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Ferréol Salomon- University of Southampton

Season Director

  • AIAC_3359 - Fiume Morto - 2010
    Il paesaggio del delta del Tevere è segnato da eredità molteplici dovute alla mobilità del fiume. La località che interessa questo lavoro è l’area del Fiume Morto. Il meandro riempito è ancora chiaramente visibile sulle fotografie aeree odierne. Si tratta della forma del meandro appartenente all’ultima fase della sua evoluzione. Conosciamo la data della sua occupazione da parte del Tevere, in occasione di una piena importante: 1557. Sezioni di carotaggi attraverso l’alveo e sulle rive (convessità e concavità) sono già parzialmente realizzate. Lo studio dei carotaggi permette di dare una idea della chronostratigrafia e di capire la storia del antico meandro. E anche possible di studiare la relazione tra la sua dinamica e lo sviluppo della città di Ostia in epoca romana.

Season Team

  • AIAC_4573 - Magazzini c.d. Traianei di Portus - 2015
    Lo studio dei Magazzini c.d. Traianei di Portus è stato parte integrante di un’ampia ricerca internazionale, finanziata dall’Agenzia Nazionale della Ricerca francese, dedicata ai “Magazzini e luoghi di stoccaggio nel mondo greco-romano antico”. Le varie campagne d’indagine si sono susseguite dal 2009 al 2015 in un ambito d’interdisciplinarità metodologica (archeologia della costruzione, scavo archeologico, geoarcheologia, antropologia, numismatica, ceramologia, ecc.). I risultati ottenuti sono stati parzialmente divulgati in vari contributi specialistici e saranno prossimamente raggruppati in una monografia in preparazione per la Collection de l'École française de Rome. Il complesso di stoccaggio indagato copre una superficie di più di 8 ettari (circa 300 x 270 m) e si compone di due edifici gemelli. Mentre l’edificio settentrionale è costruito intorno alla darsena antica del porto, quello meridionale è organizzato intorno a un grande spazio aperto, tradizionalmente ed erroneamente identificato come Foro Olitorio. L’attenta progettazione prevedeva una planimetria organizzata simmetricamente rispetto all’asse centrale costituito della c.d. Strada colonnata. Una doppia serie di celle chiudeva il monumento sul lato ovest, lungo il c.d. Portico di Claudio, che costituiva la facciata marittima e monumentale del complesso. Il monumento originale prevedeva circa 410 celle di stoccaggio di 90 m2 ognuna, corrispondente ad una capacità effettiva di quasi 4 ettari. Nei 3 corpi di fabbrica est-ovest, ogni 4-6 celle, erano previsti vani di passaggio e rampe che permettevano la circolazione nord-sud e l’accesso ai piani superiori. Il progetto originale non prevedeva invece piani superiori sul fianco ovest; le rampe oggi visibili appartengono alla sistemazione antonina della facciata dei magazzini. Le indagini hanno permesso di precisare la cronologia dell’edificio e di identificarne le principali fasi costruttive. Viene confermata la progettazione dell’impianto e l’impostazione delle imponenti fondazioni in opera reticolata durante l’età claudia. Nella stessa età, venne attuato anche il programma di monumentalizzazione, trascurato nelle età successive, durante le quali l’attenzione fu invece rivolta al perfezionamento degli aspetti funzionali. Nella fase originale, pochissime indicazioni lasciano ipotizzare il completamento delle celle di stoccaggio, per le quali s’identificano solo scarsi interventi nella parte settentrionale del magazzino. Le prime modifiche importanti dell’impianto originale risalgono all’età antonina, durante la quale, oltre al completamento di buona parte delle celle, si assiste anche all’installazione di alcune rampe sul fianco ovest del monumento. L’età severiana corrisponde a una notevole rimodellazione dell’impianto con la ricostruzione di una parte delle celle, la chiusura sistematica degli intercolunni per aumentare le capacità di stoccaggio, nonché l’installazione di un nuovo sistema di banchine, prevedendo uno scarico delle merci all’esterno dell’area oramai chiusa del magazzino. Tra gli aspetti costruttivi più interessanti di questo ambizioso progetto architettonico, si segnala la presenza quasi sistematica di pavimenti sopraelevati, che lascia ipotizzare, con una certa sicurezza, che il magazzino poteva accogliere ogni tipologia di merce, anche le più delicate come il grano. La conferma viene anche da altri dispositivi messi in atto per garantire le buone condizioni microclimatiche all’intero delle celle, quali i rivestimenti stagni delle pareti (cocciopesto), lo spessore notevole dei muri (circa 90 cm), l’importante larghezza delle porte d’ingresso e la contrapposizione di finestre per assicurare una buona areazione degli ambienti.