causa del fuoco ha interessato numerosi settori. L’aspetto maggiormente caratterizzante è costituito dalla diffusa presenza di resti di concotto in diversi punti, che fanno ipotizzare l’esistenza di strutture in elevato realizzate con pareti con intelaiatura vegetale rivestita di fango. Nel settore H3N tale tecnica è particolarmente ben documentata in quanto si è conservata la parte basale di una di queste pareti, spessa circa 15 cm. In alcuni punti sono presenti anche tracce di strutture di combustione. Sul piano di calpestio sono stati rinvenuti frammenti ceramici, anche di grandi dimensioni, e in alcuni casi scodelle integre o interamente ricostruibili e frammenti di macine. In un’area ristretta si ha inoltre una concentrazione di resti di fauna, connessa con un punto di accantonamento di carattere pratico o simbolico.
3) Infine la terza area di intervento è costituita dall’area a sud-est della porta di accesso all’abitato utilizzata dall’Appenninico fino almeno al Subappenninico. Qui è proseguita l’indagine dei livelli subappenninici, raggiungendo in alcuni settori quelli ascrivibili all’Appenninico. Nella parte più settentrionale si è completata l’asportazione di un accumulo di terreno misto a calcare giallastro frantumato, deposto in più fasi. Complessivamente questo formava un modesto rilievo con pendenza da est verso ovest (cioè in direzione della strada che attraversava la porta stessa, il cui piano di calpestio nel tempo via via si rialzava) e da nord verso sud. Sia in un momento finale di tale accumulo sia in un momento intermedio furono realizzati basamenti in pietrame a secco, con elementi litici medio-grandi, riferibili quindi a strutture di una certa dimensione, costruite in due momenti successivi in posizione analoga.
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AIAC_2329 - La Rocca - 2015
La campagna di scavo 2015 è stata finalizza all’indagine dei livelli dell’età del Bronzo in tre aree all’interno del sito della Rocca di Oratino. L’indagine nell’area centrale di scavo (settori C4M, C4L, C4G, C4H, C4F e C4K) ha permesso di raccordare stratigraficamente le evidenze relative alla struttura 6 (probabile parte di un aggere) e alla struttura 3 (grande fossa con tracce di combustione). In quest’area sono stati indagati quattro principali gruppi si livelli corrispondenti dal più antico al più recente:
- Fase I: livelli di uso e messa in opera della struttura 6 e il suo dissesto sia a N che a S
- Fase II 0c: livelli di colmata sopra il dissesto della struttura 6
- Fase II 0b: livelli di preparazione, uso e prima obliterazione della struttura 3
- Fase II 0a: livelli di messa in opera della struttura 5 (probabile parte di mura in pietrame a secco).
Le altre due zone indagate interessano sia la parte meridionale (settori C4R e C4Q) che quella situata nell’angolo N-E dell’area di scavo. Queste due aree sono caratterizzate entrambe da livelli argillosi, in parte già investigati negli anni precedenti. La posizione stratigrafica di questi livelli sembra essere la più antica tra gli strati attualmente indagati ed è da attribuire all’Appenninico (fase I). Questi livelli rappresentano l’aggere su cui poggiano le pietre delle strutture 7 (probabile parte di un aggere) e 6.
Sono pertinenti alla fase I anche una serie di livelli tra le pietre della struttura 6.
Probabilmente sempre da ricondurre alla fase I è un importante evento di dissesto che interessa la parte S-W della struttura 6. Questi livelli sono caratterizzati dalla presenza di pietre di medie dimensioni.
Anche il versante N della struttura 6 risulta interessato da un dissesto. In questo caso si tratta di un masso di notevoli dimensioni caduto sulla sommità della struttura e di alcuni livelli di pietre di medie dimensioni che le si appoggiano sul lato N.
Un livello di matrice sabbioso con pochi materiali sembra riferibile a una fase di abbandono dell’area.
Per quanto riguarda i livelli subappenninici scavati quest’anno, quelli più antichi (fase II 0c), sono caratterizzati da un apporto consistente di terreno riconducibile a un’azione volontaria volta a regolarizzare il dislivello presente in questa zona. Sopra di essi è stato possibile individuare alcune unità stratigrafiche che rimandano a momenti diversi dell’uso della struttura 3 (fase II 0b): la preparazione del piano di appoggio della piastra, la strutturazione della piastra, il suo utilizzo, il suo disfacimento e la sua prima obliterazione.
Sono stati inoltre indagati alcuni livelli successivi alla fase II 0b che si riferiscono al piano di posa e alla costruzione della struttura 5 (fase II 0a).
Il proseguimento delle ricerche permetterà di comprendere le dinamiche di utilizzo nel tempo di quest’area del sito. In particolare la possibilità di proseguire in un prossimo futuro l’indagine dei livelli appenninici e di definire meglio le strutture in elevato individuate è di notevole importanza anche per la comprensione delle dinamiche insediative durante l’età del Bronzo nella Valle del Biferno, dove i dati, anche per questa fase, sono ancora molto carenti.