-
AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2015
Nella campagna del settembre 2015 è stato ultimato lo scavo della superficie di abitato US 15. Nel corso di questa operazione non sono state asportate le pietre delle strutture, le cui basi risultano immerse in US 16. Dopo il prelievo del materiale litico e faunistico della paleosuperficie effettuato nel 2013, visibile dopo l'eliminazione del tefra, nell'ottobre 2014 fu iniziato lo scavo dei primi 3-4 millimetri di sedimento del piano di frequentazione al fine di ottenere un quadro completo dei reperti presenti nell'ultima fase di utilizzo del riparo, prima della caduta dello spesso strato di ceneri vulcaniche (US 14) riferite al Tufo Verde del Monte Epomeo di Ischia (55ky BP).
Lo scavo è quindi proseguito per i rimanenti 6 mq, con recupero del materiale per quadranti di 25 cm di lato. Nei quadrati G11, E-F 12, E-F 13 il sedimento era particolarmente concrezionato. In queste aree è risultata difficoltosa l'estrazione dei resti faunistici. Gran parte del materiale è stato rinvenuto in posizione orizzontale. All'interno delle strutture, come già evidenziato nelle scorse campagne, il materiale è sporadico. In relazione al gruppo di pietre in E 12 (struttura B), non è emerso il previsto affossamento, rinvenuto invece lo scorso anno tra le pietre di F 11-12. Tra le ossa determinabili, sempre fortemente frammentate, l'uro risulta la specie più frequente. L'industria litica rinvenuta è riconducibile, come quella degli strati sovrastanti, al sistema di produzione Levallois ricorrente ed è costituita soprattutto da piccole schegge e débris, indizio di una lavorazione della selce sul posto. Andrà verificato, tramite gli studi previsti a breve, se la scarsità di prodotti di dimensioni medio/grandi e di strumenti sia riconducibile o meno ad un prelievo ed esportazione dei manufatti di utilizzo fuori dall'accampamento al momento del suo abbandono.
All'apertura della campagna, il testimone Nord risultava interessato da recenti tane di roditori. Vista la precarietà della parte alta di questa porzione di sedimento addossata a una parete del Riparo, è stato iniziato lo scavo dell'unità stratigrafica superiore (US 4) nei quadranti C11 IV e C12 IV. Il materiale, molto abbondante, presenta numerosi elementi verticali o inclinati. Il sedimento è friabile ad eccezione di una piccola porzione concrezionata contro parete nel quadrante C11 IV. Sono frequenti piccoli frammenti di calcarenite, probabilmente derivati da distacchi dalle pareti.
Alla campagna di scavo, effetttuata dal 9 al 23 settembre, hanno partecipato oltre agli scriventi: Giuseppe Bellomo, Vanya Delladio, Giulia Marciani, Noemi Interlandi, Errico Pontis, Rita Scardino, Gabriele Senatore, Vincenzo Spagnolo.
Un sentito ringraziamento all'amico Piero Di Canio di Ginosa e alla sua famiglia per l'indispensabile appoggio logistico e all'Amministrazione Comunale per il contributo alle spese sostenute.
-
AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2017
Lo scavo ha interessato gli ultimi lembi dell'unità stratigrafica 4 (taglio III) nei quadrati C11-12, C14-15, mettendo così in luce il tetto delle unità 5 e 7. Il sedimento non cementato ha consentito un facile recupero dei materiali nei quadrati C11 e C12, mentre nei quadrati C14-15 lo scavo si è dimostrato più difficoltoso a causa del terreno concrezionato. Terminata questa prima fase, le ricerche si sono concentrate sulle unità stratigrafiche 5 e 6, le quali sono costituite da più livelli alternati di ceneri e carboni relativi a un focolare dall’ampiezza di circa due metri e mezzo, posto contro parete nell’angolo Nord-Ovest del riparo. Questo focolare è alloggiato in una depressione a tetto dell’Unità 7 (US negativa 35). Nei quadrati C10 e C11 il focolare risultava quasi completamente distrutto dal sistema di tane (US 90), già messo in luce durante la campagna precedente. Tale complesso intaccava in maniera sostanziale il deposito anche nel quadrato C12 (e in modo molto limitato nel C13) con due gallerie sovrapposte, ma in comunicazione tra loro tramite alcuni tratti verticali. L’unità stratigrafica 5 è stata scavata in due tagli artificiali di 10 cm di spessore, mentre l’US 6, riconosciuta solo in un’area limitata, è stata asportata in un unico taglio. Le ricerche hanno portato quindi alla luce l’unità negativa US35, che costituisce la superficie della depressione nella quale il focolare era alloggiato. Nelle aree non disturbate da US 90 è stato possibile individuare il bordo della depressione contro la parete nord del riparo.
Successivamente, nei quadrati C11-12-13-14-15 è stata asportata US 7 fino al raggiungimento del tetto di US 8. US 7 si presenta più povera di materiali rispetto alle unità soprastanti ed è compromessa dal sistema di tane (US 90) nei quadrati C11-12. Procedendo con lo scavo tale complesso è andato allargandosi e si è rivelato essere costituito da un’unica ampia galleria estesa da Ovest verso Est, la quale, a tetto dell’unità stratigrafica 8, occupa i quadrati C10-11-12 e in parte C13. Per lasciare il testimone Nord quanto più stabile possibile al termine della campagna, nel quadrato C12 lo scavo ha raggiunto il tetto dell’Unità stratigrafica 9. In quest’area US 8 si è rivelata povera di materiali.
La maggior parte dei resti faunistici recuperati nel corso della campagna di scavo sembrano appartenere a Bos primigenius. A questi si aggiungono rari frammenti di ossa di cervidi.
Non si segnalano novità quanto alla produzione litica (Levallois ricorrente dominante). La lavorazione avveniva almeno in parte sul posto, come dimostrato dai numerosi elementi di prima messa in forma (corticati), da nuclei esauriti o abbandonati perché incidentati, da qualche percussore e da alcuni rimontaggi. Fra i manufatti trasformati mediante il ritocco si segnalano alcune punte integre all’apice, accanto ai raschiatoi, che sono in qualche caso denticolati e prevalentemente su supporti laminari.
Alla campagna di scavo, effettuata dal 4 al 23 settembre, hanno partecipato oltre agli scriventi: Vincenzo Spagnolo, Veronica Barbi, Francesco Colopi, Lucia Dallafior, Clarissa Dominici, Victor Dubarry, Vito Punzi e Nico Sasso.
-
AIAC_3786 - Grotta Mario Bernardini - 2015
Tra il 13 settembre e il 4 ottobre 2015 si è svolta la prima campagna di ricerche archeologiche nel deposito del Paleolitico medio/superiore di Grotta M. Bernardini, all'interno del Parco Naturale Regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano - Nardò (LE). Le ricerche sono state condotte su concessione ministeriale in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia.
Gli obiettivi perseguiti in questa prima campagna sono stati la pulizia dell'area antistante l'ingresso della grotta e la pulizia della sezione esposta al termine delle campagne di scavo dirette dal Prof. Borzatti all'inizio degli anni settanta del secolo scorso. Il fine era documentare in dettaglio sia le modalità di intervento della precedente equipe di scavo che le trasformazioni verificatesi nei decenni intercorsi tra i due progetti di ricerca. In questi decenni la pineta piantata negli anni 50' del secolo scorso ha mutato notevolmente il paesaggio del parco. Anche il pianoro adiacente la parete calcarea nella quale si apre M. Bernardini, che si è in buona parte formato per accumulo dei sedimenti asportati dalla grotta durante le campagne di scavo condotte da Borzatti, è ora occupato da alberi di pino.
Le prime attività di pulizia dell'area sono state supportate dal personale dell'A.R.I.F. (Agenzia Regionale Attività Irrigue e Forestali) che opera all'interno del Parco. Sono stati così rimossi alcuni arbusti e tagliati i rami più bassi dei pini prossimi all'imbocco della cavità. Le operazione sono poi continuate rimuovendo il cumulo di pietrame strutturato in piccola specchia sperimentale e lo strato di terreno recente attuale misto ad aghi di pino. I sedimenti messi in luce sono costituiti da un terreno scuro che è stato denominato US1 e da sedimento rosso-arancio, esito delle attività di vagliatura delle precedenti campagne di scavo e concentrato nelle parti perimetrali del pianoro.
É stata impostata la quadrettatura di scavo nella porzione prospiciente e intersecante la vecchia sezione di scavo includendo punti di allineamento sull'intera area. Si è quindi proceduto alla rimozione del pietrame della “specchia”, quasi interamente inclusa nell'area della quadrettatura, al suo interno sono stati ritrovati lattine di bibite e oggetti in plastica. La base della struttura taglia US1 e scopre un'esigua porzione di sedimento rosato mentre poggia direttamente sui cumuli di rimaneggiato nella partecipazione ovest.
L'asportazione di US1 è stata eseguita in due tagli, contiene sporadici materiali ceramici anche di epoca storica e scarsi frammenti ossei.
Contemporaneamente è stata ripulita la sezione esposta dalle vecchie ricerche. Questa mostra una sequenza di sedimenti sabbiosi a matrice calcarea contenenti materiali archeologici e intercalati a pietrame nella porzione più alta della serie, la porzione inferiore è caratterizzata da una sedimentazione sub-orizzontale che include livelli di tephra e presenta analogie con la serie stratigrafica della vicina Grotta del Cavallo. Nel complesso la sezione si trova in buono stato di conservazione nella parte centrale mentre la porzione a sud (geografico), utilizzata in passato come passaggio per scendere in grotta, presenta un generale scivolamento e incoerenza dei sedimenti sommitali.